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sabato 26 marzo 2011

[mezze stagioni] Caprica

Visti i primi 7 episodi della prima - e presumibilmente unica - stagione di Caprica.

Considerato quanto ho adorato la serie di Battlestar Galactica, devo ammettere che mi approcciavo con scetticismo a questo prequel dalle strane caratteristiche: pochissima fantascienza di ambientazione spaziale e molta politica sembravano ingredienti abbastanza fuori luogo, in una serie figlia (o madre?) di uno dei picchi della sci-fi televisiva contemporanea. D'altra parte... frak! È BSG, non potevo davvero perdermela.

Una cinquantina di anni prima degli eventi di BSG (e quindi a pochi decenni dalla prima guerra coi Cylons), troviamo le colonie ancora molto disunite tra loro. La centralità di Caprica è però già evidente: una società evoluta ed edonistica, all'apice di una prosperità che sembra promettere solo ulteriori successi, ma che si rivelerà invece essere il trampolino di lancio verso la tragica caduta.

Da un lato abbiamo la famiglia Graystone, con un geniale capofamiglia che ha rivoluzionato la vita digitale con il mondo virtuale accessibile tramite l'holoband, e che ora sta progettando i primi Cylons.
Dall'altro gli Adama (sì, quegli Adama, con tanto di piccolo William), il cui padre avvocato cura con modi poco ortodossi gli interessi delle famiglie mafiose di Tauron.
I loro destini, e con essi quelli di tutti gli abitanti delle colonie, si incroceranno in seguito ad un atto terroristico in cui è direttamente coinvolta Zoe Graystone, non meno geniale del padre e seguace di una organizzazione religiosa devota al dio monoteista. Con lei moriranno decine di persone, tra cui moglie e figlia di Joseph Adama.
Un sofisticato avatar di Zoe è però ancora attivo nella rete, e finirà con l'essere assorbita in un chip sperimentale di un prototipo di Cylon.

Approfondimento psicologico, temi sociali e riflessioni sulla tecnologia sono i temi principali di questa anomala serie fantascientifica. Intrigante e drammatica, deve il suo fascino ad una cura maniacale dei dettagli: l'intera società in cui si muovono i protagonisti è pervasa di piccoli particolari (religione, abitudini sessuali, usi e costumi) che la caratterizzano come qualcosa di simile e al contempo diversa dalla nostra realtà.

Realizzata con soldi e cura, presenta una regia ed una fotografia sempre eccellenti (più che degni anche gli effetti speciali), e tutti i protagonisti sono perfetti nei rispettivi ruoli. La trama promette benissimo, ed i dialoghi sono sempre all'altezza.

Non vedo l'ora di vedere gli altri episodi, ma fin d'ora la considero come una tappa imprescindibile per gli appassionati dell'universo BSG, che grufoleranno di piacere tutte le volte che scopriranno retroscena e contesti di certi eventi ed abitudini visti in BSG (dalla ovvia genesi dei Cylons ad espressioni come "so say we all").

Voto parziale: 8. Ah, il doppiaggio italiano mi è sembrato degno, ma come sempre sono convinto che certe cose vadano viste in lingua originale.

mercoledì 7 aprile 2010

Gamer

Se, dopo aver visto i trailer, vi volete ancora così male da andare a vedere Gamer, vi consiglio di portarvi dietro una ampia collezione di aghi da infilare sotto le unghie: ne avrete bisogno.

Gerard Butler di mestiere fa il carcerato nel braccio della morte - carriera breve ma non priva di soddisfazioni (e fa sempre curriculum).
Entra in scena Dexter - qui nel ruolo del genio del compiutter - che ha creato una serie di mondi virtuali nei quali gli utenti possono comandare delle persone in carne ed ossa (a dire il vero più "culi e tette" che altro, da quando viene mostrato ) grazie a solito artifizio narrativo impiantato nel cervello a suon di jibba-jabba hi-tech privo di senso.
Ultimo parto della sua geniale quanto empia testolina, un mondo dove i detenuti combattono a suon di armi fichissime, morendo a carriolate. Premio per chi sopravvive a 30 battaglie: la libertà ed un set di pentole in acciaio inox.
Butler ed il ragazzino che lo controlla sono quasi al traguardo, ma qual losco piano si dipana dinnanzi a loro! Ah, perché non ci è dato vivere in un mondo di oneste regole?! Perché?! Perché?! Boh, chissene...

