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martedì 16 febbraio 2010

garanzie e venditori

Messaggio di servizio, maturato dopo un'agghiacciante esperienza con il servizio post-vendita di un ipercoop, a cui ho dovuto promettere una lettera di messa in mora (e conseguente azione legale in caso di inadempienza) per far valere i miei diritti. E non era la prima volta che cercavano di rifilarmi la fregatura.
Lo scrivo perché in rete si trova merda allo stato puro, salvo che su qualche sito delle associazioni dei consumatori.
Non ho pretese di verità assolute, ma tutto ciò è corretto al meglio delle mie conoscenze - e considerate che ho l'abitudine di documentarmi e d'essere puntiglioso e rompicoglioni. Insomma, questa è la mia merda: magari non fidatevi troppo, ma dovrebbe essere tutto giusto.

[tipi di garanzie]
Non ci interesseremo delle garanzie dei produttori (di solito limitate ad un anno) o di quelle accessorie/addizionali che possono intercorrere (a pagamento o meno) tra l'acquirente ed il venditore o il produttore.
Il mio interesse nel caso specifico verteva sulla garanzia legale, definita dal Decreto Legislativo n. 24 del 2 febbraio 2002 (in recepimento della direttiva europea 1999/44/CE), inserito nel codice del consumo (titolo III, in particolare l'articolo 130).

[presupposti]
Si suppone abbiate ragione.
Nel senso: che il difetto sia effettivamente di conformità, che non lo abbiate rotto voi o cose del genere.
Questa copertura si applica solo per acquisti fatti come privati, quindi cascate male se vi siete fatti fare fattura.
La copertura vale solo per danni rilevanti, non da usura e che inficino l'uso primario del prodotto.

[durata]
La garanzia ha durata di due anni. Il difetto va segnalato entro 2 mesi.
Ergo: sono passati 2 anni ed 1 mese da quando avete comprato un oggetto che si è rotto entro il termine della garanzia e di cui solo ora avete ritrovato lo scontrino? Bene, siete ancora in tempo per riportarlo al venditore (onestamente: in un caso del genere, se riuscite a farvi dare ragione senza un travaso di bile siete dei fenomeni - ma la legge lo consente).

[a chi rivolgersi]
Nei due anni, potete andare dal venditore. Nel primo anno può aver senso rivolgersi al produttore (fare ciò non fa decadere la garanzia legale di 2 anni) perché di solito ci si sbriga prima, ma non siete tenuti a farlo: se volete andare dal venditore, è vostro diritto (anche nel primo anno).
In quest'ultimo caso il venditore è il vostro unico interlocutore: da lì in avanti DEVE essere lui a risolvere la faccenda.
A sentire l'ipercoop io avrei dovuto farmelo riparare sborsando il costo di tasca mia, che poi mi sarebbe stato rimborsato (cosa di cui non dubito, ma... CAZZATE: io non sono tenuto a seguire una simile procedura).

[possibili soluzioni]
Se riparazione o sostituzione sono fattibili e non eccessivamente gravose per il venditore, questi può:
1. farvi riparare l'oggetto, senza spese di alcun tipo per voi.
2. sostituirvi l'oggetto con uno identico.
Se riparazione e sostituzione risultassero infattibili o eccessivamente onerose, il cliente può ottenere la risoluzione del contratto (il che significa restituzione completa del contante speso) o, dove ragionevole, una rimborso parziale che tenga conto del periodo in cui si è utilizzato il bene, della sua svalutazione e simili.

Poi sono sempre possibili vari compromessi che però in quanto tali devono soddisfare entrambe le parti e non siete tenuti ad accettare: si può sostituire il prodotto guasto con uno equivalente, si può ottenere un reso sotto forma di buoni-spesa da utilizzare nello stesso negozio e così via.
Tra questi c'è sicuramente la possibilità di un rimborso in seguito a riparazione effettuata a vostre spese (come mi era stato proposto), ma non siete tenuti ad accettare.
E se quella è l'unica soluzione che vi viene proposta, stanno violando la legge. Punto.

