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domenica 28 agosto 2011

[italtrash 1/3] Il soffio di Montrucchio

Vedere un film diretto nelle vie di città a te note è sempre un'esperienza abbastanza straniante; quando poi il film è un piccolo e (ingiustamente) semi-ignoto gioiello del trash moderno, l'esperienza diventa straziante.

Il Soffio dell'Anima, diretto da Victor/Vittorio Rambaldi (figlio dell'altro Rambaldi) e fortemente voluto dall'autrice dell'omonimo romanzo, narra l'appassionante storia più-che-vera di Flavio Montrucchio.
Quasi. Cioè no, per niente, ma è uguale. Comunque, è tratto da una storia vera - specie le parti di fantasia.

Montrucchio è un dializzato che a quanto si capisce rifiuta un trapianto essenzialmente perché è un bimbo frignone; non si rassegna però al non poter trangugiare ettolitri di Vero Beverone Del Campione(tm) e ciò è fonte di sconforto per i genitori e tedio per lo spettatore.
Incapace di cercare se stesso su google, si rifugia in un improbabile guazzabuglio di arti marziali e filosofia orientale.

L'allenamento definivo: fare le corna ad un campo di grano nei pressi di Castel San Pietro Terme.
Grazie all'aiuto di una maestressa asiatica che parla per oracoli e frasi fatte, scoprirà il suo vero potenziale.
Al tempo stesso, grazie alla figlia di una collega di dialisi, scoprirà la patatina (anche se il padre della patatina, un Orso Maria Guerrini particolarmente spaesato, non sembra dormir troppo bene al pensiero di ritrovarsi Montrucchio come genero).
La sua vita è però un'eterna lotta contro tutto e tutti, qui cortesemente incarnati nel 35enne bullo del paese che lo precipiterà in una sotto-trama a-là Karate Kid come non se ne erano mai viste (non tra Castel Guelfo e Imola, quanto meno).

Scolorina: la miglior amica dello sportivo.
All'ascesa interiore del nostro eroe corrisponderà quindi una non meno impetuosa e strabiliante crescita fisica, grazie ad allenamenti tanto duri quanto improbabili, che svilupperanno il vero potenziale dell'über-Montrucchio.

Non ridete: una volta mi è capitato uguale-uguale.

Supportato anche dal fraterno amico Dario Ballantini (la cui simpatia fa sembrare episodi gradevoli le ripetute esplosioni di fistole chirurgiche che si procura durante gli allenamenti) raggiungerà dunque la finale del torneo di boccette-a-smanacciate-e-pedate dove combatterà la propria nemesi.
La completa realizzazione interiore/esteriore/posteriore del Montrucchio ormai è ad un passo! (patatina a seguire)

Il famoso Montrucchihadouken vi è stato offerto dal Mercatone Uno.  Siete pregati di ignorare le braccia extra del cattivo: non è uscito da Mortal Kombat, è solo un effetto speciale andato a male).

Eccezionale. Stupefacente. Destabilizzante.
Tralasciando i grandi meriti registici ed attoriali, non si possono non segnalare i dialoghi da unghie sulla lavagna ed il non-sense generale che pervade le due dannatissime ore e nove minuti di strazio rettale a cui verrete sottoposti.

Ci sono cose che non si possono comprare (tipo il farsi rimuovere chirurgicamente il ricordo di tanto orrore).
Il poter assistere a Montrucchio che lancia una palla di fuoco, non ha prezzo.


Trashometro®: 10/10 Per tutti i piccoli Maestri Miyagi della bassa bolognese.

sabato 9 luglio 2011

Sherlock

Se non è difficile trovare ottimi prodotti tra le produzioni seriali americane, credo sia fuor di discussione il fatto che negli ultimi anni le cose migliori e più innovative (in mezzo a tanto ciarpame, suppongo) siano venute dall'Inghilterra.

Ecco quindi che la BBC risponde alla temibile concorrenza di Don Matteo con una cosina da niente come Sherlock.

Rilettura moderna di Sherlock Holmes, la prima stagione conta tre episodi da 90 minuti, più un pilot di 60 (una versione alternativa della prima puntata).
Sceneggiature che prendono più o meno direttamente spunto dal corpus dei lavori di Conan Doyle e successivi, riadattando concetti e situazioni alla nostra epoca.
Sherlock è un "consulting detective" che collabora gratuitamente con la polizia (che cordialmente lo odia) solo per cercare nuove sfide. Giovane e dinamico quanto Studio Aperto, non mancherà di fare costantemente sfoggio della propria superiorità intellettuale (ecco, questo a Studio Aperto non riesce molto bene...)
Suo nuovo coinquilino è un Watson reduce di guerra, tornato con i suoi drammi fisici e psicologici; intelligente e competente, non riesce a non ammirare l'arguzia di Sherlock, che pure in molti casi risulta seccante.

