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martedì 16 febbraio 2010

garanzie e venditori

Messaggio di servizio, maturato dopo un'agghiacciante esperienza con il servizio post-vendita di un ipercoop, a cui ho dovuto promettere una lettera di messa in mora (e conseguente azione legale in caso di inadempienza) per far valere i miei diritti. E non era la prima volta che cercavano di rifilarmi la fregatura.
Lo scrivo perché in rete si trova merda allo stato puro, salvo che su qualche sito delle associazioni dei consumatori.
Non ho pretese di verità assolute, ma tutto ciò è corretto al meglio delle mie conoscenze - e considerate che ho l'abitudine di documentarmi e d'essere puntiglioso e rompicoglioni. Insomma, questa è la mia merda: magari non fidatevi troppo, ma dovrebbe essere tutto giusto.

[tipi di garanzie]
Non ci interesseremo delle garanzie dei produttori (di solito limitate ad un anno) o di quelle accessorie/addizionali che possono intercorrere (a pagamento o meno) tra l'acquirente ed il venditore o il produttore.
Il mio interesse nel caso specifico verteva sulla garanzia legale, definita dal Decreto Legislativo n. 24 del 2 febbraio 2002 (in recepimento della direttiva europea 1999/44/CE), inserito nel codice del consumo (titolo III, in particolare l'articolo 130).

[presupposti]
Si suppone abbiate ragione.
Nel senso: che il difetto sia effettivamente di conformità, che non lo abbiate rotto voi o cose del genere.
Questa copertura si applica solo per acquisti fatti come privati, quindi cascate male se vi siete fatti fare fattura.
La copertura vale solo per danni rilevanti, non da usura e che inficino l'uso primario del prodotto.

[durata]
La garanzia ha durata di due anni. Il difetto va segnalato entro 2 mesi.
Ergo: sono passati 2 anni ed 1 mese da quando avete comprato un oggetto che si è rotto entro il termine della garanzia e di cui solo ora avete ritrovato lo scontrino? Bene, siete ancora in tempo per riportarlo al venditore (onestamente: in un caso del genere, se riuscite a farvi dare ragione senza un travaso di bile siete dei fenomeni - ma la legge lo consente).

[a chi rivolgersi]
Nei due anni, potete andare dal venditore. Nel primo anno può aver senso rivolgersi al produttore (fare ciò non fa decadere la garanzia legale di 2 anni) perché di solito ci si sbriga prima, ma non siete tenuti a farlo: se volete andare dal venditore, è vostro diritto (anche nel primo anno).
In quest'ultimo caso il venditore è il vostro unico interlocutore: da lì in avanti DEVE essere lui a risolvere la faccenda.
A sentire l'ipercoop io avrei dovuto farmelo riparare sborsando il costo di tasca mia, che poi mi sarebbe stato rimborsato (cosa di cui non dubito, ma... CAZZATE: io non sono tenuto a seguire una simile procedura).

[possibili soluzioni]
Se riparazione o sostituzione sono fattibili e non eccessivamente gravose per il venditore, questi può:
1. farvi riparare l'oggetto, senza spese di alcun tipo per voi.
2. sostituirvi l'oggetto con uno identico.
Se riparazione e sostituzione risultassero infattibili o eccessivamente onerose, il cliente può ottenere la risoluzione del contratto (il che significa restituzione completa del contante speso) o, dove ragionevole, una rimborso parziale che tenga conto del periodo in cui si è utilizzato il bene, della sua svalutazione e simili.

Poi sono sempre possibili vari compromessi che però in quanto tali devono soddisfare entrambe le parti e non siete tenuti ad accettare: si può sostituire il prodotto guasto con uno equivalente, si può ottenere un reso sotto forma di buoni-spesa da utilizzare nello stesso negozio e così via.
Tra questi c'è sicuramente la possibilità di un rimborso in seguito a riparazione effettuata a vostre spese (come mi era stato proposto), ma non siete tenuti ad accettare.
E se quella è l'unica soluzione che vi viene proposta, stanno violando la legge. Punto.

[cosa chiedere]
Nei casi normali, un intervento in garanzia sul prodotto guasto.
Se presagite rogne, suggerirei di andarci giù pesante: per la legge potete esprimere preferenza sul tipo d'intervento.
Io chiederei esplicitamente la restituzione completa dei soldi spesi o la sostituzione con prodotto identico, se ancora disponibile.
Se al negoziante non va bene, dimostri che questa soluzione è troppo onerosa e ne proponga un'altra (la riparazione a sue spese, necessariamente).

