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domenica 19 giugno 2011

Champ Against Champ

Andando a spasso per la Cina medievale, capitava spesso di imbattersi in personaggi del genere.


Mentirei, se dicessi di aver capito qualcosa della trama: sospetto non brillasse neanche di suo, ma il doppiaggio affidato a gente che parla inglese come sbirulino e l'aver chiamato tre personaggi Master Wai, Master Kay e Master Tai non ha certo aiutato...
Di sicuro abbiamo un grassone paranoico (Master Kai, mi pare) convinto che sia in atto un complotto ai suoi danni orchestrato dall'ottuagenario Master Tai la cui massima aspirazione nella vita pare essere trascorrere una serena vecchiaia a farsi torturare nelle segrete del suddetto cattivo obeso.
La cosa non sarà però priva di conseguenze: promesso sposo della figlia del vecchiaccio è infatti niente meno che il quinto Beatles della Cina medievale, ovvero Dragon Lee!
Anche lui avrà la sua bella vagonata di merda da spalare: in un agguato viene colpito da un dardo mortale e solo l'amputazione di una gamba (e forse di parti dell'apparato uro-genitale) ad opera di Qualchedauno Che Passava Di Lì Per Caso (Master Wai, se non ho capito male) lo salverà.
Con un notevole salto logico scopriamo che il nonno di qualcuno (non ho davvero capito chi) era un noto fabbro e/o combattente dotato di una gamba sola. Caso vuole che abbia anche lasciato il suo manuale di combattimento e tutto il necessario per costruirsi un arto artificiale in uno stanzino in cui nessuno entrava da secoli.
Dragon Lee si mette alla fornace ed in men che non si dica fabbrica la gamba con la quale sconfiggerà i malvagi!

Abbastanza delirante e privo di decenza, questo grande esempio di Brucesploitation (e non poteva essere altrimenti, con Dragon Lee nel cast) diretto dall'amato Godfrey Ho.
Degni di nota alcuni combattimenti con gente che sputa fuoco, signorine telecinetiche che diventano invisibili (o qualcosa del genere) e varie altre amenità messe apposta per far perdere anche quel poco di dignità che un film del genere avrebbe potuto avere.
Imperdibili alcune perle di regia, con combattimenti al ritmo di musica classica e ardite riprese notturne.
Champ Against Champ si fa ricordare anche per essere uno dei film più martoriati dal riversamento televisivo della storia: praticamente tutti i dialoghi vedono un tizio che parla da una estremità dello schermo e qualcuno che dall'altra parte risponde fuori campo... Una esperienza straniante. :-)

Frase del giorno: you stinking turd! Rot in hell!
Cose imparate: puoi raddoppiare la durata di un film, aggiungendo gente che cammina senza costrutto per ore e ore...

Voto: 2. Trashometro® 8/10:

lunedì 3 marzo 2008

severance - tagli al personale

Severance fa venire rabbia: sì, perché è inconcepibile che un film del genere non possa essere prodotto in Italia. Non servono budget stratosferici: un regista decente, un cast che sia in grado di stare davanti ad una cinepresa ed una buona storia. Eppure prodotti così ogni tanto escono dal cinema inglese, tedesco e spagnolo; da noi, schermo piatto. :-|

Alcuni dipendenti mal assortiti della Palisade, multinazionale che produce armamenti, si recano nell'europa dell'est per una "vacanza aziendale" che avrebbe lo scopo di cementare lo spirito di gruppo.
A parte lo scarso entusiamo, sembrerebbe una situazione tranquilla, non fosse che si ritrovano nel lodge sbagliato, in una foresta isolata che pare infestata da spietati assassini - forse fantasmi di un oscuro passato della compagnia stessa.

Severance è fondamentalmente una commedia horror in cui la parte divertente ha di gran lunga il sopravvento. Eppure anche le poche parti "horror" funzionano molto bene, e si passa costantemente da una all'altra in maniera fluida ed impeccabile. In altri momenti, riesce persino a risultare toccante, e scusate se è poco, per una commedia horror.

Tutti i personaggi sono delineati in maniera deliziosa e ben interpretati (Danny Dyer è un idolo!), la regia funziona sempre, ha buon ritmo e mostra qualche chicca da non perdere (bello lo sdoppiamento del protagonista).
Ma dove brilla davvero è nella sceneggiatura e nei dialoghi: situazioni geniali e dialoghi memorabili si sprecano. Sempre molto divertenti, spesso con un tocco cinico ed acido molto acuto. Su tutte, l'impareggiabile scena col lanciarazzi, quella della gamba nel frigorifero e le varie versioni sulla storia del lodge (Nosferatu e la casa di riposo con le infermiere stragnocche!) :-) :-)

Ancora una volta qualcosa che chiunque poteva produrre, ma che nel dubbio hanno fatto "altri"; almeno stavolta in Italia ci siamo inventati un sottotitolo carino: "Tagli al Personale" è simpatico. Di più, proprio non ci riesce.

