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mercoledì 3 marzo 2010

Orphan

Che delusione!
Uno parte con l'idea di vedersi un bel trash, ed invece si ritrova con un prodotto più che degno...

Coppia un po' in crisi con un paio di figli a carico ed uno nella tomba, decide di adottare Esther, una ragazzina tanto educata quanto schiva.
La piccola non tarderà a rivelarsi un soggetto molto più complesso e problematico per tutti.

I presupposti della schifezza c'erano tutti (a partire da un mediocre regista), ed invece alla fine questo Orphan fa un ottimo lavoro nel mantere interesse e tensione.
Il segreto è un ingrediente sempre pregiato: violenza commessa (e subita) da bambini. Grazie al cielo non parliamo poi dell'ennesimo bimbetto inquietante e/o posseduto dal demonio: qui la ragazzina ha un piano ed è metodica nel realizzarlo!

Un film di due ore che non annoia, non è eccessivamente banale e non sfrutta per la milionesima volta i soliti cliché merita davvero un elogio (carini anche i titoli di coda).
Intendiamoci: non è un capolavoro assoluto del cinema, ma non gli si poteva davvero chiedere più di così. E non scordiamo Vera Farmiga, che è sempre un bel vedere.
Di mio poi mi bullo di aver indovinato il twist della trama con ampio anticipo.

Voto: 7.5. Se vi capita, recuperatelo.
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domenica 26 agosto 2007

Wu Tang vs. Ninja!


Il potente Wu Tang-aro White ricarica le batterie.

Un acido trasforma un monaco in uno zombie.

Per quanto possa apparire improbabile, questo tappeto volante è un ninja.

Capolavoro assoluto, questo Wu Tang vs. Ninja - anche noto come "The Ninja Hunter", "Shaolin Hero", "Ren zhe da jue dou" e "Yan je dai kuet dau", un po' per sfuggire al fisco ed un po' nella speranza di rifilare più volte la stessa vaccata all'incauto acquirente.

Il malvagio capo Wu Tang Abbot White - il sempre ben pettinato Jack Long - si allea con i ninja (il che per inciso contraddice il titolo! :-$) al fine di fondare un impero malvagio.
Si spianerà la strada annientando i più forti guerrieri Shaolin e addirittura mettendo quel fesso dell'imperatore contro di loro e/o uccidendo l'imperatore stesso, su questo punto la trama è un tantino confusa...
Ormai sembra imbattibile e trascorre le sue giornate tra una Risata Malvagia® ed il privar giovani donne della loro forza vitale tramite un complesso rituale che lo rende pressoché invincibile.
Ciò che non sa è che nel profondo della foresta due giovani guerrieri (ed uno è niente meno che Alexander Lou!) vengono addestrati da due saggi maestri - tra cui una donna! Come son liberal, questi shaolin... ;-) - alla poootentissima tecnica dello Shaolin Finger Jab, che consiste nel farsi malissimo alle dita piantandole contro giare di terracotta.
Contenti loro... ma torniamo a noi: l'arrivo di una giovane depositaria del manuale delle tecniche segrete (delle Giovani Marmotte, si presume) completerà l'opera: ormai sono pronti a sfidare il malvagio Wu Tang-aro!

Un'ora e mezza di scontri memorabili, con quantità industriali di fili e tappeti elastici: tutti sono quasi costantemente a mezz'aria e quando sono a terra si muovono accelerati come neanche nelle comiche di Benny Hill; ogni scusa è buona per menare le mani e shuriken e bombette colorate si sprecano.
La trama è demenziale e non ci si preoccupa troppo di cucire assieme i vari pezzi: l'importante è che tutto finisca in rissa, e visto l'impressionante numero di comparse la cosa non riesce difficile.
Regia roboante di Wu Kuo Jen - lo stesso di The Super Ninja (già recensito in precedenza) che si porta dietro un bel po' di fessi già visti nel suo film prcedente.

Da non perdere:
  • il monaco cosparso d'acido che si tramuta in uno zombie.
  • White che fa il pieno d'energia vitale con tanto di tacchette colorate stile cellulare.
  • alcuni dialoghi pieni di Evil Laughter.
  • la gag dei monaci guardoni.
  • il trailer che è un riversamento dalla versione in VHS, con tanto di tracking.
  • il colpo finale odontoiatrico.
  • il ninja che per farsi bello si fa i baffetti stile Hitler.
  • il ninja che si trasforma in tappeto volante!!!


Delirante come pochi, piacerà molto agli amanti del trash e dei peggiori Z-movie di kung fu.

Voto: 2. Trashometro® 10/10:
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giovedì 12 gennaio 2006

a busta mashin!

Nel 1988 - mentre un malinconico crepuscolo calava su un'epoca nella quale i robottoni erano Veri Robottoni e si componevano con i pezzi di cinque o sei altri veicoli (di cui uno dedicato al fare la sola faccia! sia mai che gli manchi la faccia!) ed avevano i cingoli sotto i piedi, pur passando metà del tempo a mezz'aria in pose epiche - arrivò Gunbuster, sei OAV da 30 minuti l'uno.

In un futuro prossimo l'umanità ha appena scoperto i viaggi a velocità ultra-luce, ed inizia ad andarsene a zonzo nella galassia. La cosa non va però a genio ad un branco di creature aliene, che subito iniziano a distruggere le navi umane, e si preparano ad attaccare la Terra.

Sul pianeta si stanno addestrando delle armate al combattimento su dei mech, nella speranza di contrastare gli invasori. Tra le allieve della sezione femminile c'è anche Noriko figlia del comandante della prima nave umana distrutta dagli alieni (sì, un'orfana; pare che fare figli sia la prima causa di morte tra i giapponesi... ;-))

Il primo episodio può lasciare perplessi, con la presentazione delle protagoniste e poco altro; dal secondo però le cose si complicano: un oggetto sta viaggiando ad una velocità di poco inferiore a c in direzione del sistema solare. Viene organizzata una spedizione di ricognizione e, affiancato l'oggetto, si scoprirà con stupore che non si tratta di un alieno invasore...

La serie punta molto sullo sviluppo caratteriale dei protagonisti, ma abbondano anche gli elementi puramente fantascientifici usati, devo dire, davvero bene: viaggi a velocità luce (e loro conseguenze sullo scorrere del tempo), sviluppo di nuove armi e teorie sulla vera natura dei nemici.

Ovviamente per certi aspetti può spiazzare: ci sono i robottoni e c'è (ovvio!) IL robottone più fico di tutti (c'ha pure i cingoli ai piedi!), tutti aspetti che fanno davvero anni '80, quando non '70.
Però nel complesso risulta un'opera miliare nel genere, pur essendo per molti aspetti fuori dal genere, forse col difetto di essere troppo breve e di richiedere a volte uno sforzo eccessivo per accettare per buone alcune cose che meritavano un maggior spazio/approfondimento (che Noriko sia così dispiaciuta per quel che succede a Smith non appare molto verosimile, se si considera da quanto si conoscevano...)

La serie si distingue anche per una quantità di fan service (quasi) eccessivo, chiaro segno che ci ha lavorato quel maiale di Yoshiyuki Sadamoto. :-)

Ah: è solo in giapponese sottotitolato in italiano; vuole la leggenda che i master originali con le tracce audio separate siano andati persi (complimenti a loro e a chi non ha voglia di rifarli).
La parte tragica è che, come noto, i giapponesi sono geneticamente impossibilitati a pronunciare correttamente i termini stranieri. Nonostante ciò si ostinano ad inserire decine di termini inglesi in ogni dove (sentire "coach" pronunciato come "coachie" fa un po' impressione...)

Voto: 8.