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giovedì 21 giugno 2007

The Wolf Brigade

Jin-Roh

In un mondo alternativo, pochi anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, l'ordine nella capitale è mantenuto tramite squadre di polizia e unità anti-terrorismo altamente specializzate ed attrezzate.
Durante un'azione di contrasto ad un gruppo di ribelli, Fuse - uno dei membri delle squadre anti-terrorismo - assisterà al suicidio di una ragazzina che fungeva da corriere per gli insorti. Non avendo potuto o voluto sparare per primo, Fuse verrà sospeso e riaddestrato; nel corso di indagini private incontrerà la sorella della suicida, con la quale instaurerà uno strano rapporto.
Presto verranno a galla gli intricati rapporti tra il potere politico e le varie unità militari che di fatto controllano la città, e si scoprirà che simili giochi di potere hanno un prezzo.

Jin-Rô è una rivisitazione animata di una delle versioni "dark" della fiaba di Cappuccetto Rosso: non c'è molto spazio per i buoni sentimenti ed i lupi possono solo seguire la propria natura.

Diretto da Hiroyuki Okiura (già animatore e character designer per Ghost in the Shell ed alcuni altri importanti lavori), il film è pesantemente permeato - anche a livello registico - della mano del sommo Mamoru Oshii, che firma la sceneggiatura.
Co-prodotto dalla Bandai e dalla Production I.G, annovera nei vari ruoli altri nomi noti, tra i quali spicca quello di Kenji Kamiyama come direttore dell'animazione.

A livello tecnico presenta un buon tratto ed un discreto design dei personaggi, mentre sono ottime le animazioni.
Impressionante la caratterizzazione dei personaggi; la trama - pur molto semplice - appassiona, sorprende e commuove.

Questo è un film che se fosse stato girato inquadratura per inquadratura, dialogo per dialogo ed espressione per espressione con dei bravi attori, avrebbe vinto tutti i premi possibili ed immaginabili e sarebbe entrato di diritto nell'olimpo dei migliori film di sempre.
"Purtroppo" è un'animazione, e quindi robetta che difficilmente ottiene un minimo di considerazione, spesso anche da chi si erge tanto a paladino del valore artistico degli anime e poi, nei fatti, li snobba.

La versione (ri)vista è quella inglese, che se si aspettava l'uscita di quella della Yamato si diventava vecchi. :-)
A livello di qualità video siamo sullo scarsino andante, discreto l'audio e le voci.

Voto: 10. Superbo.
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sabato 22 novembre 2008

Body of Lies

Dopo Le Crociate, l'infatuazione di Ridley Scott per il vicino oriente prosegue con questo Nessuna Verità, stavolta ambientato ai giorni nostri.
Il regista ritorna anche - purtroppo - a confezionare un prodotto che ad essere buoni può essere definito al più mediocre. :-(

Agente sul campo della CIA passa dall'Iraq (dove parteciperà a torture ed omicidi assortiti) alla più ordinata ma non meno spietata Giordania, dove si intrallazzerà con i locali servizi segreti nella speranza di mettere le mani su un potente leader terroristico.
Si scontrerà con il suo cinico capo che, da Langley, più di una volta gli metterà i bastoni tra le ruote.
Tutti complottano e tutti tradiscono.

Piuttosto esplicito nel criticare la gestione della guerra al terrorismo, il problema principale è che - pur non essendoci esattamente carenza di materiale - lo fa limitandosi ad imbastire una trama ridicola, aggiugendoci dialoghi che sfiorano il patetico.
La conversazione a pranzo dalla sua pseudo-innamorata giordana è imbarazzante, ed anche alcuni dialoghi con il capo-sezione scavano il fondo del barile della retorica.
Come detto, anche la trama si presenta troppo contorta (e troppe cose accadono per pura magia) e molte situazioni vanno ben oltre la soglia del credibile, anche per un film di Hollywood (ciò che fa il capo dei servizi sergreti giordani è a tratti comico).

Delude anche la regia, con un ricorso ossessivo a riprese da droni di sorveglianza a dir poco fastidioso.
Con il materiale che si ritrovano, fanno quel che possono DiCaprio e Crowe (pur non amandoli io alla follia).

