Casa del Trashometro
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domenica 30 maggio 2010

Prince of Persia

Prince of Persia: The Sands of Time ha due difetti fondamentali: non è girato interamente a scorrimento laterale, ed abusa di close-up di quel ceppo tarlato che è Jake Gyllenhaal.

Un ragazzo di strada viene raccattato dal re saggio ed illuminato di turno per affiancare il fratello ed i propri figli alla guida del regno (guarda un po': la Persia).
Cresciuto, parteciperà alla conquista di una città santa di qualche sorta (mi chiedo: ma in quella dannata sassaia del medioriente è mai esistita una città che non fosse sacra per una qualche sotto-marca religiosa?), salvo scoprire che l'assedio è stato orchestrato con una scusa (servono scuse? Da quando?) dallo zio che mirava ad impossessarsi di un pugnale magico/mistico/sacro di plasticaccia in grado di riavvolgere il tempo.
A tal proposito: grazie per lo spiegone verbale di 5-minuti-5, ma il cinema non è un radio-dramma e certe cose di solito il pubblico riesce a capirle anche guardando le immagini.
Tornati a casa, il re muore di una morte alquanto scomposta ed il nostro principe si becca la colpa ed è costretto alla fuga.
In mezzo a tutto questo marasma, una gara di struzzi (che, in quanto a capacità recitative, vincono a zampe basse su tutto il resto del cast), dei ladroni sagaci ed onesti ed una regina o quel-che-era il cui concetto di organizzare la resistenza consiste nel porsi a pecora, salvo poi fare la preziosa. Culture differenti...

Regia ubriaca per questa trasposizione della serie di videogiochi di Jordan Mechner, viene adottato un nuovo interessante approccio alla confusione cinematografica: qui non è più la telecamera che si muove vorticosamente attorno ad una mal coreografata scena d'azione, ma sono direttamente gli attori a zompettare senza costrutto da tutte le parti. Risultato spregevole e non meno confuso - grazie per l'innovazione!
A parte i già citati primissimi piani, Gyllenhaal ci concede anche qualche fugace apparizione a sudatissimo petto nudo scarsamente funzionale alla trama (non si sa perché, invece, Gemma Arterton passa il film avvolta in un sudario). Gandhi - da tempo abbonato al ruolo del cattivo da filmaccio - ha almeno il buon gusto di risparmiarci le sue villosità, cosa che avrebbe messo a serio rischio l'eterosessualità del pubblico - specie di quello femminile...
A parte ciò, si segnala una lunghezza estenuante, dei personaggi ridicoli, e dei dialoghi da bimbi scemi.

Da evitare senza se e senza ma, a meno che non siate in vena di masochismo.

Voto: 2. poca roba anche come trash (però fa parecchio male)
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sabato 22 maggio 2010

Slater's Cadillac

Ultimamente (???) i film di Christian Slater lasciano quella sensazione di lavoro fatto per comparsi il pane e dio-sa-cos'altro; Dolan's Cadillac ne è un tragico esempio.

Dolan (Slater) è così cattivo che al suo confronto il figlio del peccato tra Pol Pot e Maria La Sanguinaria sarebbe sembrato un sant'uomo. Se ne va in giro sulla sua cadillac ultra-tecnologica e corazzata contro piccole esplosioni nucleari tutto intento nel suo crimine preferito: traffico di esseri più o meno umani. Fa anche un timido tentativo di giustificarsi, ritraendosi come il frutto del Vero Sogno Americano®, ma sorvoliamo. Le forze dell'ordine non riescono a fermalo (e del resto neanche ci provano), e sembra ormai inarrestabile.
Cotanto satanasso non ha però fatto i conti con una sposina neo-gravida che, andandosene in giro per il deserto col suo cavallo, assiste allo sterminio di una partita di merce avariata da parte del nostro stimatissimo Slater.
Colta da sacro furore giustizialista, la signorina decide di testimoniare contro di lui, mettendosi sotto la protezione di un ramo dell'FBI dedito ai crimini contro le ciambelle (più che prevenirli, il perpetrano).
Prontamente eliminata la mogliettina con un miliardo di tonnellate di tritolo (anche meno, eh: la gente muore anche se l'esposione non si vede dalla Luna, sai?) la palla passa al fresco vedovo, che cerca vendemmia-tremendissima-vendemmia con una smisurata pistola-cannone (forse a compensare inconfessabili carenze), ma gli va spaventosamente male.
Da buon cattivo, però, Dolan lo lascia vivere - altrimenti come generi la tua nemesi?
Il pirlotto escogita quindi un piano degno di Wile E. Coyote, che prevede il farsi assumere in un cantiere stradale e la creazione di un cartonato atto a confondere il guidatore della cadillac (stile finta galleria ferroviaria, solo in orizzontale), che senza indugio precipita nella trappola.
Rinchiuso nel mezzo su cui tanto faceva affidamento, Slater dovrà supplicare ed urlare di dolore nella speranza di uscirne vivo, mentre gli spettatori faranno lo stesso nella speranza che il film finisca in fretta - purtroppo andrà male a tutti.

Girato con la solita telecamerina digitale con l'esposizione automatica, i suoi 105 minuti fanno sembrare il traffico di bambini roba da benefattori dell'umanità. Vale comunque la pena noleggiarlo, non fosse altro per contemplare quell'insulto all'evoluzionismo che è la carriera di Christian Slater.

