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domenica 28 marzo 2010

dragonball evolution

Credo che "eutanasia!" sia stato il pensiero più ricorrente degli sventurati spettatori di questo Dragonball Evolution, tanto brutto da non crederci. Talmente brutto, da far sembrare quasi (quasi!) passabile il materiale originale.
Perché diciamolo: l'opera di Akira Toriyama (uno che ha dato al mondo Arale...) è pura spazzatura. E non fate quella faccia, bambini pacioccosi: è robaccia concepita male e realizzata peggio.
Il film riesce però svettare, al confronto...

AperteVirgolette-Trama-ChiuseVirgolette: Goku è un ragazzino fortissimo, ma che ricopre il ruolo dello sfigato della scuola. Suo nonno viene prontamente accoppato dal malvagio Piccolo, losco figuro liberatosi dopo migliaia di anni di prigionia e ben intenzionato a vendicarsi del mondo.
Ecco, fine della parte più raffinata di cotanta trama.
Goku si pone allora alla ricerca delle sfere del drago che - perché sì - sono in grado di esaudire un desiderio e quindi di sconfiggere il cattivone; sul suo cammino raccatterà una sfilza di personaggi sfigati che lo accompagneranno fino alla sfida con Piccolo: un emozionante scontro che non sfigurerebbe nella pubblicità di uno lassativo!

Realizzazione imbarazzante, con computer grafica fatta col Commodore 64 ed una regia puerile, svetta per lo sgomento suscitato dai fondali e per la grande caratterizzazione dei personaggi (con i secondi più piatti, vuoti ed insensati dei primi).
Spero che Chow Yun-Fat sia stato pagato in barili di superalcolici, per dimenticare una simile porcata.
Tra tutti, minzione d'onore per la grande interpretazione di Justin Chatwin, che si candida al ruolo di Shia LaBeouf dei miserrimi (già Shia LaBeouf è un attore dei poveri, diciamolo...)

Tra i pregi si contano la breve durata (85 minuti che sembrano durare tre volte tanto: non oso immaginare l'agonia della versione uncut da 100) ed una ragguardevole quantità di fichetta giovane, a partire dalla notevole Jamie Chung.
Per il resto nulla da segnalare, se non che con l'orginale ha ben poco a che spartire (salvo la bruttezza): non si capisce infatti perché comprarne i diritti, visto il risultato.

Orribile. Orribile. I dialoghi ed i personaggi torneranno a perseguitarvi nei vostri incubi per anni.

Voto: 1. Pazzesco!®
Trashometro® 10/10: - dolorosissimo
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lunedì 4 gennaio 2010

the hole

Ho avuto il piacere di rivedere quel piccolo classico piuttosto sottovalutato di The Hole.

Con la necessità di sfuggire ad una noiosa gita del college da un lato e dai genitori dall'altro, quattro figli di papà si affidano ad un ingegnoso studente che propone loro una singolare soluzione: chiudersi per tre giorni in un bunker antiatomico in disuso.
Scenario idea per la più o meno sfigata Liz, che spera di sfruttare l'occasione per fare colpo su Mike, affascinante figlio di una rock-star.
Piccolo dettaglio: la porta è chiusa dall'esterno, ed il terzo giorno nessuno verrà.

Il film si apre (in maniera notevole) su cosa succede all'apertura del bunker, e da lì in avanti si procede per gradi svelando gli eventi attraverso il racconto dei coinvolti.
Come tutto sommato prevedibile, si scoprirà che le cose sono più complicate di quanto non sembrasse inizialmente (grazie al cielo, però, non si eccede in colpi di scena e stravolgimenti della prospettiva, come ogni tanto succede).

Breve quanto basta per tenere sempre alto l'interesse, con dei bei personaggi anche ben interpretati, ha il notevole merito di non essere il solito horror che punta tutto su schifezza e rumori assordanti come ne sono stati prodotti a migliaia negli ultimi 15 anni.
Bravo e claustrofobico quanto basta Nick Hamm alla regia (che non si è più ripetuto, mi pare), fa sempre piacere rivedere Thora Birch e - come da horror che si rispetti - abbiamo pure una giovane Keira Knightley che mostra le tettine semi-anoressiche.

