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lunedì 29 dicembre 2008

madagascar 2

Madagascar 2 corregge il tiro - non disastroso ma un poco fuori bersaglio - del primo episodio e si propone come un eccellente film di intrattenimento.
Meno buoni sentimenti - che pure non mancano, mentre nel primo erano eccessivi ed un po' banalotti - e più azione e divertimento contribuiscono alla realizzazione di un prodotto più che godibile.

I già noti protagonisti partono dal Madagascar con la speranza di ritornare a New York, salvo che l'inevitabile disastro aereo li fa precipitare nel continente africano. Qui il leone Alex ritroverà i suoi genitori, e dovrà sottoporsi ad un rito di iniziazione per essere accettato dal branco.
Più che dignitose la trama principale e quella sull'amore tra Melman e Gloria, ciò che resta davvero impresso sono i personaggi secondari, specie quelli usati in chiave comica: Maurice, Mort, la vecchietta, le scimmie e soprattutto i pinguini nevrotici.

Dignitosa la regia, buono sotto l'aspetto tecnico (ma non facciamo paragoni con i lavori della Pixar...)

Insomma: lo si guarda più che volentieri, specie in periodo natalizio. :-)

Voto: 7.5 (quasi 8, via!)
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sabato 20 maggio 2006

Ops, I did it again!

No, non parlo della nuova gravidanza di Briteney che spero, per lei e per tutti noi, duri meno dei 27 mesi della precedente.

Il fatto è che ho visto La Casa Del Diavolo (The Devil's Rejects) e posso quindi vantarmi con gli amici di aver visto l'intera filmografia da regista di Rob Zombie.

Il precedente (La Casa dei 1000 corpi) difettava un tantino in trama, tecnica registica ed in quasi tutti ciò che noi non-non-morti identifichiamo col cinema. A parte questo tutto ok.
In questo sequel lo zio Rob si mette d'impegno e cerca una trama più lineare, una gestione della regia meno delirante ed un approcio molto meno video-clippistico in generale. C'è perfino una eccellente scelta musicale e tanto tanto meta-cinema, tra citazioni ed omaggi vari (per certi aspetti siamo al limite del plagio di Non Aprite Quella Porta, ma Rob Zombie può permettersi questo ed altro :-))

I protagonisti sono sempre quelli: l'allegra e spensierata famiglia Firefly trascorre le sue giornate tra un omicidio ed una tortura fintanto la polizia non decide che è ora di fare piazza pulita ed assalta la casa; mamma-Firefly viene catturata, mentre il resto della famiglia si dà alla fuga.
Inizia quindi un doppio inseguimento: la polizia alla caccia dei fuggiaschi, ed i nostri eroi alla caccia di nuove vittime innocenti per soddisfare i propri insani appetiti. :-)

I malvagi sono veramente tali, e neanche i buoni scherzano. Un horror che punta sull'ultraviolenza e sul sadismo insensato e fine a se stesso; non c'è giustificazione, non c'è redenzione e non c'è nemmeno la sconfitta dei cattivi (o quanto meno: nessuno che viva la propria sorte come una sconfitta, anzi: tutti allegri in marcia verso la distruzione altrui e propria).

Da segnalare: quell'adorabile creaturina di Sheri Moon Zombie e l'inattesa comparsa del leggendario Danny Trejo.

Voto: 6.5 (al netto del fatto che è un film di Rob Zombie! ;-)

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martedì 8 maggio 2007

clerks 2

Avevo adorato Clerks., così come Mallrats e Chasing Amy.
Poi la carriera di Kevin Smith aveva preso una strana china: Dogma mi aveva lasciato a dir poco freddo, presentando poca polpa e poco divertimento; non ho visto Jay and Silent Bob Strike Back (che mi riprometto di recuperare) ma non mi pare sia considerato travolgente, ed infine ci fu quello strano progetto di Jersey Girl.
Non dissimile, mi dicono, il calo di qualità dei suoi fumetti; veniva quasi il dubbio che avesse finito la birra e le idee, bruciandosi (come già successo a molti) in pochi anni.

