sabato 23 luglio 2011

Autopsy for everyone!

A ben guardare, tecnicamente, quelle di Autopsy sono più che altro vivisezioni... e comunque le uniche vittime sono il cinema e l'incauto spettatore.

Gruppetto di (ri)tardo-adolescenti sperano di poter trascorrere alcuni giorni all'insegna di alcool, amore libero e bagordi assortiti; in mezzo al nulla causano un incidente stradale e, grazie al cielo, vengono prontamente puniti per i loro misfatti (ok, non si può dire che si voglia traumatizzare il pubblico con un eccesso di novità, ma questo passava il convento...)
Immediatamente soccorsi dall'ambulanza più pazza del mondo, si ritrovano in un ospedale fasullo dove lo scienziato pazzo della mutua Robert Patrick conduce i suoi esperimenti che mirano a salvare la vita alla moglie moribonda.
Come sventrare gente, estrarne gli organi, appenderli al soffitto, introdurvi tubi a casaccio, collegare codesti tubi ad una macchina e da questa alla morente signora possa salvare la vita non mi è chiarissimo, ma in fondo il dottore è Robert Patrick e non mi sento certo di contraddirlo.
In fondo chi non affiderebbe i propri organi interni a Robert Patrick?

Film povero come pochi, spinge molto sulle situazioni grottesche (non volontariamente, magari) e sul gore più bieco. Si segnalano un po' di amputazioni, aperture di scatole craniche, svuotamenti della cavità toracica e... ok, poco altro.
Scemo scemo e ancora scemo, tutto sommato fa il suo dovere, se cercate un trashetto recente da vedere a cervello spento.

Voto: 2. Ho già detto che c'`è Robert Patrick?
Trashometro® 6/10:

sabato 9 luglio 2011

Sherlock

Se non è difficile trovare ottimi prodotti tra le produzioni seriali americane, credo sia fuor di discussione il fatto che negli ultimi anni le cose migliori e più innovative (in mezzo a tanto ciarpame, suppongo) siano venute dall'Inghilterra.

Ecco quindi che la BBC risponde alla temibile concorrenza di Don Matteo con una cosina da niente come Sherlock.

Rilettura moderna di Sherlock Holmes, la prima stagione conta tre episodi da 90 minuti, più un pilot di 60 (una versione alternativa della prima puntata).
Sceneggiature che prendono più o meno direttamente spunto dal corpus dei lavori di Conan Doyle e successivi, riadattando concetti e situazioni alla nostra epoca.
Sherlock è un "consulting detective" che collabora gratuitamente con la polizia (che cordialmente lo odia) solo per cercare nuove sfide. Giovane e dinamico quanto Studio Aperto, non mancherà di fare costantemente sfoggio della propria superiorità intellettuale (ecco, questo a Studio Aperto non riesce molto bene...)
Suo nuovo coinquilino è un Watson reduce di guerra, tornato con i suoi drammi fisici e psicologici; intelligente e competente, non riesce a non ammirare l'arguzia di Sherlock, che pure in molti casi risulta seccante.

Solo lodi per questa nuova versione di un grande classico.
Perfetti i due protagonisti, buone le trame ed eccellenti i dialoghi.
Dove veramente svetta anche rispetto alla concorrenza americana è poi la qualità della regia e della fotografia: scelte di inquadrature, lenti e luci come ormai è rarissimo trovare anche al cinema. Sherlock è bello anche solo da guardare, il che non è poco.
E a questo proposito, ho da tempo una curiosità che forse chi segue di più il mondo del cinema potrà chiarmi: ma dove straminchia sono finiti i direttori della fotografia con le palle? Ultimamente la roba che si vede al cinema è piatta come non mai. (a tal proposito avevo letto un interessante e deprimente articolo, ma in generale mi sembra comunque che manchi professionalità).