Se avete una vaga sensazione come di "già visto un triliardo di volte", vi state sbagliando: questo non è come i mille film che hanno già sfruttato idee analoghe - è infatti scandalosamente peggio.
Girato dalla solita scimmia col parkinson, ha escogitato un affascinante stratagemma tecnico per nascondere le piccole imperfezioni: coprirle con una colossale esplosione. Il fondale fa schifo? Mettiamoci un'esplosione! Serve un stacco di scena tra due location separate? Esplosione! La trama ha un buco che sembra un cratere? Esplosione!
È bellissimo e molto facile, provateci anche voi: esplosione!

Sorvoliamo sui dialoghi, i concetti triti-e-ritriti, l'overacting costante ed una insultante supponenza che permea tutti i suoi 95 minuti.
Ha però anche alcuni meriti: oltre a settare un nuovo standard negativo per i filmacci d'azione (e non c'è neanche Jason Statham, incredibile), ha procurato una ciotola di cibo a Milo Ventimiglia e John Leguizamo. In tempi di crisi, non è poco.

Voto: 1 - fa intrattenimento quanto un'epidemia di vaiolo.
Trashometro® 7/10:
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mercoledì 20 gennaio 2010

Serial Experiments: [PL]ain

O mi è sfuggito qualcosa di lampante, o Serial Experiments: Lain è un prodotto che, dall'alto dei suoi miseri 12 anni, è invecchiato particolarmente male. Non mi spiego altrimenti l'8.7 ricevuto su IMDb.

La trama aveva anche del potenziale: una ragazzina commette suicidio gettandosi dal tetto di un palazzo. Alcune sue compagne di scuola, inclusa l'introversa Lain che la conosceva appena, riceveranno poco dopo delle email dalla defunta.
Lain, che mai era stata attratta dalla tecnologia, inizia a passare sempre più tempo connessa al "Wired", con singolari risultati.

Purtroppo tale potenziale viene sprecato da una realizzazione mediocre e pretenziosa a livelli quasi dolorosi - questo anche fingendo d'ignorare lo scadentissimo reparto tecnico (non dubito che alcune scelte siano state "di stile", ma in molti casi la pochezza tecnica evidenzia una seria carenza di risorse e capacità, temo).
Il vero problema è che, nei suoi 13 episodi, la serie risulta lenta in modo estenuante e del tutto inconcludente: ogni concetto (e parliamo di una manciata di idee in tutto) viene ripetuto allo sfinimento, senza neppure la decenza di cambiare prospettiva.
Il contesto delle relazioni tra i personaggi risulta poi troppo poco dettagliato, e del resto neppure i protagonisti vengono approfonditi granché.

E, ribadisco, è un peccato: perché tenendo a mente che la serie è stata concepita nel 98, va detto che il tema tecnologico viene sviluppato in maniera notevole, molto meglio (e qui mi attirerò degli insulti) che in Matrix, per fare un esempio.
Questo da solo però non basta, e riuscire ad annoiare in appena 13 episodi è una colpa grave.

Cosa resta? Da tecnofilo, non nego una certa soddisfazione nel vedere riferimenti a cose come il protocollo IP, NeXT, BeOS (e questo mi chiedo quanti l'abbiano notato ) e qualche listato C/C++ e LISP.
Menzione d'onore, poi, per essere ufficialmente la serie con la maggior quantità d'arredo urbano della storia: incroci, attraversamenti pedonali, pali del telefono, linee elettriche, semafori e chi più ne ha più ne metta - non ci si fa mancare davvero nulla ed il trono che fu della Gainax (altra grande estimatrice dell'arredo urbano ) è senza dubbio spodestato.

Voto: 4.5 - peccato, ci speravo abbastanza.
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sabato 31 marzo 2007

stay away!

E piantiamo pure un altro chiodino nella cassa dei film tratti da videogiochi, che tanto ormai...
Questa volta però lo facciamo in maniera diversa: invece che comprare i diritti di una qualche serie da violentare sul grande schermo, Stay Alive si ispira in maniera generica ai survival horror tanto di moda negli ultimi anni.