In generale, spiattellare le possibilità offerte dalla legge, e rifiutare qualunque soluzione vi imponga oneri.

[in caso il venditore pianti grane]
Ribadire quelli che sono i termini di legge.
Fare presente che in caso non voglia seguire una delle possibilità offerte dalla legge, riceverà una lettera di messa in mora a cui seguirà - in caso di inadempienza - una azione legale; per piccole cifre di solito ci si rivolge al giudice di pace.
Può aver senso contattare una associazione dei consumatori (che però vi aiuteranno solo se vi associate, di norma) e far presente la cosa alla locale camera di commercio, che sarebbe preposta anche a vigilare sul rispetto di queste norme (che poi lo faccia, non ne ho idea).

[note sparse]
1. Trascorsi sei mesi dall'acquisto, se il venditore conosce la legge ed ha voglia di piantarvi grane può fare una cosa molto semplice: farvi sostenere l'onere della prova che il prodotto è guasto e si tratta di un difetto di conformità (prima dei sei mesi, vale il contrario: è lui a dover dimostrare che il difetto non è tale, se ne ha voglia).
In generale non dovrebbe volerci molto, ma potrebbero esistere casi particolari in cui solo una perizia può stabilire che si tratti in effetti di un difetto di conformità; parliamo comunque di acquisti di grande valore, e credo sia il caso di arrivare ad una perizia solo in sede di processo (ergo: prima lo chiamate in causa, poi fate fare la perizia - in casi del genere, rivolgersi ad un avvocato).

2. La legge prevede esplicitamente che i tempi dell'intervento debbano essere ragionevoli ed in generale che la cosa non debba causare troppi inconvenienti per il cliente.

3. La legge è più complessa di come l'ho descritta e copre altri casi particolari: leggetela e valutatela attentamente.

[come è finita]
Dopo incazzature, consulenze coi centri assistenza del produttore, spiegazioni di cosa prevede la legge, ulteriori sfuriate, scalate a responsabili-dei-responsabili-dei-responsabili si è scoperto che... aveva ragione chi rompeva i coglioni.

Impossibilitati ad effettuare un intervento di riparazione dato che il produttore pare abbia canali d'assistenza riservati ai soli privati (ma comunque, coglioni-coglioni: farsi un contratto d'assistenza e/o una assicurazione che copra il secondo anno di garanzia, no? Tenete presente che parlo di un prodotto di enorme successo di una delle maggiori case di elettronica del mondo) ed essendo troppo difficile per chissà quale motivo la sostituzione con prodotto identico, pur disponibile in negozio (nuovo modello senza apprezzabili miglioramenti o differenze, dal prezzo uguale a quanto pagai io) hanno optato per la soluzione che per loro è di gran lunga la più onerosa: il rimborso completo.
Hanno fatto un onesto () tentativo di rifilarmi il reso in buoni sconti, a fronte del quale ho preteso il contante.
Speso, 5 minuti dopo, nel negozio accanto dove lo stesso oggetto costava pure 10 euro in meno (e dove so non ci sono problemi in caso di guasti nel secondo anno).
Piccole soddisfazioni - oltre al fatto che ho un oggetto nuovo con due anni pieni di garanzia.

Però che fatica fottuta.

[cose imparate]
1. Tenere sempre gli scontrini; di quelli di valore elevato, conservarne anche una fotocopia (o scansione su PC e backup).

2. Quasi nessuno pianta grane.
Il grosso della gente secondo me non tiene gli scontrini e/o non sa che la garanzia di legge copre due anni: legge il foglio di garanzia accluso (quella del produttore), che invariabilmente copre solo il primo anno.
Oppure va dal negoziante, e si fida di quel che gli dice lui: dopo tutto se la tua coop ti manda in un centro assistenza e poi ti tocca tornare per farti rimborsare quanto speso, vuoi che non abbia ragione? (no, non ce l'ha).