Voto: 8.
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giovedì 2 luglio 2009

diary of the dead

Impantanato chissà perché in una distribuzione da terzo mondo, tocca rivolgersi al solito generoso mercato inglese anche per Diary of the Dead.
Le recensioni non erano entusiastiche ed anche il pubblico reagì con freddezza; inevitabile quindi un minimo di sospetto verso l'ennesimo zombie-movie di zio Romero.
Ebbene, per quanto mi riguarda tutte le voci critiche si sono rivelate dead wrong.

Un vero e proprio reboot (concetto che di norma non amo), per aggiornare gli zombie ai giorni nostri: d'improvviso, senza alcuna motivazione, i morti si animano ed iniziano ad attaccare i viventi. Il panico è immediato e devastante: in brevissimo tempo l'intera società si sfalda; niente più sicurezza, né legge, né comunicazioni.
Un piccolo gruppo di studenti di cinema - che ovviamente stavano girando un horror - s'imbarcherà in un viaggio verso casa nella speranza di trovarvi ancora qualcuno vivo.

Concetto non dissimile da quello già esplorato in tutti gli altri della serie, la differenza qui la fa la modalità narrativa: il film è infatti presentato come se fosse il montaggio definitivo di una serie di spezzoni di riprese girate dagli studenti stessi - in particolare uno di loro, ossessivo nella sua mania di documentare quanto sta accadendo.
Come facilmente prevedibile il viaggio sarà tutt'altro che agevole, ed occasione tanto di sgraditi incontri quanto delle immancabili riflessioni romeriane (il già visto "siamo degni d'essere salvati/siamo poi così diversi da loro?" ma anche e soprattutto uno sguardo molto critico ai nuovi media ed ai nuovi modi di diffondere e fruire la comunicazione).

Romero dovrebbe stanare e uccidere tutti coloro che solo per questo hanno paragonato il suo lavoro a Cloverfield e The Blair Witch Project; sono sempre stato un detrattore dell'abuso della telecamera a mano, ma quel che davvero conta è cosa racconti, e Diary of the Dead nei suoi 95 densi minuti racconta molto e soprattutto lo racconta dannatamente bene.
Senza tralasciare il piccolo dettagli che - a differenza dei due titoli citati - questo film fa davvero paura, quando decide di farla.

Aveva tutti gli ingredienti per risultarmi alquanto sgradito (reboot, telecamera a mano, nuovo capitolo di una serie che sembrava aver detto tutto o quasi, l'addentrarsi in un campo non suo come l'utilizzo dei nuovi media, ...), ed invece ho finito con l'adorarlo, anche se la mia pare essere una opinione non così diffusa.

Voto: 9.5. Lo zombie che non ti aspetti!
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mercoledì 12 luglio 2006

ricotta per tutti!

Sono finalmente riuscito ad entrare in possesso del disco sostitutivo del mio cofanetto di Cowboy Bebop. Già in disponibile nei negozi da una dozzina di giorni, rimpiazza il secondo disco che presentava evidenti difetti di compressione mpeg. :-|

L'ho acquistato poco prima di Natale ed ho immediatamente segnalato il difetto.
Il 20 febbraio il difetto è stato confermato dal produttore, aggiungendo che la sostituzione sarebbe avvenuta "al più presto".
L'11 aprile si annunciava che il disco sarebbe stato distribuito la settimana seguente.
Infine, il 31 maggio, il disco è viene indicato come "arrivato nei negozi", ma (pare per un ritardo dei distributori, mi dicono le mie fonti) l'incauto acquirente ha potuto ritirarlo solo da inizio luglio. :'(

Nel suo piccolo, una odissea.
E non è che abbia particolare antipatia per l'editore (shinvision, in questo caso): non è che gli altri abbiano poi una tradizione molto migliore - vedere anche il mio precedente post sull'argomento.
Il fatto è che l'Italia è piena di pesci medio-piccoli (quando non piccolissimi) che, pur armati delle migliori intenzioni, evidentemente non sono nelle condizioni di offrire ciò che per i miei standard è un servizio decente.

