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domenica 27 agosto 2006

Final Fantasy VII: Advent Children

Mai cazzeggiare con l'energia vitale del pianeta che ti ospita.
Questa è la lezione che i tizi di Final Fantasy VII: Advent Children hanno imparato. Anni addietro la compagnia Shinra usava l'energia del pianeta per i propri scopi; caduta in disgrazia anche a causa del simpatico Sephiroth, essere geneticamente modificato da loro stessi creato ed al quale ad un certo punto iniziarono a girare parecchio i cosiddetti, ora l'intero pianeta versa in uno stato disastroso: la piaga chiamata geostigma sta lentamente contaminando l'intera popolazione, e molte altre forze sembrano schierarsi contro i pochi che stanno cercando di salvarne gli abitanti.

Pellicola in computer grafica prodotta dalla Square Enix, già autrice della popolarissima serie di videogiochi, questo film rappresenta un buon passo in avanti rispetto al precedente Final Fantasy: The Spirits Within che era molto buono sul piano tecnico, ma deludente in quanto a trama.
Inutile dire che col passare degli anni la qualità della grafica è ulteriormente migliorata (eccezzionali le texture, anche se a mio avviso in quanto ad espressività dei volti e qualità delle animazioni la Pixar è ancora di gran lunga superiore); quel che si fa più sentire è però la presenza di un minimo di sceneggiatura, con discrete introduzioni ai personaggi anche per chi non ha mai giocato al videogame.
Intendiamoci: niente di trascendentale o da storia del cinema, ma quanto meno non si ha l'impressione di trovarsi davanti ad un puro esercizio grafico; discreti (e molto coreografici) i combattimenti - perché poi diciamolo: son tutte scuse per menar le mani... ;-)

Vera pecca è il mancato doppiaggio in italiano: il DVD è in inglese con sottotitoli (italiano, inglese ed altre 100 lingue che nessuno al mondo usa davvero ;-))
Disco con gli extra abbastanza futile: val la pena comprare l'edizione più economica.

Voto: 7.
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sabato 8 gennaio 2011

Fringe - Stagione 1

In questo periodo la fantascienza pura non vende. Diamine: non vende in libreria, figuriamoci al cinema o in tv.
Questo lo so io, lo sapete voi, e che mi venga un colpo se non lo sa anche quella ghenga di furbi soggetti che sono Roberto Orci, Alex Kurtzman e J. J. Abrams. Furbi. Più furbi che bravi, a mio avviso. E non lo dico con intenti spregiativi: tutto sommato sono anche bravini, nei rispettivi mestieri (imparagonabili però ad un Joss Whedon, per fare un nome non casuale), ma tutta la loro abilità finisce in secondo piano se paragonata alla smisurata furbizia che dimostrano. Al limite della genialità.

Fringe segue le vicende di una squadra speciale dell'FBI che - sotto l'ombrello dell'homeland security - si dedica in maniera non proprio ufficiale ad una serie di casi (battezzati The Pattern) che risultano del tutto inspiegabili, ma che hanno in comune il fare ricorso a qualche avanzata forma di tecnologia, tanto da far pensare che siano collegati tra loro.
Ogni puntata si apre e si chiude su un caso (autocombustione, mutazioni, morti inspiegabili, epidemie, ...), svelando man mano tutta una serie di personaggi ricorrenti dietro a questi eventi che forse sono atti di terrorismo o forse sono parte di un gioco molto più importante e complesso. Figure chiave di ogni indagine, l'agente Olivia Dunham (con un passato complesso) e Walter Bishop, scienziato reduce da decenni passati in un istituto psichiatrico.