Solo lodi per questa nuova versione di un grande classico.
Perfetti i due protagonisti, buone le trame ed eccellenti i dialoghi.
Dove veramente svetta anche rispetto alla concorrenza americana è poi la qualità della regia e della fotografia: scelte di inquadrature, lenti e luci come ormai è rarissimo trovare anche al cinema. Sherlock è bello anche solo da guardare, il che non è poco.
E a questo proposito, ho da tempo una curiosità che forse chi segue di più il mondo del cinema potrà chiarmi: ma dove straminchia sono finiti i direttori della fotografia con le palle? Ultimamente la roba che si vede al cinema è piatta come non mai. (a tal proposito avevo letto un interessante e deprimente articolo, ma in generale mi sembra comunque che manchi professionalità).

Voto: 9.

sabato 8 gennaio 2011

Fringe - Stagione 1

In questo periodo la fantascienza pura non vende. Diamine: non vende in libreria, figuriamoci al cinema o in tv.
Questo lo so io, lo sapete voi, e che mi venga un colpo se non lo sa anche quella ghenga di furbi soggetti che sono Roberto Orci, Alex Kurtzman e J. J. Abrams. Furbi. Più furbi che bravi, a mio avviso. E non lo dico con intenti spregiativi: tutto sommato sono anche bravini, nei rispettivi mestieri (imparagonabili però ad un Joss Whedon, per fare un nome non casuale), ma tutta la loro abilità finisce in secondo piano se paragonata alla smisurata furbizia che dimostrano. Al limite della genialità.

Fringe segue le vicende di una squadra speciale dell'FBI che - sotto l'ombrello dell'homeland security - si dedica in maniera non proprio ufficiale ad una serie di casi (battezzati The Pattern) che risultano del tutto inspiegabili, ma che hanno in comune il fare ricorso a qualche avanzata forma di tecnologia, tanto da far pensare che siano collegati tra loro.
Ogni puntata si apre e si chiude su un caso (autocombustione, mutazioni, morti inspiegabili, epidemie, ...), svelando man mano tutta una serie di personaggi ricorrenti dietro a questi eventi che forse sono atti di terrorismo o forse sono parte di un gioco molto più importante e complesso. Figure chiave di ogni indagine, l'agente Olivia Dunham (con un passato complesso) e Walter Bishop, scienziato reduce da decenni passati in un istituto psichiatrico.

Fringe è un fantasy. Lo dimostra il fatto che ogni superstizione e leggenda metropolitana - per quanto puerile possa essere - viene saccheggiata perché sempre buona per farci una puntata.
Ci sono i cavalieri del bene (non necessariamente senza macchia, come è imprescindibile nel 21esimo secolo).
Ci sono i cattivi, che forse hanno solo metodi da cattivi - anche qui, come sempre al giorno d'oggi.
Ci sono i mostri, sotto forma di virus, mutazioni genetiche e satanassi assortiti.
Ci sono le magie, perché per quanta sospensione dell'incredulità possa metterci, un 90% abbondante di quanto mostrato non ha alcun senso in questo universo.
E, più di tutto e tutti, c'è lui: il mago. Perché Walter Bishop è un mago: è capace di fare tutto. Sa tutto. Non ricorda quasi nulla del suo passato e non ha avuto contatti col mondo per anni, ma non importa: dategli il kit del piccolo chimico, e vi muta il DNA. Dategli una sedia da dentista, e si dedicherà alla neurochirurgia mentre fa colazione. Dategli una tinozza, e troverà modo di mettervi in comunicazione con il cervello di un ex collega morto (e/o "diversamente vivo"). Non c'è campo dello scibile (sovra)umano di cui non abbia assoluta padronanza e non c'è cosa che non abbia già realizzato nei suoi spensierati esperimenti di gioventù; porca scoreggia: a qualcuno sembra normale che per curare il figlio da non si sa bene quale buffa patologia, non trovi di meglio che inventare una dannata macchina per teletrasportare nel tempo e nello spazio l'unico medico che nel passato è riuscito a curarla?! (macchina che per inciso più o meno funzionicchia pure...)