Voto: 9. Straconsigliato a chiunque.
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mercoledì 17 dicembre 2008

rovinatissimo!

Gli horror vacanzieri sono sempre forieri di grandi soddisfazioni, e The Ruins (Rovine) non fa eccezione. :-)

Manciata di giovani pirla in ferie in messico, ne hanno abbastanza della vita notturna sulla spiaggia e decidono di avventurarsi verso un sito archeologico di recente scoperta, non ancora aperto ai turisti (e già qui...)
Circondati da bifolchindios piuttosto incazzosi, verranno spinti su un tempio Maya, dove per motivi che saranno presto chiari nessuno osa inseguirli: le rovine sono infatti infestate da feroci piante carnivore, semoventi ed intelligentissime (almeno se paragonate alle vittime, si intende).

Vero punto di forza del film è la totale stupidità dei protagonisti, intenti in una corsa ai Darwin Awards: ad esempio, calarsi con una corda non abbastanza lunga per poi gettarsi nel vuoto - che tanto "non mancherà poi molto al fondo" - non sembra essere una grande idea. :-)
Belli poi i litigi sentimentali nei momenti meno opportuni, per tacere del totale disinteresse verso i feriti.
A proposito dei feriti, il film si impenna durante una operazione alla "allegro chirugo": una frattura esposta ad una gamba viene curata (sort of) con una amputazione (neanche coatta: l'interessato era ENTUSIASTA all'idea) effettuata da un imbecille con un microscopico coltellino.
E l'emorragia come la fermano, vi chiederete? Niente di più semplice: una bella padella antiaderente (presumibilmente venduta da Giorgio Mastrota) arroventata sul fuoco ed il gioco è fatto! ;-) AAARGH!

Tragico scoprire che tale capolavoro è stato prodotto dalla Dreamworks e dalla Spyglass, basandosi su un libro dell'autore di quel gioiello di Soldi Sporchi (ma lì alla regia c'era uno bravo davvero).

Voto: 4 Trashometro® 6/10: (e ricordate di DARVI da mangiare alle piante)
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domenica 2 luglio 2006

mon dieu, le horreur!

Ullallà, la belle France avec le belle cinéma!
Non si sono certo limitati ad inventarlo, il cinema: non passa anno che i nostri cugini mangiacavalli non lo migliorino! ;-)

Un caso esemplare è A Children's Game (un jeu d'enfants), col quale i simpatici mangiaranocchie hanno deciso che era tempo di aprire la via francese al genere horror... e con quali risultati!

Tipica famiglia d'oltralpe: marito impegnatissimo in ufficio, mogliettina casalinga che gliela fa annusare solo quando ottiene una promozione, due figli disfunzionali ed inquietanti, una babysitter con un visetto innocentissimo, comparsate della nonna un po' rinco.
Tutto procede per il meglio fino alla visita di due grotteschi fratelli, che sostengono di aver abitato da bambini nella loro vecchia casa.
A questo punto tutti si rendono conto di abitare in Francia ed iniziano a comportarsi in maniera assurda: i bambini fanno il verso a quelli dei film horror orientali, il babbo sbiella e si fa licenziare, la mamma inizia a pagare in natura il conto della spesa, la babysitter si impicca e lo spettatore vorrebbe imitarla.

Si va avanti così in un crescendo di stramberie mortalmente noiose, gare di grande recitazione e situazioni che più che un film horror ricordano molto il film-nel-film neorealista di Tre uomini e una gamba, finché non si giunge ad una fine insipida che il 99% degli spettatori non avranno visto o avranno ignorato.
87 lunghi e dolorosi minuti che ti fan venire voglia di morire o, ancora meglio, di stanare e uccidere quanti più mangiamerda possibile. :-)
Se non si è capito, mi è piaciuto davvero tanto! Da tempo bramavo di assistere alla risposta francese al filone horror spagnolo (che già lì si salvavano sì e no due film in tutto); non che ne avessi bisogno, ma ora so per certo che anche loro sanno fare Grande Trash®.

Voto: 1. Trashometro® 3/10:
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domenica 14 novembre 2010

Dollhouse: stagione 2

Vita travagliata, quella di Dollhouse, ma che se non altro non si è risolta in una dolorosa eutanasia come accaduto a Firefly.

Ventisei episodi su due stagioni non sono certo molti per raccontare una storia ambiziosa, e devo dire anche che alcune scelte di Joss Whedon mi sono sembrare azzardate.
La seconda stagione inizia infatti in maniera non dissimile dalla prima, con episodi abbastanza slegati gli uni dagli altri, con poco sviluppo dei personaggi ed in generale un po' fiacchi.
Poi la trama principale diventa finalmente centrale, e ci si concentra sulla futura apocalisse ed i tentativi di evitarla.

