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giovedì 23 agosto 2007

the prestige

Visto, in clamoroso ritardo, The Prestige.
Nell'Inghilterra vittoriana l'amicizia tra due apprendisti prestigiatori si interromperà tragicamente, quando la moglie di uno dei due finirà uccisa forse per un errore dell'altro.

Le rispettive carriere proseguono separate, ma la rivalità non farà che accrescersi: da una parte si cercherà l'omicidio per vendicare la moglie, dall'altra l'umiliazione del rivale.
È un'epoca di grandi meraviglie; i trucchi non bastano più e sempre più spesso si fa ricorso alla scienza, che ormai va confondendosi con la magia: l'entrata in scena di Nicola Tesla stravolgerà il gioco tra i due prestigiatori.

Una sceneggiatura complessa e brillante, con dei tocchi di classe e genio: la lettura incrociata dei diari, i doppiogiochi ed i colpi di scena.
Geniale inscenare la rivalità tra Tesla ed Edison quasi come se le guerre tra scienziati fossero l'equivalente vittoriano delle turf war tra gangsta rapper. :-)
Cast di primordine per una ottima regia di Christopher Nolan (che personalmente mi aveva deluso in Batman Begins). Immenso David Bowie.

Il film prosegue in una atmosfera che rasenta il surreale, eppure nonostante tutto si fa in modo che allo spettatore resti sempre ben chiaro il tema portante, ovvero la rivalità tra i due uomini.

Voto: 8.
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sabato 17 aprile 2010

the ghost writer

Niente da fare, continuo a trovare Roman Polanski - che pur è sempre cooosì intellettuaaale - uno dei registi più sopravvalutati di sempre (salvo giusto Rosemary's Baby).

La pseudo-trama di The Ghost Writer (sciocco titolo italiano: L'uomo nell'ombra): un povero regista radical-chic non può neppure drogare e stuprare una bambina che subito EvilAmerika® si accanisce contro di lui costringendolo ad una dignitosa fuga...

Oh no - quella deve essere la trama di un altro film. Riprovo: sembra che scrivere le (auto)biografie degli ex primi ministri d'Inghilterra sia un affare serio (come se qualcuno volesse leggerle...) e la cosa viene gestita con una sicurezza degna del proverbiale Fort Knox. Ahilui, il nuovo ghost writer ha l'ingrato compito di finire in fretta il lavoro lasciato a metà dal predecessore, che ha avuto il cattivo gusto di farsi uccidere (pardon: "farsi suicidare").
Ci metterà cinque minuti a scoprire che dietro c'è molto di più e che l'ex primo ministro ha tanto da nascondere, proprio mentre monta un caso polito internazionale, con il tribunale internazionale dell'Aia che vuole metterlo sotto accusa per crimini di guerra (suppongo il concetto qui sia: i tribunali sono buoni fintanto non incriminano te).

Trama inverosimile al di là di qualsivoglia sospensione dell'incredulità, nelle due ore e dieci del film non succede quasi nulla, e quando succede lo fa male.
Oltre ad esser quasi priva di logica, si segnalano un paio di deus ex machina davvero imbarazzanti (con tanto di bifolco che sa tutto, ma non viene ascoltato! Mai più senza! )
Scadenti gli attori: Pierce Brosnan ci delizia con un paio di facce spalmate sulla telecamera davvero notevoli, mente Ewan McGregor è espressivo quanto una spada laser.
Inutile la regia: niente di tragico, magari, ma mai un guizzo od un briciolo di personalità.

No, non salvo davvero niente in un film che puzza lontano un miglio di ripicchina contro il mandato di cattura internazionale del 2005, che al momento lo costringe a degli umilianti arresti domiciliari in una mega-villa. Povero caro, quanto ingiusto accanimento...
Detto ciò, di mio sono dispostissimo a valutare l'opera separatamente dalla merda d'uomo; il problema è che qui anche il film è pessimo.

Voto: 4-. Roman, va ai lavori forzati!
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mercoledì 27 settembre 2006

remember, remember the fifth of November...