[cosa chiedere]
Nei casi normali, un intervento in garanzia sul prodotto guasto.
Se presagite rogne, suggerirei di andarci giù pesante: per la legge potete esprimere preferenza sul tipo d'intervento.
Io chiederei esplicitamente la restituzione completa dei soldi spesi o la sostituzione con prodotto identico, se ancora disponibile.
Se al negoziante non va bene, dimostri che questa soluzione è troppo onerosa e ne proponga un'altra (la riparazione a sue spese, necessariamente).

In generale, spiattellare le possibilità offerte dalla legge, e rifiutare qualunque soluzione vi imponga oneri.

[in caso il venditore pianti grane]
Ribadire quelli che sono i termini di legge.
Fare presente che in caso non voglia seguire una delle possibilità offerte dalla legge, riceverà una lettera di messa in mora a cui seguirà - in caso di inadempienza - una azione legale; per piccole cifre di solito ci si rivolge al giudice di pace.
Può aver senso contattare una associazione dei consumatori (che però vi aiuteranno solo se vi associate, di norma) e far presente la cosa alla locale camera di commercio, che sarebbe preposta anche a vigilare sul rispetto di queste norme (che poi lo faccia, non ne ho idea).

[note sparse]
1. Trascorsi sei mesi dall'acquisto, se il venditore conosce la legge ed ha voglia di piantarvi grane può fare una cosa molto semplice: farvi sostenere l'onere della prova che il prodotto è guasto e si tratta di un difetto di conformità (prima dei sei mesi, vale il contrario: è lui a dover dimostrare che il difetto non è tale, se ne ha voglia).
In generale non dovrebbe volerci molto, ma potrebbero esistere casi particolari in cui solo una perizia può stabilire che si tratti in effetti di un difetto di conformità; parliamo comunque di acquisti di grande valore, e credo sia il caso di arrivare ad una perizia solo in sede di processo (ergo: prima lo chiamate in causa, poi fate fare la perizia - in casi del genere, rivolgersi ad un avvocato).

2. La legge prevede esplicitamente che i tempi dell'intervento debbano essere ragionevoli ed in generale che la cosa non debba causare troppi inconvenienti per il cliente.

3. La legge è più complessa di come l'ho descritta e copre altri casi particolari: leggetela e valutatela attentamente.

[come è finita]
Dopo incazzature, consulenze coi centri assistenza del produttore, spiegazioni di cosa prevede la legge, ulteriori sfuriate, scalate a responsabili-dei-responsabili-dei-responsabili si è scoperto che... aveva ragione chi rompeva i coglioni.

Impossibilitati ad effettuare un intervento di riparazione dato che il produttore pare abbia canali d'assistenza riservati ai soli privati (ma comunque, coglioni-coglioni: farsi un contratto d'assistenza e/o una assicurazione che copra il secondo anno di garanzia, no? Tenete presente che parlo di un prodotto di enorme successo di una delle maggiori case di elettronica del mondo) ed essendo troppo difficile per chissà quale motivo la sostituzione con prodotto identico, pur disponibile in negozio (nuovo modello senza apprezzabili miglioramenti o differenze, dal prezzo uguale a quanto pagai io) hanno optato per la soluzione che per loro è di gran lunga la più onerosa: il rimborso completo.
Hanno fatto un onesto () tentativo di rifilarmi il reso in buoni sconti, a fronte del quale ho preteso il contante.
Speso, 5 minuti dopo, nel negozio accanto dove lo stesso oggetto costava pure 10 euro in meno (e dove so non ci sono problemi in caso di guasti nel secondo anno).
Piccole soddisfazioni - oltre al fatto che ho un oggetto nuovo con due anni pieni di garanzia.

Però che fatica fottuta.

[cose imparate]
1. Tenere sempre gli scontrini; di quelli di valore elevato, conservarne anche una fotocopia (o scansione su PC e backup).

2. Quasi nessuno pianta grane.
Il grosso della gente secondo me non tiene gli scontrini e/o non sa che la garanzia di legge copre due anni: legge il foglio di garanzia accluso (quella del produttore), che invariabilmente copre solo il primo anno.
Oppure va dal negoziante, e si fida di quel che gli dice lui: dopo tutto se la tua coop ti manda in un centro assistenza e poi ti tocca tornare per farti rimborsare quanto speso, vuoi che non abbia ragione? (no, non ce l'ha).