In tutto questo, non viene fatto il benché minimo tentativo di fornire un contesto verosimile alla magia: da un lato le si spara talmente grosse che qualunque giustificazione non avrebbe che peggiorato la situazione, dall'altro non ce n'è bisogno: Fringe è un fantasy. Abrams e compagni lo sanno, e quindi neanche ci provano; del resto al giorno d'oggi il grosso del mercato vuole qualcosa che sia al passo coi tempi (nanotecnologia! terrorismo! mutazioni genetiche!) ma che in fondo in fondo segua i più semplici e rassicuranti canoni del fantasy. E quindi trame relativamente semplici e colpi di scena citofonati con 10 puntate di anticipo (il figlio di Bishop, per dire, e credo di aver intuito anche altro, in merito).

Oookay, credo di aver chiarito il punto, ed il fatto che quel che più mi prude è una semplice questione di marketing: se cerchi di vendermelo come un serial semi-fantascientifico, mi aspetto che lo sia. Almeno in minima parte.
Detto questo, il prodotto è senza dubbio realizzato con estrema cura ed una discreta quantità di soldi. Gli effetti speciali sono mediamente decenti (salvo qualche caduta di stile sul finire), la regia è adeguata e la fotografia buona.
Anna Torv è brava e porca quanto basta (ed anche qualcosa di più in fatto di porcaggine, a dire il vero), Joshua Jackson ("L'Amico di Dawson", per i fan) non fa neanche una bruttissima figura e c'è da calarsi il cappello per John Noble, maledettamente bravo nel ruolo del mago... errr... dello scienziato.
Ottime le musiche (del resto, quando puoi permetterti uno come Michael Giacchino...), ed a questo proposito giù il cappello a J. J. Abrams per lo stupendo tema dei titoli.
In generale tutte le puntate sono degne, eppure non riescono mai ad essere davvero memorabili; resta comunque un prodotto accettabile, se si cerca puro svago e qualche mistero (e poi nell'ultima puntata arriva anche un mito d'uomo... :-) )

Da molti è stato definito l'X-Files dei nostri giorni, io mi sento di dire... può anche essere. Di X-Files vidi solo le primissime stagioni, ben prima dell'epoca cupa. Non era affatto male (suppongo avesse i suoi elementi fantasy, ma non mi pare eccedesse) e credo che il paragone sia tutto sommato ingeneroso e poco lungimirante: X-Files aveva più senso e si appoggiava a trame ben più articolate.
Il fatto è che la gente oggi, probabilmente, vuole questo: qualcosa di semplice, che segua canoni ben noti ed adatto ad una soglia dell'attenzione piuttosto bassa.
Non è in sé una cosa negativa, non fraintendete: a me il fantasy piaciucchia anche, e se lo si vuole si può fare un fantasy complesso e approfondito a piacere. Allo stesso tempo non disdegno opere di puro intrattenimento, magari anche un po' superficiali: se assolvono al loro ruolo e riescono ad essere di svago, tanto basta.
Temo però che complessità ed approfondimento non siano ciò che oggi il grande pubblico cerca (specie in lavori di fantasia), e queste restrizioni si prestano particolarmente male alla realizzazione di un serial fantascientifico "serio".
Abrams ed Orci lo sanno, ed infatti Fringe è un fantasy. :-)

Voto: 6. Vedrò le altre stagioni? Non ci penso neanche. :-)

domenica 14 novembre 2010

Dollhouse: stagione 2

Vita travagliata, quella di Dollhouse, ma che se non altro non si è risolta in una dolorosa eutanasia come accaduto a Firefly.

Ventisei episodi su due stagioni non sono certo molti per raccontare una storia ambiziosa, e devo dire anche che alcune scelte di Joss Whedon mi sono sembrare azzardate.
La seconda stagione inizia infatti in maniera non dissimile dalla prima, con episodi abbastanza slegati gli uni dagli altri, con poco sviluppo dei personaggi ed in generale un po' fiacchi.
Poi la trama principale diventa finalmente centrale, e ci si concentra sulla futura apocalisse ed i tentativi di evitarla.

Pregevole l'impostazione data alla Rossum Corporation, con i suoi metodi e le sue motivazioni; ben realizzata anche la crescita dei ruoli all'interno della Dollhouse, anche se tutto sommato i presunti colpi di scena sono tutti ampiamente prevedibili (indovinare chi diventerà "cattivo", chi sta facendo il doppio/triplo gioco e la vera identità di alcuni personaggi è davvero facile).
Si arriva comunque ad una conclusione senza dubbio soddisfacente, e come sempre zio Joss non mancherà di chiudere in maniera definitiva le storie di alcuni importanti personaggi.