Pregevole l'impostazione data alla Rossum Corporation, con i suoi metodi e le sue motivazioni; ben realizzata anche la crescita dei ruoli all'interno della Dollhouse, anche se tutto sommato i presunti colpi di scena sono tutti ampiamente prevedibili (indovinare chi diventerà "cattivo", chi sta facendo il doppio/triplo gioco e la vera identità di alcuni personaggi è davvero facile).
Si arriva comunque ad una conclusione senza dubbio soddisfacente, e come sempre zio Joss non mancherà di chiudere in maniera definitiva le storie di alcuni importanti personaggi.

Non sono però tutte rose, in questa seconda stagione: episodi fiacchi ed assenza di miglioramenti in tema di recitazione a parte, si nota una netta involuzione in quanto a regia e fotografia, specie nei primi episodi. Si ha poi l'impressione di dover giungere in fretta alla conclusione, ed alcuni avvenimenti vengono buttati lì come se niente fosse.
Peggio che mai, troppo spesso si fa ricorso ad un eccesso di mumbo jumbo tecnologico per spiegare questo o quello. Dato il soggetto, sono disposto a sopportarne una discreta quantità, ma sul finire si esagera davvero.

Insomma, la sensazione che lascia è che si sia in parte fatto un passo più lungo della gamba (specie per quanto riguarda le finanze ed i tempi a disposizione dello show); accettato questo, il risultato è comunque di chiaro pregio, con una bella storia e dei bei personaggi.

Voto alla stagione: 8--.
Voto complessivo alla serie: 8.

martedì 8 aprile 2008

disturbia

Ispirarsi per l'ennesima volta a La Finestra Sul Cortile dovrebbe diventare reato penale - fatta eccezione per La Finestra Sul Cortile Con Gli Scarafaggi, che era un concept troppo geniale per non essere realizzato, lo ammetto. ;-)

Disturbia ci (ri)prova, e fallisce miseramente.
Ragazzino picchia il suo professore e viene condannato ai domiciliari, con il dannato sensore attaccato alla gamba. Per tre mesi la sua vita trascorrerà nel raggio di pochi metri, ma il vicinato lo aiuterà a distrarsi: prima arriva la topina d'ordinanza, poi il buon vecchio Brutal. Sfortuna vuole che quest'ultimo sia in realtà un efferato quanto stupido serial killer.

Parte anche bene, ma poi si appiattisce prima nella banalità (lui che diventa il guardone del quartiere senza alcuna originalità), poi nella totale insensatezza. Il serial killer è ridicolo, dotato di teletrasporto ed in generale di nessunissimo interesse per il pubblico.
Oltretutto la mamma neanche lo stende con le sue mosse alla Matrix... ;-)
Menzione a parte per il protagonista: continuo a pensare che Shia LaBeouf sia una truffa colossale.

Voto: 4.5. Peccato.
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sabato 20 agosto 2011

(C)onan

Fosse morto, John Milius avrebbe due fortune: 1. essere impossibilitato a vedere questo sordido re(make|boot) di Conan il rabarbaro, 2. potersi rivoltare nella tomba al pensiero.

Invece, con un intervento in scivolata a gamba tesa, il molesto Marcus Nispel ci propina la sua versione del ciminierico eroe. E noi giustamente accorriamo al cimmena e sganciamo pure l'odioso contributo di solidarietà 3D ai poveri produttori cinematografici, dopo aver promesso che non l'avremmo fatto mai più (again).

Sunto: cattivo con fig(li)a cattiva al seguito stermina in lungo e in largo al sol fine di rimettere insieme i pezzi di una maschera facciale di dubbia bellezza (tipo succhia-faccia di Alien). Come da regolamento, lascia in vita un ragazzo dopo avergli sterminato la famiglia, che con una nemesi la vita ha più gusto.
Ah già, e gli servono pure gli emoderivati dell'ultima discendente di sangue puro di non so quale dinastia (no offense, ma essendo l'unica rimasta come speravano di proseguire la stirpe? Non c'è neanche materiale per un po' di incesto...)
Ad ogni modo, il cimurrico ragazzo è cresciuto e gli darà un sacco e una sporta di legnate!
Fine della trama.

112 minuti di noia e dolore, che si caratterizzano per:
  • overacting da fotoromanzo.
  • dialoghi da fotoromanzo.
  • scopatine da fotoromanzo.
  • combattimenti degni di una sfida all'ultimo sangue tra Hello Kitty ed un Puchu.
Comunque, questo nuovo Conan il bischero ci ha anche svelato cose che tutti noi sospettavamo da tempo, come il fatto che Conan (qui interpretato dal non esattamente grossissimo e già "diversamente civilizzato" Khal Drogo di Game of Thrones di cui parleremo in altra sede) è fortissimo per un motivo molto semplice: è figlio di Ron Perlman!