Sconvolto dalle guerre, il mondo precipita nelle barbarie; l'Inghilterra riesce a mantenere l'ordine interno grazie all'instaurazione di un governo totalitario che controlla ogni aspetto della vita dei suoi cittadini. Contro di esso combatterà un uomo conosciuto solo come V; col volto coperto da una maschera ispirata al volto di Guy Fawkes, V finirà col personificare gli ideali di libertà e di lotta all'oppressione che il paese sembra aver dimenticato.

Parlando solo del film in sé, devo dire che V for Vendetta è discreto: la regia non brilla ma non fa troppi danni, la sceneggiatura risulta forse un po' macchinosa da seguire per chi non conosce la storia ma presenta alcune scelte interessanti, la recitazione è decente (anche se Natalie Portman non mi ha convinto per nulla); nel complesso riesce a trasmettere il messaggio che si era preposto e lo fa senza risultare pesante o artificioso.

Non si può però tralasciare il fatto che V for Vendetta è tratto da una delle opere fondamentali di Alan Moore; il film, come è giusto che sia, è un adattamento e non una trasposizione pedestre del fumetto: molti dettagli sono stati cambiati e semplificati mentre altri sono stati aggiunti.
Fa un po' impressione non vedere "il fato" come originalmente concepito e molti altri particolari del tutto eliminati; ancor più straniante il cambiamento - di azioni se non di personalità - di Evey, anche se a questo proposito devo dire che nella parte centrale del film uno dei temi principali del fumetto (il suo "diventare V") è stato rispettato appieno.
Nel film, per renderlo più appetibile al grande pubblico, viene sviluppato molto il tema di V come catalizzatore per la ribellione contro il governo oppressore: pregevole a questo proposito l'idea della "distribuzione delle maschere", mentre paiono un po' forzate le scene di massa finali.
A proposito del finale, anche qui il film cerca una via più "commerciale" presentando la lotta personale contro l'establishment e contro Adam Sutler in particolare; si eccede anche con le mosse supereroistiche gratuite.

Come suo solito, Alan Moore si è totalmente dissociato dal film (non che l'abbia visto), al punto che per sua espressa richiesta solo il nome di David Lloyd compare nei credits; continuo a pensare che il suo atteggiamento complessivo verso il cinema sia un tantinello spocchioso, ma basta poi ignorarlo...

Voto: 7. (per la cronaca il fumetto è valutabile almeno 12 su 10)
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domenica 5 dicembre 2010

Shaun of the Dead

Non che mancherebbero i filmacci da recensire (anche se titoli come Clash of the Titans fanno quasi tenerezza, per come sono stati realizzati), ma preferisco spendere due parole buone per un piccolo gioiello come Shaun of the Dead.

La vita di Shaun è ad un minimo storico: la fidanzata lo molla per la sua scarsa intraprendenza, ha un difficile rapporto con la madre (e soprattutto il patrigno), ha un lavoro che non gli dà soddisfazioni e vive col suo miglior amico: l'unico che possa dirsi più fallito di lui.
Con notevole tempismo, il giorno in cui decide di rimettere insieme i pezzi della sua vita un'epidemia zombie gli complica la vita, costringendolo a combattere per mettere in salvo madre e fidanzata.

Diretto da Edgar Wright (Hot Fuzz e il recente Scott Pilgrim vs. the World), e interpretato da Simon Pegg (i due lo hanno anche scritto), Shaun of the Dead mescola in maniera perfetta commedia, horror e dramma.
Seppur i momenti comici siano preponderanti (con un paio di tocchi surreali di puro genio), non ci si fa mancare infatti alcune perle di serietà perfettamente integrate nel resto del racconto.
Perché anche se non ci si dimentica mai che in fondo si sta facendo un film comico, si ha comunque il coraggio di non cercare il lieto fine a tutti i costi - non un lieto fine completo, almeno.

Al solito, la sensazione che lascia al pubblico italiano questo genere di film comprende anche un po' di tristezza: che cose del genere - fatte con pochi mezzi e buone idee - proprio non le si riesca a produrre in Italia, resta davvero inspiegabile (o forse è spiegabilissimo...)

