lunedì 21 agosto 2006

nazi-zombie

C'è un motivo se i teteschi non sono tifentati padroni ti mondo: si facevano troppi viaggi in acido sognando di invincibili armate di zombie! ;-)

Uno dei grandi classici del filone nazi-exploitation è L'Occhio Nel Triangolo (Shock Waves) che annovera tra i protagonisti niente meno che John Carradine e Peter Cushing (nello stesso anno in cui quest'ultimo fece Star Wars e, comunque, un bel po' di anni dopo che entrambi avevano già cominciato a scavare, una volta raggiunto il fondo delle rispettive carriere).

Quattro o cinque pirla in navigazione alla ricerca di relitti di navi fanno naufragio, dopo uno scontro con una misteriosa nave fantasma, su un'isola che pare deserta.
Ben presto incontreranno l'unico abitante: un ex comandante delle SS, che intima loro di lasciare immediatamente l'isola.
I poveri stolti non fanno però in tempo, e diventano prede di uno squadrone di SS delle quali verrà rivelato l'orrendo segreto: si tratta in realtà di SS morte in combattimento che gli scienziati del reich erano riusciti a riportare in vita come perfette macchine da combattimento zombie (salvo alcuni piccoli dettagli: sono stupidi come tafani, esplodono se gli togli gli occhiali scuri e si muovono alla velocità di bradipi ;-))
Lo scarso acume dei protagonisti e la selezione naturale farà il resto, e ben pochi potranno ritornare sani e salvi. :-)

Stupido a livelli dolorosi, è comunque un genere che i veri amanti del trash devono prima o poi esplorare; reperibile in una edizione mega-deluxe in dvd - che, priva di ogni dignità, si bulla d'essere un grande classico del cinema - presenta una versione migliorata del capolavoro originale con tante scene extra che francamente mi pare impossibile non fossero presenti al cinema, dato che senza il film non ha né capo né coda (non che cambi poi molto, ad onor del vero, ma...)

Voto: 1. Trashometro® 7/10: (achtung: kuesto film fifrà 1000 anni tra i fostri più dolorosi rikorti!)
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domenica 20 agosto 2006

cars

Non si può certo dire che Cars sia il miglior film mai prodotto dalla Pixar, un po' per meriti altrui ed un po' per demeriti propri: da un lato è difficile venire al mondo quando i tuoi fratelli maggiori si chiamano Toy Story, Finding Nemo e The Incredibles, dall'altro lato c'è da dire che il soggetto scelto era molto difficile da sfruttare: ci sono un numero piuttosto limitato di cose che puoi far fare ad un'automobile, non fosse altro in quanto priva di gambe e mani.
Rincaro la dose ricordando che questa volta la sceneggiatura sembra un po' più rivolta ai bambini che non agli adulti e che la trama è classica che più classica non si può (lo sbruffone di successo perde tutto, ma viene aiutato dai poveracci che prima disprezzava); nonostante questo ad oggi la Pixar resta una spanna sopra chiunque altro in quanto a capacità di raccontare queste piccole favolette moderne.

Saetta McQueen è una macchina da corsa impegnata nella Piston Cup, la cui stagione regolare termina con tre auto con gli stessi punti; si organizza quindi una gara di spareggio dall'altra parte della nazione. Sfortunatamente durante il tragitto Saetta cade dal camion che lo trasportava e si perde nel deserto finché non capita in una città semi-abbandonata dove combina disastri su disastri ai quali sarà costretto a rimediare prima di poter tornare al suo mondo.
L'incontro con i bifolchi abitanti locali cambierà radicalmente il suo atteggiamnto nei confronti del prossimo.

Tecnicamente perfetto: grandiosi gli scenari e stupefacente l'espressività delle automobili; buona pur senza grandi guizzi la regia; come sempre non mancano alcuni personaggi grandiosi (Carl Attrezzi, ma soprattutto Luigi e Guido su tutti).
Numerosi i personaggi famosi che hanno prestato la voce ai comprimari, di norma senza fare troppi danni (però le voci dei telecronisti oggettivamente stonano).

Imperdibile e divertentissimo One Man Band, il corto che precede il film.
Obbligatorio poi restare seduti fin dopo la fine di tutti i titoli di coda (per la gag finale); i titoli sono poi conditi con la solita sfilza di scenette buffe (geniale la rivisitazione in chiave automobilistica dei classici Pixar) ed omaggi vari: i bambini di produzione (gi-e-sù, chiavano come conigli! ;-)) e le dediche ai morti - pare infatti che fare un film Pixar richieda più sacrifici umani che non la costruzione della grande muraglia... :-|

Voto: 8 (per la Pixar un po' un "basso", ma è uno di quei bassi per i quali tutti gli altri venderebbero la propria nonna a satana ;-))
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sabato 19 agosto 2006

ghost in the shell: innocence

Dopo una invereconda porcata come Avalon (che no, non era "intellettuale": è che proprio non aveva alcun senso ed era pure girato male) Mamoru Oshii ritorna a dirigere un'anime e questa volta non sbaglia.
Ghost in the shell: innocence affonda le proprie radici in quanto era stato narrato nel primo Ghost in the shell, ma utilizza questa base per sviluppare un racconto che non è in tutto e per tutto un sequel.