Fringe è un fantasy. Lo dimostra il fatto che ogni superstizione e leggenda metropolitana - per quanto puerile possa essere - viene saccheggiata perché sempre buona per farci una puntata.
Ci sono i cavalieri del bene (non necessariamente senza macchia, come è imprescindibile nel 21esimo secolo).
Ci sono i cattivi, che forse hanno solo metodi da cattivi - anche qui, come sempre al giorno d'oggi.
Ci sono i mostri, sotto forma di virus, mutazioni genetiche e satanassi assortiti.
Ci sono le magie, perché per quanta sospensione dell'incredulità possa metterci, un 90% abbondante di quanto mostrato non ha alcun senso in questo universo.
E, più di tutto e tutti, c'è lui: il mago. Perché Walter Bishop è un mago: è capace di fare tutto. Sa tutto. Non ricorda quasi nulla del suo passato e non ha avuto contatti col mondo per anni, ma non importa: dategli il kit del piccolo chimico, e vi muta il DNA. Dategli una sedia da dentista, e si dedicherà alla neurochirurgia mentre fa colazione. Dategli una tinozza, e troverà modo di mettervi in comunicazione con il cervello di un ex collega morto (e/o "diversamente vivo"). Non c'è campo dello scibile (sovra)umano di cui non abbia assoluta padronanza e non c'è cosa che non abbia già realizzato nei suoi spensierati esperimenti di gioventù; porca scoreggia: a qualcuno sembra normale che per curare il figlio da non si sa bene quale buffa patologia, non trovi di meglio che inventare una dannata macchina per teletrasportare nel tempo e nello spazio l'unico medico che nel passato è riuscito a curarla?! (macchina che per inciso più o meno funzionicchia pure...)

In tutto questo, non viene fatto il benché minimo tentativo di fornire un contesto verosimile alla magia: da un lato le si spara talmente grosse che qualunque giustificazione non avrebbe che peggiorato la situazione, dall'altro non ce n'è bisogno: Fringe è un fantasy. Abrams e compagni lo sanno, e quindi neanche ci provano; del resto al giorno d'oggi il grosso del mercato vuole qualcosa che sia al passo coi tempi (nanotecnologia! terrorismo! mutazioni genetiche!) ma che in fondo in fondo segua i più semplici e rassicuranti canoni del fantasy. E quindi trame relativamente semplici e colpi di scena citofonati con 10 puntate di anticipo (il figlio di Bishop, per dire, e credo di aver intuito anche altro, in merito).

Oookay, credo di aver chiarito il punto, ed il fatto che quel che più mi prude è una semplice questione di marketing: se cerchi di vendermelo come un serial semi-fantascientifico, mi aspetto che lo sia. Almeno in minima parte.
Detto questo, il prodotto è senza dubbio realizzato con estrema cura ed una discreta quantità di soldi. Gli effetti speciali sono mediamente decenti (salvo qualche caduta di stile sul finire), la regia è adeguata e la fotografia buona.
Anna Torv è brava e porca quanto basta (ed anche qualcosa di più in fatto di porcaggine, a dire il vero), Joshua Jackson ("L'Amico di Dawson", per i fan) non fa neanche una bruttissima figura e c'è da calarsi il cappello per John Noble, maledettamente bravo nel ruolo del mago... errr... dello scienziato.
Ottime le musiche (del resto, quando puoi permetterti uno come Michael Giacchino...), ed a questo proposito giù il cappello a J. J. Abrams per lo stupendo tema dei titoli.
In generale tutte le puntate sono degne, eppure non riescono mai ad essere davvero memorabili; resta comunque un prodotto accettabile, se si cerca puro svago e qualche mistero (e poi nell'ultima puntata arriva anche un mito d'uomo... :-) )

Da molti è stato definito l'X-Files dei nostri giorni, io mi sento di dire... può anche essere. Di X-Files vidi solo le primissime stagioni, ben prima dell'epoca cupa. Non era affatto male (suppongo avesse i suoi elementi fantasy, ma non mi pare eccedesse) e credo che il paragone sia tutto sommato ingeneroso e poco lungimirante: X-Files aveva più senso e si appoggiava a trame ben più articolate.
Il fatto è che la gente oggi, probabilmente, vuole questo: qualcosa di semplice, che segua canoni ben noti ed adatto ad una soglia dell'attenzione piuttosto bassa.
Non è in sé una cosa negativa, non fraintendete: a me il fantasy piaciucchia anche, e se lo si vuole si può fare un fantasy complesso e approfondito a piacere. Allo stesso tempo non disdegno opere di puro intrattenimento, magari anche un po' superficiali: se assolvono al loro ruolo e riescono ad essere di svago, tanto basta.
Temo però che complessità ed approfondimento non siano ciò che oggi il grande pubblico cerca (specie in lavori di fantasia), e queste restrizioni si prestano particolarmente male alla realizzazione di un serial fantascientifico "serio".
Abrams ed Orci lo sanno, ed infatti Fringe è un fantasy. :-)

Voto: 6. Vedrò le altre stagioni? Non ci penso neanche. :-)

sabato 20 febbraio 2010

avatarro

Ehi, è Balla Coi Lupi coi Puffi!