3. L'ipercoop, anno del Signore 2010, va quasi costretta a rispettare una legge del 2002. Niente di personale contro le signorine del punto post-vendita, ci mancherebbe: non son loro che decidono come comportarsi.
Mi aspetterei però un po' più di buon senso dai medio-livello: diamine, istruisci chi è a contatto col pubblico a riconoscere chi ha ragione e chi no. Mi son sentito dire "ma perché lei è l'unico che non accetta la soluzione che a tutti gli altri va bene?" - perché a me non va bene e legge alla mano non sono tenuto ad accettarla. Giusto che tu ci abbia provato, ma dato che rompo i coglioni ed ho ragione (combinazione sempre letale ), lascia perdere: riprovaci col prossimo che capita.

Non ho invece capito se ho imparato a NON effettuare mai più acquisti simili all'ipercoop, o a continuare a tutto spiano: se tutte le volte - previa litigata - ti restituiscono il contante...
No, seriamente: mai più al mondo a meno che non sia talmente conveniente da far passare in secondo piano il fattore garanzia (ma voglio almeno il 50% di sconto).

Evviva.

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venerdì 13 luglio 2007

infernal affairs

Fatto arrivare in versione inglese (no, se non ci sono costretto faccio sempre a meno di seguire un film in una lingua che non conosco, limitandomi a leggere i sottotitoli) da amazon.com, si è finalmente potuta colmare la lacuna di Infernal Affairs.

Infernal Affairs è il film di cui il pluri-premiato The Departed è il remake, ed in effetti a livello di trama le sovrapposizioni sono enormi - il che è una ottima cosa per entrambi, per inciso. :-)

Il capo di una triade hong-kongese invia alcuni dei suoi ad infiltrarsi in vari corpi di polizia; allo stesso tempo gli investigatori spediscono un loro uomo a lavorare sotto copertura per il mafioso.
Passano gli anni ed i due perdono progressivamente di vista gli obiettivi originali delle loro rispettive organizzazioni, finendo per identificarsi sempre di più nella nuova vita che stanno conducendo.
Infine, inevitabilmente, l'equilibrio si spezzerà e voleranno le pallottole.

Il film di Scorsese risulta più pulito a livello registico e con una fotografia migliore. Anche i dialoghi hanno quel quid in più e gli attori sono eccezionali (Jack Nicholson su tutti).
Nonostante questo, sotto molti aspetti, ho preferito Infernal Affairs: 100 minuti invece di 150 costringono a non introdurre troppi elementi estranei alla vicenda principale (lo pseudo-triangolo amoroso, in primis), ed in fondo anche qui regia, recitazione e dialoghi sono di ottimo livello.
Dove brilla, poi, è nel finale: più conciso, meno involuto e meno "deus ex machina" rispetto a quello proposto da Scorsese, risulta in assoluto più digeribile e - semplicemente - molto più bello. :-)

Nota di merito: come è giusto che sia qui non si fanno SCANDALOSE, INTOLLERABILI ed INFONDATE accuse al Piccolo Matt Damon® di nessuno. ;-)
Nota di demerito: la sgoccolona-cosciona in copertina di fatto non compare. Mi sento un po' vittima di pubblicità ingannevole...

Voto: 9. Spettacolare.
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sabato 6 ottobre 2007

infernal affairs III

Dopo gli altri due capitoli della saga, Wai-keung Lau e Siu Fai Mak chiudono la loro trilogia poliziesca con Infernal Affairs III.

Ming è ormai ben inserito come poliziotto, benché temporaneamente relegato al lavoro d'ufficio e con una vita famigliare in crisi; dati i suoi trascorsi, la rapida ascesa del giovane Yeung non potrà che apparirgli sospetta: inizia quindi una serie incrociata di indagini, ancora una volta mirate a scoprire le talpe tra i poliziotti ed i criminali.
Molti flashback completeranno poi il quadro delle operazioni sotto copertura dell'agente Yan.

Complicatissimo, si incastra alla perfezione negli altri capitoli della saga.
Certo, il meccanismo è sempre quello: "scova l'intruso" - però tutto è costruito in maniera impeccabile ed imprevedibile (prima del film, ed anche fin quasi alla fine, avrei scommesso tutto su altri colpevoli).
La trilogia merita di sicuro una seconda visione più attenta (e con tempi più stretti tra un episodio e l'altro), per cogliere tutti gli eventi che vi si susseguono vorticosi.