Batou è un cyborg in forze alla sezione 9, una unità anti-terrorismo giapponese specializzata in cyber-crimine (siamo in un futuro nel quale la quasi totalità delle persone sono connesse in rete). Sulle tracce di una serie di omicidi commessi da robot da compagnia sperimentali, Batou dovrà affrontare criminali che si muovono tra il mondo fisico e quello virtuale, ma soprattutto dovrà confrontarsi con i dubbi posti da una società sempre più complessa e tecnologizzata.
Come distinguere la realtà dalla simulazione, in un'epoca nella quale un hacker può trasmettere un mondo virtuale direttamente al cervello delle vittime? Qual'è la linea di demarcazione tra uomini e macchine, quando ampie porzioni del proprio corpo sono artificiali e di fatto ostaggio di aziende dalle quali si diventa dipendenti per la manutenzione? Cosa sono la vita e l'anima, se il cervello di una persona può essere impressa nei circuiti di un robot?

L'ambientazione è leggermente diversa dal primo film (qualche dettaglio grafico e qualche sfumatura dei personaggi) e come detto non siamo di fronte ad un vero e proprio sequel: non seguiamo più il maggiore Motoko Kusanagi - che pure compare in qualità di angelo custode di Batou (svolgendo anche compiti molto importanti) - ora dissolta nella rete, ma al tempo stesso vediamo Batou in una sorta di quest necessaria per avvicinarlo alla sua vecchia compagna.
A livello tecnico la mascella cade per terra: disegni ed animazioni sono sempre superbe e le musiche ricalcano quelle del primo film.
Lo sviluppo della trama ed i dialoghi (in alcuni momenti forse un po' verbosi, ma visti i temi trattati era inevitabile) sono ottimi e particolarmente curati.

In generale apprezzo molto come è stato sfruttato l'intero brand di "ghost in the shell" (fumetti, film e serie): si poteva benissimo virare sull'azione e sul puro spettacolo - e certamente gli incassi non sarebbero mancati - ma si è preferito mantenere una qualità molto alta prima di tutto nelle trame e nell'approfondimento degli aspetti filosofici di questo stupendo ipotetico futuro.
Ok non è poi tutto oro: checché ne dicano gli esteti il secondo volumetto di Shirow Masamune (manmachine interface) era un insulso esercizio di effettini grafici con ben poca "polpa".

Voto: 9.
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sabato 12 agosto 2006

le colline hanno i pidocchi

Ennesima variazione sul tema "gruppetto sperduto - VERSUS - mostri mutanti", Le Colline Hanno Gli Occhi (remake dell'omonimo del 1977 di Wes Craven, che non ho visto) si difende abbastanza bene.

Una allegra e numerosa famigliola composta da persone che già fanno fatica a sopportarsi a vicenda resta bloccata nel bel mezzo del deserto del New Mexico, in una zona che fu sito di numerosi test nucleari americani negli anni '50 e '60.
Scopriranno che alcuni abitanti locali, che all'epoca dei test rifiutarono di trasferirsi, si sono rifugiati in delle grotte ed hanno figliato come conigli dando vita ad una stirpe di mutanti mangia-uomini.

Scontato dall'inizio alla fine e senza una trama vera e propria, il film preme l'acceleratore sul sangue e sulla violenza, pieno com'è di teste fracassate a colpi di accetta e sventramenti vari. Scontro finale tra quello che sembrava il più fesso di tutti - ma che per amore della figlia si rivela una macchina da guerra - ed un Brian Adams mutante.
Unica nota originale la figura della bambina mutante (che non so se c'era anche nell'originale).

Voto: 6. Può piacere, può non piacere. :-)
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giovedì 10 agosto 2006

lo sport fa bene alla salute psicofisica

The Descent è stato un po' il fenomeno horror misconosciuto della scorsa stagione: uscito per breve tempo al cinema (quasi in contemporanea con - il mi dicono brutto - The Cave) è stato ben accolto dal poco pubblico che ha avuto modo di vederlo in sala.
Recuperato in dvd, devo dire che in effetti ha i suoi pregi.

Dopo un incidente che è costato la vita al marito ed alla figlia, Sarah riceve il conforto di cinque amiche; tutte appassionate sportive e speleologhe, la invitano all'esplorazione di una caverna sui monti Appalachi nel tentativo di distrarla.
Funzionerà alla grande! ;-) Già si parte malissimo con una frana che blocca il passaggio da cui erano entrate, situazione peggiorata dal fatto che in realtà non si trovano nella grotta che avrebbero dovuto esplorare, ma in un complesso ancora non mappato; le cose precipitano poi con l'entrata in scena di mostruose creature del sottosuolo con le quali dovranno combattere durante la ricerca per l'uscita.