3. L'ipercoop, anno del Signore 2010, va quasi costretta a rispettare una legge del 2002. Niente di personale contro le signorine del punto post-vendita, ci mancherebbe: non son loro che decidono come comportarsi.
Mi aspetterei però un po' più di buon senso dai medio-livello: diamine, istruisci chi è a contatto col pubblico a riconoscere chi ha ragione e chi no. Mi son sentito dire "ma perché lei è l'unico che non accetta la soluzione che a tutti gli altri va bene?" - perché a me non va bene e legge alla mano non sono tenuto ad accettarla. Giusto che tu ci abbia provato, ma dato che rompo i coglioni ed ho ragione (combinazione sempre letale ), lascia perdere: riprovaci col prossimo che capita.

Non ho invece capito se ho imparato a NON effettuare mai più acquisti simili all'ipercoop, o a continuare a tutto spiano: se tutte le volte - previa litigata - ti restituiscono il contante...
No, seriamente: mai più al mondo a meno che non sia talmente conveniente da far passare in secondo piano il fattore garanzia (ma voglio almeno il 50% di sconto).

Evviva.

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domenica 5 agosto 2012

Sangraal: la rivincita de Er Mutanda

Quante cose belle hanno dato al cinema i sandaloni, realizzati da eroi che spesso si nascondevano dietro pseudonimi, senza realizzare che un giorno l'internetz avrebbe favorito la nascita di una nicchia di estimatori anche per loro.
Nicchia di cui mi beo non fare parte così come, a ben guardare, neppure questo Sangraal: La Spada di Fuoco che, essendo stato realizzato nel 1982, per quanto mi riguarda è arrivato ben dopo la puzza (che presumiamo piuttosto pungente) dei sandaloni.

Sangraal è un pompatissimo gianduione che - non privo di una certa parlantina - convince un branco di disperati a seguirlo con la promessa di una terra fertile in cui prosperare. ("e un milione di posti di lavoro - e se siete in 15, son cazzi vostri!")
Giunti in una dannatissima sassaia non meno brulla del luogo di partenza, mulinerà le braccione un po' per dar aria all'ascella, un po' per sgominare i bulli locali che minacciavano il locale assembramento di catapecchie.
Il saggio reggente decide dunque di sbolognare tutte le sue beghe sulle palestrate spalle di Sangraal, il quale si produce nel suo consueto show di grandi promesse elettorali...

...solo per essere sbugiardato appena cinque minuti dopo, quando le non-proprio-inarrestabili truppe di Nanuk (l'empio di turno) raderanno al suolo le catapecchie, uccidendo quasi tutta la già scarsa popolazione - compresa la figlia del re, nonché sposa del nostro scolpito eroe - mentre lui se ne resta legato come un salame ad assistere all'immondo spettacolo.
Roba che se la fai in palestra, ti tocca pure di pagare.
Nanuk, è bene precisarlo, è il più classico cattivo da operetta con tanto di risata sguaiata, e si ritrova suo malgrado a prendere ordini da una divinità del fuoco scarsamente tettuta che lo comanda a bacchetta trattandolo d'un male che fa quasi compassione.
Forse a causa di queste sue continue vessazioni teocratiche, svilupperà una vera e propria ossessione verso SANGRAAAAAAAL, di cui urlerà il nome ogni tre per due (mal celando una probabile pulsione omoerotica).

Il nostro uomo col perizoma verrà salvato da un cinese che passava di lì per caso (il non del tutto ignoto Hal Yamanouchi) e dalla bella del villaggio, che non mancherà di palesare i suoi prudori alla vista dei guizzanti muscoli di Boccoli d'Oro Sangraal.
I tre iniziano il più consueto percorso di maturazione ed avvicinamento al cattivo (che, volendo, stava dall'altra parte della strada) che li porterà anche a scontrarsi con singolari creature delle caverne temibili quanto sagome di cartone.
La cui morte è un campionario di pose scomposte.
E non dimentichiamo gli Ewoks che li rapiscono essenzialmente perché sì (va detto che il terzetto, pur mosso dalle migliori intenzioni, sembra avere poco chiaro il concetto di "proprietà privata", e quindi in fondo un po' se la cercano).
E anche qui non perdiamo occasione di dedicarci al bondage, che piace sempre!
Giungono infine dal Saggio Della Montagna, che fa loro presente che quella settimana al Mediaworld c'è il sottocosto sulle Spade di Fuoco, finissimo oggettino che indosso a Sangraal farebbe un fi-gu-ro-ne!
Ma, scusi... è questa qui?  Sul volantino sembrava una cosa più di classe.  Ma il modello senza pelo di caprone ce l'avete?
Munito di tale letale arma - e nessuna nozione su come usarla - si sentirà ringalluzzito al punto da sfidare il cattivo e la sua dea in un duello degno delle più emozionanti puntate dei Teletubbies.

