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sabato 5 aprile 2008

RE:E

Il regista dei primi due Highlander si procaccia cibo frugando tra i rifiuti - ovvero dirigendo il terzo capitolo della saga di Rsident Evil: Resident Evil: Extinction.

Iniziata con il film di Paul W.S. Anderson - che in fondo in fondo era uno dei film meno orribili, tra quelli tratti da videogiochi - la serie è poi precipitata in abissi di pessima recitazione, squallida azione e dialoghi riprovevoli.

L'umanità è quasi estinta - e se si fa fregare da zombie tanto stupidi se lo è pure meritata, diciamolo. ;-)
I pochi sopravvissuti sono nomadi, alla ricerca di luoghi sicuri: alcuni di loro si mettono in testa di andare in Alaska, sperando forse che gli zombie non si ricordino che c'era pure quel buffo stato, sulle cartine.
Per andarci serve però benzina e viveri, che pare saggio procurarsi a Las Vegas.
A zonzo per i fattacci suoi, scopriremo risvolti dei rapporti di Milla Jovovich con la sempre cattivissima Umbrella Corporation che, non paga di aver causato tutto 'sto casino, si prodiga di peggiorare le cose, dalla loro rete di bunker assediati da non-morti.

Visto troppo tempo fa per ricordarmi altro della trama (e sì che son passate solo due settimane), quasi tutto si riduce al trovare una scusa per mostrare morti trucolente e combattimenti a dir poco imbarazzanti.

Mal diretto, troppo lungo, con delle coreografie degli attacchi zombie che sembrano prese a piè pari da Grease, questo terzo capitolo potrebbe avere un solo pregio: aver posto la pietra tombale sulla serie.

Qualche momento piuttosto trash in qua e in là (oddio: i corvi-zombie! L'attacco con l'autobotte! I poteri para-e-normali di Milla!), il tutto risulta sufficientemente autopunitivo e sempre buono per una seratona a cervello disattivato.

Voto: 4. Trashometro® 6/10:
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lunedì 24 luglio 2006

kyashan

Gli anni '70! Robottoni! Colori sgargianti! Capelli afro! LSD! Che mito! Che spettacolo!
Certo, personalmente tutti i miei anni '70 li ho passati a dormire, piangere e poppare, ma...
Ehi, non che me ne stia lamentando, è solo che non ero molto attento alla scena culturale dell'epoca. :-)

Ad ogni buon conto: gli anni '70, tra le altre cose, sono stati la culla di una intera stagione di cartoni animati giapponesi pieni di robottoni, eroi fichissimi con capelli improbabili e donnine tutte curve.
Anche se gli eroi erano innumerevoli, non è difficile identificare il vincitore nella classifica dei più truzzi: Kyashan!
Dopo essersi fatto trasformare in androide dal padre indicibilmente sadico (che già che c'era aveva reso robotico il suo cane e tramutato in un cigno meccanico la moglie), Kyashan combatteva contro ondate di robot malvagi con la stessa facilità con la quale l'italiano medio stila la sua personalissima formazione della nazionale. Aveva giusto la sfiga che, andando ad energia solare, era costretto a salvare la Terra all'aperto ed in orario d'ufficio; ma quando sei l'uomo più fico del pianeta queste son quisquiglie...

Nel 2004 esce il film di Kyashan (Kyashan - la rinascita in Italia) con attori in carne ed ossa (beh, più o meno: son giapponesi... ;-)) che reinterpreta il personaggio.
Dopo una tremenda guerra tra Europa ed Asia, l'umanità è sull'orlo della rovina a causa del diffondersi di malattie genetiche; il dottor Azuma, supportato dai militari, cerca di sviluppare una soluzione chiamata neo-cellule; non proprio sorprendentemente l'esperimento - di fatto pezzi di cadaveri in un pentolone da streghe - sfugge di mano ed emerge una nuova razza: i neodroidi, che dopo una quantità mediorientale di trattative giurano eterno odio agli umani.
Come se non fosse già una giornata abbastanza schifosa, il figlio di Azuma tira le cuoia in guerra e l'esimio professore non trova di meglio che immergerlo nel brodino dell'esperimento per farlo rinascere come eroe strafico.
Gironzolando in cerca di refrigerio sull'himalaya, i cattivi si imbattono in quel che sembra il castello delle favole, ripensato da Victor Von Doom ed arredato a suon di granate al fosforo. Collegato all'interruttore della luce del soggiorno, si attiva la mega-fabbrica di robottoni killer che i malvagi manderanno a morire schiantati contro il poootentissimo Kyashan.
Nel mezzo, un po' di politica internazionale ed internale, qualche dramma affettivo ed il visetto innocentissimo di Luna.