Non sono però tutte rose, in questa seconda stagione: episodi fiacchi ed assenza di miglioramenti in tema di recitazione a parte, si nota una netta involuzione in quanto a regia e fotografia, specie nei primi episodi. Si ha poi l'impressione di dover giungere in fretta alla conclusione, ed alcuni avvenimenti vengono buttati lì come se niente fosse.
Peggio che mai, troppo spesso si fa ricorso ad un eccesso di mumbo jumbo tecnologico per spiegare questo o quello. Dato il soggetto, sono disposto a sopportarne una discreta quantità, ma sul finire si esagera davvero.

Insomma, la sensazione che lascia è che si sia in parte fatto un passo più lungo della gamba (specie per quanto riguarda le finanze ed i tempi a disposizione dello show); accettato questo, il risultato è comunque di chiaro pregio, con una bella storia e dei bei personaggi.

Voto alla stagione: 8--.
Voto complessivo alla serie: 8.

giovedì 2 settembre 2010

l'isola del dottor Frankenstein

Oltre 400 voti ed una media di 1.6 su IMDb; questo è il significativo biglietto da visita de L'isola del dottor Frankenstein, film del 1981 con un tocco indiscutibilmente anni '50. E non in senso buono.

Cominciando dall'inizio - che tanto tutto il resto si confonde nelle allucinazioni provocate dalla visione di cotanto bel cinema - troviamo quattro stralunati pirla che precipitano con la loro mongolfiera su un'isola (fuori scena: effetto speciale troppo costoso...)
Con loro anche un cane che, memore di Napoleone, farà subito pipì e pure altro sulla spiaggia. Da qui in avanti la trama peggiora, e non di poco.
Verranno presto accolti da una tribù di più o meno affascinanti fanciulle (ma tanto i maschietti son dei gran scorfani, quindi non hanno da lamentarsi) che, come prevedibile, scopriremo essere mezzo-sangue aliene il cui rito di iniziazione a non-si-sa-bene-cosa consiste nel farsi appendere stile amache umane (buono anche per la sciatica, credo). Ho già detto dei peggioramenti della trama?
Pur vagamente allupati a causa delle discinte signorine, bramano anche il ritorno a casa, intralciato però dagli altri abitanti dell'isola: tale Sheila Frankenstein von Helsing (l'improbabile nome non l'ho scelto io), il suo bicentenario marito ed uno stuolo di fottutissimi scimuniti che ci vengono presentati come temibili macchine da guerra, ma che si limitano a ciondolare in giro senza costrutto.
I ben assortiti coniugi stanno conducendo esperimenti su questi (sub)umani con tanto di trasfusioni, elettrodi e sfere al plasma che fanno sempre scena e costano poco; il tutto sotto l'accorda guida del defunto e mi viene da dire buon-per-lui Dr. Frankenstein, che alla bisogna appare sovraimpresso per sproloquiare baggianate che si concludono sempre con "il potere! Il potere! Il potere! Il potere!" - del resto lo sanno tutti che se ripeti ossessivamente qualcosa prima o poi si avvera (bambini non fatelo a casa: "me-la-dai? Me-la-dai? Me-la-dai? Me-la-dai?" non ha mai funzionato a memoria d'uomo).
Inutile dire che il medico che fa parte della combriccola si fa temporaneamente traviare da tale eccesso di scienza, mentre gli altri dimostrano maschio nerbo ed impongono alle donninaliene di raccogliere tronchi per preparare una zattera. Che non vedremo: anche questo era un effetto speciale fuori dalle disponibilità economiche della produzione.
Credo di poter omettere la tedioscommovente parte col capitano incarcerato, quella col tizio nella vasca che va salato periodicamente, un paio di rapimenti, i combattimenti più osceni della storia, il cervello nella teca, apparizioni/sparizioni e pure l'intero finale col generale dell'esercito vestito come un giardiniere.
Mi sembra però giusto menzionare l'arma speciale contro i cattivi, trovata in seguito ad accurata descrizione: "sarà una cosa lunga più o meno così", detto allargando le braccia stile "ho preso un pesce...". Trattasi in realtà di un ben poco portatile mitragliatore da trincea della prima guerra mondiale, che viene usato a distanza da arma bianca e che smaterializza il bersaglio.
Ah sì, e appare pure Frankenstein, ma ci faceva più bella figura se se ne restava a casa, visto che pur presenziando alla scazzottata collettiva finale viene bellamente ignorato da tutti (e lui, cortesemente ricambia).

Delirante al limite del penalmente perseguibile, l'ultimo lavoro del leggendario Jerry Warren farà soffrire ed appagherà i cultori del trash come pochi altri filmacci di serie Z. Si sa: adoro i film che chiedono molto, ma che in cambio sanno anche dare molto.
Da segnalare, poi, una serie di caratteristi del filone zombie/vampiri/mostri-vari tra i quali Katherine Victor ed il sempre mentuto John Carradine.

