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lunedì 24 luglio 2006

kyashan

Gli anni '70! Robottoni! Colori sgargianti! Capelli afro! LSD! Che mito! Che spettacolo!
Certo, personalmente tutti i miei anni '70 li ho passati a dormire, piangere e poppare, ma...
Ehi, non che me ne stia lamentando, è solo che non ero molto attento alla scena culturale dell'epoca. :-)

Ad ogni buon conto: gli anni '70, tra le altre cose, sono stati la culla di una intera stagione di cartoni animati giapponesi pieni di robottoni, eroi fichissimi con capelli improbabili e donnine tutte curve.
Anche se gli eroi erano innumerevoli, non è difficile identificare il vincitore nella classifica dei più truzzi: Kyashan!
Dopo essersi fatto trasformare in androide dal padre indicibilmente sadico (che già che c'era aveva reso robotico il suo cane e tramutato in un cigno meccanico la moglie), Kyashan combatteva contro ondate di robot malvagi con la stessa facilità con la quale l'italiano medio stila la sua personalissima formazione della nazionale. Aveva giusto la sfiga che, andando ad energia solare, era costretto a salvare la Terra all'aperto ed in orario d'ufficio; ma quando sei l'uomo più fico del pianeta queste son quisquiglie...

Nel 2004 esce il film di Kyashan (Kyashan - la rinascita in Italia) con attori in carne ed ossa (beh, più o meno: son giapponesi... ;-)) che reinterpreta il personaggio.
Dopo una tremenda guerra tra Europa ed Asia, l'umanità è sull'orlo della rovina a causa del diffondersi di malattie genetiche; il dottor Azuma, supportato dai militari, cerca di sviluppare una soluzione chiamata neo-cellule; non proprio sorprendentemente l'esperimento - di fatto pezzi di cadaveri in un pentolone da streghe - sfugge di mano ed emerge una nuova razza: i neodroidi, che dopo una quantità mediorientale di trattative giurano eterno odio agli umani.
Come se non fosse già una giornata abbastanza schifosa, il figlio di Azuma tira le cuoia in guerra e l'esimio professore non trova di meglio che immergerlo nel brodino dell'esperimento per farlo rinascere come eroe strafico.
Gironzolando in cerca di refrigerio sull'himalaya, i cattivi si imbattono in quel che sembra il castello delle favole, ripensato da Victor Von Doom ed arredato a suon di granate al fosforo. Collegato all'interruttore della luce del soggiorno, si attiva la mega-fabbrica di robottoni killer che i malvagi manderanno a morire schiantati contro il poootentissimo Kyashan.
Nel mezzo, un po' di politica internazionale ed internale, qualche dramma affettivo ed il visetto innocentissimo di Luna.

Il film lascia con la mascella per terra a livello visivo: spettacolari le ambientazioni steam-punk andato a male, notevole l'uso della computer grafica e del blue-screen (come e prima di Sin City) ed in generale funziona molto bene nell'inventare e nel presentare un futuro alternativo estremizzato.
Eccellente la selezione musicale, sempre in sintonia con le immagini.

Funziona tutto molto bene per una oretta buona.
La pellicola dure due dannatissime ore e venti minuti.
Ecco.

Purtroppo il giocattolo si rompe quando i protagonisti si mettono a sproloquiare sui massimi sistemi, peraltro in maniera non esattamente originale: troppi dialoghi banali, troppe cose che accadono Perché Sì®, troppi momenti morti (introspettivi? no, no: noiosi) tra un combattimento e l'altro.
A proposito dei combattimenti: maraglissimi quelli contro i robot (salti, pugni, e smitragliate), molto più deludenti e mal girati i pochi uno-contro-uno con gli altri cattivi umanoidi.

La sensazione che resta è che si sia voluto strafare, quando un po' più di moderazione (e forse di consapevolezza dei propri mezzi) avrebbe sfornato un prodotto più coerente e meno visionario (fumato?).
E poi diamine: mancano il cane Flendar (che diciamolo: nella serie vinceva metà delle battaglie da solo ;-)) e la mamma-cigno!

Voto: 5.5 (più che altro in quanto occasione parziamente spercata)
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domenica 3 settembre 2006

fly me to the moon...