Il film lascia con la mascella per terra a livello visivo: spettacolari le ambientazioni steam-punk andato a male, notevole l'uso della computer grafica e del blue-screen (come e prima di Sin City) ed in generale funziona molto bene nell'inventare e nel presentare un futuro alternativo estremizzato.
Eccellente la selezione musicale, sempre in sintonia con le immagini.

Funziona tutto molto bene per una oretta buona.
La pellicola dure due dannatissime ore e venti minuti.
Ecco.

Purtroppo il giocattolo si rompe quando i protagonisti si mettono a sproloquiare sui massimi sistemi, peraltro in maniera non esattamente originale: troppi dialoghi banali, troppe cose che accadono Perché Sì®, troppi momenti morti (introspettivi? no, no: noiosi) tra un combattimento e l'altro.
A proposito dei combattimenti: maraglissimi quelli contro i robot (salti, pugni, e smitragliate), molto più deludenti e mal girati i pochi uno-contro-uno con gli altri cattivi umanoidi.

La sensazione che resta è che si sia voluto strafare, quando un po' più di moderazione (e forse di consapevolezza dei propri mezzi) avrebbe sfornato un prodotto più coerente e meno visionario (fumato?).
E poi diamine: mancano il cane Flendar (che diciamolo: nella serie vinceva metà delle battaglie da solo ;-)) e la mamma-cigno!

Voto: 5.5 (più che altro in quanto occasione parziamente spercata)
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sabato 12 gennaio 2008

I am legend

Io Sono Leggenda non ha praticamente alcun punto di contatto con l'omonimo libro di Richard Matheson. Non sono un fan della fedeltà assoluta al materiale originale: altri film tratti dallo stesso libro sono dei capolavori, pur non sempre fedeli; nel caso specifico mi chiedo però che senso abbia avuto comprare i diritti, per poco siano costati.

Robert Neville, militare e scienziato, tenta disperatamente di combattere un virus mutato in laboratorio che sta sterminando l'umanità.
Fallisce, ed in poche settimane si ritrova ad essere l'ultimo dei sopravvissuti (per quanto ne sa); il 90% delle persone sono morte lasciando l'1% immune in balia del restante 9%: violente iperattive creature assetate di sange che infestano la notte.
Nella New York post-catastrofe vivrà la sua vita, ancora alla ricerca di una cura per quel 9% di popolazione ora trasformate in mostri.

Quasi tutto il film funziona egregiamente: fintanto Neville è solo, alla caccia di cibo o cavie per i suoi esperimenti, tutto fila in maniera fantastica.
Il giocattolo si incrina quando entrano in scena i mostri: fatti così-così e comunque poco interessanti, ma ci si potrebbe ancora convivere.
Capisci che si rischia la puttanata circa a 20 miniti dalla fine, ma un po' di speranza ancora ce l'hai.
Gli ultimi 5 minuti, sono uno dei più clamorosi casi di stupro cinematografico a cui abbia mai assistito: tutto il materiale di partenza viene tirato nel cesso, assieme alla speranza di vedere un finale fatto come si deve. Peccato davvero.

Ho già parlato in altre occasioni del buonismo imperante e dello scarso coraggio delle mega-produzioni, e questo ne è un caso lampante: 20 anni fa questo film sarebbe finito come doveva finire.
Lo stesso significato del titolo - "io sono leggenda" - viene ribaltato e stravolto, costruendo una spiegazione debole e di nessun interesse.

Comunque, bravo Will Smith a reggere il film da solo, non dannosa la regia, notevole la ricostruzione di New York post-catastrofe.