Bravi gli attori, sempre pulita la regia che regala ancora qualche perla.
Da segnalare, il personaggio di Keung (Chapman To), fantastico pazzo che meriterebbe un film tutto per sé. :-)

Al solito, va citato il fatto che questi film sono la base da cui è stato tratto il (anche giustamente) pluri-premiato remake The Departed di Martin Scorsese; nel complesso, l'originale è meglio (oso dire molto meglio, specie il primo).
Autori occidentali di trilogie-che-vanno-tanto-di-moda: prendete appunti.

Voto: 8- (degnissima conclusione).
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giovedì 4 gennaio 2007

[ninja] ninja the protector


Albert, già Eagle in un altro film, è abbonato al ruolo del laido cattivo.

Gordon concentra la sua aura ninja; la fattanza è puramente cosmetica.

Dovendo recarsi sul luogo dello scontro finale, David Bowles evita le limitazioni del traffico con la sua fida yamaha.

Lo so che lo dico tutte le volte, ma stavolta è vero: Ninja the Protector è il film di ninja più confuso che la storia ricordi. :-)

E sì che partiva così bene, in una maniera che non può certo spaventare un habitué dei ninja movies: ci troviamo infatti nell'unica location che sia mai stata usata come stazione della polizia/interpol/covo dei buoni, tappezzata come sempre da manifesti contro i rapimenti (ma, stranamente, non contro il brutto cinema); qui troviamo il solito Gordon al comando di tre o quattro pirla (più altri due o tre a cui vengono passate delle foto, ma che sono nell'altro film...), ovvero la squadra anti-crimine di so-ben-io-dove.
Avendo evidentemente finito i criminali seri, si mettono sulle tracce di una temibile gang di ninja, in realtà dedita a loschi traffici (quali che siano, non è dato sapere); tale gang è comandata dal ninja sovrappeso David Bowles, i cui hobbies includono l'eccedere con l'eye-liner ed il vestirsi di rosso per poi sproloquiare massime ninja ai suoi fedeli seguaci di nero vestiti, in una fumosa stanzetta.
A parte i leciti dubbi sulla loro salute mentale mi pare non ci sia nulla di illegale in questo, ma per non saper né leggere né scrivere la polizia cerca di arrestarli; ma gli Uomini di Gordon® (in che senso?) pensano si tratti di normali criminali, e non di fessi che si fanno gli shuriken da soli: gli arresti si riveleranno difficili, e solo la misteriosa comparsa di un ninja buono (Gordon sotto copertura anche per i suoi uomini!) risolverà le cose.

Ma sappiamo tutti che i film di ninja più li rimescoli e più puzzano: quanto descritto finora è solo la parte occidentale del tutto.
La suddetta organizzazione criminal-ninjesca ha infatti potenti ramificazioni ad hong-kong, dove il laidissimo Albert, lo stesso Eagle di Ninja Il Guerriero domina incontrastato. E con "lo stesso" non voglio dire che si tratta dello stesso attore: è proprio che stiamo parlando dello stesso film hong-kongese, mischiato a casaccio in entrambe le pellicole, tant'è che ricompare pure la vice-laida Morna Lee (che mi venga un colpo se ho capito se stavolta è buona o cattiva ;-))
Ora... per motivi su cui non staremo a dissertare, i due laidoni sono impelagati nel temibile mondo dell'alta (in asia, si fa per dire...) moda; in tale ambiente dovrà infiltrarsi Mike Tien (pure lui un gradito ritorno da Ninja Il Guerriero) con la collaborazione di suo fratello/amico/vicino di casa, entrambi Uomini di Gordon®.

Nel mezzo, uno stuolo di combattimenti ninja (con cerbottane, spade, bombette puzzolenti ed estintori-ninja), inseguimenti in moto (non sei buono Mike Tien! Lascia perdere, che finisci sempre col culo per terra!), stupri e coiti come se piovessero, tentati suicidi (non necessariamente tra il pubblico) ed una trama che definire "cucita insieme con lo sputo" non rende l'idea.