Non riponevo dunque molta fiducia in Clerks II, ed è quindi stato un piacere scoprire d'essermi sbagliato.

Dieci anni dopo gli eventi del primo film Dante e Randal si ritrovano ancora insieme, questa volta - dopo un incendio al caro Quick Stop - come commessi in un fast-food: non esattamente una carriera con rosee prospettive, dunque. Il loro spirito è ancora quello di due ventenni, certo, ma presto dovranno affrontare il fatto di non essere più dei ragazzini: Dante è in procinto di sposarsi e di trasferirsi in California, mentre Randal sembra deciso a non crescere ed ha serie difficoltà ad affrontare la prossima partenza dell'amico. Catalizzatore di una serie di cambiamenti sarà Becky, gestrice del locale verso la quale Dante scoprirà di provare qualcosa che va oltre l'amicizia.

Se pensavate che il primo Clerks fosse volgare, ricredetevi: questo lo è un paio di ordini di grandezza di più; oscenità, bestialità, raccapriccianti deviazioni verbali e fisiche, insulti, blasfemie assortite e fine erotismo inter-specie: Clerks II non si fa mancare proprio niente, e lo fa in maniera a dir poco cruda.
Eppure, oltre ad essere (quasi) sempre molto divertente sotto l'aspetto del greve umorismo (e non è comunque facile: sconfinare nella commediola volgarotta è facile e ci vuole una certa classe per non caderci), il film funziona anche come commedia sull'amore e l'amicizia: la trama è semplice ma solida e ben narrata, mentre i dialoghi sono di ottimo livello e toccano le corde giuste.

Geniali (ma troppo poche!) le dissertazioni filosofico-cinematografiche: assolutamente imperdibile quella su quale sia La Saga® tra Guerre Stellari ed Il Signore Degli Anelli, con dettagliata descrizione di quale avrebbe dovuto essere il finale di quest'ultimo. :-)

La regia mantiene sempre il ritmo alto e si fa attenzione a non includere parti che avrebbero potuto allungare il brodo (classico errore che uccide le commedie); bravi gli interpreti, in particolare la sempre spettacolare Rosario Dawson dalla quale è difficile distogliere lo sguardo. C'è anche il solito cameo di Ben Affleck
A voler cercare un difetto forse si sarebbe potuto dare più spazio e dialoghi migliori a Jay e Silent Bob, ma va di lusso anche così.

Voto: 7.5 (noi lo facciamo!)
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sabato 19 agosto 2006

ghost in the shell: innocence

Dopo una invereconda porcata come Avalon (che no, non era "intellettuale": è che proprio non aveva alcun senso ed era pure girato male) Mamoru Oshii ritorna a dirigere un'anime e questa volta non sbaglia.
Ghost in the shell: innocence affonda le proprie radici in quanto era stato narrato nel primo Ghost in the shell, ma utilizza questa base per sviluppare un racconto che non è in tutto e per tutto un sequel.

Batou è un cyborg in forze alla sezione 9, una unità anti-terrorismo giapponese specializzata in cyber-crimine (siamo in un futuro nel quale la quasi totalità delle persone sono connesse in rete). Sulle tracce di una serie di omicidi commessi da robot da compagnia sperimentali, Batou dovrà affrontare criminali che si muovono tra il mondo fisico e quello virtuale, ma soprattutto dovrà confrontarsi con i dubbi posti da una società sempre più complessa e tecnologizzata.
Come distinguere la realtà dalla simulazione, in un'epoca nella quale un hacker può trasmettere un mondo virtuale direttamente al cervello delle vittime? Qual'è la linea di demarcazione tra uomini e macchine, quando ampie porzioni del proprio corpo sono artificiali e di fatto ostaggio di aziende dalle quali si diventa dipendenti per la manutenzione? Cosa sono la vita e l'anima, se il cervello di una persona può essere impressa nei circuiti di un robot?