Credo sia difficilmente reperibile: all'epoca passava sulle tv locali a tarda notte per spezzare un po' il ritmo delle pubblicità erotiche. Se vi capita a mano, però, fateci un pensierino (ma se ci spendete più di 20 centesimi vi rido in faccia ).


Voto: 1, di stima.
Trashometro® 10/10: - solo per Veri Credenti del Brutto Cinema®.
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sabato 8 maggio 2010

green zone

Se visto preparandosi ad un film d'azione in zona di guerra, Green Zone fa anche la sua figura.

Nell'Iraq appena sconfitto dagli Americani, il comandante di un gruppo impegnato nella ricerca delle armi di distruzione di massa resta invischiato in un intrigo militare e politico che vede contrapporsi diverse sezioni dei servizi segreti, dell'esercito e dell'amministrazione; nodo del contendere, ovviamente, l'esistenza o meno di dette armi proibite.

Magari non molto realistico negli avvenimenti dei singoli protagonisti (a Matt Damon succedono davvero un po' troppe cose un po' troppo in fretta), il film ha il suo principale pregio proprio nell'azione: ben diretta e ben eseguita, mantiene alta la tensione dall'inizio alla fine. Pecca solo lievemente nel finale, dove diventa eccessivamente convulsa.
Tutto sommato non malvagia neppure la rappresentazione dei complessi giochi di potere e delle scelte errate che porteranno alle ben note conseguenze.

Voto: 7 - non annoia.
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domenica 25 aprile 2010

the crazies

Ho ricordi un po' vaghi (ma abbastanza amorevoli) dell'originale di Romero del 1973; la nuova versione de La città verrà distrutta all'alba mi pare ne riprenda il concetto generale e poco altro.

In una piccola cittadina della provincia americana precipita un aereo che trasporta una tossina. La sua diffusione - attraverso l'acqua - porta ad una epidemia di follia ed istinti omicidi.
In mezzo al caos, sembrano restare sani lo sceriffo e sua moglie, il vice ed una manciata di altre persone (che evidentemente tracannavano solo alcolici e non si lavavano da giorni ); l'arrivo dell'esercito non sarà foriero di pace e tranquillità.

Una buona partenza ed un finale noto e prevedibile ma accettabile, il film ha qualche pecca realizzativa ma nel complesso riesce a tenere alta la tensione.
Pur non presentando niente di mai visto prima, molte scene sono ben costruite; il problema è una eccessiva lunghezza che ad un certo punto fa un po' "sedere" il film, vittima della sindrome "e adesso cosa facciamo succedere?". Si segnalano anche una serie di dialoghi molto banali: una ripulita alla sceneggiatura non avrebbe fatto male.

Per il resto, si guarda senza sforzi.

Voto: 6.5
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martedì 16 febbraio 2010

garanzie e venditori

Messaggio di servizio, maturato dopo un'agghiacciante esperienza con il servizio post-vendita di un ipercoop, a cui ho dovuto promettere una lettera di messa in mora (e conseguente azione legale in caso di inadempienza) per far valere i miei diritti. E non era la prima volta che cercavano di rifilarmi la fregatura.
Lo scrivo perché in rete si trova merda allo stato puro, salvo che su qualche sito delle associazioni dei consumatori.
Non ho pretese di verità assolute, ma tutto ciò è corretto al meglio delle mie conoscenze - e considerate che ho l'abitudine di documentarmi e d'essere puntiglioso e rompicoglioni. Insomma, questa è la mia merda: magari non fidatevi troppo, ma dovrebbe essere tutto giusto.

[tipi di garanzie]
Non ci interesseremo delle garanzie dei produttori (di solito limitate ad un anno) o di quelle accessorie/addizionali che possono intercorrere (a pagamento o meno) tra l'acquirente ed il venditore o il produttore.
Il mio interesse nel caso specifico verteva sulla garanzia legale, definita dal Decreto Legislativo n. 24 del 2 febbraio 2002 (in recepimento della direttiva europea 1999/44/CE), inserito nel codice del consumo (titolo III, in particolare l'articolo 130).

[presupposti]
Si suppone abbiate ragione.
Nel senso: che il difetto sia effettivamente di conformità, che non lo abbiate rotto voi o cose del genere.
Questa copertura si applica solo per acquisti fatti come privati, quindi cascate male se vi siete fatti fare fattura.
La copertura vale solo per danni rilevanti, non da usura e che inficino l'uso primario del prodotto.