Dalla Terra alla Luna (From the Earth to the Moon) è una serie di 12 documentari di un'ora ciascuno su quell'impressionante sforzo collettivo che nel 1969 portò l'uomo sulla Luna; dal sogno di Kennedy (e dallo shock per i primi successi spaziali sovietici) alla pianificazione, sviluppo e svolgimento delle missioni Mercury, Gemini ed infine Apollo; numerosissimi piccoli passi per testare nuove tecnologie e procedure per avvicinarsi ad un obiettivo finale che molti ritenevano irraggiungibile.

Un documentario prodotto in forma "drammatica" (non tramite una serie di immagini di repertorio commentate da voci fuori campo, ma attraverso la recitazione di attori che reinterpretano gli avvenimenti di circa 40 anni fa) costato 65 milioni di dollari spesi per ricreare fin nei minimi dettagli gli eventi narrati.
Nulla è stato inventato: ogni episodio riprende fatti realmente accaduti ricostruiti con una pignoleria maniacale grazie al contributo di numerosi protagonisti di quell'impresa ed alla disponibilità della NASA che ha fornito quantità enormi di materiali: dalle trascrizioni vocali e video alla ricostruzione del centro di comando di Huston, dalle sequenze di controllo delle navette agli ambienti per l'addestramento degli astronauti.
Per rendere l'idea: molti simulatori (tra cui quello del modulo di atterraggio del LEM) sono originali; per le sequenze con i LEM - oltre a ricostruzioni - è stato usato quello che venne costruito per l'Apollo 18; nel centro di controllo di Huston il CAPCOM e gli altri addetti non hanno in mano dei fogli qualunque ma copie dei faldoni originali delle procedure.

Tanta cura viene ripagata in termini di realismo e fedeltà, ma la vera forza di questa serie sta nella qualità dei singoli episodi che, mentre raccontano il susseguirsi delle missioni, affrontano gli avvenimenti proponendoli da diversi punti di vista: usando toni ora epici ed ora cazzari, sviscerando le sfide tecniche prima e gli aspetti umani poi, mostrando il lato politico e le paure di una nazione, confrontando i sentimenti di chi parte e di chi resta.
C'è, come è ovvio e giusto che sia, qualche momento "[mano sul cuore] ...Aaamerica!" incentrato su eroismo e patriottismo, ma non mancano le analisi delle sconfitte, le sfide tecnologiche, le conquiste scientifiche, sprazzi del tumultuoso contesto sociale ed i confronti (a volte edificanti a volte meno) tra uomini.

Molto buoni gli effetti speciali, i set e gli attori (molti già visti in qualche ruolo in Apollo 13); brillanti le scelte registiche e di sceneggiatura: il dramma dell'Apollo 1 e le sue conseguenze umane e politiche, il tono leggero dell'Apollo 12, il contrasto tra Armstrong ed Aldrin, le vicende del 13 raccontate attraverso gli occhi dei giornalisti, le difficoltà del rapporto coi contractors privati che dal nulla dovevano costruire le capsule spaziali, l'amarezza per la sospensione del programma ma anche la necessità di sfruttare al massimo le ultime risorse.
Geniale poi il parallelismo dell'ultimo episodio con la pellicola del 1902 Le Voyage dans la lune.

Ogni episodio viene introdotto da Tom Hanks che firma anche regia e sceneggiatura di alcuni episodi e che si concede anche una piccola comparsata, oltre a svolgere il ruolo di produttore (assieme a Ron Howard, altro grande appassionato dell'esplorazione spaziale).

Cinque DVD (4 per gli episodi ed 1 non particolarmente interessante per gli extra) di buona qualità sia video che audio - 5.1 in inglese e 2.0 in italiano in un cofanetto pregevole.
Personalmente l'ho guardato in inglese: la traduzione non sembrava indegna, ma semplicemente si finiva col perdere gran parte dello slang dell'ambiente ("godspeed" è intraducibile, per dirne uno tra cento).

Per i patiti di astronautica, questa è a mio avviso una serie semplicemente imperdibile, da vedere e conservare con cura.

Voto: 10.
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domenica 27 settembre 2009

in the shadow of the moon

In the Shadow of the Moon è un documentario di taglio classico, basato su interviste e filmati di repertorio.
Ripercorre la corsa alla Luna, dando voce ai suoi protagonisti ormai anziani.

Questioni tecniche, sociali e politiche vengono tutte accennate, anche se non si può pretendere eccessivo approfondimento in circa 100 minuti.
Tutte le interviste sono di ottimo livello, ogni missione Apollo viene rappresentata (anche se, a parte le solite note, non si scende troppo nei dettagli); spettacolari le riprese d'epoca, ripulite a dovere.
Molto bella anche l'ora di extra, con immagini in larga parte inedite.