Oltre al raffronto col libro, questo film esce con le ossa rotte anche dal confronto con altre pellicole da esso tratte, come The Omega Man (1975: occhi bianchi sul pianeta Terra) con Charlton Heston e l'eccezionale L'Ultimo Uomo della Terra di Ragona con Vincent Price.

Sunto: è obbligatorio leggersi il libro e vedersi L'Ultimo Uomo della Terra del 64.

Voto: 5.5 - non certo una catastrofe, ma resta il fatto che qualunque alternativa è una spanna sopra.
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lunedì 21 dicembre 2009

Cowboy Bebop: the movie

Rivisto il film di Cowboy Bebop, recentemente acquistato in DVD.
Di suo andrebbe considerato un eccellente film d'animazione, va però detto che sfigura un po' di fronte ad una delle migliori serie di tutti i tempi.

Marte, anno 2071, un attentato terroristico con armi nanotecnologiche fa decine di morti. Il governo locale mette una enorme taglia, che ovviamente fa gola anche ai cacciatori di taglie della nave Bebop.
Durante le difficoltose indagini verrà alla luce un piano più ampio, che prevede uno sterminio di massa.

Trama un po' troppo semplice per un film di quasi due ore, e sviluppata in maniera troppo canonica; il cattivo di turno sarebbe anche stato interessante, ma viene approfondito poco. Lo stesso si può dire dei protagonisti: nessun problema per chi già li conosce, ma forse andavano meglio delineati per il pubblico occasionale.
Come detto, comunque, questi sono difetti che si notano soprattutto nel confronto con l'opera di riferimento: la regia è infatti molto buona (dannato Shinichirô Watanabe: lavora di più! ) e non manca l'azione.
E poi ci sono le musiche di Yôko Kanno, che per Cowboy Bebop ha davvero dato il massimo.

Piccola nota di demerito per Amazon: ringrazio di averlo pagato, nuovo, meno di quanto non tocchi spendere per un usato in Italia, ma nella pagina si parlava esplicitamente di doppiaggio in italiano, che invece è assente. Le voci italiane erano perfette, mentre quelle inglesi non mi fanno impazzire (e poi Ed risulta di fatto incomprensibile - per fortuna ci sono i sottotitoli). Qualche extra, ma niente di fondamentale. Ottima la qualità audio e video.

Voto: 7.5 - la serie è d'obbligo, il film male non fa.
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domenica 22 agosto 2010

Splice

Disturbante. E non è un termine che uso spesso, associato ad un film.
Splice sembra aver diviso molto il (poco) pubblico che - specie in America - pare non averlo digerito molto.

Peccato, perché è uno dei rari esempi recenti di fantascienza fatta come si deve: con uno spunto interessante e capace di stupire. E con le palle, cosa davvero non da tutti, di questi tempi in cui ci si appiattisce regolarmente sul minimo sindacale, per non pestare i piedi a nessuno.

Brillante coppia di genetisti mette a punto un paio di singolari creature capaci di sintetizzare tutta una serie di molecole utili all'industria farmaceutica. Un inopportuno cambiamento manda però a gambe all'aria la presentazione agli azionisti ed i due cadono in disgrazia.
Riusciranno però a portare avanti un loro personalissimo piano, creando qualcosa di davvero nuovo che contiene in sé anche geni umani.
Come prevedibile si affezioneranno alla creatura, che cresce e cambia in fretta, trascinando i due scienziati (che già non erano sanissimi di loro, se vogliamo ) in un incubo senza fine.

Come detto: disturbante. La piega che ad un certo punto prende il film rasenta il sordido, e non faccio fatica a credere che parecchi abbiano storto il nasino delicato.
VM 14 meritatissimo, per la cronaca.

Molto ben diretto (giù il cappello a Vincenzo Natali), creativo ed inventivo alla David Cronenberg e con un make-up intrigante, il film soffre però anche di una serie di indubbi difetti: partenza piuttosto lenta, qualche dialogo rivedibile, un po' di ingenuità assortite e - soprattutto prove attoriali scadenti.
Così-così Sarah Polley e continuo a pensare malissimo di Adrien Brody; mooolto brava invece Delphine Chanéac nel ruolo della creatura adulta.

Detto ciò, avercene di film del genere.

Voto: 9. NB: se poi vi fa cacare, non fatevela con me.
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