[durata]
La garanzia ha durata di due anni. Il difetto va segnalato entro 2 mesi.
Ergo: sono passati 2 anni ed 1 mese da quando avete comprato un oggetto che si è rotto entro il termine della garanzia e di cui solo ora avete ritrovato lo scontrino? Bene, siete ancora in tempo per riportarlo al venditore (onestamente: in un caso del genere, se riuscite a farvi dare ragione senza un travaso di bile siete dei fenomeni - ma la legge lo consente).

[a chi rivolgersi]
Nei due anni, potete andare dal venditore. Nel primo anno può aver senso rivolgersi al produttore (fare ciò non fa decadere la garanzia legale di 2 anni) perché di solito ci si sbriga prima, ma non siete tenuti a farlo: se volete andare dal venditore, è vostro diritto (anche nel primo anno).
In quest'ultimo caso il venditore è il vostro unico interlocutore: da lì in avanti DEVE essere lui a risolvere la faccenda.
A sentire l'ipercoop io avrei dovuto farmelo riparare sborsando il costo di tasca mia, che poi mi sarebbe stato rimborsato (cosa di cui non dubito, ma... CAZZATE: io non sono tenuto a seguire una simile procedura).

[possibili soluzioni]
Se riparazione o sostituzione sono fattibili e non eccessivamente gravose per il venditore, questi può:
1. farvi riparare l'oggetto, senza spese di alcun tipo per voi.
2. sostituirvi l'oggetto con uno identico.
Se riparazione e sostituzione risultassero infattibili o eccessivamente onerose, il cliente può ottenere la risoluzione del contratto (il che significa restituzione completa del contante speso) o, dove ragionevole, una rimborso parziale che tenga conto del periodo in cui si è utilizzato il bene, della sua svalutazione e simili.

Poi sono sempre possibili vari compromessi che però in quanto tali devono soddisfare entrambe le parti e non siete tenuti ad accettare: si può sostituire il prodotto guasto con uno equivalente, si può ottenere un reso sotto forma di buoni-spesa da utilizzare nello stesso negozio e così via.
Tra questi c'è sicuramente la possibilità di un rimborso in seguito a riparazione effettuata a vostre spese (come mi era stato proposto), ma non siete tenuti ad accettare.
E se quella è l'unica soluzione che vi viene proposta, stanno violando la legge. Punto.

[cosa chiedere]
Nei casi normali, un intervento in garanzia sul prodotto guasto.
Se presagite rogne, suggerirei di andarci giù pesante: per la legge potete esprimere preferenza sul tipo d'intervento.
Io chiederei esplicitamente la restituzione completa dei soldi spesi o la sostituzione con prodotto identico, se ancora disponibile.
Se al negoziante non va bene, dimostri che questa soluzione è troppo onerosa e ne proponga un'altra (la riparazione a sue spese, necessariamente).

In generale, spiattellare le possibilità offerte dalla legge, e rifiutare qualunque soluzione vi imponga oneri.

[in caso il venditore pianti grane]
Ribadire quelli che sono i termini di legge.
Fare presente che in caso non voglia seguire una delle possibilità offerte dalla legge, riceverà una lettera di messa in mora a cui seguirà - in caso di inadempienza - una azione legale; per piccole cifre di solito ci si rivolge al giudice di pace.
Può aver senso contattare una associazione dei consumatori (che però vi aiuteranno solo se vi associate, di norma) e far presente la cosa alla locale camera di commercio, che sarebbe preposta anche a vigilare sul rispetto di queste norme (che poi lo faccia, non ne ho idea).

[note sparse]
1. Trascorsi sei mesi dall'acquisto, se il venditore conosce la legge ed ha voglia di piantarvi grane può fare una cosa molto semplice: farvi sostenere l'onere della prova che il prodotto è guasto e si tratta di un difetto di conformità (prima dei sei mesi, vale il contrario: è lui a dover dimostrare che il difetto non è tale, se ne ha voglia).
In generale non dovrebbe volerci molto, ma potrebbero esistere casi particolari in cui solo una perizia può stabilire che si tratti in effetti di un difetto di conformità; parliamo comunque di acquisti di grande valore, e credo sia il caso di arrivare ad una perizia solo in sede di processo (ergo: prima lo chiamate in causa, poi fate fare la perizia - in casi del genere, rivolgersi ad un avvocato).

2. La legge prevede esplicitamente che i tempi dell'intervento debbano essere ragionevoli ed in generale che la cosa non debba causare troppi inconvenienti per il cliente.

3. La legge è più complessa di come l'ho descritta e copre altri casi particolari: leggetela e valutatela attentamente.

[come è finita]
Dopo incazzature, consulenze coi centri assistenza del produttore, spiegazioni di cosa prevede la legge, ulteriori sfuriate, scalate a responsabili-dei-responsabili-dei-responsabili si è scoperto che... aveva ragione chi rompeva i coglioni.

