Casa del Trashometro
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sabato 21 maggio 2011

Los cronocrímenes

Maledetti spagnoli, capaci di produrre piccoli gioielli come questo misconosciuto (almeno a me) Timecrimes del 2007.

Un ordinario uomo di mezza età e sua moglie si trasferiscono nella nuova casa in campagna; la sua curiosità sarà destata da una telefonata anonima e da strane apparizioni nel vicino bosco. Spinto ad indagare, troverà una singolare installazione di ricerca e verrà coinvolto suo malgrado in un esperimento sui viaggi nel tempo.

La storia è tutta qui, e si dipana a partire da una mezz'ora che sembra promettere più che altro tedio, per poi decollare in un avviluppato intreccio di più linee temporali (o meglio: di più copie dello stesso soggetto sfalsate sullo scorrere del tempo).
In ogni film sui viaggi nel tempo che si rispetti l'abilità sta frammentare i vari elementi della trama per poi ricomporli in maniera verosimile, ed in questo la pellicola diretta e interpretata da Nacho Vigalondo raggiunge livelli quasi sublimi.
Ci si concentra su pochissimi dettagli (la necessità di raggiungere un determinato scopo ed allo stesso tempo di ripetere quanto si sa essere accaduto) e li si sfrutta in maniera meravigliosa: tutto si incastra alla perfezione ed il risultato è intricato ma mai confuso o raffazzonato.
Non bastasse l'abilità nel mettere in piedi una vicenda con tempi/persone sovrapposti, anche le vicende secondarie che coinvolgono la moglie e la ragazza nel bosco hanno un loro pregio non indifferente.

Pecche? Sicuro: la prima mezz'ora, dicevo, ma anche attori abbastanza distanti dall'estetica a cui ci ha abituato il cinema e - se vogliamo - la piccolissima e secondaria faccenduola che una installazione del governo spagnolo che fa esperimenti sul viaggio nel tempo non è proprio l'apice della credibilità. ;-)
Per il resto, tutto da salvare in un film che meriterebbe una notorietà ben superiore.

PS: non voglio poi sentire pippine sulle incongruenze della trama: non vorrei sconvolgere nessuno, ma è il viaggio nel tempo in sé che non funziona: questo è quanto di più vicino si possa sperare una volta accettato un set minimo di regole di per sé stesse incoerenti. :-)

Voto: 8.5

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domenica 1 maggio 2011

[mezze stagioni] Misfits/2

La seconda stagione di Misfits non fa che riconfermare il positivissimo giudizio meritatosi dalla prima.

Riprendendo da dove si erano chiusi i primi sei episodi, ovvero dalla scoperta del potere di Nathan, i cinque protagonisti si ritrovano ancora alle prese con il loro servizio per la comunità.
Nei nuovi sei episodi (più uno speciale natalizio), i rapporti tra i cinque subiranno una serie di evoluzioni, finendo col creare un vero gruppo e col fare e disfare coppie.

In continuità rispetto alla precedente stagione, anche stavolta a farla da protagonista saranno eccessi, oscenità e nefandezze di ogni genere: se prima sembravano personaggi un po' alla Warren Ellis, ora l'unico termine di paragone è Garth Ennis: se fosse esistita una comunità di recupero in Preacher, sarebbe stata popolata esattamente da questi personaggi.

Si partiva da ottimi livelli sotto qualunque aspetto, eppure si notano significativi miglioramenti: regia matura, uso spettacolare di una fotografia desaturata ed ambientazioni claustrofobiche unite ad angoli di ripresa innovativi ed obiettivi tilt. Questa seconda stagione setta standard altissimi sotto qualunque aspetto tecnico, oltre ad ottime interpretazioni e dialoghi spettacolari (se non altro ci si fa una cultura in quanto a sinonimi di "genitali" e loro usi estrosi).

Netti miglioramenti anche nella sceneggiatura che ora non si dipana più come sequenza di episodi in larga parte scollegati tra loro, ma segue un indirizzo ben preciso: uno strano personaggio incappucciato segue il gruppo e sembra indirizzarli ed aiutarli nei momenti di difficoltà; scoprirne l'identità e le motivazioni porterà il gruppo alla maturazione (negli obiettivi se non nei modi!)

Quello di Misfits è un universo surreale nel suo essere anonimo, periferico e post-industriale, eppure riesce a coinvolgere proprio grazie al contrasto tra una scenografia volutamente grezza e personaggi sopra le righe.

Voto: 10, assolutamente da non perdere (ancora una volta, in lingua originale).
Ed ora, come sempre, deprimiamoci riflettendo sul perché la nostra televisione di stato riesce a produrre solo Don Matteo.

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