Filmone che si distingue per i già citati boccoli del protagonista dalle improbabili mutande e per la presenza di un branco di disperati vestiti in maniere a dir poco mal assortite.  Non dimentichiamo un po' di tetta, cortesemente procurata - si suppone - dal regista Michele Massimo Tarantini, già autore di commedie scollacciate.
Vero filo conduttore del film è però una grottesca voce narrante a là Gassman Legge che sottolineerà ogni momento topico (e anche un po' di momenti meno topici) con dei pistolotti morali da prenderlo a sberloni.

Bello, bello, bello: film che agli amanti del trash darà molto.

Voto: 1, come le mutande nel guardaroba dell'eroe.
Trashometro®: 10/10  (trash classico di gran pregio!)

domenica 29 giugno 2008

la notte non aspetta

La notte può attendere si inserisce nel filone "polizia corrotta in un mondo corrotto", e lo fa abbastanza bene.

Un poliziotto dai metodi brutali (un Keanu Reeves bravo ed un po' invecchiato) entra nella squadra del capitano Wander (adoro Forest Whitaker) e riesce a risolvere un caso importante facendo una quantità industriale di morti; si ritrova contro un suo vecchio collega, che gli rinfaccia di muoversi al di fuori della legge.
La morte violenta di quest'ultimo, scoperchierà un enorme vaso di vermi all'interno del dipartimento di polizia.

Tanta azione (ben diretta) e violenza, ma anche un buon intreccio.
Dove pecca un po' è nell'eccessivo "spiegazionismo" finale, ed in alcuni dialoghi stucchevoli. L'ottimo cast copre comunque gran parte delle pecche.

Voto: 7-.
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giovedì 2 luglio 2009

diary of the dead

Impantanato chissà perché in una distribuzione da terzo mondo, tocca rivolgersi al solito generoso mercato inglese anche per Diary of the Dead.
Le recensioni non erano entusiastiche ed anche il pubblico reagì con freddezza; inevitabile quindi un minimo di sospetto verso l'ennesimo zombie-movie di zio Romero.
Ebbene, per quanto mi riguarda tutte le voci critiche si sono rivelate dead wrong.

Un vero e proprio reboot (concetto che di norma non amo), per aggiornare gli zombie ai giorni nostri: d'improvviso, senza alcuna motivazione, i morti si animano ed iniziano ad attaccare i viventi. Il panico è immediato e devastante: in brevissimo tempo l'intera società si sfalda; niente più sicurezza, né legge, né comunicazioni.
Un piccolo gruppo di studenti di cinema - che ovviamente stavano girando un horror - s'imbarcherà in un viaggio verso casa nella speranza di trovarvi ancora qualcuno vivo.

Concetto non dissimile da quello già esplorato in tutti gli altri della serie, la differenza qui la fa la modalità narrativa: il film è infatti presentato come se fosse il montaggio definitivo di una serie di spezzoni di riprese girate dagli studenti stessi - in particolare uno di loro, ossessivo nella sua mania di documentare quanto sta accadendo.
Come facilmente prevedibile il viaggio sarà tutt'altro che agevole, ed occasione tanto di sgraditi incontri quanto delle immancabili riflessioni romeriane (il già visto "siamo degni d'essere salvati/siamo poi così diversi da loro?" ma anche e soprattutto uno sguardo molto critico ai nuovi media ed ai nuovi modi di diffondere e fruire la comunicazione).

Romero dovrebbe stanare e uccidere tutti coloro che solo per questo hanno paragonato il suo lavoro a Cloverfield e The Blair Witch Project; sono sempre stato un detrattore dell'abuso della telecamera a mano, ma quel che davvero conta è cosa racconti, e Diary of the Dead nei suoi 95 densi minuti racconta molto e soprattutto lo racconta dannatamente bene.
Senza tralasciare il piccolo dettagli che - a differenza dei due titoli citati - questo film fa davvero paura, quando decide di farla.