Sui titoli di coda, una canzone tratta da Chinese Domocracy dimostra che il nuovo album dei Guns - che esce domani - è meno vaporware di Duke Nukem Forever (che peraltro dovrebbe uscire a breve - ohmiodioilmondostaperfinire!)

Voto: 4. Deludente a dir poco.
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sabato 8 gennaio 2011

Fringe - Stagione 1

In questo periodo la fantascienza pura non vende. Diamine: non vende in libreria, figuriamoci al cinema o in tv.
Questo lo so io, lo sapete voi, e che mi venga un colpo se non lo sa anche quella ghenga di furbi soggetti che sono Roberto Orci, Alex Kurtzman e J. J. Abrams. Furbi. Più furbi che bravi, a mio avviso. E non lo dico con intenti spregiativi: tutto sommato sono anche bravini, nei rispettivi mestieri (imparagonabili però ad un Joss Whedon, per fare un nome non casuale), ma tutta la loro abilità finisce in secondo piano se paragonata alla smisurata furbizia che dimostrano. Al limite della genialità.

Fringe segue le vicende di una squadra speciale dell'FBI che - sotto l'ombrello dell'homeland security - si dedica in maniera non proprio ufficiale ad una serie di casi (battezzati The Pattern) che risultano del tutto inspiegabili, ma che hanno in comune il fare ricorso a qualche avanzata forma di tecnologia, tanto da far pensare che siano collegati tra loro.
Ogni puntata si apre e si chiude su un caso (autocombustione, mutazioni, morti inspiegabili, epidemie, ...), svelando man mano tutta una serie di personaggi ricorrenti dietro a questi eventi che forse sono atti di terrorismo o forse sono parte di un gioco molto più importante e complesso. Figure chiave di ogni indagine, l'agente Olivia Dunham (con un passato complesso) e Walter Bishop, scienziato reduce da decenni passati in un istituto psichiatrico.

Fringe è un fantasy. Lo dimostra il fatto che ogni superstizione e leggenda metropolitana - per quanto puerile possa essere - viene saccheggiata perché sempre buona per farci una puntata.
Ci sono i cavalieri del bene (non necessariamente senza macchia, come è imprescindibile nel 21esimo secolo).
Ci sono i cattivi, che forse hanno solo metodi da cattivi - anche qui, come sempre al giorno d'oggi.
Ci sono i mostri, sotto forma di virus, mutazioni genetiche e satanassi assortiti.
Ci sono le magie, perché per quanta sospensione dell'incredulità possa metterci, un 90% abbondante di quanto mostrato non ha alcun senso in questo universo.
E, più di tutto e tutti, c'è lui: il mago. Perché Walter Bishop è un mago: è capace di fare tutto. Sa tutto. Non ricorda quasi nulla del suo passato e non ha avuto contatti col mondo per anni, ma non importa: dategli il kit del piccolo chimico, e vi muta il DNA. Dategli una sedia da dentista, e si dedicherà alla neurochirurgia mentre fa colazione. Dategli una tinozza, e troverà modo di mettervi in comunicazione con il cervello di un ex collega morto (e/o "diversamente vivo"). Non c'è campo dello scibile (sovra)umano di cui non abbia assoluta padronanza e non c'è cosa che non abbia già realizzato nei suoi spensierati esperimenti di gioventù; porca scoreggia: a qualcuno sembra normale che per curare il figlio da non si sa bene quale buffa patologia, non trovi di meglio che inventare una dannata macchina per teletrasportare nel tempo e nello spazio l'unico medico che nel passato è riuscito a curarla?! (macchina che per inciso più o meno funzionicchia pure...)

In tutto questo, non viene fatto il benché minimo tentativo di fornire un contesto verosimile alla magia: da un lato le si spara talmente grosse che qualunque giustificazione non avrebbe che peggiorato la situazione, dall'altro non ce n'è bisogno: Fringe è un fantasy. Abrams e compagni lo sanno, e quindi neanche ci provano; del resto al giorno d'oggi il grosso del mercato vuole qualcosa che sia al passo coi tempi (nanotecnologia! terrorismo! mutazioni genetiche!) ma che in fondo in fondo segua i più semplici e rassicuranti canoni del fantasy. E quindi trame relativamente semplici e colpi di scena citofonati con 10 puntate di anticipo (il figlio di Bishop, per dire, e credo di aver intuito anche altro, in merito).