Nel complesso un ottimo sunto di quel momento storico, in (minima) parte penalizzato dalla sua brevità.
Spesso toccanti le testimonianze di Aldrin e Collins, mentre Alan Bean si conferma un idolo assoluto con la sua giovialità; i suoi quadri poi lasciano letteralmente a bocca aperta - ucciderei pur di averne uno.
Inutile dire che tra gli assenti svetta il semi-recluso Armstrong; peccato che - per ovvi motivi - non si sia potuto far intervenire Pete Conrad, altro straordinario personaggio.

Consigliatissimo a chi è appassionato di astronautica, assieme ovviamente all'eccelso Dalla Terra Alla Luna.

Voto: 8.5
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lunedì 3 aprile 2006

WORST MOVIE EVER!!!

WORST MOVIE EVER!!!


Destino beffardo: l'umanità si attrezza per sopravvivere ad una guerra termonucleare, all'impatto di un meteorite, al secondo avvento e al ritorno del vaiolo e poi - inaspettata - ti piomba tra capo e collo Melissa P..

Sapevamo che sta arrivando a noleggio. Credevamo di conoscere cosa ci aspettava, grazie ai servizi di Studio Aperto. "In fondo" - ci si diceva con quel misto di isterica spavalderia e angoscia che ti coglie prima delle grandi battaglie - "siamo sopravvissuti a Le età di Lulù, Guardami e Baise-moi". Pensavamo di essere pronti, ma non lo eravamo.

La quindicenne Melissa se ne va a zonzo per la Sicilia con la sua amica chiatta quando tutto d'un botto le vengono delle voglie che (giustamente) non si fa scrupolo di togliersi e - stupore! primo caso documentato nella storia! ;-) - scopre che in fondo in fondo la cosa le piace...
Dopo un ehhh... uhhh... "consesso orale" con un bel giovine che non è che l'avesse costretta, stabilisce che non si farà più sfruttare dai maschietti ma anzi sarà lei a dominarli. Inizia quindi una serie di avventure più noiose che estreme che la gentil pulzella avrà l'accortezza di riportare fedelmente con tanto di supporti audiovisivi nel proprio diario, che ovviamente viene lasciato a disposizione dei compagni di classe e pure di mammà.
A ristabilire (?) l'equilibrio mentale della cinnozza sarà il rapporto con la nonna, che a colpi di spazzolate le svela che in gioventù aveva un hobby analogo.

Disconosciuto dall'autrice del libro (parole grosse) per la redenzione finale e prodotto da Francesca Neri e Claudio Amendola (qui insieme per soldi, e credo gli sia andata parecchio male), il film risulterebbe noioso se non fosse oltremodo ridicolo. Erotico ed espicito quanto la tipica pubblicità dei cereali, si fa apprezzare anche per la vigliaccheria di regista e sceneggiatori. :-)

Voto: 1. Trashometro® 10/10:

sabato 20 febbraio 2010

avatarro

Ehi, è Balla Coi Lupi coi Puffi!

Ok, ok, seriamente...
Negli extra di un filmetto quale 2001: Odissea Nello Spazio, un tale che di nome fa James Cameron argomentava: "[...] as our films get ever more spectacular 2001 reminds us that it's the ideas behind the spectacle that are still the most important special effect of all".
Non si può dire che con Avatar abbia del tutto mantenuto fede alle sue convinzioni.
Intendiamoci: non è neppure quella catastrofe che alcuni vorrebbero far credere, ma d'altra parte non vedo come possa meritarsi tutte le lodi ricevute (al netto che ognuno ha i propri gusti...)
Il mio problema fondamentale con Avatar, infatti, rientra nella categoria "ah, cosa avrebbe potuto essere, se solo...", che inevitabilmente tende a far perdere molti punti a qualsiasi film che sia inciampato proprio a metà (o forse ancora sulla linea di partenza) della corsa per diventare una ottima pellicola.