Aveva tutti gli ingredienti per risultarmi alquanto sgradito (reboot, telecamera a mano, nuovo capitolo di una serie che sembrava aver detto tutto o quasi, l'addentrarsi in un campo non suo come l'utilizzo dei nuovi media, ...), ed invece ho finito con l'adorarlo, anche se la mia pare essere una opinione non così diffusa.

Voto: 9.5. Lo zombie che non ti aspetti!
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mercoledì 18 ottobre 2006

Heathers!

Ricordavo con un certo amore Schegge di Follia, che avevo visto molti anni fa, e devo dire che anche ad una seconda visione mantiene tutta la propria carica di spensierato cinismo. :-)

Veronica - una Winona Ryder pre-taccheggio ;-) - riesce a farsi amiche le tre Heather che spadroneggiano la scuola: belle, temute ed alla moda, le quattro riescono a dettare legge nel liceo che frequentano.
Veronica si rende però presto conto che essere loro pari comporta il dover tormentare gli sfigati della scuola, tra cui alcune sue vecchie amiche; il gioco della popolarità lo richiede, ma alla lunga ciò la spingerà ad odiare le "Heathers" fino al punto di volere la loro morte.
Naturalmente non in senso letterale: lei si accontenterebbe di una piccola vendetta, non fosse per Jason, il nuovo ed affascinante arrivato della scuola - un Christian Slater che torna sempre buono per il ruolo di maniaco - che la coinvolge in un vero e proprio omicidio.
La loro vita è sul punto di essere sconvolta, e tutto per quello che sembra uno scherzo andato male... che fare, se non produrre false prove che indurranno tutti a credere che la popolare ragazza si è in realtà suicidata, e poi unirsi al lutto collettivo?
Tutti sembrano cascarci, e le cose filano lisce finché Jason non la coinvolge nuovamente in un duplice omicidio (anche qui facendole credere che si sarebbe trattato solo di un innocente scherzo); a questo punto l'escalation è inevitabile ed i suicidi adolescenziali sembrano diventati una moda: emulatori, psicologi dilettanti, dirigenti scolastici preoccupati, mass media, canzoni di successo ispirate all'accaduto; la macchina si è messa in moto, ed è ormai sfuggita di mano alla povera Veronica!

Pieno di dialoghi e situazioni geniali, il film offre una visione distorta ed esasperata di tutti gli aspetti della vita dell'adolescente medio (e degli adulti che gli stanno attorno): il gioco della popolarità e le pulsioni (auto-)distruttive, gli eccessi e le fobie, il timore di ciò che si è ed il desiderio di crescere.
Sopra le righe, cinico, crudele, malvagio e con il miglior uso del termine "megatroia" che sia mai stato scritto in una sceneggiatura; non si può chiedere di più ad un film sugli adolescenti (ma, grazie al cielo, non "adolescenziale") :-)

Voto: 8.5
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martedì 29 agosto 2006

T-horror

Non paghi di averci dato Garuda ed il sepatakuru, i tailandesi rinnovano il loro impegno per insegnare a noi senza-fede occidentali la vera arte dell'horror e ci deliziano con questo P (Possessed o forse Possession, non ricordo), pur avendo in questo caso un inglese alla regia.

La piccola Dau vive in una sperduta zona rurale tailandese e vuole aiutare la nonna-strega gravemente malata. Ingenua e mal consigliata, si reca a Bangkok dove verrà iniziata all'unico vero prodotto tipico tailandese: la prostituzione minorile.
Shockata dall'esperienza e vessata da alcune colleghe, ricorre alle arti magiche della nonna per ottenere vendetta prima, e per svolgere al meglio il proprio mestiere poi (perché sarà un lavoro schifoso, ma l'importante è farlo bene ;-))
Purtroppo le antiche arti magiche tailandesi che tanto lustro hanno dato al paese nel passatto (come no!) sono pericolose in mano ad una ragazzina inesperta e spaventata, che peraltro viola i tre sacri principi della T-magic: mai passare sotto al filo per stendere il bucato, mai mangiare carne cruda, mai usare i propri poteri per compiere il male (qui in ordine dal più al meno importante, mi pare ;-))
Ben presto un demone (non un occidentale, una volta tanto) si impossessa del corpo della ragazza e commette nefandezze, fintanto le antiche arti sacre non verranno in soccorso. E poi tutte di nuovo nel bordello e chissene frega della nonna! :-)

Pur con troppo poco fan service per essere un T-horror ambientato nel mondo della prostituzione, il film vorrebbe (credo) avere intenti di denuncia nei confronti della fiorente industria locale ed in questo - mi sento di dire - fallisce miseramente.
Senza essere una catastrofe cinematografica, il film banalmente non spaventa neanche un po' e non è chiaro dove volesse andare a parare.

