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lunedì 3 marzo 2008

severance - tagli al personale

Severance fa venire rabbia: sì, perché è inconcepibile che un film del genere non possa essere prodotto in Italia. Non servono budget stratosferici: un regista decente, un cast che sia in grado di stare davanti ad una cinepresa ed una buona storia. Eppure prodotti così ogni tanto escono dal cinema inglese, tedesco e spagnolo; da noi, schermo piatto. :-|

Alcuni dipendenti mal assortiti della Palisade, multinazionale che produce armamenti, si recano nell'europa dell'est per una "vacanza aziendale" che avrebbe lo scopo di cementare lo spirito di gruppo.
A parte lo scarso entusiamo, sembrerebbe una situazione tranquilla, non fosse che si ritrovano nel lodge sbagliato, in una foresta isolata che pare infestata da spietati assassini - forse fantasmi di un oscuro passato della compagnia stessa.

Severance è fondamentalmente una commedia horror in cui la parte divertente ha di gran lunga il sopravvento. Eppure anche le poche parti "horror" funzionano molto bene, e si passa costantemente da una all'altra in maniera fluida ed impeccabile. In altri momenti, riesce persino a risultare toccante, e scusate se è poco, per una commedia horror.

Tutti i personaggi sono delineati in maniera deliziosa e ben interpretati (Danny Dyer è un idolo!), la regia funziona sempre, ha buon ritmo e mostra qualche chicca da non perdere (bello lo sdoppiamento del protagonista).
Ma dove brilla davvero è nella sceneggiatura e nei dialoghi: situazioni geniali e dialoghi memorabili si sprecano. Sempre molto divertenti, spesso con un tocco cinico ed acido molto acuto. Su tutte, l'impareggiabile scena col lanciarazzi, quella della gamba nel frigorifero e le varie versioni sulla storia del lodge (Nosferatu e la casa di riposo con le infermiere stragnocche!) :-) :-)

Ancora una volta qualcosa che chiunque poteva produrre, ma che nel dubbio hanno fatto "altri"; almeno stavolta in Italia ci siamo inventati un sottotitolo carino: "Tagli al Personale" è simpatico. Di più, proprio non ci riesce.

Voto: 9. Straconsigliato a chiunque.
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venerdì 14 settembre 2007

spider baby!

Che sorpresa, trovare una commedia horror anni '60 che risulti ancora efficace e sorprendente!

Spider Baby or, The Maddest Story Ever Told narra la vicenda della famiglia Merrye, che vive isolata in una grande casa; la famiglia è composta da un paio di belle figliole fuori di testa, un fratello ormai demente ed un'altra manciata di strane presenze. Tutti vittime di una malattia ereditaria che li fa regredire mentalmente ad uno stato quasi selvaggio man mano che lo sviluppo fisico procede; ad accudirli il maggiordomo, rimasto con loro per esaudire una promessa fatta al padrone di casa sul letto di morte.
Dalla città arrivano dei lontani parenti con il loro avvocato, intenzionati a prendere possesso della casa.
I guai non tarderanno ad arrivare. :-)

Sospeso tra horror e commedia, il film eccelle in entrambi i campi: funziona benissimo quando vuole suscitare antipatia per i nuovi arrivati (coinvolti in una cena alquanto disgustosa) ed ancora meglio quando decide di spaventare.
La spensierata crudeltà delle due ragazze è da antologia (agghiacciante nella sua ingenuità), ed anche gli altri inquietanti abitanti della casa non mancano di stupire.
Le loro azioni sono folli e tremende, ma mantengono sempre una propria perversa logica che le rende ancora più spaventose.
Finale adeguato alla pazzia della casa (ed a suo modo commovente).

Certo, il ritmo non è quello a cui gli horror moderni ci hanno abituato, ma su 1 ora e 20 si sente poco, ed i momenti morti sono pressoché assenti.
Ci si concede persino anche un poco di fan-service e si accenna in maniera piuttosto esplicita a tradimenti coniugali con un fare leggero.
Azzeccato l'uso del bianco e nero.

