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sabato 25 novembre 2006

Blood Sugar Sex Magik!

Questo Tizio doveva davvero essere convinto della bontà delle sue idee, se è arrivato a scrivere, produrre e dirigere una mega-produzione come London Voodoo tutto da solo... ;-)

Ora... se avete letto il titolo, potete risparmiarvi di vedere il film (che pure è bellissimo, quasi quanto il titolo stesso).
Siamo a Londra.
C'è il voodoo.
Che altro?

Ok... una coppia americana si trasferisce in Inghilterra; il maritino lavora nella city e la mogliettina resta a casa a badare alla bambina appena nata. Durante i lavori di ristrutturazione della casa, trova in cantina due cadaveri tutti agghindati per un rito voodoo; prontamente lo spirito malvagio (o benevolo? Mah...) si impossessa della signora che inizia a praticare Lo Voodoo® con lo zucchero e quel che trova in casa.
Nel mentre il marito, meno fesso di quel che sembra, si accoppia con la babysitter.
Ci sono sicuramente altri personaggi ed eventi, ma la parte sulla coppia morta un secolo fa vittima di un rito voodoo non mi è risultata chiarissima... di sicuro per colpa mia! :-)

Riprovevole sotto tutti gli aspetti (la babysitter neanche mostra le tettine...), un film girato in digitale ed in ultra-economia: tutto si svolge in due o tre locations, e parcheggiate in strada ci sono sempre le stesse auto. :-|

Cose imparate: il voodoo è potetente, e può essere usato per allungare a dismisura la durata e la dolorosità di un già pessimo film.

Voto: 1. Trashometro® 3/10: (farà parecchio male).
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lunedì 29 dicembre 2008

madagascar 2

Madagascar 2 corregge il tiro - non disastroso ma un poco fuori bersaglio - del primo episodio e si propone come un eccellente film di intrattenimento.
Meno buoni sentimenti - che pure non mancano, mentre nel primo erano eccessivi ed un po' banalotti - e più azione e divertimento contribuiscono alla realizzazione di un prodotto più che godibile.

I già noti protagonisti partono dal Madagascar con la speranza di ritornare a New York, salvo che l'inevitabile disastro aereo li fa precipitare nel continente africano. Qui il leone Alex ritroverà i suoi genitori, e dovrà sottoporsi ad un rito di iniziazione per essere accettato dal branco.
Più che dignitose la trama principale e quella sull'amore tra Melman e Gloria, ciò che resta davvero impresso sono i personaggi secondari, specie quelli usati in chiave comica: Maurice, Mort, la vecchietta, le scimmie e soprattutto i pinguini nevrotici.

Dignitosa la regia, buono sotto l'aspetto tecnico (ma non facciamo paragoni con i lavori della Pixar...)

Insomma: lo si guarda più che volentieri, specie in periodo natalizio. :-)

Voto: 7.5 (quasi 8, via!)
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giovedì 26 luglio 2007

I Walked with a Zombie

Nel 1943 il concetto di horror era davvero molto distante dagli standard attuali: molto si basava sulla recitazione (anche se nel caso in esame c'è poco di spaventoso, in questo senso), sull'oscuro e sull'ignoto (o anche solo sull'esotico); i dialoghi la fanno da padrone ed il ricorso a trucco od effetti speciali era minimo quando non nullo.

Difficile, dopo tanti anni, trovare qualcosa che spaventi (non che il 99% degli horror moderni facciano paura, peraltro), però un film che dopo tanti anni riesce ancora - seppur solo in parte - a stimolare un certo senso di inquietudine, ha sicuramente dei meriti.

Diretto da Jacques Tourneur per la mitica RKO, I Walked with a Zombie narra la storia di una infermiera canadese che si trasferisce nei caraibi per accudire la moglie di un ricco possidente terriero, ridotta ad uno stato catatonico. Il segreto dietro alla sua strana malattia si svelerà man mano che l'infermiera approfondirà la conoscenza del marito e del di lui fratello; per tentare di curarla, ricorrerà infine al voodoo praticato dai discendenti degli schiavi che lavorano nelle piantagioni.

Con alcuni aspetti molto liberamente tratti da Jane Eyre, il film punta sul mistero dell'esoterismo e sulle capacità degli attori di costruire uno contesto verosimile. Pregevole il frequente uso dei tamburi in lontananza per creare l'atmosfera giusta.
E poi c'è la versione originale di "Shame & Scandal" (reggae/calypso che verrà poi riadattato in seguito con un testo in chiave ironica). :-)

Voto: 7.
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martedì 27 aprile 2010

le frisson des vampires! Oh, cielo...

Violenza ad una vergine nella terra dei morti viventi è un film che può sconvolgere menti e stomaci deboli, di chi non è avvezzo al trash autoriale ed ai titoli improbabili.