Ok, ok, seriamente...
Negli extra di un filmetto quale 2001: Odissea Nello Spazio, un tale che di nome fa James Cameron argomentava: "[...] as our films get ever more spectacular 2001 reminds us that it's the ideas behind the spectacle that are still the most important special effect of all".
Non si può dire che con Avatar abbia del tutto mantenuto fede alle sue convinzioni.
Intendiamoci: non è neppure quella catastrofe che alcuni vorrebbero far credere, ma d'altra parte non vedo come possa meritarsi tutte le lodi ricevute (al netto che ognuno ha i propri gusti...)
Il mio problema fondamentale con Avatar, infatti, rientra nella categoria "ah, cosa avrebbe potuto essere, se solo...", che inevitabilmente tende a far perdere molti punti a qualsiasi film che sia inciampato proprio a metà (o forse ancora sulla linea di partenza) della corsa per diventare una ottima pellicola.

La storia la sanno anchei sassi: sulla luna Pandora c'è abbondanza del solito Unobtanium (stavolta così letteralmente nominato, scelta discutibile: posso essere trattato in maniera un poco più adulta, nella scelta dei McGuffin?) e la solita Evil Mega-Corporation vuole estrarlo; sfiga vuole che l'atmosfera sia velenosa, la vita particolarmente ostile ed anche i nativi siano un poco incazzosi, specie se gli si chiede di sloggiare dall'albero su cui nascono-vivono-copulano-muoiono.
Un approcio "soft" viene tentato attraverso il progetto Avatar: dei tizi pilotano degli ibridi umani/nativi grazie ai quali possono inserirsi nella loro società.
Come prevedibile i risultati sono nulli, e la cosa passa in mano ai militari che combinano l'usuale casino.

Storia banalotta, ma ci si potrebbe anche passare sopra; in fondo nelle sue due ore e 42 minuti "accadono cose" più o meno costantemente (per quanto tutte prevedibili con ampio anticipo) e mediamente non annoia.
Il vero difetto è la caratterizzazione dei personaggi: passi per i buoni che fanno tutto ciò che ci si aspetta da un Buono Tormentato®, ma i cattivi sono niente meno che atroci.
Sia gli uomini della compagnia che i militari sono ridicole macchiette, del tutto inadeguate a sostenere un confronto, neppure contro dei buoni da operetta morale come questi.
Ed è questo che fa rabbia: strutturato meglio, tagliandolo meno con l'accetta, il conflitto tra le parti poteva sostenere un film tanto lungo e dare uno sfondo adeguato ai messaggi che intendeva presentare.

A proposito dei messaggi: sì, certo, c'è il tema ambientalista (che onestamente sembra essere spiattellato in maniera un poco datata, forse a causa dell'eterna gestazione del film), ma francamente è talmente ostentato da suscitare più sbadigli che interesse.
Poteva anche starci se fatto bene, ma qui a tratti pare di sentir parlare un Verde italiano, che tutte le volte che aprono bocca ti vien voglia di dar fuoco ad una pila di copertoni...
Poi c'è l'antimilitarismo e la pseudo-critica sociale, ma fatta con delle parodie perde tutto il suo valore, scusami James.
Insomma, a tratti sembra di assistere ad una lezione per bambini deficienti (cielo, che cosa politicamente scorretta... )
Discutere se i Na'vi rappresentino questo-o-quello è francamente ridicolo: per quanto sono delineate le parti in causa, Jake Sully può benissimo essere il Borghezio locale che si oppone alle orde d'invasori che gli vogliono imporre la loro Cultura Differente.

