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lunedì 1 febbraio 2010

Mystic River

Non sono poi molti i thriller che non perdono fascino alle visioni successive: Mystic River rientra appieno nella ristretta categoria, e resta uno dei miei Eastwood preferiti.


Le vite di tre amici d'infanzia si riallacciano dopo aver preso strade molto diverse: c'è chi è un fallito ex giocatore di baseball, chi fa il detective e chi non riesce a staccarsi da un passato criminale. La morte della figlia di quest'ultimo porterà i tre a confrontarsi con le loro vite ed il loro tragico passato: anni addietro uno di loro fu infatti rapito e violentato da un pedofilo, segnando per sempre la loro infanzia.


Una sceneggiatura (Dennis Lehane: vedi alla voce Gone Baby Gone e l'atteso Shutter Island
di Scorsese) di una bellezza quasi fastidiosa, con dei dialoghi perfetti. Tutto accade con il giusto passo, portando i tre ad una inevitabile (e superba) conclusione.

Personaggi stupendi, complementari in un quadro complessivo in cui nulla stona (diamine: i ruoli delle mogli sembrano essere secondari, ma se si va a guardare nel dettaglio sono spesso loro a muovere i fili!)

Persino le musiche - anche queste di Clint - sono perfette per un film cupo e crudo dove nessuno può dirsi davvero salvo.


La parte bella è che quanto sopra poteva benissimo non esserci: con Clint alla regia e gente come Sean Penn, Tim Robbins e Kevin Bacon (e pure Laurence Fishburne si comporta bene), si poteva pure tirare nel cesso la sceneggiatura e filmare una gara di rutti - ne sarebbe uscito un capolavoro a prescindere.


Voto: 10; da vedere e rivedere.
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sabato 26 marzo 2011

[mezze stagioni] Caprica

Visti i primi 7 episodi della prima - e presumibilmente unica - stagione di Caprica.

Considerato quanto ho adorato la serie di Battlestar Galactica, devo ammettere che mi approcciavo con scetticismo a questo prequel dalle strane caratteristiche: pochissima fantascienza di ambientazione spaziale e molta politica sembravano ingredienti abbastanza fuori luogo, in una serie figlia (o madre?) di uno dei picchi della sci-fi televisiva contemporanea. D'altra parte... frak! È BSG, non potevo davvero perdermela.

Una cinquantina di anni prima degli eventi di BSG (e quindi a pochi decenni dalla prima guerra coi Cylons), troviamo le colonie ancora molto disunite tra loro. La centralità di Caprica è però già evidente: una società evoluta ed edonistica, all'apice di una prosperità che sembra promettere solo ulteriori successi, ma che si rivelerà invece essere il trampolino di lancio verso la tragica caduta.

Da un lato abbiamo la famiglia Graystone, con un geniale capofamiglia che ha rivoluzionato la vita digitale con il mondo virtuale accessibile tramite l'holoband, e che ora sta progettando i primi Cylons.
Dall'altro gli Adama (sì, quegli Adama, con tanto di piccolo William), il cui padre avvocato cura con modi poco ortodossi gli interessi delle famiglie mafiose di Tauron.
I loro destini, e con essi quelli di tutti gli abitanti delle colonie, si incroceranno in seguito ad un atto terroristico in cui è direttamente coinvolta Zoe Graystone, non meno geniale del padre e seguace di una organizzazione religiosa devota al dio monoteista. Con lei moriranno decine di persone, tra cui moglie e figlia di Joseph Adama.
Un sofisticato avatar di Zoe è però ancora attivo nella rete, e finirà con l'essere assorbita in un chip sperimentale di un prototipo di Cylon.

Approfondimento psicologico, temi sociali e riflessioni sulla tecnologia sono i temi principali di questa anomala serie fantascientifica. Intrigante e drammatica, deve il suo fascino ad una cura maniacale dei dettagli: l'intera società in cui si muovono i protagonisti è pervasa di piccoli particolari (religione, abitudini sessuali, usi e costumi) che la caratterizzano come qualcosa di simile e al contempo diversa dalla nostra realtà.

Realizzata con soldi e cura, presenta una regia ed una fotografia sempre eccellenti (più che degni anche gli effetti speciali), e tutti i protagonisti sono perfetti nei rispettivi ruoli. La trama promette benissimo, ed i dialoghi sono sempre all'altezza.

Non vedo l'ora di vedere gli altri episodi, ma fin d'ora la considero come una tappa imprescindibile per gli appassionati dell'universo BSG, che grufoleranno di piacere tutte le volte che scopriranno retroscena e contesti di certi eventi ed abitudini visti in BSG (dalla ovvia genesi dei Cylons ad espressioni come "so say we all").

Voto parziale: 8. Ah, il doppiaggio italiano mi è sembrato degno, ma come sempre sono convinto che certe cose vadano viste in lingua originale.

lunedì 28 aprile 2008

secret ninja, roaring tiger


Si sa: sono dedito al perverso piacere della bruceploitation, ma con Secret Ninja, Roaring Tiger (anche "Dragon Claws" o "Ninja Fighters") si è davvero passato ogni limite! UTTERLY NONSENSE!