Voto: 1 - ed il presunto buono riesce a metterci anche uno pseudo-indirizzo IP 192.168.0.666: mai-più-senza.
Trashometro® 5/10:
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venerdì 14 maggio 2010

terror train

Terror Train (poco "terror", abbastanza "train") è il terzo film nella fulgida carriera da scream-queen di Jamie Lee Curtis. Si dice che il fattore discriminante per capire se un horror con Jamie Lee sia buono o cattivo sia il suo mostrare o meno le tette. Il fatto che se ne vada in giro in maglione per tutti il film, suppongo lo qualifichi come pessimo.

Tramona: i membri di una confraternita tendono un non-così-sagace scherzo allo sfigato di turno. Attratto dalle profferte carnali di Jamie Lee, lo condurranno in una camera da letto, ma sotto le coperte troverà solo un cadavere!
Una reazione alquanto scomposta (appunto personale: se si vuole fuggire, il mettersi a piroettare su sé stessi fino ad avvinghiarsi alle tende del letto a baldacchino, pare non essere una strategia premiante) farà precipitare il fesso dalla finestra. Ferito nel corpo e nello spirito, finirà in ospedale - psichiatrico e non.
Salto in avanti di tre anni, e la nostra scanzonata combriccola festeggia la laurea in medicina con una di quelle ideone che mi segno tra le cose da fare dopo che sarò morto: un eeentusiasmante viaggio in treno nel bel mezzo del ghiacciatissimo nulla. E per non farsi mancare nulla, pure una festa in maschera.
Sfortuna loro, sullo stesso convoglio troveranno una serie di soggetti poco raccomandabili: il grande caratterista Ben Johnson, un giovanissimo David Copperfield (già all'epoca con la sua impresentabile pettinatura da Big Jim - ma senza faccia intercambiabile, purtroppo) ed un non proprio misterioso killer che, mischiandosi tra l'ebbra folla in costume, potrà mietere vittime fino alla noia (sua e nostra).
Film e treno si trascinano stanchi verso il capolinea, mentre i giovanotti non sembrano molto turbati dalla moria di passeggeri ed il problema principale del capotreno è come gestire il cadavere di un tizio identico a Lenny Kravitz vestito da lucertolone - un bel guaio, in effetti: sono certo che l'impresa di pulizie farà delle storie...

Nel complesso noiosetto, ma si presta alla visione interattiva di gruppo stile "nooo, stolti ggiovini! Vi credete immortali, ma fareste bene a dare ascolto agli anziani che tante volte vi hanno ingiunto di guardarvi dai Groucho Marx con coltello da macellaio!"
Da non perdere poi, la location principale del film: il Vagone Che Dondola® (disponibile nei migliori negozi di vagoni della vostra città). Trattasi di una stanza finemente arredata alla Teomondo Scrofalo dove tutti prima o poi si recano per limonare, sbronzarsi, parlamentare o morire; caratteristica saliente, una pedana oscillante (non inquadrata) che fa andare su e giù i personaggi in scena mentre sullo sfondo tutto resta immobile, tranne una porta che si apre e chiude cigolando. La visione prolungata dà effetti non dissimili da quelli dell'LSD, pare.

Per il resto, niente da segnalare.

Voto: 4. Ho già detto che Jamie Lee non mostra pelle?
Trashometro® 2/10:
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sabato 8 maggio 2010

green zone

Se visto preparandosi ad un film d'azione in zona di guerra, Green Zone fa anche la sua figura.

Nell'Iraq appena sconfitto dagli Americani, il comandante di un gruppo impegnato nella ricerca delle armi di distruzione di massa resta invischiato in un intrigo militare e politico che vede contrapporsi diverse sezioni dei servizi segreti, dell'esercito e dell'amministrazione; nodo del contendere, ovviamente, l'esistenza o meno di dette armi proibite.

Magari non molto realistico negli avvenimenti dei singoli protagonisti (a Matt Damon succedono davvero un po' troppe cose un po' troppo in fretta), il film ha il suo principale pregio proprio nell'azione: ben diretta e ben eseguita, mantiene alta la tensione dall'inizio alla fine. Pecca solo lievemente nel finale, dove diventa eccessivamente convulsa.
Tutto sommato non malvagia neppure la rappresentazione dei complessi giochi di potere e delle scelte errate che porteranno alle ben note conseguenze.

Voto: 7 - non annoia.
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mercoledì 5 maggio 2010

the humble indie bundle

EDIT: oltre all'aggiunta di un ulteriore gioco, ora - dato il successo dell'iniziativa - alcuni verranno rilasciati come software libero.
Fa inoltre piacere vedere che gli utenti Linux hanno donato sensibilmente più degli altri.

Altra iniziativa "paga quanto credi sia giusto" per una serie di videogiochi indipendenti, alcuni dei quali sembrano piuttosto interessanti: the humble indie bundle.

Tutti disponibili per Windows, Mac e Linux - ed in più si può devolvere parte del prezzo alla Child's Play ed all'Electronic Frontier Foundation.
Il prezzo medio non è certo altissimo (su dai, fintanto l'euro ha ancora un cambio favorevole...), ma in fondo non è male se si considera quanti avranno donato quasi zero.

Detto ciò, se il sistema di pagamento funzionasse, potrei pure versare qualcosina...


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