Effetti speciali: niente da dire. Non si brilla in quanto ad originalità né per gli avatar né per le creature (e neanche per il mecha-design), ma la qualità dei pervasivi effetti è impressionante; di fatto non c'è scena che non sia stata ampiamente rimaneggiata al computer.
Si potevano sfruttare le enormi risorse a disposizione in maniera più creativa? Sì certo, ma impressiona anche così, e lo dico da persona che non ama a morte il fantasy, specie a livello visivo.
Sì, fantasy: pur ammantandola con quasi tutti i crismi della fantascienza, Cameron ha fatto un film che a livello estetico è in tutto e per tutto un fantasy (per la distinzione tra i generi rivolgersi al compianto Arthur C. Clarke); scelta che a me suscita un po' di noia, ma che ha senza dubbio i suoi vantaggi commerciali: ad oggi, la fantascienza pura al cinema non la vendi, punto.

Alla regia Cameron non aggiunge nulla a nessun genere, ma fa il suo discreto lavoro; sulle prove attoriali non mi esprimo: quelli in carne ed ossa sono mediamenti ridicoli (sì, anche Ribisi e la Rodriguez), ma restano talmente poco sullo schermo che non ha molta importanza.

[3D]
Sì, sì, amanti del 3D, l'ho visto con gli occhialini.
Continuo a pensare che questa tecnologia non aggiunga davvero nulla al cinema - prezzo del biglietto a parte. In un film di 2 ore e 42, costato 280 milioni di dollari ed a cui hanno lavorato l'ILM e la Weta, non c'è un momento in cui il 3D abbia assolto ad una qualche funzione. Ed il film è interamente in 3D.
Anche qui, abbiamo visto qualche fucile puntato contro il pubblico, qualche felce nella foresta e creature alate assortite. E quindi? Speravi mi distraessero dalla prevedibilità della trama?
Aggiungiamoci che costa di più, può risultare fastidioso per alcuni e che si vede peggio, e davvero continuo a non capirne la necessità per il pubblico.
Sì, si vede peggio: la luminosità ne risente eccome (e stiamo parlando di un film che ha i colori di un cartone animato) e ti costringe a tenere la testa ferma e gli occhi fissi sul centro dello schermo; anche così, poi, di tanto in tanto qualche pezzo di scena risulta fuori fase.
E che cazzo, bel cesso di tecnologia: va bene se devi mostrare un giro in giostra, ma se devi anche raccontare una storia, lasciamo perdere.

Conclusione: tornando all'inizio, non è che annoi a morte nella sua estenuante lunghezza, quindi alla fine non si può dire che sia una tragedia. Peccato non ci abbiano però messo una storia e dei personaggi degni di nota.

Voto: bah. forse siamo dalle parti di un 6.5 o giù di lì.
PS: non riesco a smettere di pensare alla larghezza di banda necessaria per il link bidirezionale tra pilota ed avatar: come minchia funzionava, quella baracca?

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giovedì 18 ottobre 2007

hellraiser

Clive Barker non è certo un fenomeno di regista; se Nightbreed (Cabal) resta a mio parere il suo prodotto migliore, è di sicuro con Hellraiser che creò un mito dell'horror.

Un uomo si inguaia con uno strano cubo che evoca strani esseri, dediti al supremo piacere ed alle più atroci sofferenze. Con l'aiuto della moglie di suo fratello, cercherà di ritornare al mondo materiale.

Fin troppo stylish - e con fastidiose pettinature anni '80, per giunta - il film ha comunque i suoi meriti e riesce a mantenere la tensione, dopo un inizio un po' stentato.
Niente mi toglierà dalla testa che i Conobiti (i Supplizianti) siano imparentati con i cinque della mano di dio di berserk-iana memoria (devo controllare chi è venuto prima, però).

I seguiti, specie dal terzo in avanti, sono puro pattume della peggior specie, sempre buoni per una serata trash. :-)

Voto: 7 (il classico dei classici)
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giovedì 19 gennaio 2006

star wars

Ogni tanto mi tolgo lo sfizio di vedermi in rapida successione (diciamo nell'arco di una settimana) Star Wars, episiodi IV, V e VI.

Questa volta, dopo almeno un paio d'anni (ripresomi almeno in parte dalle delusioni dei recenti prequel), in lingua originale da DVD. Qualità video e audio superba, devo dire.

Lo so che a misurarla col bilancino anche la saga originale non mancava di difetti (l'eccesso di Ewoks nell'episodio VI è sotto gli occhi di tutti ;-)), ma tutte le volte l'amore ha il sopravvento, che ci posso fare? :-)
Grandiosa, epica, avventurosa, pomposa. LA saga per definizione.

