Casa del Trashometro
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mercoledì 27 settembre 2006

remember, remember the fifth of November...

Sconvolto dalle guerre, il mondo precipita nelle barbarie; l'Inghilterra riesce a mantenere l'ordine interno grazie all'instaurazione di un governo totalitario che controlla ogni aspetto della vita dei suoi cittadini. Contro di esso combatterà un uomo conosciuto solo come V; col volto coperto da una maschera ispirata al volto di Guy Fawkes, V finirà col personificare gli ideali di libertà e di lotta all'oppressione che il paese sembra aver dimenticato.

Parlando solo del film in sé, devo dire che V for Vendetta è discreto: la regia non brilla ma non fa troppi danni, la sceneggiatura risulta forse un po' macchinosa da seguire per chi non conosce la storia ma presenta alcune scelte interessanti, la recitazione è decente (anche se Natalie Portman non mi ha convinto per nulla); nel complesso riesce a trasmettere il messaggio che si era preposto e lo fa senza risultare pesante o artificioso.

Non si può però tralasciare il fatto che V for Vendetta è tratto da una delle opere fondamentali di Alan Moore; il film, come è giusto che sia, è un adattamento e non una trasposizione pedestre del fumetto: molti dettagli sono stati cambiati e semplificati mentre altri sono stati aggiunti.
Fa un po' impressione non vedere "il fato" come originalmente concepito e molti altri particolari del tutto eliminati; ancor più straniante il cambiamento - di azioni se non di personalità - di Evey, anche se a questo proposito devo dire che nella parte centrale del film uno dei temi principali del fumetto (il suo "diventare V") è stato rispettato appieno.
Nel film, per renderlo più appetibile al grande pubblico, viene sviluppato molto il tema di V come catalizzatore per la ribellione contro il governo oppressore: pregevole a questo proposito l'idea della "distribuzione delle maschere", mentre paiono un po' forzate le scene di massa finali.
A proposito del finale, anche qui il film cerca una via più "commerciale" presentando la lotta personale contro l'establishment e contro Adam Sutler in particolare; si eccede anche con le mosse supereroistiche gratuite.

Come suo solito, Alan Moore si è totalmente dissociato dal film (non che l'abbia visto), al punto che per sua espressa richiesta solo il nome di David Lloyd compare nei credits; continuo a pensare che il suo atteggiamento complessivo verso il cinema sia un tantinello spocchioso, ma basta poi ignorarlo...

Voto: 7. (per la cronaca il fumetto è valutabile almeno 12 su 10)
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