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venerdì 2 gennaio 2009

[BSG] stagione 2

Con la mia consueta originalità, dopo la prima, mi sono visto la seconda stagione di Battlestar Galactica.
Sarà che sono in carenza di fantascienza (e neanche la lettura di un po' di Sterling mi sta risollevando granché - spero in Arthur C. Clarke, prossimo della lista), ma devo ammettere che questa stagione mi è piaciuta persino più della precedente.
Insomma: per ora, con l'universo BSG, grufolo letteralmente di piacere. ;-)

Nella prima stagione, oltre alle corpose definizioni dei personaggi, ci si focalizzava sul conflitto coi Cylons, perennemente impegnati ad attaccare la flotta umana; questo schema prosegue per circa metà della seconda stagione (che pure già pone le basi per la successiva virata), fintanto un paio di eventi alquanto significativi - narrati in Pegasus e nel doppio episodio Resurrection Ship, oltre ad ulteriori eventi successivi - rendono i Cylons molto più cauti ed incerti sul da farsi.
Da lì in avanti, quasi tutto ruota attorno ai conflitti tra gli umani, montati per mesi e che ora giungono al punto critico.
Non che manchino i Cylons (specie quelli in forma umana), ma passano da semplici nemici spietati ad attori più complessi, con motivazioni, piani e ripensamenti inattesi, fino allo spettacolare e spiazzante finale, in cui (quasi) tutto cambia. E poco sorprendentemente ci si ritrova nelle feci fin oltre il collo. :-)

Vero motore di tutto, lo stress: dopo la rabbia iniziale, la realizzazione che l'umanità è davvero sull'orlo del precipizio pone tutti sotto una pressione insostenibile. Si commettono errori e scelte sbagliate, che si pagano a carissimo prezzo, e la nuova condizione forza la mano a decisioni dolorose per tutti.
Le cose si sfasciano, le strutture sociali faticano a riorganizzarsi e la gente muore. Anche episodi che a prima vista potrebbero sembrare lineari e dalla struttura classica (come Scar), finiscono per fornire un approfondimento inaspettato sulla situazione psicologica dei protagonisti.

Ulteriormente migliorati tutti i personaggi (anche Baltar si arricchisce di sfumature interessanti), semplicemente eccelso lo sviluppo principale così come le singole trame. Impeccabili i dialoghi, e mi sembrano migliorate pure le interpretazioni (così come la regia, che già partiva molto bene).
In breve: magari può non piacere il genere o lo stile, ma in sé non trovo davvero difetti in una serie che letteralmente trasuda dell'amore delle persone che vi hanno lavorato (autori in primis, ma anche Edward James Olmos pare sia stato molto coinvolto).
Diamine, persino le scene tagliate, sono di ottimo livello!

Pur non fondamentali, è cosa buona e giusta recuperare anche i 10 webisodes BSG: The Resistance, incentrati sull'occupazione di New Caprica (da vedere dopo la seconda stagione, quindi).

Ancora una volta, mi ritrovo a farmi violenza per evitare di bruciare la terza stagione e Razor, che ho già a casa.
Una volta di più, continuo a suggerire a tutti gli interessati l'acquisto via amazon UK: solo in lingua inglese (con sottotitoli), ma il parlato è di norma molto chiaro. Inoltre, il prezzo è imparagonabile a quello della versione italiano.

Voto: 10 tondo, una delle migliori cose di fantascienza (e non) abbia mai visto.
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venerdì 23 marzo 2007

midnight mass

Midnight Mass
Mai bere acqua santa prima di cena. Specie se siete vampiri.

I sistemi di auto-protezione del cervello contro i traumi devono essere davvero efficienti, se a distanza di pochi giorni già non ricordo assolutamente nulla di La Notte Dei Vampiri (anche "Midnight Mass"). :-)

Già partiamo malissimo citando Romero ed i suoi annunci televisivi per introdurre e accrescere il senso di panico che si diffonde nel mondo al propagarsi della catastrofe. Con una botta di originalità senza precedenti abbiamo però qui dei vampiri, in luogo dei nostri amati zombie.
Per farla breve: i vampiri fanno "outing" e decidono che è giunta l'ora di diffondersi come lupi tra il gregge umano (very original); contro di loro una piccola comunità rurale (a cui tutti noi auguriamo una lenta e straziante morte ;-)) si stringe attorno al giovane sacerdote - disperato e ad un passo dall'alcolismo, così come il pubblico - intenzionato a riprendersi la chiesa locale a suon di crocifissi e acqua santa.
Volendosi dare un tono psicologico-culturale, poi, il regista/scrittore ha anche la cattiva idea di introdurre estenuanti diatribe a sfondo religioso sul bene, il male, i vampiri e la cattiveria del mondo.

