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lunedì 3 settembre 2007

ghost in the shell: stand alone complex solid state society


Saito, è meglio se ti sbrighi a sparare, sai?.

Ci sono anche loro!

Una volta Motoko comprò delle mutande più strette di queste. Inevitabilmente, esplosero. Quello fu un bel giorno, per il Giappone... ;-)

Sempre nel filone "fiero di non dare più soldi a quella simpatica manica di fini umoristi che sono i distributori italiani", la versione inglese di Ghost in the Shell: Stand Alone Complex Solid State Society è costato lo sproposito di una dozzina di sterline, in edizione doppio disco... :-)

Come si intuisce dal Wertmülleriano titolo, il terzo film del ciclo Ghost in the Shell è in realtà l'ideale proseguimento delle due precedenti stagioni della serie.
Ci troviamo infatti un paio d'anni dopo l'uscita dalla sezione 9 del maggiore Kusanagi (anche se in effetti non si specifica quanto tempo sia passato dall'incidente dell'Individual Eleven); Togusa guida il gruppo, ora ampliato con alcune nuove reclute, mentre Batou partecipa alle operazioni solo saltuariamente.
Una serie di strani suicidi porterà ad una inaspettata scoperta: circa 20.000 bambini risultano rapiti da una strana struttura che sembra operare sotto l'egida di un'ala del governo.
Nel corso delle indagini incroceranno molto presto la signorina Motoko, che ora sembra lavorare in proprio; il suo ruolo nella faccenda resterà a lungo ambiguo.

Ancora una volta Kenji Kamiyama non si limita ad inscenare ottime scene d'azione, ma piuttosto calca pesantemente la mano sulle tematiche sociali: questa volta tocca all'invecchiamento della popolazione giapponese ed alle crisi che questo crea per lo stato e per le famiglie. Da un lato, per alcuni, il rischio dell'imbastardimento della nazione non può essere tollerato, dall'altro sempre più spesso ci si trova davanti ad anziani improduttivi (ed anzi molto costosi per la società) ed a bambini il cui pieno potenziale non viene sviluppato, privi come sono di un contesto famigliare completo.

Una trama davvero ottima (a livello, se non migliore, di quella di Innocence) e piuttosto complessa, che non tralascia il classico tema delle personalità virtuali, rappresentazione ed emanazione degli esseri umani perennemente connessi in rete - questo sarà anzi un'altro dei nodi fondamentali della storia.

Il tutto condito dalla solita eccellente qualità dell'azione: memorabili le scene del duello tra cecchini con Saito e l'hacking subito da Togusa, che richia di perdere la propria figlia.
Non bastasse tutto questo, il solo fatto che ritornino i Tachikoma vale da solo il prezzo del film. :-)

Sul piano tecnico, il disegno è di eccellente livello e le animazioni sono buone, anche se non ci si discosta di molto dalla qualità della seconda stagione della serie (che per carità: era semplicemente ottima!)
Due o tre pezzi carini di Yôko Kanno ci sono, ma per il resto si tratta di musiche poco incisive o già usate in precedenza.

Il DVD ha una qualità video molto alta ed il sonoro è eccellente; gli extra sono francamente poco utili (a parte il simpatico Tachi/Uchikomatic Days esteso): interviste ai doppiatori, al regista, ad un tizio che ha costruito un modellino funzionante di Tachikoma ed una estenuante mezz'ora di ringraziamenti alla Nissan che ha concesso l'uso di alcuni modelli di concept car, introdotti nel film. C'è da dire che sentire l'improbabile pronuncia inglese dei giapponesi ha sempre il suo fascino comico... ;-)

Bello, bello, bello.

Voto: 8.5 (che probabilmente crescerà ad una seconda e più approfondita visione).
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domenica 2 luglio 2006

mon dieu, le horreur!