Voto: 9.

domenica 26 giugno 2011

4 + 4

Dopo aver visto X-men: first class e Cars 2, io... non credo più nell'amore! :-(

Non me la sento neanche di recensirli a dovere, tale è la delusione.

[X-men: first class]
Dopo tre tre ottimi film (sì, mi è piaciuto anche il terzo) ed un penoso spin-off su Wolverine, c'era il sentore che il nuovo corso dei film a tema superoistico avesse contaminato anche la saga degli X-men.
Eccoci infatti alle prese con una sceneggiatura miserrima, personaggi scelti a casaccio, dialoghi infantili ed attori del tutto inadeguati. Già che c'erano, fanno schifo anche gli effetti speciali.
È piaciuto molto a critica e pubblico: de gustibus, ma per quanto mi riguarda il solco che lo separa dai precendenti è abissale.

Voto: 4.

[Cars 2]
La trama è di nuovo la stessa del primo (sull'amicizia e blah blah blah), raccontata in termini ancora più infantili e non ci sono gag degne di note.
Che altro dire? Ah sì, niente di veramente impressionante a livello tecnico.
Ok, Pixar, hai fatto un filmetto che poteva fare chiunque altro. Ora però sarebbe il caso di riportarsi sui livelli di Finding Nemo, Toy Story 2, Wall-e e Gli Incredibili, ok?

Voto: 4.

Delusissimo!

domenica 19 giugno 2011

Champ Against Champ

Andando a spasso per la Cina medievale, capitava spesso di imbattersi in personaggi del genere.


Mentirei, se dicessi di aver capito qualcosa della trama: sospetto non brillasse neanche di suo, ma il doppiaggio affidato a gente che parla inglese come sbirulino e l'aver chiamato tre personaggi Master Wai, Master Kay e Master Tai non ha certo aiutato...
Di sicuro abbiamo un grassone paranoico (Master Kai, mi pare) convinto che sia in atto un complotto ai suoi danni orchestrato dall'ottuagenario Master Tai la cui massima aspirazione nella vita pare essere trascorrere una serena vecchiaia a farsi torturare nelle segrete del suddetto cattivo obeso.
La cosa non sarà però priva di conseguenze: promesso sposo della figlia del vecchiaccio è infatti niente meno che il quinto Beatles della Cina medievale, ovvero Dragon Lee!
Anche lui avrà la sua bella vagonata di merda da spalare: in un agguato viene colpito da un dardo mortale e solo l'amputazione di una gamba (e forse di parti dell'apparato uro-genitale) ad opera di Qualchedauno Che Passava Di Lì Per Caso (Master Wai, se non ho capito male) lo salverà.
Con un notevole salto logico scopriamo che il nonno di qualcuno (non ho davvero capito chi) era un noto fabbro e/o combattente dotato di una gamba sola. Caso vuole che abbia anche lasciato il suo manuale di combattimento e tutto il necessario per costruirsi un arto artificiale in uno stanzino in cui nessuno entrava da secoli.
Dragon Lee si mette alla fornace ed in men che non si dica fabbrica la gamba con la quale sconfiggerà i malvagi!

Abbastanza delirante e privo di decenza, questo grande esempio di Brucesploitation (e non poteva essere altrimenti, con Dragon Lee nel cast) diretto dall'amato Godfrey Ho.
Degni di nota alcuni combattimenti con gente che sputa fuoco, signorine telecinetiche che diventano invisibili (o qualcosa del genere) e varie altre amenità messe apposta per far perdere anche quel poco di dignità che un film del genere avrebbe potuto avere.
Imperdibili alcune perle di regia, con combattimenti al ritmo di musica classica e ardite riprese notturne.
Champ Against Champ si fa ricordare anche per essere uno dei film più martoriati dal riversamento televisivo della storia: praticamente tutti i dialoghi vedono un tizio che parla da una estremità dello schermo e qualcuno che dall'altra parte risponde fuori campo... Una esperienza straniante. :-)

Frase del giorno: you stinking turd! Rot in hell!
Cose imparate: puoi raddoppiare la durata di un film, aggiungendo gente che cammina senza costrutto per ore e ore...

