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domenica 27 giugno 2010

[REC] 2

Mai subito molto il (per me quasi inspiegabile) fascino dell'horror spagnolo tanto adorato da critica e pubblico qualche anno fa, ma devo dire che [Rec] è davvero un buon prodotto, ed anche [Rec] 2 mantiene il buon livello del primo episodio.

Gli eventi del film sono in diretta continuità con la conclusione del precedente: il condominio nel centro di Barcellona è ancora isolato e dentro è avvenuta un'ecatombe.
Entrano una manciata di uomini delle forze speciali (che in Spagna sono composte da vecchi isterici, si direbbe... ) alla guida di un misterioso soggetto a cui viene affidato lo Spiegone del Giorno® che giustificherà una netta svolta nel tema del film.
Inutile dire che alcuni abitanti del condominio sono ancora infetti e molti altri strani soggetti si aggiungeranno alla festa (non ultimi, alcuni fessi che hanno la pessima idea di entrare di nascosto...)
Per la gioia dei fans, sul finale torna anche visetto innocentissimo e prenderà in mano la situazione. Più o meno...

Jaume Balagueró riesce di nuovo a mantenere alta la tensione e ad inventarsi qualcosa di nuovo (nel contesto della storia: i nuovi componenti introdotti sono in realtà quanto di più classico il genere abbia da offrire).
Si notano anche miglioramenti di regia e - soprattutto - di sviluppo della trama: niente che faccia gridare al capolavoro, ma tutti i pezzi sono incastrati tra loro in maniera pregevole.

Di nuovo, pollice su per aver limitato la durata ad 85 minuti: di più, ed il film avrebbe finito col trascinarsi.

Ora, se qualcuno volesse spiegarmi perché nel resto del mondo - con due lire - producono film del genere mentre in Italia siamo ridotti a Moccia ed ai Vanzina, mi farebbe un piacere...

Voto: 8.
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domenica 4 ottobre 2009

inglorious basterds

Non che sia privo di pecche, ma se non altro Inglourious Basterds mi ha riconciliato con Quentin Tarantino, dopo la delusione di Death Proof.
Sicuramente troppo lungo coi suoi 153 minuti, con una parte centrale che meritava qualche potatura per risultare più scorrevole, mostra comunque molte della caratteristiche che hanno reso giustamente famoso Quentin.

Storia alternativa ambientata nella Francia occupata dai Nazisti, segue le vicende convergenti di un gruppo di soldati inviati a seminare il panico tra le linee nemiche con i loro metodi brutali, e di una ebrea che si è vista sterminare la famiglia, ora direttrice di un cinema parigino scelto come sede della premiere di un film di propaganda nazista.

Si parla davvero tantissimo, ma grazie al cielo i dialoghi sono quasi sempre di ottimo livello.
Davvero ottimi tutti gli interpreti a partire da Brad Pitt, anche se ad onor del vero non lo si vede poi così spesso. Immenso Christoph Waltz.
Perfette le musiche, così come la regia che - come d'abitudine - indugia sui suoi soliti feticismi; stavolta senza eccedere troppo, se non altro.
C'è relativamente poca azione, ma ogni episodio è una vera gioia sanguinaria per gli occhi: immediata, feroce e senza sconti. Si può chiedere più quantità, ma non più qualità.
Peccato solo che i vari Basterds non abbiano ricevuto l'approfondimento che meritavano (a cominciare da Eli Roth nei panni dell'Orso Ebreo).

Oltre al film-nel-film, innumerevoli le citazioni cinematografiche sia d'epoca che moderne, inclusi riferimenti ad Edwige Fenech ed Antonio Margheriti (che nessuno in sala ha colto...) e la presenza di Enzo G. Castellari.

Insomma: bello.

Voto: 8
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giovedì 14 febbraio 2008

HOTD2

Se siete propensi a pensare che non possa esservi nulla di peggio di Uwe Boll alle regia di un film tratto da un videogioco, ricredetevi, c'è: un infimo seguito di uno dei suddetti film!

Diretto da tal Michael Hurst, House of the Dead 2: Dead Aim è il sedicente seguito di House of the Dead, pur avendo ben poco a spartire col "capolavoro" UweBolliano.

Una manciata di pirla di una qualche squadra speciale anti-zombie viene inviata sul luogo di un focolaio: si scoprirà che nella locale università si cercava il segreto della vita eterna, basandosi sui tessuti di una zombessa catturata dal professore pazzo d'ordinanza (il buon vecchio Sid Haig).
La vita eterna mi starebbe anche bene, è la qualità della vita zombesca, che mi lascia perplesso... ;-)

Indecente sotto ogni aspetto, purtroppo questo film risulta solo un esercizio autopunitivo, avendo ben pochi momenti trash-divertenti.