Ullallà, la belle France avec le belle cinéma!
Non si sono certo limitati ad inventarlo, il cinema: non passa anno che i nostri cugini mangiacavalli non lo migliorino! ;-)

Un caso esemplare è A Children's Game (un jeu d'enfants), col quale i simpatici mangiaranocchie hanno deciso che era tempo di aprire la via francese al genere horror... e con quali risultati!

Tipica famiglia d'oltralpe: marito impegnatissimo in ufficio, mogliettina casalinga che gliela fa annusare solo quando ottiene una promozione, due figli disfunzionali ed inquietanti, una babysitter con un visetto innocentissimo, comparsate della nonna un po' rinco.
Tutto procede per il meglio fino alla visita di due grotteschi fratelli, che sostengono di aver abitato da bambini nella loro vecchia casa.
A questo punto tutti si rendono conto di abitare in Francia ed iniziano a comportarsi in maniera assurda: i bambini fanno il verso a quelli dei film horror orientali, il babbo sbiella e si fa licenziare, la mamma inizia a pagare in natura il conto della spesa, la babysitter si impicca e lo spettatore vorrebbe imitarla.

Si va avanti così in un crescendo di stramberie mortalmente noiose, gare di grande recitazione e situazioni che più che un film horror ricordano molto il film-nel-film neorealista di Tre uomini e una gamba, finché non si giunge ad una fine insipida che il 99% degli spettatori non avranno visto o avranno ignorato.
87 lunghi e dolorosi minuti che ti fan venire voglia di morire o, ancora meglio, di stanare e uccidere quanti più mangiamerda possibile. :-)
Se non si è capito, mi è piaciuto davvero tanto! Da tempo bramavo di assistere alla risposta francese al filone horror spagnolo (che già lì si salvavano sì e no due film in tutto); non che ne avessi bisogno, ma ora so per certo che anche loro sanno fare Grande Trash®.

Voto: 1. Trashometro® 3/10:
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domenica 16 dicembre 2007

turistas!

Un clone più o meno povero di Hostel, questo Turistas. E non è un complimento.

Un gruppetto di turisti americani ed europei in Brasile si danno alla bella vita: alcol, sesso e feste sulla spiaggia.
Ma qual orrendo contrappasso dovrà subire Amerika: voi che con le vostre pelli bianche ed i vostri cazzoni mosci venite nel terzo mondo per divertirvi e quando vi serve ci usate come banca d'organi, state per subire la giusta punizione!!! ;-) Catturati da una banda guidata da un chirurgo dell'AIDO sanguinario, verranno convinti con l'eloquenza a donare tutti i loro organi interni ai bambini bisognosi du Brasil.

La trama non ha senso alcuno, l'originalità è sotto terra e tutto il resto fa pena. C'è "del valido", ma non mostra abbastanza. Di far paura, non se ne parla neanche.

Più un brutto film che un "filmbrutto", purtroppo.

Voto: 3.5. Trashometro® 4/10:
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sabato 22 maggio 2010

Slater's Cadillac

Ultimamente (???) i film di Christian Slater lasciano quella sensazione di lavoro fatto per comparsi il pane e dio-sa-cos'altro; Dolan's Cadillac ne è un tragico esempio.