Oookay, credo di aver chiarito il punto, ed il fatto che quel che più mi prude è una semplice questione di marketing: se cerchi di vendermelo come un serial semi-fantascientifico, mi aspetto che lo sia. Almeno in minima parte.
Detto questo, il prodotto è senza dubbio realizzato con estrema cura ed una discreta quantità di soldi. Gli effetti speciali sono mediamente decenti (salvo qualche caduta di stile sul finire), la regia è adeguata e la fotografia buona.
Anna Torv è brava e porca quanto basta (ed anche qualcosa di più in fatto di porcaggine, a dire il vero), Joshua Jackson ("L'Amico di Dawson", per i fan) non fa neanche una bruttissima figura e c'è da calarsi il cappello per John Noble, maledettamente bravo nel ruolo del mago... errr... dello scienziato.
Ottime le musiche (del resto, quando puoi permetterti uno come Michael Giacchino...), ed a questo proposito giù il cappello a J. J. Abrams per lo stupendo tema dei titoli.
In generale tutte le puntate sono degne, eppure non riescono mai ad essere davvero memorabili; resta comunque un prodotto accettabile, se si cerca puro svago e qualche mistero (e poi nell'ultima puntata arriva anche un mito d'uomo... :-) )

Da molti è stato definito l'X-Files dei nostri giorni, io mi sento di dire... può anche essere. Di X-Files vidi solo le primissime stagioni, ben prima dell'epoca cupa. Non era affatto male (suppongo avesse i suoi elementi fantasy, ma non mi pare eccedesse) e credo che il paragone sia tutto sommato ingeneroso e poco lungimirante: X-Files aveva più senso e si appoggiava a trame ben più articolate.
Il fatto è che la gente oggi, probabilmente, vuole questo: qualcosa di semplice, che segua canoni ben noti ed adatto ad una soglia dell'attenzione piuttosto bassa.
Non è in sé una cosa negativa, non fraintendete: a me il fantasy piaciucchia anche, e se lo si vuole si può fare un fantasy complesso e approfondito a piacere. Allo stesso tempo non disdegno opere di puro intrattenimento, magari anche un po' superficiali: se assolvono al loro ruolo e riescono ad essere di svago, tanto basta.
Temo però che complessità ed approfondimento non siano ciò che oggi il grande pubblico cerca (specie in lavori di fantasia), e queste restrizioni si prestano particolarmente male alla realizzazione di un serial fantascientifico "serio".
Abrams ed Orci lo sanno, ed infatti Fringe è un fantasy. :-)

Voto: 6. Vedrò le altre stagioni? Non ci penso neanche. :-)

martedì 23 maggio 2006

GitS:SAC

Ho finito i 26 episodi della prima stagione (1st GiG) di Ghost In The Shell: Stand Alone Complex (l'intero cofanetto di 7 dvd è costato meno di 30 sterline, alla faccia dei 24.90 euro del singolo dvd dell'edizione italiana :-))

Superbo: non mi appassionavo tanto ad una serie dai tempi di Cowboy Bebop. Per la maggior parte si tratta di episodi autoconclusivi, in gran parte di genere poliziesco/spionaggio/azione; spesso le trame non sono niente di mai visto, ma sono sempre narrate incredibilmente bene. Non mancano comunque episodi più intricati, che tirano avanti la trama principale ed un buon numero di vere perle (The Movie Director's Dream, gli episodi sui Tachikoma e tutti quelli finali).

Breve sunto: in un futuro prossimo la quasi totalità degli esseri umani possiede impianti cerebrali che connettono tutti in una immensa rete; in uno scenario politico-militare interno ed estero molto complesso e fluido, la sezione 9 rappresenta una unità d'elite di prevenzione antiterroristica altamente specializzata nella gestione delle informazioni. Tra molte, la minaccia principale è rappresentata da uno sfuggente criminale identificato con il nome di Laughing Man, che sembra accanirsi contro alcune compagnie specializzate in nano-tecnologie. In un ambiente tanto complesso, le distinzioni tra giusto e sbagliato, buono e cattivo, vivo ed inanimato sembrano sfumare fino a confondersi.