Pellicola che oserei definire minimalista, difettando in pratica di tutti quegli inutili orpelli che vanno sotto il nome di trama, sceneggiatura, dialoghi, regia e senso del ritmo (e della decenza).
Il fatto che pressoché nessuna delle persone implicate a vario titolo in questo filmone abbia poi più lavorato nel mondo del cinema, mi pare significativo: atroce sotto ogni punto di vista, è sconsigliato a chiunque non abbia gravissime colpe da espiare e sia momentaneamente privo di una vergine di ferro.

Col senno di poi sarebbe stato meno doloroso farsi una maratona di 72 ore ininterrotte di Walker, Texas Ranger. Al qual proposito vi ricordo che osservando attentamente il cappello di Trivette si possono trarre valide previsioni metorologiche e sulla vita amorosa. ;-)

Voto: 1. Trashometro® 2/10: (se incontrate questo DVD piantagli un paletto di frassino nel cuore, prima che lui lo faccia a voi!)
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giovedì 26 marzo 2009

[BSG] stagione 3

Dopo la due, girano voci venga la tre. La regola sembra valere anche per le stagioni di Battlestar Galactica

Si riprende dall'occupazione di New Caprica, risolta con un attacco coordinato terra-aria; l'esodo non sarà ovviamente indolore, ed il lungo periodo trascorso sotto i Cylons avrà serie ripercussioni e segnerà per sempre i rapporti tra chi è rimasto nello spazio, chi ha fatto parte della resistenza e chi ha collaborato col nemico.
Gli stessi Cylons (ora con Baltar al loro fianco, volente o nolente), in seguito al fallimento del tentativo di "convivenza" con gli umani, dovranno rivedere i propri piani e scoppieranno lotte intestine.
Con fatica l'umanità riprende la ricerca della Terra, salvo scoprire che - come è giusto sia - i Cylons perseguono lo stesso obiettivo; una fase di stallo che potrebbe impedire ad entrambi di raggiungere la meta termina con la cattura di Gaius (non esattamente l'essere umano più popolare tra i sopravvissuti), cosa che porterà al suo processo per tradimento e collaborazionismo.
Non mancheranno ulteriori approfondimenti nei rapporti tra i protagonisti e rivelazioni sul loro passato, incluse illuminazioni sulle cause scatenanti del conflitto.
Nuova sotto-trama, su cui si basa una parte della seconda metà della stagione, è la consapevolezza che solo sette dei presunti dodici modelli umani di Cylons sono mai stati identificati: l'identità di quattro dei final-five verrà svelata nell'ultimo episodio.

Dopo due eccelse stagioni con delle solide trame principali, questa terza risulta un po' più sfilacciata: con così tanti temi trattati, manca almeno in parte un senso di coesione che era presente in passato.
Va anche detto che a me, per esempio, dell'identità dei final-five interessava il giusto, e che ho avuto la sensazione che questa sotto-trama sia stata aggiunta un po' per dare il contentino agli appassionati dei misteri alla Lost. Poi, per carità: tutto dipende da come questa novità verrà usata nella quarta stagione.
Se l'insieme mi è parso poco omogeneo, va però riconosciuto che di fatto quasi tutte le puntate sono di ottimo livello: azione magistrale (ad esempio nella seconda parte di Exodus: l'attacco della Galactica è sbalorditivo), pregevoli approfondimenti psicologici ed ottima analisi della società che si è venuta a creare dopo la guerra (in questo, le conseguenze dell'occupazione e l'intero processo a Baltar sono fenomenali).

A proposito dei personaggi, scompaiono le mie ultime perplessità su due di loro: Gaius Baltar ed Ellen Tigh. Vittime degli eventi e di loro stessi, sono finalmente figure a tutto tondo.

Impossibile non menzionare la canzone All Along The Watchtower di Bob Dylan (qui in una versione orientaleggiante), tema portante della seconda parte di Crossroads, indistintamente ascoltata da alcuni personaggi chiave della storia e di cui vengono utilizzati alcuni versi. C'è vero amore, in tutto questo. (e poi la si è di recente sentita anche in Watchmen, dove veniva a sua volta citata nel fumetto).