Due neo-sposini (francesi, nel caso vi fosse venuto il dubbio) intendono trascorrere la prima notte di nozze nel castello di proprietà dei fratelli di lei. Solo parzialmente turbati dalla notizia della recente dipartita dei due estrosi congiunti, optano per stabilirsi nel rudere, salvo che la mogliettina non vuole più saperne del marituccio dal dubbio fascino e nelle notti seguenti non gliela farà neppure annusare in fotografia.
Lui fa un po' il broncio, ma in fondo appare rassegnato ad una vita di onanistiche soddisfazioni - forse addirittura sollevato al pensiero...
Lei invece non disdegna di intrattenere spensierati ed altamente simbolici consessi carnali con le giovani domestiche e con tutte quelle che le capitano a tiro, non ultima la signora-o-signorina che abita nella pendola (la sceneggiatura non l'ho scritta io quindi non fatevela con me, eh... )
La ricomparsa dei semi-defunti fratelli Cip & Ciop, vestiti come Rita Levi Montalcini (che fa sempre molto glam-rock), aggiungerà ulteriore fetore alla già mefitica trama. Girando vorticosamente intorno agli sventurati interlocutori ed alternandosi nel dialogo, ci informano che la sorte ria li ha tramutati dai più grandi cacciatori di vampiri della storia (a sentir loro, almeno) in creature della notte assetate di sangue.
Per motivi non limpidissimi la sorellina dovrà essere sacrificata e/o lesbo-vampirizzata; non è però chiaro quanto lei sia consenziente a tutto ciò né il ruolo della già citata abitante della pendola, ma sia come sia, una liberatoria alba porrà fine alle loro ed alle nostre sofferenze. Forse.

Pur essendo alquanto doloroso, è un film d'epoca (1971) che sa anche regalare notevoli soddisfazioni per le circostanze, i dialoghi ed i grandi interpreti.
Cose imparate: le francesi dell'epoca si rifiutavano categoricamente di iniziare una conversazione se prima non si erano tirate giù una o due spalline al fine di mostrar la tetta. Culture Differenti® che per una volta mi sento anche di condividere...

Voto: sarebbe un 1, ma di fronte a tanta squinternata tetta artistica non mi sento di dare voti (comunque si vede poco e niente: non crediate sia un film di QUEL genere).
Trashometro® 10/10: un dieci pieno sul trashometro (trashometro fresco, ma adatto solo a filmbruttari di un certo livello)
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martedì 29 luglio 2008

che sanctimonio!

Visto mille anni fa, avrei voluto scrivere una recensione di Sanctimony, film per la TV (preferibilmente rotta) del 2000.

Avrei voluto scriverla, perché si tratta di un film scritto e diretto da un Uwe Boll che dimostra di essere grande anche quando non si basa su un videogioco (ma... IDEA! Perché non basare un videogioco - ma che dico, una serie! - su un tale capolavoro?).

Avrei voluto scriverla, perché è un film che annovera nel cast monumenti dell'inespressività quali Casper Van Dien, Michael Paré, Eric Roberts, Jennifer Rubin e Catherine Oxenberg (moglie del fantasmino Casper!). Diamine, neanche a Stonehenge!

Avrei voluto scriverla, ma non ce l'ho fatta.
Inoltre, non potrei aggiungere altro a questa perfetta recensione che trovate su filmbrutti.com. :-)

Voto: 1. Trashometro® 8/10: È terribile. È terribile.
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giovedì 2 settembre 2010

l'isola del dottor Frankenstein

Oltre 400 voti ed una media di 1.6 su IMDb; questo è il significativo biglietto da visita de L'isola del dottor Frankenstein, film del 1981 con un tocco indiscutibilmente anni '50. E non in senso buono.