Intrattiene, diverte (i Tachikoma Days!), lascia col cuore in gola e commuove (e riesce a farlo persino coi Tachikoma!)
Da non perdere.

Voto: 10 (i dvd dell'edizione anglosassone contengono un po' di extra - interviste con gli autori -, un ottimo sonoro ed una qualità video di norma discreta, anche se alcuni episodi presentano evidenti difetti di interlacciamento; voto tecnico: 8)

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giovedì 15 marzo 2007

GitS:SAC 2nd GIG

Section 9

Godo!
Togliamoci subito il dente della parte pecuniaria: si sa che non ho particolare stima per i distributori italiani (no davvero).
Ovviamente tanto disamore ha un prezzo: il cofanetto con la seconda stagione (2nd GIG)) completa di Ghost in the Shell: Stan Alone Complex l'ho pagata su amazon.co.uk ben 49.50 euro (sì, già convertito in euro: cofanetto con 7 dvd, spese di spedizione - 4 giorni per la consegna - comprese). L'edizione italiana in corso d'opera si sviluppa su 6 dvd (meno extra? ricompressione video?) al modico prezzo di 24.90 euro per singolo dvd.
Lascio ai più brillanti matematici fare il conto di quanto ci ho rimesso; tralasciando il fatto che, per citare un noto spot, la soddisfazione di NON dare soldi a Lupoi... non ha prezzo! :-)

Risolto il caso del Laughing Man nella precedente stagione la Sezione 9 si ritrova suo malgrado invischiata in una intricata lotta di potere ai massimi livelli che vede coinvolti la prima donna eletta primo ministro del Giappone, i servizi segreti, potenze straniere ed un gruppo terroristico. Terreno di scontro saranno i "rifugiati": milioni di persone immigrate in Giappone dal resto dell'Asia in seguito alle due guerre che hanno sconvolto il mondo; richiesti in passato come manodopera a basso costo, ormai rappresentano una zavorra per un paese in crisi economica. Abbandonati a loro stessi e minacciati di espulsione, troveranno in Hideo Kuze - già membro del gruppo terroristico "Individual Eleven" dagli obiettivi poco chiari e dai mezzi spettacolari ed inquietanti - un leader che promette di liberarli, portandoli all'indipendenza.
A fornire un (ulteriore!) antagonista alla Sezione 9 sarà la figura di Kazundo Gouda, capo di gabinetto dei servizi segreti, abile manipolatore e teorico delle dinamiche sociali con idee a dir poco peculiari su come dovrebbe girare il mondo.
Tanto Kuze quanto Gouda avranno motivazioni estremamente complesse ed articolate che richiederanno tutta la seconda metà della serie per venir esposte, maturare e mutare.

Di fronte a tanti gruppi decisi a portare al limite estremo l'escalation che sta montando nel paese, la minuscola Sezione 9 (un capo, sette membri, alcuni tachikoma ed una manciata di nuove reclute e personale di supporto) dovranno conciliare un senso di giustizia che può essere scambiato per debolezza (o banale difesa dello status quo) con la rabbia per le umiliazioni e le perdite subite, imbattendosi a più riprese in una brutale realtà: la Sezione 9 è ben poca cosa.
Sì, perché in questo sta la principale differenza tra le due stagioni: nella prima il Laughing Man eludeva più o meno da solo i suoi inseguitori, ma (anche tenendo conto del superbo twist finale) i ruoli erano ben definiti: c'era la preda e c'erano i cacciatori; per quanto dure fossero le battaglie restavano nette alcune sensazioni: in primis, di essere nel giusto; poi, di poter fare la differenza; infine, che le cose si sarebbero risolte per il meglio (a livello dei singoli episodi e complessivamente).
In questa seconda stagione questo non è più vero: si può forse ancora avere la convinzione di operare per un poco definibile bene comune, ma questa volta gli avversari sono fin da subito soverchianti in termini di numero, capacità, posizione nella catena di comando politico-militare e - soprattutto - in fatto di assoluta dedizione alla propria causa.
Incertezza, rabbia e paura accompagneranno per gran parte degli episodi la Sezione 9, che finirà col prendere numerose batoste. Prenderne tante. Tante da far male.