L'ambientazione è leggermente diversa dal primo film (qualche dettaglio grafico e qualche sfumatura dei personaggi) e come detto non siamo di fronte ad un vero e proprio sequel: non seguiamo più il maggiore Motoko Kusanagi - che pure compare in qualità di angelo custode di Batou (svolgendo anche compiti molto importanti) - ora dissolta nella rete, ma al tempo stesso vediamo Batou in una sorta di quest necessaria per avvicinarlo alla sua vecchia compagna.
A livello tecnico la mascella cade per terra: disegni ed animazioni sono sempre superbe e le musiche ricalcano quelle del primo film.
Lo sviluppo della trama ed i dialoghi (in alcuni momenti forse un po' verbosi, ma visti i temi trattati era inevitabile) sono ottimi e particolarmente curati.

In generale apprezzo molto come è stato sfruttato l'intero brand di "ghost in the shell" (fumetti, film e serie): si poteva benissimo virare sull'azione e sul puro spettacolo - e certamente gli incassi non sarebbero mancati - ma si è preferito mantenere una qualità molto alta prima di tutto nelle trame e nell'approfondimento degli aspetti filosofici di questo stupendo ipotetico futuro.
Ok non è poi tutto oro: checché ne dicano gli esteti il secondo volumetto di Shirow Masamune (manmachine interface) era un insulso esercizio di effettini grafici con ben poca "polpa".

Voto: 9.
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domenica 27 dicembre 2009

Drag Me to Hell

Drag Me to Hell: auspicabile alternativa al cinema, in effetti.
Come possa essere piaciuto tanto un film del genere mi lascia davvero perplesso, dato che non funziona sotto nessun aspetto e, del resto, neppure si capisce cosa volesse essere.
Come horror sfiora il patetico, come parodia non è efficace e come fine denuncia sociale (tocca sentire pure questo, in giro...) siamo all'a-b-c del radical-chic.
Per fortuna come trash fa ampiamente ridere.

Impiegata di banca buona-ma-costretta-dal-sistema-ad-essere-dura rifiuta ad una vecchia zingara incazzereccia la dilazione di un mutuo.
Questa le scaglia contro l'usuale maledizione sotto forma di Lamia, spirito capronesco che non ha niente di meglio da fare che prendere ordini dalla vecchia, circa le anime da trascinare all'inferno.
Per l'impiegatuccia saranno tre giorni pieni di sorprese, ma per fortuna avrà dei validi alleati: il fidanzato triliardario eunuco, un medium che accetta le principali carte di credito ed un incolpevole gattino.
Alla fine c'è anche un colpo di scena che definire telefonato è poco.

I casi sono due: o Sam Raimi si è rimbecillito, che può anche essere, o ha deciso di prendere per il culo il pubblico con un horror che sarebbe stato molto scarso anche 30 anni fa.
Le citazioni vanno fatte bene, non buttate lì a casaccio, per giunta usando le moderne tecniche di ripresa (fotografia riprovevole, tra le altre cose) e computer grafica di bassa lega. Questa non è una parodia: è un insulto.

Per il resto, in assenza di trama e regia, si punta esclusivamente sullo schifo: si vomita, si schizza sangue, si mangiano mosche e vermi, si vomita di nuovo, si tira qualche calcione, si vomita ancora (stavolta vermi ed in bocca a qualcuno), si sacrificano (o si tenta di sacrificare) bestie e persone, un'altra vomitatina, ci si trastulla un po' con la dentiera, e poi ci si fa un altro bel giro di vomito.
In pratica, un film sulla bulimia.

Se questo non fosse abbastanza, sappiate che c'è anche di peggio: in questo film, non c'è BRUCE CAMPBELL!!! Mai siamo impazziti?!

Scena memorabile: il tentato esorcismo in cui tutti si passano la sfiga, incluso un riottoso capretto che svetta in quanto a capacità attoriali.

Voto: 3, come i giorni che ti restano da vivere dopo la maledizione.
Trashometro® 8/10: (funny!)
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