Voto: 8
Tags: horror, commedia, drammatico, zombie, Inghilterra, madre, fidanzata, commesso, amicizia, fallito, pub, salvezza, lotta, sparatoria

lunedì 4 agosto 2008

murder set pieces

murder set pieces

Avendo già in precedenza assegnato il titolo di Worst Movie Ever, mi tocca ripiegare sulla categoria Più Laido Film di Ogni Tempo, per premiare come si conviene Murder-Set-Pieces.

È sempre cattivo segno, quando un horror si bulla d'essere "il più QUALCOSA mai fatto"; dichiarandosi "the most visceral horror film ever made", Murder-Set-Pieces piscia talmente fuori dall'urinario che il regista-scrittore-a-fag-tot-mi Nick Palumbo andrebbe fustigato in pubblica piazza.

A Las Vegas, un sedicente fotografo attira modelle, baldracche, spogliarelliste e fica varia con la sempre originale scusa di un servizio fotografico.
Prima, dopo o durante la canonica scopatina, l'Helmut Newton dei miserrimi estrae il suo rasoio e sgozza le più o meno ingenue fanciulle.
Trasportate chissà come ancora vive in cantina, verranno torturate per eccellenti motivi che ai più potranno sfuggire.

Pur mietendo vittime a decine (30 in tutto, pare), nessuno si prende la briga di indagare, non fosse per la sorellina (dodicenne o giù di lì) della presunta fidanzata del serial kiler.
Nel mentre, in alcune trame del tutto disgiunte, veniamo informati che Bimbo Gigi Scannavacche è un neonazista nipote di un gerarca del terzo reich (la foto del nonno con Hitler e Mussolini! ;-)), che ha incubi riguardanti una notevole pataccona che potrebbe essere sua madre come chiunque altro, e che l'11 settembre gli ha creato ulteriore confusione mentale. Non che ne avesse bisogno...

Non è neanche un "gore" classico, qui si punta più sul pseudo-vomitevole in quantità industriale, e francamente si riesce pure a mancare il bersaglio.
Sì ok, sangue ad ettolitri, sgozzamenti, sevizie e tutto il resto, ma non c'è un mezzo secondo che riesca davvero spaventare. Disgustare? Forse chi è poco avvezzo al genere o è troppo sensibile, ma in realtà il tutto suscita più noia ed ilarità che altro.
Nudo integrale (specie nella prima metà, che di fatto è un soft-soft-porn) come se piovesse, ed anche un po' di sesso più o meno esplicito; mi chiedo sempre come qualcuno che abbia più di 15 anni possa ancora considerare shockante o provocatorio un po' di fica depilata solo per il fatto d'essere lì: in un horror o ci fai qualcosa di sensato, o lascia perdere, va...
Presunto culmine sovversivo del film, l'omicidio di una bambina e l'utilizzo di un bimbetto di neanche 2 anni per una scena che grida "arrestate il regista, vi prego". In tutta onestà: YAWN.

Stupido a livelli allarmante, l'intera sceneggiatura non è sufficiente neppure per il fondo di una gabbietta per uccelli; nulla ha la benché minima logica (il tizio va in giro e ammazza - punto) e, come detto, si mira solo al (presunto) shock.
Va detto che è un film che strizza l'occhio agli amanti di molti generi: ce n'è per gli affezzionati della gnocca, degli slasher, dei vampiri (ogni tanto ci si beve il sangue, quindi suppongo valga), dei cannibali (pasto sano e ricco di proteine, il torso putrefatto ;-)), delle feci-e-urine (vittime che evacuano durante la tortura e così via), della necrofilia (fellatio con testa decapitata: enough said) e del non-sense in generale.

Non che manchino i momenti divertenti, specie per una visione in compagnia: la mancanza di logica è sempre fonte di sane risate, e poi c'è Sven Garrett che può essere definito solo come Il Peggior Attore di Ogni Epoca; nella foga tanto dell'omicidio quanto dell'orgasmo fa delle smorfie da antologia (e non dimentichiamo il BUAAARGHHH che emette, una volta scoperto dalla bambozza!)
In teoria ci sono un paio di camei per attirare gli amanti dell'horror e dei ringraziamenti peculiari sui titoli di coda, ma non vale neanche la pena parlarne.