Voto: 1. Trashometro® 2/10: (evitatelo!)
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sabato 7 luglio 2007

catacombolo!

Pensando a Catacombs ero andato al cinema con l'aspettativa di vedere uno dei peggiori film di sempre, e devo dire di non essere rimasto deluso...

Una completa imbecille (Pink, ma come ci sei finita?!?!) invita la propria sorellina americana (inglese? commonwealthese? whocaresese?) a trascorrere qualche giorno a Parigi, nella speranza che ciò giovi alla sua depressione/fifa cronica - dio sa perché.
Incluso nel consueto giro turistico non poteva chiaramente mancare il rave party nelle catacombe sotto la città.
Cinque minuti netti, il tempo per perdersi nei dedali di gallerie e scoprire che il solito mostro assassino di cui parlano le leggende esiste davvero ed ha appena accoppato la cara sorellina dalle pessime idee.
Riesce quasi a ritrovare il rave quando un improvviso raid delle Squadra Speciale Catacombs della gendarmerie, specializzata nell'impedire i rave nelle catacombe (anvedi: finiti i crimini seri?), la lascia stordita a terra - mentre prima era stordita in piedi. ;-)
Al risveglio è sola e durante la ricerca dell'uscita scoprirà di essere ancora inseguita dal mostro più lento della storia; lei, per compensare, non mancherà di dimostrare notevole stupidità.

Gli ultimi due minuti del film svelano il mistero, che non sarebbe neanche malissimo (benché non si brilli di originalità), non fosse per il fatto che i precedenti 90 o 100 minuti di film sono pura spazzatura della più noiosa specie.
Non succede nulla: non ci sono dialoghi, non c'è tensione, non c'è alcunché di interessante e come se non bastasse la protagonista è pure un cesso ;-).

Diretto da un fumettista di dubbia fama, Catacombs può essere sicuramente preso d'esempio da chiunque voglia dimostrare la morte dell'arte.

Voto: 1. Trashometro® 1/10: (sconsigliato a chiunque)
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sabato 8 gennaio 2011

Fringe - Stagione 1

In questo periodo la fantascienza pura non vende. Diamine: non vende in libreria, figuriamoci al cinema o in tv.
Questo lo so io, lo sapete voi, e che mi venga un colpo se non lo sa anche quella ghenga di furbi soggetti che sono Roberto Orci, Alex Kurtzman e J. J. Abrams. Furbi. Più furbi che bravi, a mio avviso. E non lo dico con intenti spregiativi: tutto sommato sono anche bravini, nei rispettivi mestieri (imparagonabili però ad un Joss Whedon, per fare un nome non casuale), ma tutta la loro abilità finisce in secondo piano se paragonata alla smisurata furbizia che dimostrano. Al limite della genialità.

Fringe segue le vicende di una squadra speciale dell'FBI che - sotto l'ombrello dell'homeland security - si dedica in maniera non proprio ufficiale ad una serie di casi (battezzati The Pattern) che risultano del tutto inspiegabili, ma che hanno in comune il fare ricorso a qualche avanzata forma di tecnologia, tanto da far pensare che siano collegati tra loro.
Ogni puntata si apre e si chiude su un caso (autocombustione, mutazioni, morti inspiegabili, epidemie, ...), svelando man mano tutta una serie di personaggi ricorrenti dietro a questi eventi che forse sono atti di terrorismo o forse sono parte di un gioco molto più importante e complesso. Figure chiave di ogni indagine, l'agente Olivia Dunham (con un passato complesso) e Walter Bishop, scienziato reduce da decenni passati in un istituto psichiatrico.