Voto: 5.5. Trashometro® 1/10:
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martedì 20 dicembre 2005

grattugia!

Se siete in vena di punizioni corporali, mi sento di consigliare Garuda, un laido fantasy-horror thailandese.

Un branco di puciù (citazione dottissima!) sta scavando la metropolitana di Bangkok quando scopre una caverna grande come il Texas sotto la città.

Il posato buon senso cerchio-buddhista suggerisce una linea d'azione serena e misurata: se trovi un buco, mandaci dentro la più potente delle poootentissime squadre speciali del pooooootentissimo esercito thailandese (che, del resto, non aveva poi molto di meglio da fare).
Trattasi in realtà di una decina di pirla alti un metro e quaranta, con armi di plasticaccia che passano il loro tempo ad inveire contro noi demóni occidentali e la nostra sub-cultura moscia ed ignorante (sì-sì, certo, c'hai ragione te, sei proprio grosso...)
Giù nella caverna trascineranno anche la Alessia Mancini locale, una mezzo-sangue sempre troppo vestita laureata in so-ben-me e mostri preistorici, tanto che al collo porta uno spaventoso artiglio-di-mostro (che, secondo accreditate teorie, usa come un plettro sul proprio clitoride, traendone sublimi melodie...)

Ma-tu-guarda-il-caso nella caverna faceva la nanna il buon Gargantua/Guranga/Gojira/Grattugia/Motumbu del titolo, un orrendo satanasso preistorico che lesto-lesto si mette a pappare i soldatini.
Va detto che questi toy-soldiers non erano stati scelti a caso: oltre - evidentemente - ad essere i più sacrificabili, avevano già perduto un compagno (la fidanzata di tutti, mi sa) in un precedente incontro con un serpentone gigantesco (molto simbolico, credo).

Verso la fine Chiquita/Gattuso riesce pure ad uscire all'aperto ed a sfasciare il palazzo della Ericsson (eh oh, si vede che quello hanno, a Bangkok...)

Se la trama sembra non aver senso, non è colpa mia.
Su IMDb ha preso 4.8/10 con 21 voti, il che significa che non è piaciuto neanche a chi lo ha fatto ed ai loro parenti.

Voto: 2. Trashometro®: 8888

venerdì 11 novembre 2005

sangue e altro sangue

Ora, Paul Verhoeven di sicuro non resterà nella storia come il più grande regista di tutti i tempi, però quando si tratta di narrare crudeltà e nefandezze sa(peva) il fatto suo. :-)

Un paio d'anni prima di RoboCop scrisse e diresse un film d'ambientazione storica: L'Amore E Il Sangue. Anno 1501, da qualche parte in Europa: un gruppo di mercenari aiutano un signorotto a riconquistare il proprio castello, col risultato netto di finire fregati dal proprio capitano, in conbutta col simpatico castellano.
Scacciati senza paga dopo la vittoria, i reietti si fanno guidare da Rutger Hauer (non lo seguireste in capo al mondo?!?! ;-)) che, dopo un bizzarro ritrovamento, pare venir protetto da una statua di San Martino.

Riusciranno ad ottenere una temporanea vendetta, rapinando il sovrano traditore e rapendo la promessa sposa di suo figlio.
Dopo un primo tempo un po' sguaiato, il gruppo riesce a conquistare un castello, dove si barricano cercando di resistere agli attacchi del loro vecchio datore di lavoro, che - sorpresa-sorpresa - non ha gradito rapina+rapimento. A questo punto entra in scena la cara vecchia peste e fioccano le barbarie da ambo le parti. :-)

Forse si eccede un po' coi MacGyver-ismi del giovane innamorato, ma viene tutto compensato dalla superba crudeltà della ragazza, una ottima e giovanissima Jennifer Jason Leigh, che concede anche qualche breve scena di nudo (integrale incluso, anche se a campo largo).

Voto: 8 (o quasi).