Voto complessivo: 10.

giovedì 27 novembre 2008

[BSG] stagione 1 (o: della fantascienza tra libri e tv)

Strano periodo, per la fantascienza. Da un lato la letteratura fantascientifica sta attraversando uno dei suoi momenti di maggior crisi, e chiunque frequenti le librerie lo avrà notato: oramai si trovano solo poche ristampe dei soliti noti, con pochissimo materiale nuovo e nessun filone emergente (niente a che spartire con il fantasy, in tutte le sue declinazioni, che ha conquistato spazi sempre più ampi sugli scaffali - in questo seguito a ruota dai fumetti).
Dall'altro, gli ultimi anni hanno visto una vera e propria esplosione della fantascienza "da vedere", e se al cinema non sono mancati alcuni decorosi prodotti (in mezzo, però, a tanta mediocrità), è nelle serie televisive che il genere ha conosciuto il suo maggior successo.
Un successo magari non sempre di pubblico od economico (ma i costi di produzione sono spesso significativi, ed il rischio sovraesposizione è sempre dietro l'angolo, quando c'è tanto materiale), ma che ha visto sbocciare prodotti di ottima qualità e molto vari: dal proseguimento/spin-off di classiche serie spaziali, alla serie animate (post-cyber-punk e non), alle contaminazioni fantasy del genere supereroistico.

Sul tema "fantascienza: tra libri e tv" potrei fare un discorso serio, lungo ed articolato... ma figuriamoci! ;-)

Tutto questo in realtà, per introdurre il fatto che - dopo La Miniserie - mi sono visto la prima stagione di Battlestar Galactica.

Proseguendo con gli eventi, i neppure 50.000 esseri umani sopravvissuti si metto alla ricerca di un luogo sicuro, sempre braccati dalle orde di robot assassini e con una nuova drammatica consapevolezza: i Cylons possono avere forme organiche ed essere (quasi) indistinguibili dagli umani.
La trama di questa prima stagione è di sicuro molto buona, ed apprezzo moltissimo come viene sviluppata, con il costante approfondimento dei rapporti tra i personaggi e delle difficoltà di una società civile che cerca di ritrovare una propria identità, dopo lo sterminio di miliardi di persone.
Insomma: troppe volte abbiamo assistito a serie televisive che si trasformavano in telenovelas tra le stelle, o che si incagliavano nell'affannosa ricerca del nemico sempre più forte (e sempre sconfitto, ma mai definitivamente) o - moda recente - del perpetuo colpo di scena, con 6 o 7 stravolgimenti di prospettiva a stagione.
Non che questi elementi manchino, in BSG, ma sono sapientemente dosati tra loro senza eccedere e non distolgono mai dal quadro complessivo (lo sterminio, la fuga, la rabbia, la paura e la speranza), col quale anzi si integrano alla perfezione.

Come detto, i personaggi sono mediamente ottimi (oddio: Gaius Baltar lo devo ancora inquadrare e mi sembra un po' eccessivo/macchiettistico sotto troppi aspetti) ed eccellenti le loro interazioni; i temi sono spesso coraggiosi e trattati in maniera tutt'altro che banale (magistrali la tortura del Cylon e lo scontro tra politici e militari).
Pur non venendo ancora svelato quasi nulla, si ha poi la costante sensazione che i Cylon abbiano effettivamente un piano più ampio e complesso, del semplice sterminio (certo, la sopravvivenza di entrambe le parti è - prosaicamente - necessaria per il proseguimento della serie, ma viene gestita molto bene e lasciando intendere profonde implicazioni).

A livello di regia, dopo un po' ci si abitua allo stile (telecamera spesso a mano, ma gestita con maestria) e si impara ad apprezzarla molto per la "sporca pulizia" e l'espressività.
Ulteriori punti di merito a quasi tutti i protagonisti principali, che fanno un eccellente lavoro.
La trama è poi impreziosita da dialoghi di ottimo livello (mai banali) e da una cura maniacale per i dettagli, che rendono completo e credibile lo sfondo di questo mondo futuristico/alternativo (ma chissà poi quanto alternativo e futuristico: le religioni greco-classiche, ad esempio, danno molto da pensare...)

