giovedì 27 novembre 2008

[BSG] stagione 1 (o: della fantascienza tra libri e tv)

Strano periodo, per la fantascienza. Da un lato la letteratura fantascientifica sta attraversando uno dei suoi momenti di maggior crisi, e chiunque frequenti le librerie lo avrà notato: oramai si trovano solo poche ristampe dei soliti noti, con pochissimo materiale nuovo e nessun filone emergente (niente a che spartire con il fantasy, in tutte le sue declinazioni, che ha conquistato spazi sempre più ampi sugli scaffali - in questo seguito a ruota dai fumetti).
Dall'altro, gli ultimi anni hanno visto una vera e propria esplosione della fantascienza "da vedere", e se al cinema non sono mancati alcuni decorosi prodotti (in mezzo, però, a tanta mediocrità), è nelle serie televisive che il genere ha conosciuto il suo maggior successo.
Un successo magari non sempre di pubblico od economico (ma i costi di produzione sono spesso significativi, ed il rischio sovraesposizione è sempre dietro l'angolo, quando c'è tanto materiale), ma che ha visto sbocciare prodotti di ottima qualità e molto vari: dal proseguimento/spin-off di classiche serie spaziali, alla serie animate (post-cyber-punk e non), alle contaminazioni fantasy del genere supereroistico.

Sul tema "fantascienza: tra libri e tv" potrei fare un discorso serio, lungo ed articolato... ma figuriamoci! ;-)

Tutto questo in realtà, per introdurre il fatto che - dopo La Miniserie - mi sono visto la prima stagione di Battlestar Galactica.

Proseguendo con gli eventi, i neppure 50.000 esseri umani sopravvissuti si metto alla ricerca di un luogo sicuro, sempre braccati dalle orde di robot assassini e con una nuova drammatica consapevolezza: i Cylons possono avere forme organiche ed essere (quasi) indistinguibili dagli umani.
La trama di questa prima stagione è di sicuro molto buona, ed apprezzo moltissimo come viene sviluppata, con il costante approfondimento dei rapporti tra i personaggi e delle difficoltà di una società civile che cerca di ritrovare una propria identità, dopo lo sterminio di miliardi di persone.
Insomma: troppe volte abbiamo assistito a serie televisive che si trasformavano in telenovelas tra le stelle, o che si incagliavano nell'affannosa ricerca del nemico sempre più forte (e sempre sconfitto, ma mai definitivamente) o - moda recente - del perpetuo colpo di scena, con 6 o 7 stravolgimenti di prospettiva a stagione.
Non che questi elementi manchino, in BSG, ma sono sapientemente dosati tra loro senza eccedere e non distolgono mai dal quadro complessivo (lo sterminio, la fuga, la rabbia, la paura e la speranza), col quale anzi si integrano alla perfezione.

Come detto, i personaggi sono mediamente ottimi (oddio: Gaius Baltar lo devo ancora inquadrare e mi sembra un po' eccessivo/macchiettistico sotto troppi aspetti) ed eccellenti le loro interazioni; i temi sono spesso coraggiosi e trattati in maniera tutt'altro che banale (magistrali la tortura del Cylon e lo scontro tra politici e militari).
Pur non venendo ancora svelato quasi nulla, si ha poi la costante sensazione che i Cylon abbiano effettivamente un piano più ampio e complesso, del semplice sterminio (certo, la sopravvivenza di entrambe le parti è - prosaicamente - necessaria per il proseguimento della serie, ma viene gestita molto bene e lasciando intendere profonde implicazioni).

A livello di regia, dopo un po' ci si abitua allo stile (telecamera spesso a mano, ma gestita con maestria) e si impara ad apprezzarla molto per la "sporca pulizia" e l'espressività.
Ulteriori punti di merito a quasi tutti i protagonisti principali, che fanno un eccellente lavoro.
La trama è poi impreziosita da dialoghi di ottimo livello (mai banali) e da una cura maniacale per i dettagli, che rendono completo e credibile lo sfondo di questo mondo futuristico/alternativo (ma chissà poi quanto alternativo e futuristico: le religioni greco-classiche, ad esempio, danno molto da pensare...)