Diventa poi innegabile l'attenzione ai grandi temi sociali, che però non vengono mai usati in senso puramente critico o propagandistico: piuttosto li si utilizza perché sempre attuali e comprensibili, anche in una guerra contro dei tostapane.
Come nelle precedenti stagioni, anche qui non mancheranno dilemmi morali su quale siano i limiti da non oltrepassare, una volta che gli eventi ti hanno spinto a forza in situazioni insostenibili. Desiderio di giustizia e vendetta, tortura, attacchi suicidi, separazione di classe e leggi ad-hoc; tutto trattato splendidamente.
Piccola perla, gli autori e buona parte del cast hanno di recente tenuto una conferenza alle Nazioni Unite (che, ok, sospetto invitino un po' cani e porci, a dire il vero) proprio su questi temi: ascoltare The Old Man che grida "so say we all" deve essere stato un momento esaltante.

Ora resta la quarta stagione (10 episodi, comprensivi di Razor che ho già in casa e non ho ancora visto: a saperlo non lo compravo, ma ok...) e quella che nei DVD inglesi viene spacciata come la quinta (o "final"): in pratica la seconda metà della quarta. Tra le due, i webisode The Face Of The Enemy.

Voto: 8.5. Andrà comunque rivista e valutata meglio una volta che la serie sarà conclusa.
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giovedì 10 aprile 2008

revenge of the drunken master. Molto drunken.


Sante budella di una vacca sacra! Ce n'era di quel po', di gente drunken, quando han fatto 'sto film! ;-)

Citando senza decoro Drunken Master con Jackie Chan, il sempre eccelso Godfrey Ho si dedica anima, corpo, e funzioni corporali assortite alla realizzazione di cotanto capolavoro del non-sense: Revenge of the Drunken Master!
Per farlo, si circonda di grandi professionisti, a partire dall'inguardabile (per tutta una serie di motivi) Johnny Chan che - nonostante il teaser del DVD - non farà mai altri film in vita sua. Grazie al cielo.

Allooora, vediamo di mettere ordine nel marasma: c'è questo tizio che di mestiere fa l'apprendista maestro drunken (sì, la tecnica dell'ubriaco - sempre una buona scusa per una sbronza).
Non pago di ciò, si dedica all'arte dell'agopuntura: con il suo bel pungiglione può far ridere anche i più disperati. Una sapienza da utilizzare con cautela: è infatti possibile far letteralmente morire dal ridere la gente, ed in effetti l'inetto apprendista rende SEMO un tizio di una qualche importanza. Credo.
Contro di lui un potente signore (amico e/o parente del neo-SEMO) ed un'orda di mercenari, che gli accoppano pure il maestro (as usual...)
Si mette dunque in cammino alla ricerca di un nuovo maestro, e pure io ne cercherei un altro: se quello vecchio si è fatto impallinare come un tordo un motivo ci sarà...

Nel suo peregrinare incontrerà uno dei tizi sulle sue tracce, che per svago si è dato allo stupro su una Bella Micicho Qualunque® la quale - "culture differenti" o plateale misoginia? - si innamora del proprio violentatore. Ossignur, sempre peggio...
Sospetto che scelga tal campione di rettitudine come proprio maestro (benché il Piano A dello spensierato stupratore pare ancora essere l'omicidio dell'apprendista drunken-master), o quanto meno alla fine i due combattono uniti il mega-cattivo sulla cui natura il mondo si interroga.

L'empio figuro combatte usando dei piatti da batterista che tornano indietro legati a dei foulard. Arma non proprio letale, oltretutto facilmente cavalcabile (eh già!) dai nostri eroi, che si rendono protagonisti di una delle scene più trash dell'universo conosciuto, quando il Signor Stupraminchia® infila il suo bel ditino unto nell'ombelico dell'altro, per un non meglio precisato scambio di energia: le facce che fanno, sono da antologia.

La Cina medievale era un luogo pittoresco assai, va detto.

Non chiedetemi altri dettagli: questo film delirante non l'ho visto, l'ho percepito. ;-)

Voto: 2. Ebbro. Solo per gente avvezza al genere (all'alcolismo, intendo! ;-)) Trashometro® 10/10:
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mercoledì 3 marzo 2010

Orphan

Che delusione!
Uno parte con l'idea di vedersi un bel trash, ed invece si ritrova con un prodotto più che degno...

Coppia un po' in crisi con un paio di figli a carico ed uno nella tomba, decide di adottare Esther, una ragazzina tanto educata quanto schiva.
La piccola non tarderà a rivelarsi un soggetto molto più complesso e problematico per tutti.