Se proprio vogliamo trovare un difetto, si potrebbe dire che alla fin fine seguiamo le vicende di poco più di una dozzina di personaggi davvero importanti e coinvolti in tutte le circostante. Naturalmente non sono poi pochissimi e mi sarei lamentato sia se fossero stati di meno (sfociando in un ulteriore eccesso di protagonismo) che se fossero stati molti di più (finendo col limitare l'approfondimento), e quindi va bene così... ;-)

Ora devo solo trovare il modo di impedirmi di divorare le altre due stagioni e Razor, che ho già in casa. Sarà comunque molto dura, visto che il cliffhanger con cui si chiude la prima non mi farà dormire la notte. :-)

Voto: 10- (al momento il "meno" è per Gaius e la moglie di Saul). Ottimo.
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giovedì 14 giugno 2007

echi mortali

Come già detto altre volte, dai tempi de Il Sesto Senso ho trovato ben poco di interessante nel mondo dell'horror; è più o meno dalla fine degli anni 90, infatti, che più spesso che no il "momento da paura" si limita ad un flash su qualcosa di inquietante, mentre l'orchestra espode. Dopo le prime 10.000 volte, esplodono pure gli zebedei.

Della produzione successiva, salvo giusto il primo Saw (per il gore originale), Frailty (di e con un Bill Paxton in stato di grazia - se non lo avete visto rimediate immediatamente) e sì e no una manciata di altri titoli.
Tra questi, ovviamente, quello che è uno dei miei horror preferiti degli ultimi due o tre decenni: Echi Mortali (Stir of Echoes) ed il suo strano caso.

Strano caso perché in America Echi Mortali uscì un paio di mesi dopo Il Sesto Senso, ed il fatto che incidentalmente in entrambi vi fosse un bimbo che vede la gente morta ha fatto sì che più d'uno abbia finito col considerarlo un filmetto fatto per sfruttare la scia del successo dell'opera di M. Night Shyamalan.

Nonostante le somiglianze, il risultato è invece di tutto rispetto: un normale giovane padre di famiglia attraversa una piccola crisi quando la nuova gravidanza della moglie lo pone di fronte alle difficoltà di mantenere la famiglia, mentre i sogni di gioventù sembrano svanire per sempre.
Durante una festa la cognata lo sottopone, un po' per gioco ed un po' perché infastidita dal suo scetticismo, ad una seduta di ipnosi dalla quale esce molto turbato. Ben presto inizieranno le visioni - di cui anche il figlio sembra essere partecipe - di una ragazza morta, che lo perseguiterà. Si tratta solo di uno scherzo della sua mente o il fantasma esiste davvero? E se esiste, di chi si tratta e cosa vuole?
In una escalation di nevrosi e tensione, i pezzi del mosaico inizieranno con fatica a formare un quadro coerente.

Quasi una garanzia di qualità è il fatto che il film sia tratto da un romanzo di Richard Matheson - il tizio che, tra le altre cose, scrisse il libro che ispirò (a vario titolo e più o meno fedelmente) L'Ultimo uomo della terra, The Omega Man ed il filone zombie di George A. Romero.
All'adattamento e regia c'è poi quell'ottimo scrittore che è David Koepp, che qui fa un ottimo lavoro anche dietro alla cinepresa.

Anche ad una seconda (o terza?) visione casalinga (la prima, al cinema), tutte le scene mantengono la loro carica di angoscia: menzione di merito alla prima apparizione di Samantha, all'unghia spezzata, alla babysitter che ascolta l'interfono e la fuga alla stazione. Non molti film possono vantarsi una simile "longevità".

Ottimo il cast che, oltre ad uno dei miei (e non solo) attori-feticcio, Kevin Bacon, presenta una serie di facce più o meno mitiche: il caratterista Kevin Dunn, la dottoressa Cameron di Dottor House, una detective di Law & Order: Criminal Intent e la giovane ma già leggendaria Liza Weil: Paris Geller di Gilmore Girls!
Pregevolissime anche le musiche di James Newton Howard.

Se non si fosse capito, Echi Mortali è un horror che stra-consiglio a chiunque ami il genere.

Voto: 9.
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