A livello di episodi, pur mantenendo una separazione tra episodi a sé stanti e connessi alla trama principale ("dividual/dual" episodes), i secondi sono in numero maggiore e più strettamente in continuità rispetto a quanto visto nella prima stagione. Qualitativamente tutte le sottotrame vanno dal molto buono all'ottimo; finalmente abbiamo alcuni episodi dedicati interamente ai personaggi (per così dire) "minori" della Sezione 9 ed alcuni interessanti scorci del passato che forniscono parte del quadro su come i membri si siano conosciuti e di quale sia lo scenario che ha portato il mondo nell'attuale situazione.
Immancabili le citazioni cinematografiche (a manate!), letterarie e storico-politiche; queste non sono mai comunque fine a sé stesse né sono soffocanti: al contrario forniscono un contesto solido e realistico dentro il quale inquadrare le vicende narrate.

Prodotto palesemente con una marea di soldi, lo studio Production I.G ci ha messo qualcosa che non si compra e che ancora oggi pochi hanno: talento e passione in quantità industriali. Pagando la giusta cifra al giorno d'oggi chiunque è in grado di produrre una buona grafica; tutt'altro discorso è trovare qualcuno che sappia scrivere le storie, girare scene di ogni tipo, utilizzare in maniera saggia la computer grafica e - banalmente - sappia dove piazzare una telecamera; in questo senso Kenji Kamiyama si dimostra estremamente bravo e persino molto maturato rispetto al passato.
Eccelso a livello di grafica e di animazione, la computer grafica è integrata molto meglio che in passato; sempre di buon livello la musica della solita Yôko Kanno.

I dvd: ottima la compressione video (anamorfico widescreen), eccellente il doppiaggio (adeguati i sottotitoli) e l'audio 5.1; gli extra consistono nella solita sequenza di interviste col cast: niente di che, ma ogni tanto qualcosa di interessante viene detto.

GitS:SAC 2nd GIG prosegue nel solco già tracciato dai predenti film e dall'altra stagione: classe e stile sono le parole d'ordine. Consideravo il 1st GIG un ottimo prodotto (votato 10/10) ed avevo totale fiducia nel 2nd GIG: la vera sorpresa è stato il trovarsi di fronte a qualcosa di nettamente migliore.
Grufolo di piacere®!

Voto: 10. Capolavoro imprescindibile.
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lunedì 21 dicembre 2009

Cowboy Bebop: the movie

Rivisto il film di Cowboy Bebop, recentemente acquistato in DVD.
Di suo andrebbe considerato un eccellente film d'animazione, va però detto che sfigura un po' di fronte ad una delle migliori serie di tutti i tempi.

Marte, anno 2071, un attentato terroristico con armi nanotecnologiche fa decine di morti. Il governo locale mette una enorme taglia, che ovviamente fa gola anche ai cacciatori di taglie della nave Bebop.
Durante le difficoltose indagini verrà alla luce un piano più ampio, che prevede uno sterminio di massa.

Trama un po' troppo semplice per un film di quasi due ore, e sviluppata in maniera troppo canonica; il cattivo di turno sarebbe anche stato interessante, ma viene approfondito poco. Lo stesso si può dire dei protagonisti: nessun problema per chi già li conosce, ma forse andavano meglio delineati per il pubblico occasionale.
Come detto, comunque, questi sono difetti che si notano soprattutto nel confronto con l'opera di riferimento: la regia è infatti molto buona (dannato Shinichirô Watanabe: lavora di più! ) e non manca l'azione.
E poi ci sono le musiche di Yôko Kanno, che per Cowboy Bebop ha davvero dato il massimo.