Se proprio vogliamo trovare un difetto, si potrebbe dire che alla fin fine seguiamo le vicende di poco più di una dozzina di personaggi davvero importanti e coinvolti in tutte le circostante. Naturalmente non sono poi pochissimi e mi sarei lamentato sia se fossero stati di meno (sfociando in un ulteriore eccesso di protagonismo) che se fossero stati molti di più (finendo col limitare l'approfondimento), e quindi va bene così... ;-)

Ora devo solo trovare il modo di impedirmi di divorare le altre due stagioni e Razor, che ho già in casa. Sarà comunque molto dura, visto che il cliffhanger con cui si chiude la prima non mi farà dormire la notte. :-)

Voto: 10- (al momento il "meno" è per Gaius e la moglie di Saul). Ottimo.
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martedì 25 novembre 2008

Prime Evil

Se non avete più unghie da strapparvi con le pinze e non sapete più come farvi del male, vi consiglio Prime Evil (Nel Nome del Maligno), della (quasi) leggendaria Roberta Findlay.

Una malevola setta di monaci tifosi di Satana (e/o della Fiorentina) si guadagna l'immortalità sacrificando un parente (preferibilmente vergine, ma anche sagittario pare andar bene) ogni 13 anni.
Così facendo riescono a restarsene in giro fin dal tredicesimo secolo, ripetendo ogni tre-per-due che il demonio è tosto un casino e che la Chiesa ha i giorni contati (immagino che una volta raggiunta l'immortalità, uno impari a non aver fretta...)

Uno di questi satan-arrivisti, che punta a conquistare il potere all'interno dell'organizzazione, decide di sacrificare la propria nipote, nota per andarsene in giro con un intero allevamento di visoni/volpi/cani/gatti come pelliccia e per non averla mai neanche fatta annusare in fotografia al suo moroso.

Negli 83 minuti più lunghi della vostra vita, potrete anche assistere a suore infiltrate nella setta, a poliziotti scettici che se ne vanno in giro con pistole lunghe-lunghe per compensare inconfessabili carenze e molto altro.

Oltremodo doloroso, oltre all'idiozia della trama ed i dialoghi patetici, questo filmone presenta un paio delle scene di lotta peggiori di ogni tempo: tizi lenti come tartarughine che sollevano i piedini di neanche mezzo metro e neppure si sfiorano.
Per il sempre presente comparto fan-service, giusto una manciata di tette (alcune finte); svettano invece gli effetti speciali, con il satanasso di cartapesta che si fa accoltellare come un tordo nel bel mezzo dell'orgietta rituale (una cosa più simbolica che altro, a dire il vero). Ed il bene trionfa ancora una volta... ;-)

Voto: 1 Trashometro® 5/10: (dolooore e devastazione!)
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sabato 22 novembre 2008

Body of Lies

Dopo Le Crociate, l'infatuazione di Ridley Scott per il vicino oriente prosegue con questo Nessuna Verità, stavolta ambientato ai giorni nostri.
Il regista ritorna anche - purtroppo - a confezionare un prodotto che ad essere buoni può essere definito al più mediocre. :-(

Agente sul campo della CIA passa dall'Iraq (dove parteciperà a torture ed omicidi assortiti) alla più ordinata ma non meno spietata Giordania, dove si intrallazzerà con i locali servizi segreti nella speranza di mettere le mani su un potente leader terroristico.
Si scontrerà con il suo cinico capo che, da Langley, più di una volta gli metterà i bastoni tra le ruote.
Tutti complottano e tutti tradiscono.

Piuttosto esplicito nel criticare la gestione della guerra al terrorismo, il problema principale è che - pur non essendoci esattamente carenza di materiale - lo fa limitandosi ad imbastire una trama ridicola, aggiugendoci dialoghi che sfiorano il patetico.
La conversazione a pranzo dalla sua pseudo-innamorata giordana è imbarazzante, ed anche alcuni dialoghi con il capo-sezione scavano il fondo del barile della retorica.
Come detto, anche la trama si presenta troppo contorta (e troppe cose accadono per pura magia) e molte situazioni vanno ben oltre la soglia del credibile, anche per un film di Hollywood (ciò che fa il capo dei servizi sergreti giordani è a tratti comico).

Delude anche la regia, con un ricorso ossessivo a riprese da droni di sorveglianza a dir poco fastidioso.
Con il materiale che si ritrovano, fanno quel che possono DiCaprio e Crowe (pur non amandoli io alla follia).