Dolan (Slater) è così cattivo che al suo confronto il figlio del peccato tra Pol Pot e Maria La Sanguinaria sarebbe sembrato un sant'uomo. Se ne va in giro sulla sua cadillac ultra-tecnologica e corazzata contro piccole esplosioni nucleari tutto intento nel suo crimine preferito: traffico di esseri più o meno umani. Fa anche un timido tentativo di giustificarsi, ritraendosi come il frutto del Vero Sogno Americano®, ma sorvoliamo. Le forze dell'ordine non riescono a fermalo (e del resto neanche ci provano), e sembra ormai inarrestabile.
Cotanto satanasso non ha però fatto i conti con una sposina neo-gravida che, andandosene in giro per il deserto col suo cavallo, assiste allo sterminio di una partita di merce avariata da parte del nostro stimatissimo Slater.
Colta da sacro furore giustizialista, la signorina decide di testimoniare contro di lui, mettendosi sotto la protezione di un ramo dell'FBI dedito ai crimini contro le ciambelle (più che prevenirli, il perpetrano).
Prontamente eliminata la mogliettina con un miliardo di tonnellate di tritolo (anche meno, eh: la gente muore anche se l'esposione non si vede dalla Luna, sai?) la palla passa al fresco vedovo, che cerca vendemmia-tremendissima-vendemmia con una smisurata pistola-cannone (forse a compensare inconfessabili carenze), ma gli va spaventosamente male.
Da buon cattivo, però, Dolan lo lascia vivere - altrimenti come generi la tua nemesi?
Il pirlotto escogita quindi un piano degno di Wile E. Coyote, che prevede il farsi assumere in un cantiere stradale e la creazione di un cartonato atto a confondere il guidatore della cadillac (stile finta galleria ferroviaria, solo in orizzontale), che senza indugio precipita nella trappola.
Rinchiuso nel mezzo su cui tanto faceva affidamento, Slater dovrà supplicare ed urlare di dolore nella speranza di uscirne vivo, mentre gli spettatori faranno lo stesso nella speranza che il film finisca in fretta - purtroppo andrà male a tutti.

Girato con la solita telecamerina digitale con l'esposizione automatica, i suoi 105 minuti fanno sembrare il traffico di bambini roba da benefattori dell'umanità. Vale comunque la pena noleggiarlo, non fosse altro per contemplare quell'insulto all'evoluzionismo che è la carriera di Christian Slater.

Voto: 1 - ed il presunto buono riesce a metterci anche uno pseudo-indirizzo IP 192.168.0.666: mai-più-senza.
Trashometro® 5/10:
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domenica 15 marzo 2009

frontieres!

I francesi sono noti ed apprezzati nel mondo per la solerzia con cui si calarono le braghe di fronte ai crucchi; a difesa dei mangia-baguette va però detto che il tutto faceva parte di un diabolico piano, conclusosi di recente con la produzione di Frontière(s), in cui i seguaci del baffetto vengono sbeffeggiati e costretti a partecipare ad uno dei peggiori film di tutti i tempi.
Nessuno ha mai detto che fosse un buon piano. :-)

La periferia di Parigi (mon dieu, le banlieues!) è in preda al caos, con rivolte popolari e saccheggi. Per non sentirsi esclusi, cinque fessi figli-dei-figli delle colonie - che tante soddisfazioni terroristico-calcistiche hanno dato alla madre patria - pensano bene di dedicarsi ad una rapina.
Andrebbe anche egregiamente (tanto che uno ci lascia le penne lasciando più bottino per gli altri), non fosse che si fanno prendere dal panico e decidono di battersela. Dunque si separano per darsi appuntamento ad una imprecisata frontiera (l'idea è andare in Olanda, quindi suppongo sia la frontiera che sulle cartine sta a destra).
Quando i primi due del gruppetto arrivano all'albergo-prima-della-frontiera (i francesi vivono di monadi, si direbbe) vengono accolti da due laide fanciulle che se li trombano senza se e senza ma.
Ahiloro, saranno vittime di uno scontro di (in)civiltà e basterà un "puttane" (titolo onorifico, in certi circoli, si vede) per scatenare l'ira del fratello e della famiglia allargata delle due disinibite-ma-non-peripatetiche signorine.
Inizia dunque un insensato gioco al massacro, che si scoprirà orchestrato dall'ottuagenario Herr Klaus Schumacker Achtung Von Nibelunghen, che gestisce questa allegra combriccola di sbiellati nazisti, dediti all'allevamento di maiali nutriti in maniera sana (la gente che passa di lì).
Per non farsi mancare nulla: ciccioni, merda, sangue, celle frigorifere piene di cadaveri, miniere popolate da bambini abbandonati e sicuramente dimentico molto altro.