Scritto e diretto da Jack Hill non si può fare a meno di menzionare, nel ruolo del maggiordomo, l'icona del cinema horror Lon Chaney Jr.: l'unico ad aver interpretato tutti i quattro classici mostri dell'horror: Frankenstein, la Mummia, Dracula e il Lupo mannaro.
Da non perdere la segretaria dell'avvocato, appassionata di film dell'orrore, che durante la cena li cita tutti. :-)

Voto: 8.5 (se amate l'horror, è da vedere - registi e sceneggiatori di horror moderni dovrebbero prendere appunti)
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giovedì 25 settembre 2008

Burn After Reading

A costo di subire gli strali dei più, lo dico: i fratelli Coen sono radical-chic da paura e terribilmente sopravvalutati.
No scherzo, dai: è ovvio che sono io che non capisco e sono un bruto incolto... ma che vi devo dire? Fargo aveva un passo insostenibile, No Country for Old Men era di certo pregevole (ma quanti erano i meriti del testo originale, della fotografia e di Bardem? E comunque a mio avviso Before the Devil Knows You're Dead ed Eastern Promises sono su un altro pianeta).
Passando alla commedia, O Brother, Where Art Thou? era un piccolo gioiello, lo ammetto, mentre il tanto osannato The Big Lebowski mi ha lasciato perplesso: certo, ottimi personaggi, ma se dovessi adesso - a distanza di mesi dalla visione - fare un sunto della trama, sarei in serio imbarazzo.

Se il grosso dei film finora citati non mi ha esaltato (o mi è al più piaciucchiato), il vero fondo è stato toccato con Burn After Reading.
Una trama risibile (del tutto sconclusionata e priva di verosimiglianza) e dialoghi fiacchi finiscono per affondare tutto il film - comprese le buone prove attoriali, prima fra tutte quella di Brad Pitt deficiente da antologia purtroppo poco e mal sfruttato.
Qualcuno ha parlato di messaggio dirompente e di fine critica sociale; il messaggio che è arrivato a me è: "che culo che abbiamo ad essere così ben visti nei salotti buoni, che possiamo permetterci di campare qualunque vaccata noi si sforni..."

Un analista della CIA viene licenziato in tronco, inizia a scrivere le sue memorie di fuoco sull'agenzia, ma il CD con la bozza del testo - niente che abbia il minimo interesse, comunque - viene smarrito in una palestra dove alcuni cerebrolesi lo trovano e sperano di poterlo utilizzare come strumento di ricatto.
Nel mentre, tutti scopano tutti per scacciare i fantasmi delle rispettive crisi di mezz'età (oh, sì: proprio dirompente e radical-chic), ma in fondo in fondo sono dei bambinoni immaturi. La CIA si limita a pulire lo sporco più evidente.

Intrecci di vicende e corpi privi di senso, poche battute degne di una risatina a denti stretti e molte stupidaggini da "oh cavoli, ho proprio finito le idee, e adesso cosa facciamo capitare?" (il coinvolgimento dei russi, soprattutto).
Come è giusto che sia, tutto finirà in niente.

Poi intendiamoci: tra le numerose coppie di fratelli che tanto male hanno fatto al cinema, sono sicuramente tra i meno peggio, ma da qui ad osannarli ce ne passa.

Voto: 4.5. Cosa abbiamo imparato da Burn After Reading? Davvero niente...
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domenica 5 dicembre 2010

Shaun of the Dead

Non che mancherebbero i filmacci da recensire (anche se titoli come Clash of the Titans fanno quasi tenerezza, per come sono stati realizzati), ma preferisco spendere due parole buone per un piccolo gioiello come Shaun of the Dead.