Da non perdere: il maestro ninja malvagio, che pontifica man mano che i suoi allievi cadono come mosche; Gordon che sornione come non mai nega con acute battute l'esistenza dei ninja, tacendo anche ai suoi uomini; gli inseguimenti in moto più fetenti della storia; gli improbabili intrecci del girato asiatico.
A sentir IMDb in tale crimine sarebbe implicato pure un giovanissimo Jackie Chan; in effetti compare nel cast del girato asiatico, ma francamente in questo film non ci ho fatto caso (o se l'ho fatto, ho rimosso).

Consigliato a tutti gli amanti del genere, ma forse va bene anche per chi deve iniziare (meglio un bel trauma secco e che non se ne parli più! ;-))

Voto: 2 Trashometro® 10/10: (è un valido sostituto per la lobotomia)
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giovedì 13 novembre 2008

[ninja] Ninja Phantom Heroes


Rotoliamoci così, senza purdor...

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony.

Caro Gesù Bambino, quest'anno per Natale vorrei tanto un pony. Flambé.

Lasciar passare troppe settimane prima di recensire un ninjà-movie è sempre fonte di grave imbarazzo: già dopo poche ore, i neuroni tendono a rigettare tutto quel non-sense, e si finisce col dimenticare i dettagli.
La visione di Ninja Phantom Heroes poi è stata particolarmente indigesta, data l'abominevole qualità del girato ed una colonna sonora vietata dalla convenzione di Ginevra. Non aiuta il fatto che la confusione inizia ben prima di premere play: di sicuro (?) si tratta di un film del maestro Godfrey Ho (qui sotto lo pseudonimo di "Bruce Lambert"), diretto quando lavorava per la Filmark di Thomas Tang - sì, il famoso amico invisibile di Godfrey Ho, morto in un provvidenziale incendio (vedere la famosa intervista).
Altro problema è che lo stesso film lo potete trovare in giro sotto il titolo di Ninja Empire (o Ninja Thunderbolt II: Thunder Fox), che però - pur essendo un'altra Ho-production - non dovrebbe aver nulla a che fare con Phantom Heroes.

In sé il film è talmente bello che non si riesce neppure a capire se si tratti del classico taglia-e-cuci o di una pellicola singola: certo, ci sono pirla orientali e fessi occidentali, ma non sono sicuro che siano due divesi girati, anzi; potrebbero però esserci due o tre parti disgiunte prese da diverse pellicole orientali, questo sì.
Fingendo che ci sia una trama: un tizio della più scalcagnata base militare americana (in realtà ci sono buone possibilità che si tratti di un carcere... ad ogni modo è imperdibile il cartello all'ingresso, scritto con un pennarello) riceve l'ordine di effettuare una qualche missione sotto copertura (e/o diserta, mica capito...) - per fortuna è un ninja, e saprà adeguatamente combattere il ninja meglio vestito di sempre, che se ne va in giro con un gessato da fare invidia ad Armani.
Nel mentre, la solita famiglia para-mafiosa hong-kongese ha i suoi bei problemi con un sacco di gente, ed il fatto d'essere composta da un branco di inetti non aiuta. C'è di sicuro una tresca di qualche genere, una manica di bifolchi che non si capisce da che parte sta ed alcune bande motociclizzate e non.
Come se non bastasse, ad un tizio viene asciugato il sudore sulla faccia con della carta igienica, ma sembra che sia un bel gesto e non si offende (Culture Differenti®) e per un qualche motivo mille-mila chili d'oro vengono scambiati con quattro fucilini di plastica (ma anche qui: tutti sono soddisfatti del baratto, quindi chi siamo noi per giudicare? ;-))

Come di consueto non si perde occasione per menare le mani ed alcune battaglie sono confuse quanto basta per risultare divertenti; purtroppo il grosso del film provoca lancinanti dolori tipo parto, tanto è privo di un senso. Vale comunque la pena d'arrivare alla conclusione, non fosse altro per poter assistere al peggior finale della storia del cinema: nel bel mezzo dell'usuale ingiustificata rissa i - più che presunti - buoni arrivano non dico a vincere, ma a strappare un decoroso pareggio e... si danno alla fuga.
Fine.
Wow.
Estremo.
Al limite dello sperimentale, oserei dire. ;-)

Del tutto sconsigliato a chi non è avvezzo al genere e/o all'alcolismo, non mancherà di dare soddisfazione agli estimatori più esperti del genere ninjà.

Voto: 2 Trashometro® 10/10: (che fatica!)
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