La storia la sanno anchei sassi: sulla luna Pandora c'è abbondanza del solito Unobtanium (stavolta così letteralmente nominato, scelta discutibile: posso essere trattato in maniera un poco più adulta, nella scelta dei McGuffin?) e la solita Evil Mega-Corporation vuole estrarlo; sfiga vuole che l'atmosfera sia velenosa, la vita particolarmente ostile ed anche i nativi siano un poco incazzosi, specie se gli si chiede di sloggiare dall'albero su cui nascono-vivono-copulano-muoiono.
Un approcio "soft" viene tentato attraverso il progetto Avatar: dei tizi pilotano degli ibridi umani/nativi grazie ai quali possono inserirsi nella loro società.
Come prevedibile i risultati sono nulli, e la cosa passa in mano ai militari che combinano l'usuale casino.

Storia banalotta, ma ci si potrebbe anche passare sopra; in fondo nelle sue due ore e 42 minuti "accadono cose" più o meno costantemente (per quanto tutte prevedibili con ampio anticipo) e mediamente non annoia.
Il vero difetto è la caratterizzazione dei personaggi: passi per i buoni che fanno tutto ciò che ci si aspetta da un Buono Tormentato®, ma i cattivi sono niente meno che atroci.
Sia gli uomini della compagnia che i militari sono ridicole macchiette, del tutto inadeguate a sostenere un confronto, neppure contro dei buoni da operetta morale come questi.
Ed è questo che fa rabbia: strutturato meglio, tagliandolo meno con l'accetta, il conflitto tra le parti poteva sostenere un film tanto lungo e dare uno sfondo adeguato ai messaggi che intendeva presentare.

A proposito dei messaggi: sì, certo, c'è il tema ambientalista (che onestamente sembra essere spiattellato in maniera un poco datata, forse a causa dell'eterna gestazione del film), ma francamente è talmente ostentato da suscitare più sbadigli che interesse.
Poteva anche starci se fatto bene, ma qui a tratti pare di sentir parlare un Verde italiano, che tutte le volte che aprono bocca ti vien voglia di dar fuoco ad una pila di copertoni...
Poi c'è l'antimilitarismo e la pseudo-critica sociale, ma fatta con delle parodie perde tutto il suo valore, scusami James.
Insomma, a tratti sembra di assistere ad una lezione per bambini deficienti (cielo, che cosa politicamente scorretta... )
Discutere se i Na'vi rappresentino questo-o-quello è francamente ridicolo: per quanto sono delineate le parti in causa, Jake Sully può benissimo essere il Borghezio locale che si oppone alle orde d'invasori che gli vogliono imporre la loro Cultura Differente.

Effetti speciali: niente da dire. Non si brilla in quanto ad originalità né per gli avatar né per le creature (e neanche per il mecha-design), ma la qualità dei pervasivi effetti è impressionante; di fatto non c'è scena che non sia stata ampiamente rimaneggiata al computer.
Si potevano sfruttare le enormi risorse a disposizione in maniera più creativa? Sì certo, ma impressiona anche così, e lo dico da persona che non ama a morte il fantasy, specie a livello visivo.
Sì, fantasy: pur ammantandola con quasi tutti i crismi della fantascienza, Cameron ha fatto un film che a livello estetico è in tutto e per tutto un fantasy (per la distinzione tra i generi rivolgersi al compianto Arthur C. Clarke); scelta che a me suscita un po' di noia, ma che ha senza dubbio i suoi vantaggi commerciali: ad oggi, la fantascienza pura al cinema non la vendi, punto.

Alla regia Cameron non aggiunge nulla a nessun genere, ma fa il suo discreto lavoro; sulle prove attoriali non mi esprimo: quelli in carne ed ossa sono mediamenti ridicoli (sì, anche Ribisi e la Rodriguez), ma restano talmente poco sullo schermo che non ha molta importanza.

[3D]
Sì, sì, amanti del 3D, l'ho visto con gli occhialini.
Continuo a pensare che questa tecnologia non aggiunga davvero nulla al cinema - prezzo del biglietto a parte. In un film di 2 ore e 42, costato 280 milioni di dollari ed a cui hanno lavorato l'ILM e la Weta, non c'è un momento in cui il 3D abbia assolto ad una qualche funzione. Ed il film è interamente in 3D.
Anche qui, abbiamo visto qualche fucile puntato contro il pubblico, qualche felce nella foresta e creature alate assortite. E quindi? Speravi mi distraessero dalla prevedibilità della trama?
Aggiungiamoci che costa di più, può risultare fastidioso per alcuni e che si vede peggio, e davvero continuo a non capirne la necessità per il pubblico.
Sì, si vede peggio: la luminosità ne risente eccome (e stiamo parlando di un film che ha i colori di un cartone animato) e ti costringe a tenere la testa ferma e gli occhi fissi sul centro dello schermo; anche così, poi, di tanto in tanto qualche pezzo di scena risulta fuori fase.
E che cazzo, bel cesso di tecnologia: va bene se devi mostrare un giro in giostra, ma se devi anche raccontare una storia, lasciamo perdere.

