Casa del Trashometro
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sabato 29 novembre 2008

Max Payne

Max Payne, il videogioco, era davvero pregevole: divertente da giocare e con una storia stylish ed hard-boiled da far paura.
Pur avendo avuto successo, non si può però dire che sia il primo nome che viene in mente al grande pubblico, quando gli si chiede il titolo di un videogame, eppure qualcuno deve aver pensato che potesse avere un traino sufficiente da farci un film.
E fin qui nulla di male.
Visto il risultato, viene però da chiedersi che senso abbia comprare i diritti di un'opera se poi se ne stravolgono completamente stile e personaggi.
E neanche questo sarebbe un male di per sé, se il risultato fosse buono - sorprendentemente, non è il caso del film di Max Payne.

Max è un poliziotto a cui viene sterminata la famiglia; sulle tracce degli assassini si imbatterà in una nuova droga sviluppata da una casa farmaceutica per migliorare le prestazioni dei soldati in combattimento. Pur causando tremende allucinazioni, la sostanza viene diffusa tra alcuni stimati esponenti della criminalità locale, per fini (non tanto) misteriosi.
L'indagine meno impegnativa della storia viene adeguatamente condita dalle sparatorie più ridicole di ogni epoca (e non c'è neppure l'adeguata quantità di bullet-time!)

La regia, oltre ad essere supponente ed indisponente come poche, si dimostra davvero sadica con gli spettatori: su 100 minuti di film, 80 abbondanti consistono in primissimi piani di Mark Wahlberg. MA SIAMO IMPAZZITI?!?! ;-)
Che per carità, a suo modo è uno dei miei attori-feticcio, ma insomma...
In mezzo a tale catastrofe, vengono coinvolti pure nomi del calibro (si fa per dire) di Beau Bridges, Ludacris, Chris O'Donnell e Amaury Nolasco.

Su tutto il resto, stendiamo un velo pietoso.
Ah, e se voleste comunque andare al cinema nella speranza di vedere della pelle, siate informati che Olga Kurylenko e Mila Kunis non ne mostrano neanche un centimetro quadrato (e non dimenticate gli 80 minuti mono-facciali di Wahlberg... ;-))

Voto: 2. Atroce. Trashometro® 4/10:
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giovedì 27 novembre 2008

[BSG] stagione 1 (o: della fantascienza tra libri e tv)

Strano periodo, per la fantascienza. Da un lato la letteratura fantascientifica sta attraversando uno dei suoi momenti di maggior crisi, e chiunque frequenti le librerie lo avrà notato: oramai si trovano solo poche ristampe dei soliti noti, con pochissimo materiale nuovo e nessun filone emergente (niente a che spartire con il fantasy, in tutte le sue declinazioni, che ha conquistato spazi sempre più ampi sugli scaffali - in questo seguito a ruota dai fumetti).
Dall'altro, gli ultimi anni hanno visto una vera e propria esplosione della fantascienza "da vedere", e se al cinema non sono mancati alcuni decorosi prodotti (in mezzo, però, a tanta mediocrità), è nelle serie televisive che il genere ha conosciuto il suo maggior successo.
Un successo magari non sempre di pubblico od economico (ma i costi di produzione sono spesso significativi, ed il rischio sovraesposizione è sempre dietro l'angolo, quando c'è tanto materiale), ma che ha visto sbocciare prodotti di ottima qualità e molto vari: dal proseguimento/spin-off di classiche serie spaziali, alla serie animate (post-cyber-punk e non), alle contaminazioni fantasy del genere supereroistico.

Sul tema "fantascienza: tra libri e tv" potrei fare un discorso serio, lungo ed articolato... ma figuriamoci! ;-)

Tutto questo in realtà, per introdurre il fatto che - dopo La Miniserie - mi sono visto la prima stagione di Battlestar Galactica.