Sui titoli di coda, una canzone tratta da Chinese Domocracy dimostra che il nuovo album dei Guns - che esce domani - è meno vaporware di Duke Nukem Forever (che peraltro dovrebbe uscire a breve - ohmiodioilmondostaperfinire!)

Voto: 4. Deludente a dir poco.
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domenica 16 novembre 2008

Changeling

Los Angeles, 1928: Walter Collins, bambino di 9 anni che vive da solo con la madre, scompare nel nulla. Dopo alcuni mesi la polizia, già sotto accusa per la sua incompetenza, corruzione e violenza, riporta alla madre un bambino che somiglia moltissimo a Walter, e che addirittura sostiene d'essere lui.
La madre però non lo riconosce e, nonostante l'evidenza dei fatti, la polizia insiste per considerare chiuso il caso, arrivando ad accusarla di pazzia.
La verità sarà molto più complessa e truce.

Con Changeling Clint Eastwood dirige il film più allegro di ogni epoca: nulla finisce in meno che catastrofe e la sorte si accanisce contro chiunque. Drammatico e spietato al limite dell'atroce, il film si ispira a un fatto vero sul quale il buon Straczynski fa un eccelso lavoro di sceneggiatura e dialoghi.
Due ore e venti di dramma ben interpretato da una brava Angelina Jolie (che in manicomio si sente sempre a casa ;-)), col supporto del classico John Malkovich - ad onor del vero gli altri interpreti mi hanno lasciato un po' più freddino, fatto salvo per Jason Butler Harner ed i ragazzini scelti con acume.

Pesantissimo per tema e trattamento, Clint si conferma regista pulito ed impeccabile (non una inquadratura che sia meno che perfetta), che si prende il suo tempo e lo usa al meglio.
A voler cercare il pelo nell'uovo, il dialogo conclusivo è un po' troppo banale e "telefonato", ma poco importa: il valore dell'opera resta tutto (a dispetto dei critici americani, che lo hanno bistrattato).

Immenso zio Clint. :-)

Voto: 9. Bello davvero, ma bisogna andare al cinema con lo spirito giusto.
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giovedì 13 novembre 2008

[ninja] Ninja Phantom Heroes


Rotoliamoci così, senza purdor...

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony.

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony. Flambé.

Lasciar passare troppe settimane prima di recensire un ninjà-movie è sempre fonte di grave imbarazzo: già dopo poche ore, i neuroni tendono a rigettare tutto quel non-sense, e si finisce col dimenticare i dettagli.
La visione di Ninja Phantom Heroes poi è stata particolarmente indigesta, data l'abominevole qualità del girato ed una colonna sonora vietata dalla convenzione di Ginevra. Non aiuta il fatto che la confusione inizia ben prima di premere play: di sicuro (?) si tratta di un film del maestro Godfrey Ho (qui sotto lo pseudonimo di "Bruce Lambert"), diretto quando lavorava per la Filmark di Thomas Tang - sì, il famoso amico invisibile di Godfrey Ho, morto in un provvidenziale incendio (vedere la famosa intervista).
Altro problema è che lo stesso film lo potete trovare in giro sotto il titolo di Ninja Empire (o Ninja Thunderbolt II: Thunder Fox), che però - pur essendo un'altra Ho-production - non dovrebbe aver nulla a che fare con Phantom Heroes.

In sé il film è talmente bello che non si riesce neppure a capire se si tratti del classico taglia-e-cuci o di una pellicola singola: certo, ci sono pirla orientali e fessi occidentali, ma non sono sicuro che siano due divesi girati, anzi; potrebbero però esserci due o tre parti disgiunte prese da diverse pellicole orientali, questo sì.
Fingendo che ci sia una trama: un tizio della più scalcagnata base militare americana (in realtà ci sono buone possibilità che si tratti di un carcere... ad ogni modo è imperdibile il cartello all'ingresso, scritto con un pennarello) riceve l'ordine di effettuare una qualche missione sotto copertura (e/o diserta, mica capito...) - per fortuna è un ninja, e saprà adeguatamente combattere il ninja meglio vestito di sempre, che se ne va in giro con un gessato da fare invidia ad Armani.
Nel mentre, la solita famiglia para-mafiosa hong-kongese ha i suoi bei problemi con un sacco di gente, ed il fatto d'essere composta da un branco di inetti non aiuta. C'è di sicuro una tresca di qualche genere, una manica di bifolchi che non si capisce da che parte sta ed alcune bande motociclizzate e non.
Come se non bastasse, ad un tizio viene asciugato il sudore sulla faccia con della carta igienica, ma sembra che sia un bel gesto e non si offende (Culture Differenti®) e per un qualche motivo mille-mila chili d'oro vengono scambiati con quattro fucilini di plastica (ma anche qui: tutti sono soddisfatti del baratto, quindi chi siamo noi per giudicare? ;-))