Conclusione: tornando all'inizio, non è che annoi a morte nella sua estenuante lunghezza, quindi alla fine non si può dire che sia una tragedia. Peccato non ci abbiano però messo una storia e dei personaggi degni di nota.

Voto: bah. forse siamo dalle parti di un 6.5 o giù di lì.
PS: non riesco a smettere di pensare alla larghezza di banda necessaria per il link bidirezionale tra pilota ed avatar: come minchia funzionava, quella baracca?

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mercoledì 1 agosto 2007

the right stuff

There was a demon that lived in the air. They said whoever challenged him would die.


Dopo l'ottimo Dalla Terra alla Luna che copriva l'intero programma spaziale fino al progetto Apollo e l'eccellente Apollo 13 sulla sfortunata terza missione lunare, mi sono sentito in dovere di rivedere il superbo The Right Stuff (pessimamente tradotto in Uomini Veri: molto meglio vederselo in lingua originale, anche per il gergo aeronautico).

Finita la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti scoprono che la Russia non è più solo un alleato ma anche un pericoloso concorrente; le nuove frontiere sono il cielo e lo spazio: chi li controlla potrà assicurarsi la superiorità per i decenni a venire.
Da un lato la sfida è rappresentata dalla barriera del suono: mach 1 sembra essere una velocità insuperabile e già decine di piloti sono morti sperimentando nuovi velivoli sempre più veloci; un'impresa che rasenta la follia attrae un numero enorme di piloti collaudatori, veri e propri cowboy dell'aria quasi folli, incontrollabili ed intrattabili: saranno loro a spingersi oltre il limite.
Sarà poi il lancio dello sputnik a cambiare il mondo: la corsa allo spazio comincia, e gli Stati Uniti sono ancora fermi ai blocchi di partenza. Un imponente programma viene varato in tutta fretta mentre vengono selezionati i primi sette astronauti che viaggeranno sulle capsule mercury. Un viaggio costellato di insuccessi, tenuto in piedi da fondi quasi illimitati, dalla paura di una inaccettabile sconfitta e soprattutto da persone straordinarie completamente focalizzate su ciò che era giusto fare.

Le due ore e mezza di film seguono principalmente tre filoni narrativi: prima la vita dei piloti collaudatori, celebrando l'impresa di Chuck Yeager; in seguito verrà coperto l'intero programma mercury ed i primi sette astronauti americani; il tutto mantenendo sempre in primo piano i rapporti umani: la competitività tra gli uomini, i conflitti, il ruolo di mogli, tecnici, stampa e politici.
C'è il dramma, c'è la commedia e ci sono il meglio ed il peggio degli uomini; Philip Kaufman fa qui un lavoro eccezionale nel rappresentare le persone ed il contesto in cui si muovevano, sottolineandone le profonde motivazioni ed i contrasti (aiutato anche dall'ottimo materiale di partenza, l'omonimo libro di Tom Wolfe, e dall'avere lo stesso Chuck Yeager come consulente), mantenendo alto il ritmo e con una regia sempre impeccabile.
Ottime fotografia e musiche, perfetti gli effetti speciali.
Tutti gli attori sono a dir poco perfetti nei rispettivi ruoli; del resto basta guardare il cast: Scott Glenn, Sam Shepard (strane le coincidenze sui cognomi!), Ed Harris, Fred Ward, Dennis Quaid e pure Lance Henriksen e Jeff Goldblum.

Uno dei film che più incarna lo spirito americano nel miglior senso del termine: la frontiera, il coraggio, la sana competizione e la spinta a fare ciò che è giusto. Quattro meritati premi oscar, supera brillantemente la prova del tempo ed ancora oggi risulta un film che appassiona ed emoziona.

La qualità video del DVD è molto buona, così come l'audio; di buon livello anche i documentari e gli extra del secondo disco.
Non sarebbe male, per completare ed integrare la narrazione dell'epoca pionieristica dell'astronautica, una miniserie sul programma gemini, una serie sul programma sovietico ed un colossal sull'Apollo 11 (prima o poi...)

Voto: 9 (imperdibile, per gli appassionati di aviazione ed astronautica).
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