Fringe è un fantasy. Lo dimostra il fatto che ogni superstizione e leggenda metropolitana - per quanto puerile possa essere - viene saccheggiata perché sempre buona per farci una puntata.
Ci sono i cavalieri del bene (non necessariamente senza macchia, come è imprescindibile nel 21esimo secolo).
Ci sono i cattivi, che forse hanno solo metodi da cattivi - anche qui, come sempre al giorno d'oggi.
Ci sono i mostri, sotto forma di virus, mutazioni genetiche e satanassi assortiti.
Ci sono le magie, perché per quanta sospensione dell'incredulità possa metterci, un 90% abbondante di quanto mostrato non ha alcun senso in questo universo.
E, più di tutto e tutti, c'è lui: il mago. Perché Walter Bishop è un mago: è capace di fare tutto. Sa tutto. Non ricorda quasi nulla del suo passato e non ha avuto contatti col mondo per anni, ma non importa: dategli il kit del piccolo chimico, e vi muta il DNA. Dategli una sedia da dentista, e si dedicherà alla neurochirurgia mentre fa colazione. Dategli una tinozza, e troverà modo di mettervi in comunicazione con il cervello di un ex collega morto (e/o "diversamente vivo"). Non c'è campo dello scibile (sovra)umano di cui non abbia assoluta padronanza e non c'è cosa che non abbia già realizzato nei suoi spensierati esperimenti di gioventù; porca scoreggia: a qualcuno sembra normale che per curare il figlio da non si sa bene quale buffa patologia, non trovi di meglio che inventare una dannata macchina per teletrasportare nel tempo e nello spazio l'unico medico che nel passato è riuscito a curarla?! (macchina che per inciso più o meno funzionicchia pure...)

In tutto questo, non viene fatto il benché minimo tentativo di fornire un contesto verosimile alla magia: da un lato le si spara talmente grosse che qualunque giustificazione non avrebbe che peggiorato la situazione, dall'altro non ce n'è bisogno: Fringe è un fantasy. Abrams e compagni lo sanno, e quindi neanche ci provano; del resto al giorno d'oggi il grosso del mercato vuole qualcosa che sia al passo coi tempi (nanotecnologia! terrorismo! mutazioni genetiche!) ma che in fondo in fondo segua i più semplici e rassicuranti canoni del fantasy. E quindi trame relativamente semplici e colpi di scena citofonati con 10 puntate di anticipo (il figlio di Bishop, per dire, e credo di aver intuito anche altro, in merito).

Oookay, credo di aver chiarito il punto, ed il fatto che quel che più mi prude è una semplice questione di marketing: se cerchi di vendermelo come un serial semi-fantascientifico, mi aspetto che lo sia. Almeno in minima parte.
Detto questo, il prodotto è senza dubbio realizzato con estrema cura ed una discreta quantità di soldi. Gli effetti speciali sono mediamente decenti (salvo qualche caduta di stile sul finire), la regia è adeguata e la fotografia buona.
Anna Torv è brava e porca quanto basta (ed anche qualcosa di più in fatto di porcaggine, a dire il vero), Joshua Jackson ("L'Amico di Dawson", per i fan) non fa neanche una bruttissima figura e c'è da calarsi il cappello per John Noble, maledettamente bravo nel ruolo del mago... errr... dello scienziato.
Ottime le musiche (del resto, quando puoi permetterti uno come Michael Giacchino...), ed a questo proposito giù il cappello a J. J. Abrams per lo stupendo tema dei titoli.
In generale tutte le puntate sono degne, eppure non riescono mai ad essere davvero memorabili; resta comunque un prodotto accettabile, se si cerca puro svago e qualche mistero (e poi nell'ultima puntata arriva anche un mito d'uomo... :-) )

Da molti è stato definito l'X-Files dei nostri giorni, io mi sento di dire... può anche essere. Di X-Files vidi solo le primissime stagioni, ben prima dell'epoca cupa. Non era affatto male (suppongo avesse i suoi elementi fantasy, ma non mi pare eccedesse) e credo che il paragone sia tutto sommato ingeneroso e poco lungimirante: X-Files aveva più senso e si appoggiava a trame ben più articolate.
Il fatto è che la gente oggi, probabilmente, vuole questo: qualcosa di semplice, che segua canoni ben noti ed adatto ad una soglia dell'attenzione piuttosto bassa.
Non è in sé una cosa negativa, non fraintendete: a me il fantasy piaciucchia anche, e se lo si vuole si può fare un fantasy complesso e approfondito a piacere. Allo stesso tempo non disdegno opere di puro intrattenimento, magari anche un po' superficiali: se assolvono al loro ruolo e riescono ad essere di svago, tanto basta.
Temo però che complessità ed approfondimento non siano ciò che oggi il grande pubblico cerca (specie in lavori di fantasia), e queste restrizioni si prestano particolarmente male alla realizzazione di un serial fantascientifico "serio".
Abrams ed Orci lo sanno, ed infatti Fringe è un fantasy. :-)

Voto: 6. Vedrò le altre stagioni? Non ci penso neanche. :-)