Piccola nota di demerito per Amazon: ringrazio di averlo pagato, nuovo, meno di quanto non tocchi spendere per un usato in Italia, ma nella pagina si parlava esplicitamente di doppiaggio in italiano, che invece è assente. Le voci italiane erano perfette, mentre quelle inglesi non mi fanno impazzire (e poi Ed risulta di fatto incomprensibile - per fortuna ci sono i sottotitoli). Qualche extra, ma niente di fondamentale. Ottima la qualità audio e video.

Voto: 7.5 - la serie è d'obbligo, il film male non fa.
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sabato 7 aprile 2007

five fingers

In Five Fingers c'è Morpheus che, allegro terrorista fondamentalista, rapisce un già meno allegro cittadino olandese che si trova in Marocco per la creazione di una organizzazione non governativa, accompagnato da O'Brien di Star Trek: The Next Generation che non si sa perché non si fa teletrasportare sull'Enterprise.
Comunque sia, Morpheus - qui spalleggiato dalla sua mitica moglie Zoe-Gina Torres - vuole in realtà delle informazioni dal malcapitato olandesino, e le otterrà un ditino alla volta.

Film che ha suscitato un po' di polemiche per come vengono dipinti i terroristi, gli uomini della CIA, gli occidentali ed i musulmani in genere; onestamente, tutta la (poca) cagnara fatta si rivela una gran serie di pugnette.
In sé la (breve) pellicola scorre bene, tra una mutilazione e l'altra; man mano che si procede i ruoli si faranno più complessi e sfumati. Pecca un po' per scarsa verosimiglianza (i carcerieri sanno troppe cose per aver davvero bisogno del prigioniero, in primis) ed eccesso di linearità che porta a facili previsioni sulla conclusione della vicenda. Se non ci si fa troppo caso, resta comunque un film simpatico.

Voto: 7.
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domenica 30 settembre 2007

300!

In clamoroso ritardo sull'universo mondo, ho infine visto 300.

Il dio-re Serse marcia con la più grande armata che il mondo abbia mai visto verso la conquista della Grecia, unica flebile speranza di libertà e democrazia in un mondo di schiavi.
Il re spartano Leonida, intenzionato a muovere l'esercito, viene ostacolato dai corrotti sacerdoti efori; partirà dunque con appena 300 dei suoi migliori guerrieri verso le Termopili dove, assieme a poche migliaia di ateniesi, sbarrerà la strada all'esercito persiano.
Una missione senza speranza, eppure necessaria per dare tempo al resto della Grecia (già improbabile vincitrice degli europei di calcio, è bene ricordarlo ;-)) di prepararsi e - soprattutto - per fornire agli uomini liberi un simbolo ed una ispirazione.

Zack Snyder dirige degnamente un esercizio muscolare e testosteronico, ma che in fondo riesce a mantenere anche il significato storico ed etico di quella battaglia.
Azzeccato l'uso del metal per alcune musiche, si eccede un po' nell'uso di mostri di ogni sorta: più che i persiani, sembra stiano combattendo le orde di Mordor...
Tutto sommato inutile - benché non dannoso - tutto ciò che è stato aggiunto rispetto all'eccezionale fumetto di Frank Miller: la parte sul consiglio spartano è davvero superflua.

A livello di impatto visivo, il fumetto è una spanna sopra: forse un regista d'altro calibro avrebbe saputo riprodurre meglio alcune scene chiave, ma nel complesso il film è potente quanto basta.
Ho invece trovato agghiaccianti quasi tutte le voci italiane - non so come fossero quelle originali.

Il fumetto prima ed il film poi hanno dato seguito ad una spettacolare ondata di masturbazione pseudo-politica con Bush e l'America identificate tanto in Leonida (difensori della democrazia attaccata dalle forze del male e blah blah blah) tanto in Serse (i brutti cattivoni che mandano il loro enorme esercito in guerre di conquista e blah blah blah).
Già questo - ed il fatto che girala come ti pare questa è una rappresentazione (romanzata a piacere) di un fatto storico di quasi 2500 anni fa - dovrebbe essere sufficiente a chiunque per mandare i sostenitori di una tesi o dell'altra a farsi delle vigorose pugnette (inquadrandole in un contesto di lotta di classe o di guerra al terrorismo, se ritenuto necessario all'eccitamento ;-))


Voto: 8 (10 al fumetto)
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