La trama - e tenete presente che si tratta di un film "singolo", non di un mix tra più pellicole - non ha né capo né coda, quindi accontentatevi di questo riassunto: nella spensierata Cina medievale c'è questo riccone che mette all'asta quel discreto cesso di sua figlia al vincitore di un torneo di arti marziali che si svolge in un bar/catapecchia. Tra i contendenti svetta Dragon Lee (quello c'era...)
Il guaio è che, al solito, la Bella Micicho® viene rapita dal Cattivo di Turno® (niente meno che Jang Lee Hwang) che poi forse non avrebbe neanche tuàtti i torti: la Bella Micicho non è figlia di quello che credeva il proprio babbino, che l'aveva separata dalla sua sorella da piccola (oh, avrà avuto i suoi ottimi motivi per farlo); nonostante questa shockante rivelazione lei vuol tornare dal babbione che la voleva svendere. Scelte di vita, suppongo.

Dragon Lee si mette allora in cammino senza alcuna meta precisa (ok, ok: il solito castello del malvagio, che all'inizio pareva girato l'angolo); lungo la strada incontra quel bel caschetto di Jack Lam - che sicuramente aveva i suoi scopi in questa vicenda, ma al momento mi sfuggono - e la succitata sorella della rapita, che non credo sapesse nulla e per motivi tutti suoi si finge uomo.

Nel mentre nel castello accadono alcuni fatti che non possono che lasciar perplessi: un allievo viene scoperto dal Grande Capo® con un giornaletto porno-medievale nascosto sotto il vestito.
Come ovvio ed inevitabile, il giornaletto porno prende fuoco nelle parti intime una volta in mano al capo, che condanna quindi l'allievo a pane ed acqua per un mese. WHAT THE FUCKING FUCKED FUCK?!?! ;-)
Per fortuna l'arrivo della ghenga di amici dà ai malvagi uno scopo: mulinare braccine e gambette in insensate coreografie. In un apice di fan-service, vengono anche mostrate un po' di tette che sembrano far perdere i poteri magici ad uno dei cattivi che, agitando al vento le sue ditina, è in grado di schiaffeggiare e/o solleticare l'avversario a distanza.
Ad un certo punto, il film finisce. Mai troppo presto, comunque.

Viene spacciato come diretto da Shi-hyeon Kim, ma - posto che non sia il suo milionesimo alias - la pesante manona di Godfrey Ho si nota parecchio (e nel dvd inglese viene accreditato come regista).
Si segnala in particolare per l'atroce dolore suscitato dalle lente e strazianti scene di lotta, tra le peggiori mai concepite da mente umana.
A meno che non siate davvero abituati al genere, ebbri e/o masochisti all'ultimo stadio ve lo sconsiglio, se non sotto stretta supervisione medica. :-)

Voto: 1 Trashometro® 10/10: ma che sofferenza!
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lunedì 29 ottobre 2007

dai ard 4

La saga di John McClane si è sempre mantenuta su eccellenti livelli: se poi ci si limita ai due capitoli firmati John McTiernan, siamo nell'olimpo del cinema d'azione.
Sfortunatamente il quarto episodio viene affidato all'inetto Len Wiseman e - peggio che mai - viene ampiamente riadattato per non avere noie, nell'ambiente casto e puro della facile-moralista Hollywood dei giorni nostri.
Manica di squallide fichette: il bello di Die Hard era il suo essere scorretto (ma "giusto"), fracassone ed esagerato; questa volta invece si punta ad ottenere un commercialmente utile PG-13 e le differenze con i precedenti R si sentono eccome. :-|

Una squadra di temibili acheri informatici attacca in maniera sistematica le infrastrutture essenziali degli Stati Uniti: trasporti, comunicazioni, energia, ricerca e soccorso sono in mano loro ed il paese sprofonda nel caos.
Per puro caso McClane viene incaricato di recuperare un hacker che ha inconsapevolmente contribuito al disastro, salvandolo poco prima di una morte certa.
Con lo sfigatello di turno al seguito, inizierà la ricerca dei cattivi per la dovuta punizione. In mezzo, pure la maturazione d'ordinanza del pivello: triplo YAWN.

Come e più che in quella sopravvalutata porcata di Transformers, qui la tecnologia viene veramente usata come l'equivalente della bacchetta dello stregone: tre righe di codice e vien giù il mondo, due comandi ed attivi telecamere/ponti/dighe/vibratori dall'altra parte del mondo, componi un sms e riesci a riprogrammare il cellulare per collegarsi ai satelliti (sticazzi: fisicamente improbabile! ;-))
Sarà deformazione professionale, ma mi uccide la sospensione dell'incredulità, oltre a risultare una via troppo comoda per risparmiare agli sceneggiatori la fatica di giustificare QUALSIASI COSA: "eh, l'ha fatto l'akaro kattivo kol kompiuter..."
Adesso basta, grazie.

La regia è ad esser buoni mediocre, scadente la sceneggiatura e la recitazione di Bruce Willis buttata un po' lì e con nessuna battuta davvero degna di nota. Si vede anche poca canotta degna di questo nome. :-)
Taciamo poi sul fatto che Timothy Olyphant ed il pur pregevole corpicino di Maggie Q non possono neanche lontanamente sostenere il confronto con coprotagonisti come Samuel L. Jackson e Jeremy Irons. Altro calibro, signori.

Le scene d'azione, poi, mancano di originalità e sono dirette maluccio.
Credo che non ci sia molto da aggiungere.
Sprecata la presenza di Kevin Smith (ok, deve mangiare pure lui...)

Voto: 4.5 (oddio, alla fine si guarda anche, ma... a che pro?)
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