Con una struttura molto lineare e già vista, con delle creature inquietanti sì ma un po' troppo simili a Gollum ci si aspetterebbe un filmetto mediocre; invece a mantenere alti l'orrore e la tensione non sarà tanto il confronto coi mostri (che pure ha i suoi momenti) quanto il rapido deteriorarsi dei rapporti tra le ragazze che, sotto stress, non sembrano granché propense alla reciproco collaborazione. ;-)

Voto: 7.
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domenica 6 agosto 2006

[ninja] ninja il guerriero


Proseguendo nel solco della tradizione, la IFD Films and Arts Limited (e ribadisco Very Very Limited Arts :-)) sforna una altro grande capolavoro, qui a firma Joseph Lai e perciò decisamente più incentrato sulla GRANDE azione che non sull'introspezione o sulla qualità dello script (che pure non mancano, e del resto il nostro feticcio cine-sessuale Godfrey Ho risulta "uncredited" alla regia).

Ad ogni buon conto, vediamo di capire qualcosa di questo fetido guazzabuglio che è Ninja Il Guerriero (anche Golden Ninja Warrior): un laido ciccione hong-kongese di nome Eagle è a capo di una spellacchiata gang di malavitosi dediti per lo più al racket della prostituzione. Sherri invece è una top-model hong-kongese nonché ninja part-time a cui l'organizzazione di Eagle ha ucciso il padre - fatto questo di cui non conosceremo mai i perché ed i percome, e francamente non è che ce ne freghi poi molto. ;-)
Intanto, in una trama del tutto disgiunta, una voce narrante stile stazione ferroviaria ci informa che la millenaria statua del Golden Ninja (pacottiglia già comparsa in altri ninja movies) è al momento posseduta dai golden ninja che - sorprendentemente - sono I Buoni®! :-)
Il ninja Michael viene quindi incaricato di riportarla in Cina per una cerimonia, obiettivo di cui si disinteressa completamente, preferendo combattere al fianco di Sherri i ninja dell'organizzazione di Eagle.
Ad aiutarli anche un giovane agente di polizia che chissà perché si finge fotografo e ci prova per tutto il tempo con la suddetta ninja-top-model.

La cosa veramente sorprendente e straniante di questo "film" è che le due pellicole di cui è composto non sono in realtà del tutto separate; nonostante la parte prettamente hong-kongese sia il tipico filmaccio d'azione lasciato a metà, la parte con attori occidentali (di fatto solo Michael) include anche l'attrice che interpretava Sherri (che evidentemente ci teneva proprio ad associare il proprio nome ad un disastro cinematografico) e forse anche la ninja cattiva. Inoltre le scene sono state riprese nelle stesse locations, inframezzando ai combattimenti del primo film scene con ninja girate in seguito nello stesso luogo con attori vagamente somiglianti e con abiti diversi...
La sensazione complessiva è da viaggio in acido per abuso di cocoina (sì, la colla).

Da non perdere:
  • la comparsata di Richard Harrison all'inzio,
  • il coltello-missile teleguidato (probabilmente un pezzo di cartone o delle chiavi appiccicati sul vetro della telecamera) della ninja cattiva,
  • l'agghiacciante location in riva al mare, con quelle strutture multicolore dall'uso oscuro (case popolari? parco di scarso divertimento? manicomio criminale? UFO schiantato al suolo?)

Voto: 2. Trashometro® 10/10: (per stomaci forti).
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giovedì 3 agosto 2006

ghost in the shell

Rivisto Ghost in the Shell: in un prossimo futuro, tutta l'umanità è interconnessa in una immensa rete di comunicazione; i crimini si fanno più sofisticati ed un misterioso hacker noto come "il signore dei pupazzi" viola sistemi altamente protetti usando ignari innocenti come esecutori materiali. Sulle sue tracce una unità speciale, la sezione 9, composta principalmente di cyborg.

Intelligenza artificiale, disumanizzazione, evoluzione solitudine e pericoli derivanti da un eccesso di comunicazione; temi importanti approfonditi qui con cura ed intelligenza. Nel mezzo, non manca una buona quantità d'azione di ottimo livello.
Un film che ha fatto epoca, sia sotto l'aspetto tecnico che per i contenuti.

Domani dovrebbe uscire nelle sale Ghost in the Shell: Innocence, sempre di Mamoru Oshii; già disponibile in vendita da qualche tempo, non ho ancora avuto modo di vederlo e se posso andrò al cinema. Non fosse altro per versare l'obolo, nella speranza che simili prodotti arrivino più spesso in sala.

Voto: 10.

Ah: Ghost in the Shell è disponibile in italiano in mezza dozzina di stupide edizioni diverse ("normale", "col gadget", "speciale", "con doppia mozzarella", etc. etc.) Consiglio vivamente la più economica...