Cominciando dall'inizio - che tanto tutto il resto si confonde nelle allucinazioni provocate dalla visione di cotanto bel cinema - troviamo quattro stralunati pirla che precipitano con la loro mongolfiera su un'isola (fuori scena: effetto speciale troppo costoso...)
Con loro anche un cane che, memore di Napoleone, farà subito pipì e pure altro sulla spiaggia. Da qui in avanti la trama peggiora, e non di poco.
Verranno presto accolti da una tribù di più o meno affascinanti fanciulle (ma tanto i maschietti son dei gran scorfani, quindi non hanno da lamentarsi) che, come prevedibile, scopriremo essere mezzo-sangue aliene il cui rito di iniziazione a non-si-sa-bene-cosa consiste nel farsi appendere stile amache umane (buono anche per la sciatica, credo). Ho già detto dei peggioramenti della trama?
Pur vagamente allupati a causa delle discinte signorine, bramano anche il ritorno a casa, intralciato però dagli altri abitanti dell'isola: tale Sheila Frankenstein von Helsing (l'improbabile nome non l'ho scelto io), il suo bicentenario marito ed uno stuolo di fottutissimi scimuniti che ci vengono presentati come temibili macchine da guerra, ma che si limitano a ciondolare in giro senza costrutto.
I ben assortiti coniugi stanno conducendo esperimenti su questi (sub)umani con tanto di trasfusioni, elettrodi e sfere al plasma che fanno sempre scena e costano poco; il tutto sotto l'accorda guida del defunto e mi viene da dire buon-per-lui Dr. Frankenstein, che alla bisogna appare sovraimpresso per sproloquiare baggianate che si concludono sempre con "il potere! Il potere! Il potere! Il potere!" - del resto lo sanno tutti che se ripeti ossessivamente qualcosa prima o poi si avvera (bambini non fatelo a casa: "me-la-dai? Me-la-dai? Me-la-dai? Me-la-dai?" non ha mai funzionato a memoria d'uomo).
Inutile dire che il medico che fa parte della combriccola si fa temporaneamente traviare da tale eccesso di scienza, mentre gli altri dimostrano maschio nerbo ed impongono alle donninaliene di raccogliere tronchi per preparare una zattera. Che non vedremo: anche questo era un effetto speciale fuori dalle disponibilità economiche della produzione.
Credo di poter omettere la tedioscommovente parte col capitano incarcerato, quella col tizio nella vasca che va salato periodicamente, un paio di rapimenti, i combattimenti più osceni della storia, il cervello nella teca, apparizioni/sparizioni e pure l'intero finale col generale dell'esercito vestito come un giardiniere.
Mi sembra però giusto menzionare l'arma speciale contro i cattivi, trovata in seguito ad accurata descrizione: "sarà una cosa lunga più o meno così", detto allargando le braccia stile "ho preso un pesce...". Trattasi in realtà di un ben poco portatile mitragliatore da trincea della prima guerra mondiale, che viene usato a distanza da arma bianca e che smaterializza il bersaglio.
Ah sì, e appare pure Frankenstein, ma ci faceva più bella figura se se ne restava a casa, visto che pur presenziando alla scazzottata collettiva finale viene bellamente ignorato da tutti (e lui, cortesemente ricambia).

Delirante al limite del penalmente perseguibile, l'ultimo lavoro del leggendario Jerry Warren farà soffrire ed appagherà i cultori del trash come pochi altri filmacci di serie Z. Si sa: adoro i film che chiedono molto, ma che in cambio sanno anche dare molto.
Da segnalare, poi, una serie di caratteristi del filone zombie/vampiri/mostri-vari tra i quali Katherine Victor ed il sempre mentuto John Carradine.

Credo sia difficilmente reperibile: all'epoca passava sulle tv locali a tarda notte per spezzare un po' il ritmo delle pubblicità erotiche. Se vi capita a mano, però, fateci un pensierino (ma se ci spendete più di 20 centesimi vi rido in faccia ).


Voto: 1, di stima.
Trashometro® 10/10: - solo per Veri Credenti del Brutto Cinema®.
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martedì 20 gennaio 2009

wrooom! wroom! shrooms!

Shrooms (Trip Senza Ritorno) ha il fascino osceno degli incidenti stradali. Con la differenza che chiunque può essere vittima di un incidente stradale, mentre eguagliare nella vita reale i protagonisti di questo film significherebbe smentire il concetto stesso di evoluzione.

Sei tizi si fanno mille-mila-miglia d'aereo per andare in Irlanda, dove mettere in atto il loro piano semplice ma geniale: recarsi in un bosco dove stripparsi di funghi allucinogeni. So che sembra mooolto stupido, ma in fondo c'è davvero chi va in Thailandia a fottere bambini, quindi forse è una di quelle situazioni che vanno solo inquadrate nel loro giusto contesto... ;-)

Ad ogni buon conto, a rivelarsi letale - oltre alla palese stupidità di tutti - sarà la combinazione di funghetto tossico e raccontino del terrore sul solito branco di torturatori assortiti delle vicinanze (stavolta gente del clero o roba così), che dopo l'ecatombe di rito continuano ad infestare il boschetto della loro fantasia.
Arrivano dunque un mortifero bambozzo ed uno pseudo-pretaccio vecchiardo che acchiappano i nostri eroi ad uno ad uno e rimediano al grave errore dell'aver abolito la rupe tarpea...
Per non farsi mancare niente, ci mettiamo in mezzo anche due bifolchi apprendisti stupratori, che tornano sempre buoni per due risate.

Il film parte bene (ok... molto male) ed il divertimento non manca, nell'ammirare la gara di deficienza di questi soggettoni, poi però purtroppo si siede un po', e non ci sono più momenti eclatanti fin quasi alla fine.

La rivelazione finale non sarebbe neanche male (niente di trascendentale, ma poteva essere un'idea per un film decoroso), ma resta soffocata dai miasmi degli 80 minuti che la precedono.

Nel caso qualche lettore laido se lo stesse chiedendo, le tre signorine (di cui due neanche male) di fatto non mostrano nulla. ;-)

Voto: 1 Trashometro® 6/10: (The? Caffè? Funghetto?)
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