Troppo facile nascondersi dietro la scusa (sentita troppe volte) che nel nostro paese "il mercato è piccolo".
Minchiate: caso strano, quando sono "i big" a scendere in campo (Medusa, Lucky Red, Columbia Tristar e compagnia bella) la qualità del prodotto è buona, il prezzo ragionevole ed il servizio efficiente - ed i problemi sono davvero l'eccezione alla regola.

Non dissimile la situazioni del fumetto, pur con la peculiare presenza di due giganti (se non, nei rispettivi generi, quasi-monopilisti a livello europeo/internazionale ed italiano), che nonostante ciò non perdono occasione per piangere miseria e strapparsi i capelli per quante poche copie vendono, per i margini così bassi che non-ne-avete-una-idea e per le difficoltà nella distribuzione e promozione (a proposito di promozione: vogliamo parlare di quanto poco è stato fatto per sfruttare il traino della caterva di film supereroistici?)
Che palle. Che palle!
Putacaso quando gli stessi volumi li fanno deAgostini, RCS, Repubblica, Mondadori ed amici (gi-e-sù, pure la gazzetta dello sport) il rapporto qualità/prezzo è decisamente più favorevole. Sono benefattori in perdita?

Il fatto che i grandi editori riescano, senza impegnarsi neppure troppo, dove quelli che dovrebbero essere i "professionisti del settore" falliscono è di uno squallore unico.
Personamente compro (relativamente) poca roba - e non scarico da Internet, e (a meno di roba davvero introvabile altrimenti) non compro le versioni hong-kongesi distribuite in Italia. Per quel poco che compro, esigo però non sentirmi preso per il culo o dover vivere con l'ansia che la serie iniziata non finirà mai.
Me ne dispiace, ma (specie per le serie in DVD) l'unica soluzione è rivolgersi sistematicamente al mercato inglese/americano, limitandosi a comprare in Italia poche cose e che non siano ancora in corso d'opera.

E mai fare l'early adopter. Mai. :-?

sabato 8 luglio 2006

chicken little

Certo, non è la Pixar e non è neppure la Disney classica, ma non capisco come mai in tanti abbiano criticato Chicken Little.

Favoletta classica raccontata in chiave ironica: un piccolo pulcino imbranato scatena il panico in città annunciando che il cielo sta cadendo; non verrà creduto e diventerà lo zimbello di tutti per mesi e mesi, mentre il rapporto col padre - popolarissimo ex-campione di baseball - si incrina. Cercherà di cambiare le cose e, con l'aiuto dei suoi amici (tutti impopolari), ci riuscirà. Quando tutto sembra essere andato a posto... i cielo cade di nuovo!
Questa volta però tutti dovranno credergli, mentre il piccolo pulcino dovrà combattere addirittura gli alieni per salvare il mondo!

Il regista (che si era già fatto notare col divertentissimo Le Follie dell'Imperatore) è molto bravo nel mettere in scena situazioni comiche e ad alternarle ai momenti più seri e tristi; come da tradizione Disney ci sono le canzoni, ma qui si è scelto di usare in maniera funzionale alla trama alcuni pezzi già molto noti (e l'idea funziona molto bene).
Sul piano tecnico non è nulla di incredibile, ma le animazioni e l'espressività sono di buon livello.

Alcuni personaggi sono davvero mitici: il maiale canterino e soprattutto il pesce fuor d'acqua col casco da palombaro pieno d'acqua. :-)
E poi c'è Chicken Little, col suo enorme tenerissimo testone che vien voglia di morderlo (cioccolato bianco, si direbbe ;-))

Voto: 7.5
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sabato 4 giugno 2011

The Human Centipede!!!