Voto: 2. Trashometro® 8/10:

sabato 4 giugno 2011

The Human Centipede!!!

Dichiarale il tuo amore con una collanina di The Human Centipede...


Ok, i gadget di The Human Centipede sono sicuramente la parte migliore di tutta la faccenda, e sono eccellenti per cavarvi d'impaccio quando non sapete cosa regalare alla nipotina che fa la cresima.
Vista la qualità del merchandise, non potevo farmi sfuggire l'opera dello squinternato Tom Six (un po' l'Uwe Boll d'Olanda) che tanto ha fatto parlare di sé.

Due oche giulive nonché attrici porno (nel ruolo interpretato, non crediate...) sono in giro per l'Europa quando, in Germania, si perdono in mezzo al nulla con una gomma dell'automobile a terra.
Sperdute nel bosco, si imbattono nella bella casa di un ricco quanto eccentrico chirurgo in pensione, famoso per i suoi interventi di separazione di gemelli siamesi.
La pensione fa male ai grandi professionisti, si sa... per fortuna il nostro amico ha trovato un nuovo hobby: sperimentare operazioni che uniscano più soggetti, invece che dividerli!
Il circolo di bocce mi sa che era al completo, quella sera...
Cooomunque, il concetto è il seguente: prendere un tizio. Prendere un secondo tizio. Cucire l'ano del primo alla bocca del secondo. Tagliare a tutti i legamenti del ginocchio per impedire che possano alzarsi in piedi. Iterare a piacere.
Nel nostro caso, in pole position avremo un turista giapponese e, a seguire, le due signorine di cui sopra.

La trama è tutta qui, e credo non si debba aggiungere che gli interessati non si riveleranno troppo entusiasti all'idea di partecipare a questo trenino dell'amore gastrointestinale.

Chiariamo subito: il film è scemo da morire nel suo prendersi sul serio; allo stesso tempo la maggior parte dei suoi meriti si riducono all'aver creato un immaginario ed un piccolo culto tra chi lo ha visto e anche tra chi si rifiuta di vederlo.
In sé non è niente di che, pur risultando tutto sommato migliore della scarsa valutazione data da pubblico e critica; gli attori svolgono il loro ruolo adeguatamente, la regia fa il suo minimo sindacale e... niente altro.
Perché in fondo il film non mostra assolutamente nulla, e tutte le idee si esauriscono nell'unione dei tre soggetti: da lì in avanti, solo lamenti strazianti e timidi tentativi di fuga.
Peccato, perché poteva essere una base per qualcosa di davvero originale quanto orrendamente riprovevole come piace a noi.

Voto: bah, difficile dare un voto ad una cosa del genere... alla fine i suoi 92 minuti passano rapidi, e potrebbe addirittura strappare un 6.5 (più per l'idea che per la realizzazione)

PS: in teoria si parla di trilogia; vedremo a quante zampe arriveremo in futuro...

PPS: RIP, MEINE DREI-HUNDE! :-)

sabato 21 maggio 2011

Los cronocrímenes

Maledetti spagnoli, capaci di produrre piccoli gioielli come questo misconosciuto (almeno a me) Timecrimes del 2007.

Un ordinario uomo di mezza età e sua moglie si trasferiscono nella nuova casa in campagna; la sua curiosità sarà destata da una telefonata anonima e da strane apparizioni nel vicino bosco. Spinto ad indagare, troverà una singolare installazione di ricerca e verrà coinvolto suo malgrado in un esperimento sui viaggi nel tempo.