Come di consueto non si perde occasione per menare le mani ed alcune battaglie sono confuse quanto basta per risultare divertenti; purtroppo il grosso del film provoca lancinanti dolori tipo parto, tanto è privo di un senso. Vale comunque la pena d'arrivare alla conclusione, non fosse altro per poter assistere al peggior finale della storia del cinema: nel bel mezzo dell'usuale ingiustificata rissa i - più che presunti - buoni arrivano non dico a vincere, ma a strappare un decoroso pareggio e... si danno alla fuga.
Fine.
Wow.
Estremo.
Al limite dello sperimentale, oserei dire. ;-)

Del tutto sconsigliato a chi non è avvezzo al genere e/o all'alcolismo, non mancherà di dare soddisfazione agli estimatori più esperti del genere ninjà.

Voto: 2 Trashometro® 10/10: (che fatica!)
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domenica 9 novembre 2008

carnosaur

Dovrebbero esistere gruppi di sostegno per i poveri sventurati che sono stati molestati da pellicole come Carnosaur. Sì perché Carnosaur è uno di quei film che non si fa problema ad insultare ripetutamente lo spettatore, che non può che uscirne traumatizzato. Amo i film che non ti lasciano indifferente. ;-)

Certo, come in molti altri Z-movies c'è una trama appena abbozzata, una recitazione ben oltre l'overacting, dei dialoghi da neurodeliri ed effetti speciali ridicoli, e quindi ci si potrebbe aspettare d'assistere ad uno dei soliti "filmbrutti". Eppure la bruttezza complessiva di Carnosaur risulta superiore alla somma delle singole - pur mooolto brutte - parti, andando a realizzare un vero capolavoro del trash (categoria "insensato accanimento contro lo spettatore").

Con la scusa di lavorare al Pollo Definitivo®, una Scienzatessa fa rinascere i dinosauri, perché a lei piacevano un casino, un tempo dominavano il mondo, non rompevano i coglioni a nessuno e perché in fondo in fondo, una volta qui era tutta campagna.
Chi ha scritto la sceneggiatura deve aver pensato che - date le premesse - se non puoi convincerli, meglio confonderli: ecco allora che da un lato vengono covate le uova nel pollame (e si schiudono dei carnosauretti), dall'altro una strana influenza colpisce le donne (che hanno mangiato le suddette uova? Boh!) che partoriscono un enorme uovo carnosaurico spaccandosi in due l'osso sacro - il rumore di bottiglia di spumante che salta è qualcosa di imperdibile.
Comunque sia, abbiamo un bel po' di carnosauri in giro a fare strage nel solito paesotto di bifolchi. Tutti noi facciamo ovviamente il tifo per loro, che purtroppo troveranno feroce opposizione in un tale che fa il custode in un cantiere - e che di suo avrebbe già i suoi bei grattacapi con un branco di hippies (grattacapi prontamente risolti dal mega-carnosauro, in ogni caso).

Scene abbozzate e montate a casaccio, con tonnellate di scritte in sovraimpressione ad informarci di non-so-bene-cosa, dato che sono lunghissime ed appaiono per pochi istanti; ciò che più colpisce è la totale pochezza di mezzi (e da un Roger Corman intento a cavalcare l'onda di Jurassic Park ci si poteva aspettare due soldini in più). A soffrire in particolare - oltre agli spettatori - sono gli effetti speciali, con il dinosauro creato un po' con dei modellini ed un po' con un tizio in costume, come solo negli anni 60/primi anni 70.

Brutto brutto brutto, con un colpo di scena che non mancherà di stupire.
Sarebbero da recuperare i due seguiti. Nota di merito al sempre grande Clint Howard (il regista spero invece si stia pentendo amaramente dei suoi peccati ;-)).

Voto: 1. Trashometro® 10/10: (beware the prehistoric chicken!)
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