Dichiarale il tuo amore con una collanina di The Human Centipede...


Ok, i gadget di The Human Centipede sono sicuramente la parte migliore di tutta la faccenda, e sono eccellenti per cavarvi d'impaccio quando non sapete cosa regalare alla nipotina che fa la cresima.
Vista la qualità del merchandise, non potevo farmi sfuggire l'opera dello squinternato Tom Six (un po' l'Uwe Boll d'Olanda) che tanto ha fatto parlare di sé.

Due oche giulive nonché attrici porno (nel ruolo interpretato, non crediate...) sono in giro per l'Europa quando, in Germania, si perdono in mezzo al nulla con una gomma dell'automobile a terra.
Sperdute nel bosco, si imbattono nella bella casa di un ricco quanto eccentrico chirurgo in pensione, famoso per i suoi interventi di separazione di gemelli siamesi.
La pensione fa male ai grandi professionisti, si sa... per fortuna il nostro amico ha trovato un nuovo hobby: sperimentare operazioni che uniscano più soggetti, invece che dividerli!
Il circolo di bocce mi sa che era al completo, quella sera...
Cooomunque, il concetto è il seguente: prendere un tizio. Prendere un secondo tizio. Cucire l'ano del primo alla bocca del secondo. Tagliare a tutti i legamenti del ginocchio per impedire che possano alzarsi in piedi. Iterare a piacere.
Nel nostro caso, in pole position avremo un turista giapponese e, a seguire, le due signorine di cui sopra.

La trama è tutta qui, e credo non si debba aggiungere che gli interessati non si riveleranno troppo entusiasti all'idea di partecipare a questo trenino dell'amore gastrointestinale.

Chiariamo subito: il film è scemo da morire nel suo prendersi sul serio; allo stesso tempo la maggior parte dei suoi meriti si riducono all'aver creato un immaginario ed un piccolo culto tra chi lo ha visto e anche tra chi si rifiuta di vederlo.
In sé non è niente di che, pur risultando tutto sommato migliore della scarsa valutazione data da pubblico e critica; gli attori svolgono il loro ruolo adeguatamente, la regia fa il suo minimo sindacale e... niente altro.
Perché in fondo il film non mostra assolutamente nulla, e tutte le idee si esauriscono nell'unione dei tre soggetti: da lì in avanti, solo lamenti strazianti e timidi tentativi di fuga.
Peccato, perché poteva essere una base per qualcosa di davvero originale quanto orrendamente riprovevole come piace a noi.

Voto: bah, difficile dare un voto ad una cosa del genere... alla fine i suoi 92 minuti passano rapidi, e potrebbe addirittura strappare un 6.5 (più per l'idea che per la realizzazione)

PS: in teoria si parla di trilogia; vedremo a quante zampe arriveremo in futuro...

PPS: RIP, MEINE DREI-HUNDE! :-)

sabato 1 agosto 2009

Ergo Proxy

Re-l

Ergo Proxy non è certo un prodotto semplicissimo: ad una prima occhiata può sembrare l'ennesima storia ambientata in un futuro distopico, con qualche riferimento culturale e misteri in quantità. Man mano che la serie procede, però, il tocco di Dai Sato si sente sempre più ed entrano in scena numerosi elementi filosofici e psicologici. Se si aggiunge che il tutto è presentato in maniera a volte bizzarra, con episodi al limite della meta-animazione (a livello di trama più che di contenuti visivi), si capisce che probabilmente non piacerà a tutti e qualcuno finirà col trovarlo cervellotico e convoluto.
Inutile dire che a me è piaciuto fuor di misura.

Sul capitolo distribuzione, taglio subito la testa al toro dicendo che sul solito amazon.co.uk si trova il cofanetto completo (sei dvd) ad un prezzo inferiore a quanto si pagherebbe per due dischi della versione italiana.
Ribadisco un concetto a me caro: i distributori italiani non esistono. Punto.