Non si creda però che sia sufficiente una idea idiota, per fare grande spazzatura cinematografica: bisogna anche realizzarla con sapienza, e il buon Xavier Gens (già regista di quella sozzata di Hitman) ci mette tutta la sua abilità.
Vera cifra stilistica del film, l'abuso di urla: si va avanti a sgolarsi senza costrutto per quasi 100 minuti. E non parlo di quelle belle urla di terrore, no-no: siamo più dalle parte di sguaiati versi da ritardati; dopo poco, vi uniterete al coro, ve lo assicuro.
Per il resto, consci dei propri limiti, si punta più sul disgusto: feci in quantità industriale, un po' di tortura, teste che esplodono e tutto il repertorio.

Imperdibili le molte scene di combattimento e le sparatorie, anche coi mitragliatori in uno stanzino di 3x3. Non male anche i due pirla che, dopo un incidente in aperta campagna, decidono di fuggire... in un pertugio dove prontamente restano incastrati.
Riprovevole la colonna sonora, piena di F-rap ed F-hip-hop.
Ci sarebbe anche della profonda critica sociale, visto che le rivolte scoppiano a causa della elezione a presidente del Cattivo®, ma preferisco tacere... :-)

Sia chiaro: risulta divertente solo se preso con estremo spirito di cazzeggio - in sé è una insostenibile porcata di 108 minuti.

Voto: 1.
Trashometro® 7/10:
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domenica 8 ottobre 2006

una tomba per le lucciole

Una Tomba per le Lucciole, tratto da un episodio realmente accaduto durante la seconda guerra mondiale, narra la vita di due bambini rimasti orfani nei bombardamenti dell'ultimo anno di guerra; Seita (il più grande) e la piccola Setsuko vengono prima ospitati da una zia con la quale si troveranno presto in disaccordo. Seita decide dunque di accamparsi in un rifugio abbandonato ed occuparsi in prima persona della sorellina; questa scelta li porrà di fronte agli orrori della guerra ed alle sue tragiche conseguenze.

Il film si concentra su un episodio insignificante nel contesto della grande storia, e forse proprio per questo riesce ad essere tanto commovente e toccante (e lo dice uno che di norma apprezza molto di più le storie che raccontano i grandi eventi).
Tecnicamente molto buono, anche se sospetto che se fosse stato interpretato da attori in carne ed ossa ne avrebbe guadagnato, specie in fatto di espressività facciale (ok, visto l'attore medio giapponese forse è meglio così).

Voto: 7.5
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domenica 20 agosto 2006

cars

Non si può certo dire che Cars sia il miglior film mai prodotto dalla Pixar, un po' per meriti altrui ed un po' per demeriti propri: da un lato è difficile venire al mondo quando i tuoi fratelli maggiori si chiamano Toy Story, Finding Nemo e The Incredibles, dall'altro lato c'è da dire che il soggetto scelto era molto difficile da sfruttare: ci sono un numero piuttosto limitato di cose che puoi far fare ad un'automobile, non fosse altro in quanto priva di gambe e mani.
Rincaro la dose ricordando che questa volta la sceneggiatura sembra un po' più rivolta ai bambini che non agli adulti e che la trama è classica che più classica non si può (lo sbruffone di successo perde tutto, ma viene aiutato dai poveracci che prima disprezzava); nonostante questo ad oggi la Pixar resta una spanna sopra chiunque altro in quanto a capacità di raccontare queste piccole favolette moderne.