Voto: 1. Niente sul trashometro: non è trash, è solo proprio molto-molto-molto brutto e stupido.

PS: come prevedibile, il 3D è doloroso ed insultante, e lo si nota giusto sui titoli di testa e di coda.

domenica 1 febbraio 2009

valkyrie

Parto travagliato, quello di Operazione Valichiria, ma il risultato non è da disprezzare.

Miliardesimo film sulla seconda guerra mondiale, stavolta su un episodio poco noto (a dire il vero poco noto solo agli Americani - con tutto il dovuto rispetto ;-)) che vede un ampio numero di alti ufficiali tedeschi tentare il colpo di stato e l'assassinio dell'Adolf nazionale.
C'è da specificare come andò a finire?

Di Tom Cruise si potrà dire tutto il male possibile (a partire dalla sua oggettiva carenza espressiva), ma non che non si sappia muovere più che egregiamente nell'ambiente del cinema. E non parlo dei buoni risultati al box-office: mi riferisco alla qualità delle sue produzioni ed ai registi di primissimo piano con cui lavora. Inoltre sa scegliersi egregiamente i ruoli, che non è poco.

Qui, il sempre perfetto Bryan Singer sceglie una regia classica e precisa, sicuramente adatta al soggetto.

Veri difetti non ce ne sono (tutto il cast fa un ottimo lavoro), se non che si ha la sensazione che qualcosina di troppo sia stato tagliato, in fase di montaggio (l'organizzazione e la "razionalizzazione" dell'attentato avrebbe meritato qualche momento in più).
Insomma, riesce a mantenere alta la tensione in un film di due ore di cui tutti conoscono la fine. Ci vuole gente in gamba, poco da dire.

Voto: 7.5/8
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sabato 8 maggio 2010

green zone

Se visto preparandosi ad un film d'azione in zona di guerra, Green Zone fa anche la sua figura.

Nell'Iraq appena sconfitto dagli Americani, il comandante di un gruppo impegnato nella ricerca delle armi di distruzione di massa resta invischiato in un intrigo militare e politico che vede contrapporsi diverse sezioni dei servizi segreti, dell'esercito e dell'amministrazione; nodo del contendere, ovviamente, l'esistenza o meno di dette armi proibite.

Magari non molto realistico negli avvenimenti dei singoli protagonisti (a Matt Damon succedono davvero un po' troppe cose un po' troppo in fretta), il film ha il suo principale pregio proprio nell'azione: ben diretta e ben eseguita, mantiene alta la tensione dall'inizio alla fine. Pecca solo lievemente nel finale, dove diventa eccessivamente convulsa.
Tutto sommato non malvagia neppure la rappresentazione dei complessi giochi di potere e delle scelte errate che porteranno alle ben note conseguenze.

Voto: 7 - non annoia.
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domenica 9 aprile 2006

inside man

Tutti i film di Spike Lee dovrebbero concludersi con una partita di basket. E' il pubblico a chiederlo... ;-)

Quattro rapinatori si asserragliano all'interno di una filiale new yorkese di una grossa banca, prendendo in ostaggio dipendenti e clienti. Sono in gamba e determinati, e la polizia non sa che pesci prendere; da un lato il negoziatore Denzel Washington cerca di trattare, dall'altro ci si prepara ad una irruzione delle teste di cuoio.
Il tempo passa, e ben presto ci capisce che forse i rapinatori non sono lì solo per svaligiare la banca; le storie e le trame dei personaggi, ad ogni livello della scala sociale, iniziano ad intrecciarsi e ad assomigliarsi sempre più.

Inside Man ha un certo numero di pregi: la regia è ben fatta, alcune trovate sono simpatiche, le musiche ottime e tutto sommato il messaggio che voleva comunicare viene spiegato chiaramente.
Non sono neanche pochi i difetti: oltre due ore di stallo sono difficili da sostenere, e certamente non erano necessarie. Molte situazioni poi sono oltre il limite del credibile, e si ha la sensazione che ci si sia sbattuti molto poco per rifinire il prodotto sotto tutti i suoi aspetti; se il contenuto può essere sufficiente, lo stesso non può dirsi della forma con cui è stato espresso, ed in un film non è un difetto da poco.

Voto: 6, ma da Spike speravo molto di più.

PS: Spike Lee è in piena turf war con 50 Cent, accusandolo di dare un esempio negativo (come se fosse colpa sua, se è bulletproof) e di fomentare la violenza nei ghetti. Lo accusa perfino d'essere dietro all'omicidio di una guardia del corpo di Busta Rhymes. L'interessato risponde che Spike fa film del cazzo (i suoi film e videogiochi, invece...)
La subcultura gangsta mi fa sempre spanciare dalle risate... yo bro, respect!