La vita di Shaun è ad un minimo storico: la fidanzata lo molla per la sua scarsa intraprendenza, ha un difficile rapporto con la madre (e soprattutto il patrigno), ha un lavoro che non gli dà soddisfazioni e vive col suo miglior amico: l'unico che possa dirsi più fallito di lui.
Con notevole tempismo, il giorno in cui decide di rimettere insieme i pezzi della sua vita un'epidemia zombie gli complica la vita, costringendolo a combattere per mettere in salvo madre e fidanzata.

Diretto da Edgar Wright (Hot Fuzz e il recente Scott Pilgrim vs. the World), e interpretato da Simon Pegg (i due lo hanno anche scritto), Shaun of the Dead mescola in maniera perfetta commedia, horror e dramma.
Seppur i momenti comici siano preponderanti (con un paio di tocchi surreali di puro genio), non ci si fa mancare infatti alcune perle di serietà perfettamente integrate nel resto del racconto.
Perché anche se non ci si dimentica mai che in fondo si sta facendo un film comico, si ha comunque il coraggio di non cercare il lieto fine a tutti i costi - non un lieto fine completo, almeno.

Al solito, la sensazione che lascia al pubblico italiano questo genere di film comprende anche un po' di tristezza: che cose del genere - fatte con pochi mezzi e buone idee - proprio non le si riesca a produrre in Italia, resta davvero inspiegabile (o forse è spiegabilissimo...)

Voto: 8
Tags: horror, commedia, drammatico, zombie, Inghilterra, madre, fidanzata, commesso, amicizia, fallito, pub, salvezza, lotta, sparatoria

giovedì 1 novembre 2007

wild hogs

Quattro amici di vecchia data, motociclisti della domenica, sono afflitti da vite che non hanno preso la svolta che un tempo speravano: alle soglie della mezza età, partire per un viaggio on the road senza un piano preciso sembra essere l'unica evasione possibile.
L'incontro-scontro con una vera banda di bikers porterà un sacco di guai e qualche sorpresa.

Commedia leggera, senza troppe pretese e senza risate sguaiate, Svalvolati on the road (Wild Hogs) si regge su un impianto semplice ma solido e soprattutto su ottime interpretazioni.
Cast notevole e perfettamente nei ruoli: Tim Allen, John Travolta, Martin Lawrence e due dei miei feticci: William H. Macy e Ray Liotta. Ruoli minori per John C. McGinley e Marisa Tomei.
Buona, ed in tema, la colonna sonora.

Film per una serata rilassata.

Voto: 7.
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sabato 3 novembre 2007

per favore...

Continuo a pensare che Roman "mi piace lo stupro, molto meno la galera" Polanski sia uno dei registi più sopravvalutati della storia (a proposito: votate il sondaggio su IMDbPY!)
Se Rosemary's Baby era in effetti un gioiello, non trovo niente altro nella sua filmografia che ci vada anche solo vicino.
È naturalmente possibile che sia io a NCUCDC (non capire un cazzo di cinema): del resto lui è così autoriale e ci fa sentire tanto importanti con quel suo amare alla follia l'Europa... (deve essere questo che lo ha tenuto decenni lontanto dagli Stati Uniti, già... questo o la prospettiva del carcere).

Anche tralasciando il suo essere una merda d'uomo, la visione di Per favore, non mordermi sul collo - commedia parodia degli horror sui vampiri - non mi ha fatto cambiare idea sulle sue capacità artistiche: zero senso del ritmo, scene lunghissime ed inutili, personaggi ridotti a macchiette e (poche) battute stantie già all'epoca.
Qualcosa di carino c'è: la scena del ballo è in effetti ben architettata ed interpretata, ma per il resto si vede ben poco che faccia davvero ridere.
Poi c'è Sharon Tate, che non per caso all'epoca era nota come una delle donne più belle del mondo. E quando è in scena è uno spettacolo.

Nel genere, imparagonabile a perle come Spider Baby od i classici di Mel Brooks.

Voto: 4 (Roman, va a lavorare! ;-))
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