Impossibilitati ad effettuare un intervento di riparazione dato che il produttore pare abbia canali d'assistenza riservati ai soli privati (ma comunque, coglioni-coglioni: farsi un contratto d'assistenza e/o una assicurazione che copra il secondo anno di garanzia, no? Tenete presente che parlo di un prodotto di enorme successo di una delle maggiori case di elettronica del mondo) ed essendo troppo difficile per chissà quale motivo la sostituzione con prodotto identico, pur disponibile in negozio (nuovo modello senza apprezzabili miglioramenti o differenze, dal prezzo uguale a quanto pagai io) hanno optato per la soluzione che per loro è di gran lunga la più onerosa: il rimborso completo.
Hanno fatto un onesto () tentativo di rifilarmi il reso in buoni sconti, a fronte del quale ho preteso il contante.
Speso, 5 minuti dopo, nel negozio accanto dove lo stesso oggetto costava pure 10 euro in meno (e dove so non ci sono problemi in caso di guasti nel secondo anno).
Piccole soddisfazioni - oltre al fatto che ho un oggetto nuovo con due anni pieni di garanzia.

Però che fatica fottuta.

[cose imparate]
1. Tenere sempre gli scontrini; di quelli di valore elevato, conservarne anche una fotocopia (o scansione su PC e backup).

2. Quasi nessuno pianta grane.
Il grosso della gente secondo me non tiene gli scontrini e/o non sa che la garanzia di legge copre due anni: legge il foglio di garanzia accluso (quella del produttore), che invariabilmente copre solo il primo anno.
Oppure va dal negoziante, e si fida di quel che gli dice lui: dopo tutto se la tua coop ti manda in un centro assistenza e poi ti tocca tornare per farti rimborsare quanto speso, vuoi che non abbia ragione? (no, non ce l'ha).

3. L'ipercoop, anno del Signore 2010, va quasi costretta a rispettare una legge del 2002. Niente di personale contro le signorine del punto post-vendita, ci mancherebbe: non son loro che decidono come comportarsi.
Mi aspetterei però un po' più di buon senso dai medio-livello: diamine, istruisci chi è a contatto col pubblico a riconoscere chi ha ragione e chi no. Mi son sentito dire "ma perché lei è l'unico che non accetta la soluzione che a tutti gli altri va bene?" - perché a me non va bene e legge alla mano non sono tenuto ad accettarla. Giusto che tu ci abbia provato, ma dato che rompo i coglioni ed ho ragione (combinazione sempre letale ), lascia perdere: riprovaci col prossimo che capita.

Non ho invece capito se ho imparato a NON effettuare mai più acquisti simili all'ipercoop, o a continuare a tutto spiano: se tutte le volte - previa litigata - ti restituiscono il contante...
No, seriamente: mai più al mondo a meno che non sia talmente conveniente da far passare in secondo piano il fattore garanzia (ma voglio almeno il 50% di sconto).

Evviva.

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venerdì 21 agosto 2009

B.T.K. Killer

Viviamo in un'epoca davvero buia, per il cinema e l'arte in generale: pensate che un tizio qualunque non può neppure prendere un grassone pacioccoso e fargli gridare "IO - SONO - SESSUALMENTE - DISTURBATO!!!" mentre fa smorfie da antologia e tenta di violentare+uccidere una donna, senza beccarsi un indecoroso 1.5 su IMDb.
Non capisco. Davvero...

Vagamente ispirato alla storia di un vero serial killer (alcune delle cui vittime, se si sono davvero comportate come qui rappresentato, sono state in realtà uccise da banale selezione naturale...), B.T.K. Killer si candida al titolo di film più involontariamente divertente di tutti i tempi.

