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domenica 27 dicembre 2009

Drag Me to Hell

Drag Me to Hell: auspicabile alternativa al cinema, in effetti.
Come possa essere piaciuto tanto un film del genere mi lascia davvero perplesso, dato che non funziona sotto nessun aspetto e, del resto, neppure si capisce cosa volesse essere.
Come horror sfiora il patetico, come parodia non è efficace e come fine denuncia sociale (tocca sentire pure questo, in giro...) siamo all'a-b-c del radical-chic.
Per fortuna come trash fa ampiamente ridere.

Impiegata di banca buona-ma-costretta-dal-sistema-ad-essere-dura rifiuta ad una vecchia zingara incazzereccia la dilazione di un mutuo.
Questa le scaglia contro l'usuale maledizione sotto forma di Lamia, spirito capronesco che non ha niente di meglio da fare che prendere ordini dalla vecchia, circa le anime da trascinare all'inferno.
Per l'impiegatuccia saranno tre giorni pieni di sorprese, ma per fortuna avrà dei validi alleati: il fidanzato triliardario eunuco, un medium che accetta le principali carte di credito ed un incolpevole gattino.
Alla fine c'è anche un colpo di scena che definire telefonato è poco.

I casi sono due: o Sam Raimi si è rimbecillito, che può anche essere, o ha deciso di prendere per il culo il pubblico con un horror che sarebbe stato molto scarso anche 30 anni fa.
Le citazioni vanno fatte bene, non buttate lì a casaccio, per giunta usando le moderne tecniche di ripresa (fotografia riprovevole, tra le altre cose) e computer grafica di bassa lega. Questa non è una parodia: è un insulto.

Per il resto, in assenza di trama e regia, si punta esclusivamente sullo schifo: si vomita, si schizza sangue, si mangiano mosche e vermi, si vomita di nuovo, si tira qualche calcione, si vomita ancora (stavolta vermi ed in bocca a qualcuno), si sacrificano (o si tenta di sacrificare) bestie e persone, un'altra vomitatina, ci si trastulla un po' con la dentiera, e poi ci si fa un altro bel giro di vomito.
In pratica, un film sulla bulimia.

Se questo non fosse abbastanza, sappiate che c'è anche di peggio: in questo film, non c'è BRUCE CAMPBELL!!! Mai siamo impazziti?!

Scena memorabile: il tentato esorcismo in cui tutti si passano la sfiga, incluso un riottoso capretto che svetta in quanto a capacità attoriali.

Voto: 3, come i giorni che ti restano da vivere dopo la maledizione.
Trashometro® 8/10: (funny!)
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mercoledì 3 marzo 2010

Orphan

Che delusione!
Uno parte con l'idea di vedersi un bel trash, ed invece si ritrova con un prodotto più che degno...

Coppia un po' in crisi con un paio di figli a carico ed uno nella tomba, decide di adottare Esther, una ragazzina tanto educata quanto schiva.
La piccola non tarderà a rivelarsi un soggetto molto più complesso e problematico per tutti.

I presupposti della schifezza c'erano tutti (a partire da un mediocre regista), ed invece alla fine questo Orphan fa un ottimo lavoro nel mantere interesse e tensione.
Il segreto è un ingrediente sempre pregiato: violenza commessa (e subita) da bambini. Grazie al cielo non parliamo poi dell'ennesimo bimbetto inquietante e/o posseduto dal demonio: qui la ragazzina ha un piano ed è metodica nel realizzarlo!

Un film di due ore che non annoia, non è eccessivamente banale e non sfrutta per la milionesima volta i soliti cliché merita davvero un elogio (carini anche i titoli di coda).
Intendiamoci: non è un capolavoro assoluto del cinema, ma non gli si poteva davvero chiedere più di così. E non scordiamo Vera Farmiga, che è sempre un bel vedere.
Di mio poi mi bullo di aver indovinato il twist della trama con ampio anticipo.

Voto: 7.5. Se vi capita, recuperatelo.
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