Casa del Trashometro
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mercoledì 25 aprile 2007

the transporter

Sono sempre stato del parere che i nostri cugini mangia-ranocchie farebbero un favore al mondo se si tenessero per il mercato interno le innumerevoli produzioni di infima lega che loro spacciano per "ullallà-le-grand-cinéma". Ehi, qualcosina che si salva ogni tanto c'è, ma di norma non sono gli action-movie, che pure si bullano di saper fare tanto bene (come tutto il resto, sia chiaro ... ;-))

The Transporter è una produzione franco-statunitense co-diretta da un hong-kongese prestato agli States, e tutto sommato quasi si salva. Quasi.

Frank è un soldato americato trasferitosi sulla riviera francese, e si guadagna da vivere facendo il trasportatore di cose e persone alla guida della sua BMW; tra un ingaggio come autista per una rapina ed una consegna di merce varia, la sua vita scorre tranquillamente ai 160km/h inseguito dalla polizia (pardone moi: dalla gendarmerie! ;-))
Tutto va per il meglio e lui si limita a non fare domande sul carico da trasportare, fintanto una grande sacca nel suo baule inizia a muoversi... e ne esce quell'adorabile creatura di Qi Shu. All'inizio del tutto indifferente alla sua sorte, finirà per farsi coinvolgere in una squallida storia di traffici di esseri umani.

Con alcune svolte drammatiche che in un altro contesto sarebbero state anche decenti, il film eccede nel calcare la mano sulla pseudo-ironia in salsa d'oltralpe (lasciate perdere: non siete in grado), con le solite fastidiose macchiette del cattivo senza scrupoli e del poliziotto buono che fa finta d'essere un po' tonto per poter scatenare la furia del solito outsider.
Il protagonista è truzzo a livelli patologici e questo è un bene, gli inseguimenti in auto non sono neanche malissimo, mentre i combattimenti lasciano molto a desiderare (Jason Statham fa i suoi stunt da solo, e pur cavandosela decentemente risulta ben poco cinematografico); peccato per il ruolo un po' sacrificato di Qi Shu, che avrebbe potuto menare un po' le mani. :-)

Nel complesso, si lascia guardare, pur senza brillare (e di sicuro non si sentiva il bisogno di un sequel).

Voto: 5.5.
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