Sposato con un vecchio bidone (e si lamenta pure di non vederla mai nuda: ma baciati i gomiti!), il nostro buon serial killer è davvero un insospettabile: di giorno tutore dell'ordine - in un ruolo non dissimile dall'ausiliario del traffico, ma con poteri illimitati - e capo della comunità locale di una qualche sotto-marca religiosa, di notte svela la sua vera natura di puttaniere, stupratore, bondage-atore ed assassino.
Ah, qual perfido connubio tra ordine e caos! E che compaesani fessi: chiunque avesse uno screzio con lui, moriva nel giro di 12 ore! Ma fare due più due, no?!
Inutile dire che la cosa accadeva con frequenza allarmante, data la sua abitudine di comminare sanzioni per ogni microscopica violazione di un qualche regolamento comunale che lui ovviamente conosce a memoria (si suppone non ci fosse "non asssassinare gente", tra le ordinanze locali).
Eccolo quindi alle prese con signore con cani troppo rumorosi, auto parcheggiate male nel proprio dannatissimo vialetto o con l'erba del prato troppo alta (giuro: non sto scherzando): di giorno ricevono il verbale, di notte vengono stuprate, legate, torturate ed uccise.
Severo, ma giusto: è un lavoraccio, ma qualcuno deve pur farlo.
Non si creda però che sia un killer impietoso: più di una volta ha anche dato alle vittime la possibilità di salvarsi, salvo che queste hanno sempre fatto di tutto per farsi accoppare. Immagino sia una questione di principio.
Nel mentre, il potente esercito di due uomini dell'FBI, segue innovative strade per braccare il sospetto: soggiornare in casa sua a mangiare biscotti e bere thè.

Stu-u-u-pi-do. Questo film è stu-u-u-pi-do fino al midollo: fatto con due lire e la convinzione d'essere grandi artisti, il risulto è a dir poco ridicolo, con un overacting costante ad impreziosire una sceneggiatura inverosimile e dei dialoghi da antologia.

Non dico che piacerà a tutti gli amanti del trash, e pare che gli americani non riescano proprio a digerirlo (vedere i thread su IMDb, con un numero impressionante di persone che hanno smesso di guardarlo dopo 15/20 minuti), però ha davvero i suoi bei momenti.
E poi, se siete sopravvissuti a Murder Set Pieces, questo non farà neanche lontanamente altrettanto male. Non fosse altro perché dura appena 82 minuti.

Voto: 1. Stu-u-u-pi-do!
Trashometro® 9/10:
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martedì 2 giugno 2009

[BSG] stagione 4 (1/2)

Ed ho finalmente avuto il tempo di vedere anche la prima metà della quarta stagione di Battlestar Galactica; devo dire di non essere del tutto convinto della piega che ha preso la trama principale.

Riprende dove la terza stagione aveva lasciato, e cioé dal fatto che quattro dei "final five" sono stati svelati (al pubblico, non agli altri membri della flotta). Come ovvio eviterò gli spoiler più clamorosi.

I primi due episodi costituiscono quel che è stato rilasciato anche come Razor, e sono incentrati sulla Pegasus, a partire dal momento in cui sopravvive all'attacco dei Cylons. Molto buoni, aggiungono spessore all'ammiraglio Cain e presentano alcune situazioni interessanti.
Tornando alla Galactica, riprende la ricerca della Terra, ancora sfuggente ma questa volta basandosi su evidenze piuttosto concrete (come sa chi ha visto la conclusione della terza stagione).
Come ovvio anche i Cylons vogliono raggiungerla, ma incontreranno notevoli difficoltà: ciò che accade loro è infatti il vero pezzo forte della stagione, un colpo di scena davvero notevole.
Dove a mio avviso brilla meno, invece, è nella piega mistica che qui viene ulteriormente estesa: Baltar mezzo santone monoteista non mi convince granché, ed in generale c'è un eccesso di visioni ed epifanie che colgono più o meno tutti. Mi stanno benissimo come sottofondo ed anzi contribuiscono a creare un ambiente completo e complesso, ma troppe puntate sono dedicate quasi interamente a queste rivelazioni. Personalmente avrei preferito di gran lunga se ci si fosse concentrari sulle questioni politiche, sociali e militari interne alla flotta (ed anche religiose, ma di nuovo: non a botte di verità rivelate).
Oltre a Baltar, Starbuck sulla Demetrius, i quattro dei final five (che faranno infine outing) e la stessa presidentessa Roslin eccedono - a più riprese - in questo senso.
Tutto questo ha tolto spazio ad altri temi, ed anche all'azione militare: la stessa battaglia che conclude questa metà di stagione avrebbe meritato un approfondimento molto maggiore, data la sua crucialità nella storia.
Sempre per lo stesso motivo, anche i rapporti tra i personaggi soffrono un po' e non si assiste più alle evoluzioni presenti soprattutto nelle prime due stagioni.

Non è certo tutto da buttare, ed a sé stante risulta un eccellente prodotto, ma a per quello che è il mio gusto non regge il confronto con gli eccelsi inizi.

Dopo questa metà, i dieci webisodes The Face of the Enemy, su Gaeta in una situazione alquanto sgradevole (pregevoli); prima ci sarebbero i Razor Flashbacks, che non ho ancora recuperato.

Voto: 7.5 (mi chiedo se sarà rivalutabile vista la seconda metà)
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