Proseguendo con gli eventi, i neppure 50.000 esseri umani sopravvissuti si metto alla ricerca di un luogo sicuro, sempre braccati dalle orde di robot assassini e con una nuova drammatica consapevolezza: i Cylons possono avere forme organiche ed essere (quasi) indistinguibili dagli umani.
La trama di questa prima stagione è di sicuro molto buona, ed apprezzo moltissimo come viene sviluppata, con il costante approfondimento dei rapporti tra i personaggi e delle difficoltà di una società civile che cerca di ritrovare una propria identità, dopo lo sterminio di miliardi di persone.
Insomma: troppe volte abbiamo assistito a serie televisive che si trasformavano in telenovelas tra le stelle, o che si incagliavano nell'affannosa ricerca del nemico sempre più forte (e sempre sconfitto, ma mai definitivamente) o - moda recente - del perpetuo colpo di scena, con 6 o 7 stravolgimenti di prospettiva a stagione.
Non che questi elementi manchino, in BSG, ma sono sapientemente dosati tra loro senza eccedere e non distolgono mai dal quadro complessivo (lo sterminio, la fuga, la rabbia, la paura e la speranza), col quale anzi si integrano alla perfezione.

Come detto, i personaggi sono mediamente ottimi (oddio: Gaius Baltar lo devo ancora inquadrare e mi sembra un po' eccessivo/macchiettistico sotto troppi aspetti) ed eccellenti le loro interazioni; i temi sono spesso coraggiosi e trattati in maniera tutt'altro che banale (magistrali la tortura del Cylon e lo scontro tra politici e militari).
Pur non venendo ancora svelato quasi nulla, si ha poi la costante sensazione che i Cylon abbiano effettivamente un piano più ampio e complesso, del semplice sterminio (certo, la sopravvivenza di entrambe le parti è - prosaicamente - necessaria per il proseguimento della serie, ma viene gestita molto bene e lasciando intendere profonde implicazioni).

A livello di regia, dopo un po' ci si abitua allo stile (telecamera spesso a mano, ma gestita con maestria) e si impara ad apprezzarla molto per la "sporca pulizia" e l'espressività.
Ulteriori punti di merito a quasi tutti i protagonisti principali, che fanno un eccellente lavoro.
La trama è poi impreziosita da dialoghi di ottimo livello (mai banali) e da una cura maniacale per i dettagli, che rendono completo e credibile lo sfondo di questo mondo futuristico/alternativo (ma chissà poi quanto alternativo e futuristico: le religioni greco-classiche, ad esempio, danno molto da pensare...)

Se proprio vogliamo trovare un difetto, si potrebbe dire che alla fin fine seguiamo le vicende di poco più di una dozzina di personaggi davvero importanti e coinvolti in tutte le circostante. Naturalmente non sono poi pochissimi e mi sarei lamentato sia se fossero stati di meno (sfociando in un ulteriore eccesso di protagonismo) che se fossero stati molti di più (finendo col limitare l'approfondimento), e quindi va bene così... ;-)

Ora devo solo trovare il modo di impedirmi di divorare le altre due stagioni e Razor, che ho già in casa. Sarà comunque molto dura, visto che il cliffhanger con cui si chiude la prima non mi farà dormire la notte. :-)

Voto: 10- (al momento il "meno" è per Gaius e la moglie di Saul). Ottimo.
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martedì 25 novembre 2008

Prime Evil

Se non avete più unghie da strapparvi con le pinze e non sapete più come farvi del male, vi consiglio Prime Evil (Nel Nome del Maligno), della (quasi) leggendaria Roberta Findlay.

Una malevola setta di monaci tifosi di Satana (e/o della Fiorentina) si guadagna l'immortalità sacrificando un parente (preferibilmente vergine, ma anche sagittario pare andar bene) ogni 13 anni.
Così facendo riescono a restarsene in giro fin dal tredicesimo secolo, ripetendo ogni tre-per-due che il demonio è tosto un casino e che la Chiesa ha i giorni contati (immagino che una volta raggiunta l'immortalità, uno impari a non aver fretta...)

Uno di questi satan-arrivisti, che punta a conquistare il potere all'interno dell'organizzazione, decide di sacrificare la propria nipote, nota per andarsene in giro con un intero allevamento di visoni/volpi/cani/gatti come pelliccia e per non averla mai neanche fatta annusare in fotografia al suo moroso.

Negli 83 minuti più lunghi della vostra vita, potrete anche assistere a suore infiltrate nella setta, a poliziotti scettici che se ne vanno in giro con pistole lunghe-lunghe per compensare inconfessabili carenze e molto altro.

