Casa del Trashometro
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sabato 19 agosto 2006

ghost in the shell: innocence

Dopo una invereconda porcata come Avalon (che no, non era "intellettuale": è che proprio non aveva alcun senso ed era pure girato male) Mamoru Oshii ritorna a dirigere un'anime e questa volta non sbaglia.
Ghost in the shell: innocence affonda le proprie radici in quanto era stato narrato nel primo Ghost in the shell, ma utilizza questa base per sviluppare un racconto che non è in tutto e per tutto un sequel.

Batou è un cyborg in forze alla sezione 9, una unità anti-terrorismo giapponese specializzata in cyber-crimine (siamo in un futuro nel quale la quasi totalità delle persone sono connesse in rete). Sulle tracce di una serie di omicidi commessi da robot da compagnia sperimentali, Batou dovrà affrontare criminali che si muovono tra il mondo fisico e quello virtuale, ma soprattutto dovrà confrontarsi con i dubbi posti da una società sempre più complessa e tecnologizzata.
Come distinguere la realtà dalla simulazione, in un'epoca nella quale un hacker può trasmettere un mondo virtuale direttamente al cervello delle vittime? Qual'è la linea di demarcazione tra uomini e macchine, quando ampie porzioni del proprio corpo sono artificiali e di fatto ostaggio di aziende dalle quali si diventa dipendenti per la manutenzione? Cosa sono la vita e l'anima, se il cervello di una persona può essere impressa nei circuiti di un robot?

L'ambientazione è leggermente diversa dal primo film (qualche dettaglio grafico e qualche sfumatura dei personaggi) e come detto non siamo di fronte ad un vero e proprio sequel: non seguiamo più il maggiore Motoko Kusanagi - che pure compare in qualità di angelo custode di Batou (svolgendo anche compiti molto importanti) - ora dissolta nella rete, ma al tempo stesso vediamo Batou in una sorta di quest necessaria per avvicinarlo alla sua vecchia compagna.
A livello tecnico la mascella cade per terra: disegni ed animazioni sono sempre superbe e le musiche ricalcano quelle del primo film.
Lo sviluppo della trama ed i dialoghi (in alcuni momenti forse un po' verbosi, ma visti i temi trattati era inevitabile) sono ottimi e particolarmente curati.

In generale apprezzo molto come è stato sfruttato l'intero brand di "ghost in the shell" (fumetti, film e serie): si poteva benissimo virare sull'azione e sul puro spettacolo - e certamente gli incassi non sarebbero mancati - ma si è preferito mantenere una qualità molto alta prima di tutto nelle trame e nell'approfondimento degli aspetti filosofici di questo stupendo ipotetico futuro.
Ok non è poi tutto oro: checché ne dicano gli esteti il secondo volumetto di Shirow Masamune (manmachine interface) era un insulso esercizio di effettini grafici con ben poca "polpa".

Voto: 9.
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