Insomma, consigliato solo se siete pronti e dell'umore per un film di rara imbecillità. Mi raccomando, in versione integrale (una dolorosa ora e quaranta), reperibile anche nei peggiori videonoleggi. :-)
Fu un mezzo (anche un quarto di) caso in Inghilterra, dove è stato bandito dalla censura. L'unico messo peggio di quelli che lo hanno bandito, è il regista stesso, comunque.

Voto: 1. Trashometro® 8/10:
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sabato 9 luglio 2011

Sherlock

Se non è difficile trovare ottimi prodotti tra le produzioni seriali americane, credo sia fuor di discussione il fatto che negli ultimi anni le cose migliori e più innovative (in mezzo a tanto ciarpame, suppongo) siano venute dall'Inghilterra.

Ecco quindi che la BBC risponde alla temibile concorrenza di Don Matteo con una cosina da niente come Sherlock.

Rilettura moderna di Sherlock Holmes, la prima stagione conta tre episodi da 90 minuti, più un pilot di 60 (una versione alternativa della prima puntata).
Sceneggiature che prendono più o meno direttamente spunto dal corpus dei lavori di Conan Doyle e successivi, riadattando concetti e situazioni alla nostra epoca.
Sherlock è un "consulting detective" che collabora gratuitamente con la polizia (che cordialmente lo odia) solo per cercare nuove sfide. Giovane e dinamico quanto Studio Aperto, non mancherà di fare costantemente sfoggio della propria superiorità intellettuale (ecco, questo a Studio Aperto non riesce molto bene...)
Suo nuovo coinquilino è un Watson reduce di guerra, tornato con i suoi drammi fisici e psicologici; intelligente e competente, non riesce a non ammirare l'arguzia di Sherlock, che pure in molti casi risulta seccante.

Solo lodi per questa nuova versione di un grande classico.
Perfetti i due protagonisti, buone le trame ed eccellenti i dialoghi.
Dove veramente svetta anche rispetto alla concorrenza americana è poi la qualità della regia e della fotografia: scelte di inquadrature, lenti e luci come ormai è rarissimo trovare anche al cinema. Sherlock è bello anche solo da guardare, il che non è poco.
E a questo proposito, ho da tempo una curiosità che forse chi segue di più il mondo del cinema potrà chiarmi: ma dove straminchia sono finiti i direttori della fotografia con le palle? Ultimamente la roba che si vede al cinema è piatta come non mai. (a tal proposito avevo letto un interessante e deprimente articolo, ma in generale mi sembra comunque che manchi professionalità).

Voto: 9.

lunedì 4 gennaio 2010

the hole

Ho avuto il piacere di rivedere quel piccolo classico piuttosto sottovalutato di The Hole.

Con la necessità di sfuggire ad una noiosa gita del college da un lato e dai genitori dall'altro, quattro figli di papà si affidano ad un ingegnoso studente che propone loro una singolare soluzione: chiudersi per tre giorni in un bunker antiatomico in disuso.
Scenario idea per la più o meno sfigata Liz, che spera di sfruttare l'occasione per fare colpo su Mike, affascinante figlio di una rock-star.
Piccolo dettaglio: la porta è chiusa dall'esterno, ed il terzo giorno nessuno verrà.

Il film si apre (in maniera notevole) su cosa succede all'apertura del bunker, e da lì in avanti si procede per gradi svelando gli eventi attraverso il racconto dei coinvolti.
Come tutto sommato prevedibile, si scoprirà che le cose sono più complicate di quanto non sembrasse inizialmente (grazie al cielo, però, non si eccede in colpi di scena e stravolgimenti della prospettiva, come ogni tanto succede).

Breve quanto basta per tenere sempre alto l'interesse, con dei bei personaggi anche ben interpretati, ha il notevole merito di non essere il solito horror che punta tutto su schifezza e rumori assordanti come ne sono stati prodotti a migliaia negli ultimi 15 anni.
Bravo e claustrofobico quanto basta Nick Hamm alla regia (che non si è più ripetuto, mi pare), fa sempre piacere rivedere Thora Birch e - come da horror che si rispetti - abbiamo pure una giovane Keira Knightley che mostra le tettine semi-anoressiche.

Voto: 8.
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