La storia è tutta qui, e si dipana a partire da una mezz'ora che sembra promettere più che altro tedio, per poi decollare in un avviluppato intreccio di più linee temporali (o meglio: di più copie dello stesso soggetto sfalsate sullo scorrere del tempo).
In ogni film sui viaggi nel tempo che si rispetti l'abilità sta frammentare i vari elementi della trama per poi ricomporli in maniera verosimile, ed in questo la pellicola diretta e interpretata da Nacho Vigalondo raggiunge livelli quasi sublimi.
Ci si concentra su pochissimi dettagli (la necessità di raggiungere un determinato scopo ed allo stesso tempo di ripetere quanto si sa essere accaduto) e li si sfrutta in maniera meravigliosa: tutto si incastra alla perfezione ed il risultato è intricato ma mai confuso o raffazzonato.
Non bastasse l'abilità nel mettere in piedi una vicenda con tempi/persone sovrapposti, anche le vicende secondarie che coinvolgono la moglie e la ragazza nel bosco hanno un loro pregio non indifferente.

Pecche? Sicuro: la prima mezz'ora, dicevo, ma anche attori abbastanza distanti dall'estetica a cui ci ha abituato il cinema e - se vogliamo - la piccolissima e secondaria faccenduola che una installazione del governo spagnolo che fa esperimenti sul viaggio nel tempo non è proprio l'apice della credibilità. ;-)
Per il resto, tutto da salvare in un film che meriterebbe una notorietà ben superiore.

PS: non voglio poi sentire pippine sulle incongruenze della trama: non vorrei sconvolgere nessuno, ma è il viaggio nel tempo in sé che non funziona: questo è quanto di più vicino si possa sperare una volta accettato un set minimo di regole di per sé stesse incoerenti. :-)

Voto: 8.5

domenica 1 maggio 2011

[mezze stagioni] Misfits/2

La seconda stagione di Misfits non fa che riconfermare il positivissimo giudizio meritatosi dalla prima.

Riprendendo da dove si erano chiusi i primi sei episodi, ovvero dalla scoperta del potere di Nathan, i cinque protagonisti si ritrovano ancora alle prese con il loro servizio per la comunità.
Nei nuovi sei episodi (più uno speciale natalizio), i rapporti tra i cinque subiranno una serie di evoluzioni, finendo col creare un vero gruppo e col fare e disfare coppie.

In continuità rispetto alla precedente stagione, anche stavolta a farla da protagonista saranno eccessi, oscenità e nefandezze di ogni genere: se prima sembravano personaggi un po' alla Warren Ellis, ora l'unico termine di paragone è Garth Ennis: se fosse esistita una comunità di recupero in Preacher, sarebbe stata popolata esattamente da questi personaggi.

Si partiva da ottimi livelli sotto qualunque aspetto, eppure si notano significativi miglioramenti: regia matura, uso spettacolare di una fotografia desaturata ed ambientazioni claustrofobiche unite ad angoli di ripresa innovativi ed obiettivi tilt. Questa seconda stagione setta standard altissimi sotto qualunque aspetto tecnico, oltre ad ottime interpretazioni e dialoghi spettacolari (se non altro ci si fa una cultura in quanto a sinonimi di "genitali" e loro usi estrosi).

Netti miglioramenti anche nella sceneggiatura che ora non si dipana più come sequenza di episodi in larga parte scollegati tra loro, ma segue un indirizzo ben preciso: uno strano personaggio incappucciato segue il gruppo e sembra indirizzarli ed aiutarli nei momenti di difficoltà; scoprirne l'identità e le motivazioni porterà il gruppo alla maturazione (negli obiettivi se non nei modi!)

Quello di Misfits è un universo surreale nel suo essere anonimo, periferico e post-industriale, eppure riesce a coinvolgere proprio grazie al contrasto tra una scenografia volutamente grezza e personaggi sopra le righe.

Voto: 10, assolutamente da non perdere (ancora una volta, in lingua originale).
Ed ora, come sempre, deprimiamoci riflettendo sul perché la nostra televisione di stato riesce a produrre solo Don Matteo.