Oltremodo doloroso, oltre all'idiozia della trama ed i dialoghi patetici, questo filmone presenta un paio delle scene di lotta peggiori di ogni tempo: tizi lenti come tartarughine che sollevano i piedini di neanche mezzo metro e neppure si sfiorano.
Per il sempre presente comparto fan-service, giusto una manciata di tette (alcune finte); svettano invece gli effetti speciali, con il satanasso di cartapesta che si fa accoltellare come un tordo nel bel mezzo dell'orgietta rituale (una cosa più simbolica che altro, a dire il vero). Ed il bene trionfa ancora una volta... ;-)

Voto: 1 Trashometro® 5/10: (dolooore e devastazione!)
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sabato 22 novembre 2008

Body of Lies

Dopo Le Crociate, l'infatuazione di Ridley Scott per il vicino oriente prosegue con questo Nessuna Verità, stavolta ambientato ai giorni nostri.
Il regista ritorna anche - purtroppo - a confezionare un prodotto che ad essere buoni può essere definito al più mediocre. :-(

Agente sul campo della CIA passa dall'Iraq (dove parteciperà a torture ed omicidi assortiti) alla più ordinata ma non meno spietata Giordania, dove si intrallazzerà con i locali servizi segreti nella speranza di mettere le mani su un potente leader terroristico.
Si scontrerà con il suo cinico capo che, da Langley, più di una volta gli metterà i bastoni tra le ruote.
Tutti complottano e tutti tradiscono.

Piuttosto esplicito nel criticare la gestione della guerra al terrorismo, il problema principale è che - pur non essendoci esattamente carenza di materiale - lo fa limitandosi ad imbastire una trama ridicola, aggiugendoci dialoghi che sfiorano il patetico.
La conversazione a pranzo dalla sua pseudo-innamorata giordana è imbarazzante, ed anche alcuni dialoghi con il capo-sezione scavano il fondo del barile della retorica.
Come detto, anche la trama si presenta troppo contorta (e troppe cose accadono per pura magia) e molte situazioni vanno ben oltre la soglia del credibile, anche per un film di Hollywood (ciò che fa il capo dei servizi sergreti giordani è a tratti comico).

Delude anche la regia, con un ricorso ossessivo a riprese da droni di sorveglianza a dir poco fastidioso.
Con il materiale che si ritrovano, fanno quel che possono DiCaprio e Crowe (pur non amandoli io alla follia).

Sui titoli di coda, una canzone tratta da Chinese Domocracy dimostra che il nuovo album dei Guns - che esce domani - è meno vaporware di Duke Nukem Forever (che peraltro dovrebbe uscire a breve - ohmiodioilmondostaperfinire!)

Voto: 4. Deludente a dir poco.
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domenica 16 novembre 2008

Changeling

Los Angeles, 1928: Walter Collins, bambino di 9 anni che vive da solo con la madre, scompare nel nulla. Dopo alcuni mesi la polizia, già sotto accusa per la sua incompetenza, corruzione e violenza, riporta alla madre un bambino che somiglia moltissimo a Walter, e che addirittura sostiene d'essere lui.
La madre però non lo riconosce e, nonostante l'evidenza dei fatti, la polizia insiste per considerare chiuso il caso, arrivando ad accusarla di pazzia.
La verità sarà molto più complessa e truce.

Con Changeling Clint Eastwood dirige il film più allegro di ogni epoca: nulla finisce in meno che catastrofe e la sorte si accanisce contro chiunque. Drammatico e spietato al limite dell'atroce, il film si ispira a un fatto vero sul quale il buon Straczynski fa un eccelso lavoro di sceneggiatura e dialoghi.
Due ore e venti di dramma ben interpretato da una brava Angelina Jolie (che in manicomio si sente sempre a casa ;-)), col supporto del classico John Malkovich - ad onor del vero gli altri interpreti mi hanno lasciato un po' più freddino, fatto salvo per Jason Butler Harner ed i ragazzini scelti con acume.

Pesantissimo per tema e trattamento, Clint si conferma regista pulito ed impeccabile (non una inquadratura che sia meno che perfetta), che si prende il suo tempo e lo usa al meglio.
A voler cercare il pelo nell'uovo, il dialogo conclusivo è un po' troppo banale e "telefonato", ma poco importa: il valore dell'opera resta tutto (a dispetto dei critici americani, che lo hanno bistrattato).

Immenso zio Clint. :-)

Voto: 9. Bello davvero, ma bisogna andare al cinema con lo spirito giusto.
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