Città-cupola di Rom-do: gli abitanti sono costretti a vivere in un ambiente protetto a causa della quasi inabitabilità della superficie terrestre, sconvolta da un antico cataclisma. All'apparenza tutto è perfetto, stretto nella morsa di un controllo pervasivo di un apparato che si occupa di tutto, dal gestire le nascite ad ogni piccolo aspetto della vita quotidiana.
La comparsa di un mostro, un Proxy, spingerà la giovane detective Re-l - già nipote del reggente della città - a porsi domande di cui non è bene conoscere la risposta.
Fin qui nulla di mai visto, non fosse che queste sono solo le basi per una serie di considerazioni ("pippe mentali", se non vi piace il genere) su ciò che muove le persone e molto altro. Iniziano infatti numerose introspezioni parallele, in cui ciscuno si rivolge ad altri alla ricerca della propria raison d'être.

Pur non mancando una decente quantità d'azione (di buon livello), dove davvero brilla è nella caratterizzazione dei personaggi: la già citata Re-l è affiancata da Vincent Law, giovane immigrato che mira a diventare cittadino modello; le sue aspirazioni si infrangeranno ben presto in una dura realtà che sfugge alla sua stessa comprensione. Con loro una piccola autoreiv (di fatto dei robot, totalmente asserviti al proprio padrone) che ha sviluppato un'anima in seguito ad una infezione da Cogito virus che sta creando non pochi problemi in città.
Numerose poi le figure di contorno, dallo scienziato geniale ossessionato da Re-l, al capo della sicurezza che inizierà ad agire per scopi personali per una serie di eccellenti motivi. Senza dimenticare alcuni autoreiv, che non si limiteranno certo a comportarsi da robot.
Alcuni di questi personaggi forse possono non piacere, e del resto in parte sono caratterizzati per risultare ambigui quando non esplicitamente antipatici, ma non si può negare che siano sviluppati magnificamente, con un ottimo livello d'approfondimento.

Sempre ottima la regia, che non disprezza di sperimentare in qua e in là; personalmente ho apprezzato molto il tratto e l'animazione - stupendi tutti gli autoreiv. La computer grafica è stata usata molto bene; il tutto è stato realizzato con un notevole dispendio di denaro, e si nota.
Perfette le musiche, a partire dalle sigle: bella la prima (e non lo dico spesso, quando si tratta di J-rock - anche se qui in realtà il gruppo è in parte madrelingua inglese), da standing ovation la scelta di Paranoid Android dei Radiohead come chiusura e menù dei dvd. Capolavoro assoluto.

Insomma: un anime in cui si chiacchiera davvero molto, e che non è affatto semplice da seguire; richiederà infatti più di una visione per cogliere tutti i dettagli di una sceneggiatura alquanto intricata e che spesso vive di cose non dette.
Come già accennavo, alcuni episodi possono poi risultare spiazzanti: prendere o lasciare - io li ho apprezzati, ma posso capire che a qualcuno possa scattare la molla "ma che cacchio sto guardando?!".

Per quanto riguarda le citazioni colte, c'è di che saziarsi per anni: si parte con Michelangelo, per passare ad un numero quasi imbarazzante di filosofi (più religioni varie ed antiche divinità), fino ad arrivare alle statue della cappella de' Medici a Firenze.
Per la letteratura, si va da autori seminali della fantascienza quasi sconosciuti a Douglas Coupland.
A livello visivo, si citano la corazzata Potemkin e Blade Runner, tra gli altri (e, come ambientazione della Comune, non mi si dica che qualcuno non ha letto Alita... )
E ne dimentico di certo altre decine, oltre al fatto che la protagonista ricorda parecchio la cantante degli Evanescence (solo, meglio, per quel che è il mio gusto).

Se lo chiedete a me, da vedere assolutamente.
PS: Pino miglior "bambina/personaggio carino di contorno" (ben poco di contorno, in realtà) della storia degli anime. Ma di gran lunga, eh...

Voto: 9.5. Forse più, ma ribadisco: non è roba per tutti.
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