I presupposti della schifezza c'erano tutti (a partire da un mediocre regista), ed invece alla fine questo Orphan fa un ottimo lavoro nel mantere interesse e tensione.
Il segreto è un ingrediente sempre pregiato: violenza commessa (e subita) da bambini. Grazie al cielo non parliamo poi dell'ennesimo bimbetto inquietante e/o posseduto dal demonio: qui la ragazzina ha un piano ed è metodica nel realizzarlo!

Un film di due ore che non annoia, non è eccessivamente banale e non sfrutta per la milionesima volta i soliti cliché merita davvero un elogio (carini anche i titoli di coda).
Intendiamoci: non è un capolavoro assoluto del cinema, ma non gli si poteva davvero chiedere più di così. E non scordiamo Vera Farmiga, che è sempre un bel vedere.
Di mio poi mi bullo di aver indovinato il twist della trama con ampio anticipo.

Voto: 7.5. Se vi capita, recuperatelo.
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giovedì 13 novembre 2008

[ninja] Ninja Phantom Heroes


Rotoliamoci così, senza purdor...

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony.

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony. Flambé.

Lasciar passare troppe settimane prima di recensire un ninjà-movie è sempre fonte di grave imbarazzo: già dopo poche ore, i neuroni tendono a rigettare tutto quel non-sense, e si finisce col dimenticare i dettagli.
La visione di Ninja Phantom Heroes poi è stata particolarmente indigesta, data l'abominevole qualità del girato ed una colonna sonora vietata dalla convenzione di Ginevra. Non aiuta il fatto che la confusione inizia ben prima di premere play: di sicuro (?) si tratta di un film del maestro Godfrey Ho (qui sotto lo pseudonimo di "Bruce Lambert"), diretto quando lavorava per la Filmark di Thomas Tang - sì, il famoso amico invisibile di Godfrey Ho, morto in un provvidenziale incendio (vedere la famosa intervista).
Altro problema è che lo stesso film lo potete trovare in giro sotto il titolo di Ninja Empire (o Ninja Thunderbolt II: Thunder Fox), che però - pur essendo un'altra Ho-production - non dovrebbe aver nulla a che fare con Phantom Heroes.

In sé il film è talmente bello che non si riesce neppure a capire se si tratti del classico taglia-e-cuci o di una pellicola singola: certo, ci sono pirla orientali e fessi occidentali, ma non sono sicuro che siano due divesi girati, anzi; potrebbero però esserci due o tre parti disgiunte prese da diverse pellicole orientali, questo sì.
Fingendo che ci sia una trama: un tizio della più scalcagnata base militare americana (in realtà ci sono buone possibilità che si tratti di un carcere... ad ogni modo è imperdibile il cartello all'ingresso, scritto con un pennarello) riceve l'ordine di effettuare una qualche missione sotto copertura (e/o diserta, mica capito...) - per fortuna è un ninja, e saprà adeguatamente combattere il ninja meglio vestito di sempre, che se ne va in giro con un gessato da fare invidia ad Armani.
Nel mentre, la solita famiglia para-mafiosa hong-kongese ha i suoi bei problemi con un sacco di gente, ed il fatto d'essere composta da un branco di inetti non aiuta. C'è di sicuro una tresca di qualche genere, una manica di bifolchi che non si capisce da che parte sta ed alcune bande motociclizzate e non.
Come se non bastasse, ad un tizio viene asciugato il sudore sulla faccia con della carta igienica, ma sembra che sia un bel gesto e non si offende (Culture Differenti®) e per un qualche motivo mille-mila chili d'oro vengono scambiati con quattro fucilini di plastica (ma anche qui: tutti sono soddisfatti del baratto, quindi chi siamo noi per giudicare? ;-))

Come di consueto non si perde occasione per menare le mani ed alcune battaglie sono confuse quanto basta per risultare divertenti; purtroppo il grosso del film provoca lancinanti dolori tipo parto, tanto è privo di un senso. Vale comunque la pena d'arrivare alla conclusione, non fosse altro per poter assistere al peggior finale della storia del cinema: nel bel mezzo dell'usuale ingiustificata rissa i - più che presunti - buoni arrivano non dico a vincere, ma a strappare un decoroso pareggio e... si danno alla fuga.
Fine.
Wow.
Estremo.
Al limite dello sperimentale, oserei dire. ;-)

Del tutto sconsigliato a chi non è avvezzo al genere e/o all'alcolismo, non mancherà di dare soddisfazione agli estimatori più esperti del genere ninjà.

Voto: 2 Trashometro® 10/10: (che fatica!)
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