Saetta McQueen è una macchina da corsa impegnata nella Piston Cup, la cui stagione regolare termina con tre auto con gli stessi punti; si organizza quindi una gara di spareggio dall'altra parte della nazione. Sfortunatamente durante il tragitto Saetta cade dal camion che lo trasportava e si perde nel deserto finché non capita in una città semi-abbandonata dove combina disastri su disastri ai quali sarà costretto a rimediare prima di poter tornare al suo mondo.
L'incontro con i bifolchi abitanti locali cambierà radicalmente il suo atteggiamnto nei confronti del prossimo.

Tecnicamente perfetto: grandiosi gli scenari e stupefacente l'espressività delle automobili; buona pur senza grandi guizzi la regia; come sempre non mancano alcuni personaggi grandiosi (Carl Attrezzi, ma soprattutto Luigi e Guido su tutti).
Numerosi i personaggi famosi che hanno prestato la voce ai comprimari, di norma senza fare troppi danni (però le voci dei telecronisti oggettivamente stonano).

Imperdibile e divertentissimo One Man Band, il corto che precede il film.
Obbligatorio poi restare seduti fin dopo la fine di tutti i titoli di coda (per la gag finale); i titoli sono poi conditi con la solita sfilza di scenette buffe (geniale la rivisitazione in chiave automobilistica dei classici Pixar) ed omaggi vari: i bambini di produzione (gi-e-sù, chiavano come conigli! ;-)) e le dediche ai morti - pare infatti che fare un film Pixar richieda più sacrifici umani che non la costruzione della grande muraglia... :-|

Voto: 8 (per la Pixar un po' un "basso", ma è uno di quei bassi per i quali tutti gli altri venderebbero la propria nonna a satana ;-))
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domenica 28 ottobre 2012

Ted!

Dalle parti di Hollywood c'è un detto:
mai recitare con bambini, cani o Mark Wahlberg: ti rubano la scena!
anche se sappiamo tutti che specificare "Wahlberg" è superfluo, in una frase in cui già compare "cani".

Devo però dire - arrivando assolutamente dopo la puzza - che Ted Ã¨ un filmetto assolutamente meritevole, ed il nostro amato Marky Mark ci fa un figurone tenendo fieramente testa ad un pupazzo animato, in quanto ad abilità recitative (quando c'è da menarsi invece il pupazzo gliene dà un sacco e una sporta).

Come suo solito Seth MacFarlane non lesina volgarità a volte anche un po' gratuite, ma nel complesso la commedia funziona benissimo ed i risvolti comici raggiungono vette davvero elevate.
Assolutamente impagabile Sam J. Jones nel ruolo di se stesso/Flash Gordon. Se tutto questo non bastasse, c'è pure Norah Jones che dice le cose sconce! :-P

Da vedere!

mercoledì 3 marzo 2010

Orphan

Che delusione!
Uno parte con l'idea di vedersi un bel trash, ed invece si ritrova con un prodotto più che degno...

Coppia un po' in crisi con un paio di figli a carico ed uno nella tomba, decide di adottare Esther, una ragazzina tanto educata quanto schiva.
La piccola non tarderà a rivelarsi un soggetto molto più complesso e problematico per tutti.

I presupposti della schifezza c'erano tutti (a partire da un mediocre regista), ed invece alla fine questo Orphan fa un ottimo lavoro nel mantere interesse e tensione.
Il segreto è un ingrediente sempre pregiato: violenza commessa (e subita) da bambini. Grazie al cielo non parliamo poi dell'ennesimo bimbetto inquietante e/o posseduto dal demonio: qui la ragazzina ha un piano ed è metodica nel realizzarlo!

Un film di due ore che non annoia, non è eccessivamente banale e non sfrutta per la milionesima volta i soliti cliché merita davvero un elogio (carini anche i titoli di coda).
Intendiamoci: non è un capolavoro assoluto del cinema, ma non gli si poteva davvero chiedere più di così. E non scordiamo Vera Farmiga, che è sempre un bel vedere.
Di mio poi mi bullo di aver indovinato il twist della trama con ampio anticipo.

Voto: 7.5. Se vi capita, recuperatelo.
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