Dei tizi ereditano da un loro amico morto in circostanze misteriose un videogioco indipendente; appena installato sulle loro belle postazioni alienware si accorgono che non si tratta di un semplice videogioco: è in realtà un videogioco brutto (ed il pomparlo a 3200x2400 non sopperisce alle altre carenze tecniche)!
Ma non è questo il punto: il punto è che il gioco narra la strana storia di questa contessa assassina del 17esimo secolo di cui francamente non ce ne potrebbe fregar di meno, non fosse per il fatto che evidentemente la vegliarda si è reinventata programmatrice, dato che chi muore nel videogioco dopo poco segue le orme del suo avatar...
I giovani dovranno quindi combattere per la loro vita, nel mondo reale e in quello virtuale!
Lo spettatore, nel frattempo, vorrebbe essersi tirato dietro un DS o una PSP.

Catastrofico da qualunque parte lo si guardi, nel marasma generale spiccano alcune tra le più esagerate interpretazioni mai portate da attore sullo schermo e, pare, la collaborazione di uno dei game designer peggiori dell'industria videoludica.
Se il gradino più alto è tuttora occupato dal purulento Alone in the Dark, questo si piazza di prepotenza tra i primi 3 film più atroci che siano stati tratti da videogiochi.

Quello che fa veramente accapponare la pelle, è il pensiero che il regista William Brent Bell possa unirsi a Paul W.S. Anderson e ad Uwe Boll al fine di dirigere il Film Tratto Da Videogioco Definitivo® ;-)

Voto: 1. Trashometro® 5/10: (ne uscirete come Pac-Man: gialli, inseguiti da fantasmi e bisognosi di pillole)
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sabato 19 agosto 2006

ghost in the shell: innocence

Dopo una invereconda porcata come Avalon (che no, non era "intellettuale": è che proprio non aveva alcun senso ed era pure girato male) Mamoru Oshii ritorna a dirigere un'anime e questa volta non sbaglia.
Ghost in the shell: innocence affonda le proprie radici in quanto era stato narrato nel primo Ghost in the shell, ma utilizza questa base per sviluppare un racconto che non è in tutto e per tutto un sequel.

Batou è un cyborg in forze alla sezione 9, una unità anti-terrorismo giapponese specializzata in cyber-crimine (siamo in un futuro nel quale la quasi totalità delle persone sono connesse in rete). Sulle tracce di una serie di omicidi commessi da robot da compagnia sperimentali, Batou dovrà affrontare criminali che si muovono tra il mondo fisico e quello virtuale, ma soprattutto dovrà confrontarsi con i dubbi posti da una società sempre più complessa e tecnologizzata.
Come distinguere la realtà dalla simulazione, in un'epoca nella quale un hacker può trasmettere un mondo virtuale direttamente al cervello delle vittime? Qual'è la linea di demarcazione tra uomini e macchine, quando ampie porzioni del proprio corpo sono artificiali e di fatto ostaggio di aziende dalle quali si diventa dipendenti per la manutenzione? Cosa sono la vita e l'anima, se il cervello di una persona può essere impressa nei circuiti di un robot?

L'ambientazione è leggermente diversa dal primo film (qualche dettaglio grafico e qualche sfumatura dei personaggi) e come detto non siamo di fronte ad un vero e proprio sequel: non seguiamo più il maggiore Motoko Kusanagi - che pure compare in qualità di angelo custode di Batou (svolgendo anche compiti molto importanti) - ora dissolta nella rete, ma al tempo stesso vediamo Batou in una sorta di quest necessaria per avvicinarlo alla sua vecchia compagna.
A livello tecnico la mascella cade per terra: disegni ed animazioni sono sempre superbe e le musiche ricalcano quelle del primo film.
Lo sviluppo della trama ed i dialoghi (in alcuni momenti forse un po' verbosi, ma visti i temi trattati era inevitabile) sono ottimi e particolarmente curati.

In generale apprezzo molto come è stato sfruttato l'intero brand di "ghost in the shell" (fumetti, film e serie): si poteva benissimo virare sull'azione e sul puro spettacolo - e certamente gli incassi non sarebbero mancati - ma si è preferito mantenere una qualità molto alta prima di tutto nelle trame e nell'approfondimento degli aspetti filosofici di questo stupendo ipotetico futuro.
Ok non è poi tutto oro: checché ne dicano gli esteti il secondo volumetto di Shirow Masamune (manmachine interface) era un insulso esercizio di effettini grafici con ben poca "polpa".

Voto: 9.
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